Mardi Gras: un verde bottiglia con ampi sprazzi di rosso acceso

Scritto da  Mercoledì, 14 Aprile 2010 

mardi grasFabrizio Fontanelli ci racconta tutto sui Mardi Gras. Da Roma a Dublino, passando per le radio americane, un viaggio musicale senza barriere tra Irlanda e America. I Mardi Gras si definiscono una vera e propria "travellin band".

 

 

 

Sono incuriosito dal nome del gruppo: "Mardi Gras" è più nel senso della festa oppure di una tragica malinconia?

Interessante questa domanda… Mardi Gras l’ho rubato a un disco dei Creedence dunque per prima cosa lo relazionavo alla musica, solo dopo ho scoperto che Mardi Gras è il carnevale di New Orleans. Dunque esplosione di gioia e voglia di far uscire il vero se stesso senza freni inibitori… però dopo una grande festa rimane sempre una malinconia, due facce della stessa moneta mi viene da dire…

Com'è nato il gruppo?

E’ nato da un pugno di testi, qualche linea melodica e una chitarra acustica, la voglia di scrivere dei racconti, di dipingere dei piccoli affreschi. Con la musica al servizio del racconto come nella migliore tradizione dei “Storytellers”. Sono stato molto influenzato da loro e dalle loro storie, penso a Dylan o Springsteen o Woody Guthrie.

Mi piacerebbe conoscere il vostro percorso artistico fin qui maturato, o perlomeno le vostre esperienze musicali più significative.

Io ho cominciato a fare musica con svariate band qua a Roma, svariate esperienze a volte interessanti a volte meno, ma tutte che mi hanno fatto crescere sia come scrittore che come musicista. Ricordo con piacere i primi tempi anche se sono sempre molto eccitato nello scoprire dove il viaggio sta andando, Di sicuro un momento stupendo fu  andare in tour aprendo i concerti dei Frames di Glen Hansard (conosciuti anche come “Swell Season” dal film “Once”)e il tour irlandese che abbiamo intrapreso… molto interessante confrontarsi con altre culture musicali e trovare delle affinità.

Riusciresti a spiegare che tipo di musica suonano i Mardi Gras? Come definiresti il vostro stile?

Una musica sentita nello stomaco, una musica che ci piace suonare.

Secondo te per una band crearsi uno stile rimane ancora una delle sfide più difficili?

Quando si è indipendenti è tutto duro, non solo lo stile… però si… è difficile creare un mondo ed esportarlo verso gli altri. Ma quando poi avviene allora è un esperienza incredibile da fare con l’audience. Poi noi siamo una no look band dunque non abbiamo questa aurea attorno a noi, non facciamo parte di nessun movimento o di nessuna moda. Sono le canzoni che parlano per noi.

Se c'è una ragione, perché dovremmo ascoltare i vostri dischi?

Perché abbiamo scritto e speriamo di continuare a scrivere belle canzoni, alla fine della giostra sono sempre i soliti 3 o 4 accordi, ma è un viaggio che consiglio di fare…

Che tipo di approccio avete nella scrittura?

Per quanto mi riguarda è un discorso in evoluzione, prima scrivevo brani di getto, e non riuscivo mai a dare un titolo a quello che imprimevo nel foglio bianco, ora è il contrario, sono i titoli a darmi dei vibes e poi segue il brano…. ma non esistono regole, per me l’unica regola è quella che il testo mi deve emozionare da solo senza musica, è stato molto bello vedere per esempio il testo di “Beneath the moon” pubblicato su un libro di poesie…

Ci sono generi che influenzano maggiormente la vostra creatività o preferite lasciarvi contaminare dal momento?

Noi sei ascoltiamo veramente di tutto, e ognuno porta uno spicchio del suo mondo nei Mardi Gras, cerchiamo solamente di rendere ogni brano speciale per noi… è bellissimo in studio mettere un idea in circolo e vedere dove ognuno di noi la porta…

Qual è l'immagine che tendi ad associare più spesso alla vostra musica?

Ho varie immagini che mi susseguono in mente… prima era un fuori fuoco ultimamente associo i Mardi Gras a un verde bottiglia con ampi sprazzi di rosso acceso.

Quali sono gli artisti che, secondo te, hanno lasciato un'impronta indelebile nella storia della musica odierna. Ma anche nella vostra vita...

Per me l’impronta indelebile è stato l’incontro musicale con Woddy Guthrie, Odetta, Bob Dylan, quel momento storico, le prime protest songs, sfociato poi nell’approfondimento di Bruce Springsteen in primis quello di “Nebraska” fino ad arrivare in Irlanda, a Van Morrison, ai Waterboys, i Frames e molti molti altri.

Com’è il rapporto umano all’interno del gruppo? Soffrite mai di un qualche complesso gerarchico oppure no?

Il rapporto di una band  è difficile da spiegare a parole, sono sensazioni, piccoli importanti gesti, difficoltà superate assieme, piccoli successi che ci fanno gioire… io amo i miei compagni di band, sono persone eccezionali davvero… devo molto a loro e li ringrazio sempre per il loro bagaglio umano e di emozioni.

Parlami dei vostri lavori più recenti. Gioie e dolori, le cose di cui andate più fieri e quelle che non rifareste mai in nessun modo.

Siamo fieri che siamo andati in tour quasi un anno intero senza nessun disco nuovo da proporre, solo per la gioia di portare il nostro mondo on the road e per testare l’allora nuova formazione. E sono felice del nuovo singolo che abbiamo appena registrato

Il brano a cui siete particolarmente legati?

Il nuovo singolo dei Mardi Gras “Song from the end of the world”.

