Mahmood, quando il ritmo c’è - Sala stampa “Lucio Dalla” (Sanremo)

Scritto da  Sabato, 09 Febbraio 2019 

Dalla periferia all’Ariston i soldi ostentati e il confronto con un padre assente nel “morocco-pop” di Mahmood, come lo chiama lui; sul palco è energia pura che arriva diretta. Il ritmo c’è tutto e il rap non si contamina troppo, molto radiofonico il brano ha tutti gli ingredienti per essere vincente. L’ammiccamento anche, ma piace, conquista la sala stampa come durante la conferenza la presenza entusiasta e fresca del cantautore. Tra i giovani, che quest'anno non sono una categoria a parte, se i favoriti sembrano Ultimo e Irama perché fanno il pieno ai concerti e stanno vendendo bene senza contare il favore dei social, prende quota Mahmood insieme ad Achille Lauro.

 

Il vincitore di “Sanremo Giovani” con “Gioventù bruciata, canzone con venature soul-r’n-b, Alessandro Mahmood, milanese di origine egiziana, classe 1992, sale sul palco dei big. Cresciuto a Gratosoglio, nella provincia milanese, ha già tentato il salto con varie collaborazioni, da quella con Michele Bravi, a Guè Pequeno - scelto per il duetto sanremese - e Marco Mengoni; nel 2012 a X Factor, nel 2016 a Sanremo tra le Nuove Proposte con “Dimentica. A Sanremo presenta oggi Soldi, forte dell’ultimo Ep uscito a settembre e arricchito da “Anni ’90”, secondo duetto con Fabri Fibra dopo quello di due anni fa per “Luna”, pezzo scritto a quattro mani con il celebre rapper.

Come hai affrontato il dramma familiare nel testo? “Ho voluto portare un tema forte a Sanremo perché, a prescindere dalla tematica, credo che sia l’intensità che conta, l’urgenza del sentire. Questa volta ho scelto la famiglia, che è però solo uno dei miei temi. La scelta è caduta su questo brano perché era sulla linea di “Gioventù bruciata”, che ha però un lato più descrittivo, mentre nel testo in concorso ci sono una forza e una sintesi che vale la pena giocarsi sul palco.”

Quali le ragioni della scelta di usare due lingue nella canzone? “Ho scelto di mettere un inserto in arabo perché “Soldi” è anche un ricordo di frasi di una lingua che è l’unica cosa che mi resta di mio padre quand’ero bambino. In realtà non parlo arabo ma sardo e mi ricordo poco delle sonorità paterne ma in un modo intenso”.

A marzo un appuntamento importante. “A marzo il mio primo disco fisico con “Gioventù bruciata” e c’è stato un viaggio lungo per migliorare la scrittura prima di fare uscire un disco. D’altronde non scrivo da molto tempo, è stato un percorso lento. A fine marzo parte poi la tournée internazionale con tanta paura, a cominciare dall’aereo (lo prendo solo da Milano per andare in Sardegna), ma anche l’emozione dell’opportunità di viaggiare che mi è sempre mancata”.

Qual è il progetto? “Un album con 10 pezzi che raccontano la mia visione del mondo, per la prima volta il mio punto di vista sul mondo”.

E’ un melting pot quello che porti a Sanremo. Un testo impegnato, una multiculturalità dettata anche dalla tua storia e una forza di contemporaneità. E’ una scelta? “Lo sto vivendo io stesso con un messaggio di autenticità ma relativamente spontaneo”.

In te qualcuno vede Ghali, come vivi questa associazione anche con Stromae? “Mi piacciono, li stimo ma non sono i miei ascolti quotidiani. Vengo più da un mondo pop, hip hop. Non faccio trap perché canto sempre, non potrei rappare e basta. Le mie origini affondano in un mondo melodico, che risuona in me anche attraverso i cantanti arabi ‘classici’ che mio padre mi faceva ascoltare, che da piccolo non apprezzavo, ma che evidentemente sono ormai dentro di me”.

Qual è il tuo mood?Soldi non parla di denaro in senso materiale, ma di come possa essere un mezzo che aiuta a star bene anche a livello di relazioni. I soldi non sono un fine e anche se mi è mancato un padre, mia madre, sarda, è stata una colonna solida e un punto di riferimento solido”.

Nuovi progetti? “Sto lavorando a qualcosa che potrebbe uscire per l’estate ma è troppo presto per dire di più”.

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP