Marco Masini sul palco di Sanremo: sono l’evoluzione dei miei sbagli e di tutte le cose giuste che ho fatto

Scritto da  Domenica, 12 Febbraio 2017 

Una carriera che ha fatto la storia: è quella di Marco Masini, di album e di successi singoli che solo dal titolo hanno rappresentato l’innovazione, il coraggio, la consapevolezza che con la musica puoi affrontare concetti decisi, sfoghi, esperimenti come il rock anni Settanta di Scimmie, album della fine degli anni Novanta. Con la musica puoi, anche, inventare parole e stati d’animo, come la Malinconoia. Masini torna a Sanremo con Spostato di un secondo, su quel palco dove tutto ebbe inizio nel 1990 vincendo la sezione giovani con Disperato.

 

La cover con cui si è presentato è stata tra le più toccanti: Signor Tenente di Giorgio Faletti, con cui Marco aveva un rapporto particolare. “Non me la sono sentita di riproporla in siciliano, l’ho fatta vicino all’album cercando di non fare paragoni con la persona, ho preferito provare a cantarla, è come se lui mi avesse un po’ guidato”, ci racconta.

Il singolo Spostato di un secondo, invece, è scritto dallo stesso Masini insieme a Diego Calvetti e Zibba, interessantissimo cantautore con il quale ci auguriamo che collabori ancora: “Te lo dico subito, sì”.

Di cosa tratta il singolo in gara?
Se c’è un’emozione che capita a me, allora capita a tutti. Ho percepito un istinto troppo acceso e mi sono fermato a riflettere: sono momenti che capitano tante volte prima di fare una scelta. Il pezzo racconta proprio di quel momento: l’utopia di fermare un attimo il tempo per restare lucidi. Prima di una scelta, fermi il tempo e pensi a cosa poter fare, forse la cosa più ovvia, conservare l’amore.

Con la tua musica hai segnato gli anni Novanta ma molti giovani, oggi, non si ricordano quel Marco Masini.
Le canzoni restano, anche se l’uomo cambia: Vaffanculo è una canzone che puoi cantare quando ti pare, anche oggi. Il Masini che ricordo con più allegria è quello delle grandi difficoltà, quello che è caduto, si è fatto male, ha sbagliato ma non ha mai gridato al vittimismo. Gli errori ce li facciamo da soli, bisogna avere fiducia in se stessi e far buon uso del potere delle scelte che facciamo, il tempo non ti regala altre possibilità.

Sei legato al passato?
Sì, non bisogna staccarci da quello che si era, dobbiamo essere orgogliosi e felici di quello che siamo e dobbiamo essere sempre onesti: è sempre meglio arrivare ultimi con la verità che primi con la bugia. E si impara sempre qualcosa da tutti, dai bambini, dagli adulti, anche dagli sconosciuti, se fai attenzione scopri qualcosa anche da loro. Oggi sono una naturale evoluzione di tutti gli sbagli e di tutte le cose giuste che ho fatto.

Spostato di un secondo è anche il titolo del nuovo album, appena uscito. Progetti per il futuro?
La cosa più bella è presentarlo live, lo farò con un presupposto e con una convinzione: siamo una band, io non sono il cantante, i miei musicisti non sono i musicisti. Tutti insieme portiamo l’elettronica anche dove il passato ci ha regalato cose distanti da questo genere. Con la band vorrei cercare di ricreare un sound nuovo e allo stesso tempo emozionante anche per le cose del passato, da T’innamorerai a Disperato fino a Spostato di un secondo.

Un progetto nuovo anche per il tour?
Vogliamo fare qualcosa di diverso anche a livello visivo. Ti faccio un esempio: l’ultimo spettacolo live di Jovanotti è stato il più bello degli ultimi anni, considero Lorenzo il presente e il futuro della nostra realtà musicale, a livello spettacolare. Voglio imparare tanto da lui e da chi osa, da chi, in generale, rischia per un’emozione completa: se si paga un biglietto per un concerto, si ha il diritto di divertirsi dal primo all’ultimo minuto.

Intervista di Andrea Dispenza

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