Marco Di Noia: l’ironia è un’arma assai potente

Scritto da  Domenica, 17 Marzo 2013 

Marco di Noia, nato nel 1980 è un eccentrico cantautore e giornalista. E’ da poco uscito il suo disco omonimo, dal quale è stato estratto il primo singolo “Crisi Superstar”.

 

 

Leggo dalla biografia sul tuo sito: -sono dottore di ricerca in Culture e Letterature Comparate, con studi relativi alla mitologia nordica, alla letteratura fantastica, in particolar modo, alle opere di JRR Tolkien (Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Il Silmarillon…), su cui ho scritto diversi saggi e articoli, etc, spazi e viaggi dal fantasy alla realtà quotidiana… come riesci a decollare nella fantasia e atterrare nel quotidiano molto più duro da accettare?
Penso che lo scopo di ogni forma d’intrattenimento sia quello di distogliere l’attenzione dei rispettivi utenti dalle problematiche e dalle avversità quotidiane, anche se per pochi minuti, o per poche ore. Il fantasy aggiunge a tutto ciò un’ingente componente onirica, utile a soddisfare la necessità d’incanto, più o meno presente, da persona a persona. Nel mio caso personale, questa esigenza si esaurisce e si soddisfa nella lettura dei libri o nella visione dei film, nella composizione di brani e in qualche vezzo ludico, rendendo di conseguenza, ahimè, piuttosto “disincantata” la mia percezione di quanto avviene nella vita “reale”.

 

L’album esprime momenti di riflessione sulla società, all’insegna del detto latino “castigat ridendo mores”, l'ironia aiuta appunto con il sorriso a dire in "faccia la verità”?
Certamente. L’ironia è un’arma assai potente, poiché è ambasciatrice di un messaggio che non porta pena… quantomeno in teoria.

 

Collaborazioni con musicisti come Manlio Cangelli, pianista di Amii Stewart, Pierangelo Bertoli, Riccardo Fogli, soul, pop, folk… mi vien da pensare che tu ami tutta la musica, di ogni stile…
Devo ammettere di avere gusti musicali decisamente eterogenei, che vanno dalla musica d’autore, al rock, al musical, al folk, all’opera e persino a certe tipologie di metal. Poi, ci sono anche diversi generi musicali che non mi attraggono particolarmente… ad esempio, non sono un accanito fan della musica house, del neomelodico italiano o dell’hip-hop degli ultimi anni.

 

Il disco è sostenuto da Via del Campo 29 Rosso, la "casa dei cantautori genovesi", che sorge nel cuore del centro storico di Genova nella famosa via resa celebre da Fabrizio De Andrè: cultura e tradizione importanti oltre alle collaborazioni, arricchimento intellettuale e artistico?
Un arricchimento intellettuale ed empirico è sicuramente utile ad ampliare il proprio bacino d’ispirazione. La tradizione di un genere musicale è invece un serbatoio da cui attingere gli insegnamenti che si reputano utili ai fini della propria originalità. A mio modo di vedere, la tradizione cantautorale italiana è ricca di un “pericoloso” fascino per cui è facile cadere nell’emulazione e nella riproposizione di ciò che è già stato. L’ideale sarebbe, come hai scritto nella domanda, trarre arricchimento intellettuale e artistico, pur mantenendo una propria personalità.

 