La vostra naturale inclinazione qual è: live o studio?

Siamo una band assolutamente live.

Com’è il rapporto col pubblico durante le vostre esibizioni dal vivo?

Molto intenso credo, è stato particolarmente bello andare a suonare al nord e ricevere tanto calore..persone che sono arrivate a vederci anche da altre città. Ultimamente una ragazza di Vicenza, Alessandra ha fatto 500 km per venirci a vedere… sono gesti che non mi scorderò mai… ho delle bellissime istantanee del nostro viaggio.

Cosa vi aspettate dalla gente prima di suonare? E cosa pensate che loro si aspettino da voi?

Il mio unico scopo è regalare loro qualche ora che si porteranno dietro anche nei giorni a venire, pensare che sono uscite di casa per venire da noi invece di fare altre cose ti carica e ti deve dare sempre un extra di energia da dedicare al pubblico. Una cosa che vorrei invece dall’audience è il silenzio durante le performance, a volte mi chiedo che senso ha pagare un biglietto d’ingresso per vedere un concerto e poi finire solamente a chiacchierare non prestando assolutamente attenzione o solo a sprazzi. Questione di rispetto per chi suona e assorbe tutto da lassù dal palco e rispetto per chi è venuto a vedere un concerto e vuole gustarlo a pieno. Ho visto molte volte succedere questo e non solo a noi ovviamente, ma a nomi ben più meritevoli di attenzione… ma si dovrebbe applicare ovviamente sempre.

Autoproduzione o etichetta: vuoi spendere qualche parola in merito? Qual è la vostra posizione?

Se riesci a fare le tue cose anche sotto una major allora ben venga un contratto anche con una multinazionale…. non vedo le major come il diavolo… a volte c’è più difficoltà con le piccole etichette. Noi abbiamo iniziato con un Cd fatto in casa, l importante è iniziare in qualche modo e poi vedere dove il viaggio ti porta…

Cosa pensi di un'iniziativa, oramai diventata un punto fisso per gli esperti del settore, come il M.E.I. (Meeting delle Etichette Indipendenti - ndr)?

E’ interessante vedere come si evolverà il tutto, è importante per far capire all’esterno cosa è successo durante l’anno nella musica italiana.

Siete mai stati coinvolti personalmente?

Abbiamo frequentato il Mei per un paio di anni e suonammo al Mei Sun Indies festival al The Barge di Rimini.

Cosa pensi della musica italiana di oggi?

C’è tanta musica incredibile in Italia potrei dire tantissimi altri nomi di altissima qualità, ne dico due su tutti: Paolo Benvegnù e i Virginiana Miller.

E della scena romana? A Roma, si sa, i gruppi che suonano sono veramente tanti (troppi). Come si riesce a districarsi in questo caotico sottobosco effettivamente molto trafficato?

Beh si l’offerta romana è effettivamente vastissima, siamo contenti per il successo di The Niro con il quale abbiamo più volte condiviso un palco. Ma c’è tanta roba di qualità, certo non basta una pagina su myspace… o facebook per rimanere d’attualità.

Qualche parola sui locali, invece?

Ricordiamo spesso con affetto i primi tempi con Claudia McDowell, avevamo questa piccola band e ci smazzavamo in una Roma dove fare musica live era una chimera, devo dire che negli anni i locali sono cresciuti ed è cresciuta l’audience, ora Roma può competere con le altre realtà che un tempo avevano i migliori locali e il miglior pubblico.

Pensi che la musica emergente (o altresì detta "sconosciuta ai più") abbia la giusta visibilità? Riuscireste voi a proporre un modo attraverso cui farsi conoscere con maggiore efficacia?

Il miglior modo rimane sempre quello del passaparola, molto più efficace di mille social network, far conoscere cosa si è appena scoperto alla propria cerchia di amici, stimola il confronto, il dibattito, dei veri e propri forum reali con scambi di impressioni. Lo trovo molto eccitante e cerco sempre di farlo in prima persona.

Partecipereste mai a una gara musicale tra bands?

Trovo le gare un meccanismo perverso finalizzato più al vincere che alla partecipazione. D’altronde i vari talent show stanno insegnando purtroppo questo. L’importante non è l’esprimersi ma sfidare e vincere sull’altro. Adoro i festival, la loro atmosfera, lo spirito di condivisione di una giornata di musica e altro, il conoscersi tra artisti, raccontarsi storie, collaborare magari all’impronta e rendere il set magari speciale. Ben altra cosa che sfidarsi.

State lavorando su qualcosa di nuovo o di prossima pubblicazione?

Presto ascolterete il singolo di cui parlavo “Song from the end of the world”.

Dove potremmo venirvi ad ascoltare dal vivo nel prossimo futuro?

Aggiorniamo regolarmente MySpace, troverete li tutte le nostre date prossime.

Ultima domanda: un consiglio a chi come voi sta cercando di emergere?

Nessuna tattica o strategia fatta al tavolino, scrivere canzoni che per voi diventano il pane quotidiano e a cui tenete come dei figli, curatele e fatele crescere, e poi fatele sentire al mondo, e soprattutto suonatele tanto dal vivo, una persona o 10 o 100 non fa differenza, fatele sentire.

 

 

 

MARDI GRAS sono:

Fabrizio Fontanelli: acoustic guitars

Alessandro Cicala: lead guitar

Claudia McDowell: vocals

Alessandro Matilli: piano

David Medina: upright bass - fender jazz;

Alessandro Fiori: drums

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Grazie a: Mardi Gras

Sul web: www.myspace.com/mardigrasmusic

 

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