Luca Barbarossa e la sua Roma di tutti

Scritto da  Mercoledì, 07 Febbraio 2018 

Il cantautore e conduttore romano insignito del Premio Lunezia per la canzone in gara “Passame er sale” come miglior testo, racconta le sue storie di tutti i giorni.

 

Luca Barbarossa arriva in conferenza stampa forse non particolarmente premiato dal voto della prima serata, ma con la soddisfazione di essere premiato come miglior testo all’indomani dell’esecuzione, forse anche un riconoscimento al suo coraggio di usare il dialetto romanesco.

“Portami a ballare”, dedicata a tua mamma, è tornata in auge in questi giorni. “Passame er sale” ha un’altra dedica?
“Mia mamma mi ha dato la vita, mia moglie alla quale è dedicata la canzone di Sanremo me ne ha date quattro di vite, la sua e quella dei nostri tre figli.”

Una scelta legata ai temi della famiglia e dei sentimenti ma anche una scelta politica, sociale, se non altro quella del dialetto? Ci vuole coraggio tra l’altro a proporre il dialogo in un mondo in cui il dialetto si è dimenticato e ad usarlo per conquistare il popolo giovane.
“La lingua romanesca racconta storie di vite che ascolto e che non potrebbero essere vissute che in romanesco, perché ci sono parole intraducibili che raccontano mondi tipicamente romani. Sicuramente nella mia musica c’è forte il vissuto emozionale sul territorio con un’attenzione agli ultimi.”

Sappiamo che ad esempio sei molto impegnato nel dialogo con i carcerati.
“E’ proprio dalla storia di un suicidio in carcere che è nata “Se penso a te” e credo che lo spaccato del carcere sia un pezzo della vita della città, non una scatola chiusa da dimenticare. Per questo frequento sia Rebibbia che Regina Coeli per varie ragioni, ad esempio per il concorso letterario “Racconti dal carcere”. A Rebibbia ad esempio c’è un corso di teatro importante come si racconta nel film “Cesare deve morire” dei Fratelli Taviani. E’ vero che la lingua romana può essere per certi aspetti ancora più dell’italiano una lingua di accoglienza.”

In questo senso è anche una scelta politica, oltre che affettiva, l’uso del dialetto?
“Certamente, e leggo il premio come un riconoscimento al testo in quanto lingua. Vorrei che Roma tornasse ad essere di tutti e forse proprio la lingua che si è stratificata nelle strade e nelle piazze, che ancora si incontra al mercato, al bar, sull’autobus, può diventare una lingua di tutti.”

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni

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