La lotta quotidiana contro le avversità, la crisi e la denuncia sociale, sono i leitmotiv dell’album, temi affrontati in modo scanzonato nei primi quattro brani, in modo più intimista negli ultimi due. Vuoi dirmi qualcosa in più? Emotivamente cosa rappresenta per te e vivi il tuo album?
Le prime quattro canzoni dell’album sono quelle più rappresentative del mio stile. Ovvero brani sostanzialmente veloci, con giochi di parole, consonanze, ironia e critica sociale in primo piano. “Rema!” è uno sprono etico, ispirato dall’attualità del caso “Schettino”; “Il Valzer del Cappellaio Matto”, dedicato ai personaggi di Lewis Carroll, è intelaiato sull’esegesi dei libri dello scrittore oxoniense, e qualche riflessione sullo show-system italiano; “Crisi Superstar” e “Fotosintesi Clorofilliana e Meditazione Zen” parlano del momento attuale, il primo elencando tutti i tipi di crisi e il secondo proponendo una vita d’uscita: la filosofia Zen (…in senso ironico, ma forse, di questi tempi, anche serioso). Le altre due canzoni sono scritte in forma più poetica. “Sulle Strade d’Inverno” è un brano dedicato ai personaggi in cerca d’autore e ai meno fortunati: “Il Sogno di Vertunno” è invece un esperimento che mira a mettere in musica e parole le atmosfere dipinte da Giuseppe Arcimboldo, nei quadri dedicati agli elementi e, naturalmente, a Vertunno, divinità etrusca del cambiamento. A livello emotivo i miei brani rappresentano pezzi di vita, emozioni, riflessioni, studi, prove, speranze, dubbi, delusioni, miglioramenti, risultati raggiunti e risultati non ancora raggiunti.

 

Il video di “Rema!” e l’album “Marco di Noia” sono stati presentati il 16 dicembre nel barcone sul Naviglio delle Scimmie, storico locale di musica live di Milano, attraverso un concerto acustico con al piano Vincenzo Gardani e gli special guests Manlio Cangelli, Andrea Buccella (Anyma), Kron (RedWest), Pamela Manzo (Electriciy) e Vincenzo Marabita. Il passaporto per il successo discografico in Italia, secondo il tuo ideale, come e dove si crea?
Dipende dall’ambito in cui ci si muove. Se si è interpreti e si punta tutto sulle doti vocali e l’aspetto fisico, forse il passaporto è rappresentato dal diventare prima un personaggio mediatico, apparendo molto in televisione; e in questo caso una buona scelta potrebbe essere tentare la strada del talent show. Se si è cantautori, nell’accezione più tradizionale del termine (e non in quella di cantautori pop), forse bisognerebbe partire dai live, dalla gente che si diverte, dal passaparola e dalla costante, benché più lenta, creazione di una solida base artistica e di ammiratori… che è poi la strada in cui mi sono incamminato io, con il progetto live in acustico, dove mi esibisco accompagnato al pianoforte da Vincenzo Gardani.

 

Intervistando tanti artisti, con curriculum interessanti e importanti, ho letto tra le righe, un pensiero negativo verso i "famosi" e criticati talent: la tua idea sull'argomento?
Il concetto di massima è quello espresso nella precedente risposta: i talent show appartengono più alla sfera televisiva che a quella musicale, benché abbiano indubbiamente sfornato qualche bravo cantante, anche di personalità vocale. Sono ottimi trampolini di lancio per gli interpreti, ma inadeguati per i cantautori. E purtroppo la discografia, alle prese con tempi quanto mai cupi, ha puntato tutto sulla notorietà “usa-e-getta” fornita dai talent show, lasciando annuvolata l’altra metà del cielo, i cui attori, per identità, sono meno avvezzi a simili circuiti televisivi, forse anche per una maggiore complessità del messaggio. Tutto ciò ha inserito la musica leggera italiana in una spirale perversa, per cui anche i grandi network radiofonici si accodano a simili dinamiche, offrendo al pubblico una gamma artistica limitata su cui basare i propri gusti e, di conseguenza, le proprie richieste. Se poi è vero che la storia è fatta di corsi e ricorsi, mi auguro che cambi presto il corso.

 

Vuole aggiungere qualcosa?
Un saluto ai lettori di SaltinAria.it, con l’invito a conoscere il mio mondo musicale, ascoltando il nuovo album e visitando il blog www.marcodinoia.it. Buona fortuna!

 


Intervista di: Tiziana Tesio
Grazie a: Marco Di Noia e Ufficio Stampa Parole & Dintorni
Sul web: www.marcodinoia.it

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP