Leonardo Monteiro: un’ondata di entusiasmo musicale con la voglia di sognare a passo di danza

Scritto da  Sabato, 03 Febbraio 2018 

Ci vuole un titolo alla Lina Wertmuller per raccontare Leonardo Monteiro, questo ragazzo nato a Roma, con un orizzonte internazionale, ma profondamente radicato nella sua casa Italia. Al centro della sua arte la passione per la musica, il vero amore, declinata all’inizio nella danza - fin da bambino danzava cantando - e poi nella musica, ma sempre con la voglia di sognare in grande e la fiducia nell’amore, al di là della fine delle storie, come racconta anche il suo brano a Sanremo 2018, “Bianca”.

 

Cominciamo dalla tua partecipazione a Sanremo: è stato sempre un sogno o è un’aspirazione che è arrivata ad un certo punto?
“Diciamo che per una persona di spettacolo in Italia è un grande sogno che io non leggo come un traguardo ma preferisco vedere come un inizio, un trampolino di lancio per poter sognare ancora più in grande… Sono un grande sognatore”, dice con convinzione ma quasi come a scusarsi del suo eccesso di entusiasmo.

Sognare non è solo un diritto, credo, quant’anche un dovere, di responsabilità verso la vita, ché altrimenti si rischia di essere rinunciatari.
“La penso proprio così e anche la canzone che presento a Sanremo, malgrado racconti la storia della fine di un amore per un tradimento, vuol essere un messaggio di speranza nella rinnovata fiducia nell’amore. Perché l’amore, se è vero, resta oltre la fine di una relazione.”

Mi racconti come nasce la scelta di questo brano?
“E’ nata durante i provini per Sanremo dall’incontro con Vlady Tosetto, noto per le varie collaborazioni con grandi artisti del panorama musicale italiano come Giorgia con “Come saprei”, brano vincitore a Sanremo, che mi è stato presentato e che mi ha fatto l’onore di scrivere questa canzone, che parla appunto di due persone che si amano e poi si lasciano per un tradimento. Io sono un romantico e alla fine penso che la musica dell’amore sia vita. Il messaggio che voglio lasciare è sempre di apertura e spero che arrivi.”

Il tuo primo amore è stato la danza e poi ad un certo punto è arrivata la musica?
“A dire il vero la musica è la mia passione e da sempre, il vero amore, a cominciare da Mozart”.

Come mai proprio Mozart?
“Non saprei dirti la ragione ma ascoltandolo entro in un’altra dimensione. Di lui amo l’ironia, il suo spirito giocoso, l’infantilità che poi ho accostato gradualmente alla danza che è diventata la mia prima attività. Nel tempo però ho cominciato a studiare musica e dalla musica classica sono passato al soul, alla musica black e a tanta musica italiana in particolare a Baglioni e Cocciante.”

Quindi è arrivato il canto?
“Anche il canto c’è sempre stato perché canticchiavo mentre danzavo e ascoltavo musica. Da bambino vivevo in una comunità educativa. Non è stato facile ma la situazione difficile economicamente della mamma l’ha spinta a mettere me e i miei fratelli in un luogo protetto. E’ stato difficile perché mi sentivo etichettato e più facilmente in queste condizioni si è vittime di bullismo a scuola. Ma la mia capacità di sognare mi ha portato a tentare il provino a La Scala e sono stato preso. Puoi immaginare la gioia e il salto che ho fatto nella vita.”

Comincia così l’avventura nella danza…poi che cosa succede?
“Studio danza classica e moderna e mi esibisco con Roberto Bolle nello “Schiaccianoci” ed entro in molti spettacoli e luoghi importanti come lo Sferisterio di Macerata, nel 2005 a soli quindici anni, dove ho collaborato con Gheorghe Iancu. Ad un certo punto si è affacciato in me il desiderio della Tv e ho partecipato ad “Amici” di Maria De Filippi nel 2008 nella categoria “Danza”, un’esperienza con la quale sono cresciuto molto perché è un modo di fare spettacolo completamente diverso. Ci si esibisce in uno spazio senza quinte e senza pubblico. Ho deciso di studiare musica. La passione è nata a New York dove ho vissuto ad Harlem perché ad ogni angolo c’è una Chiesa dove tutto il giorno ascoltavo Gospel. Forse sono stato catturato da questa musica e dalla voglia di imbarcarmi in una nuova avventura proprio perché a livello di soddisfazione personale come ballerino avevo raggiunto il massimo. Stando negli Stati Uniti avevo anche realizzato il mio sogno americano ma proprio lì ho capito che la mia casa era l’Italia - dove sono nato, a Roma, nel 1990 - e sono rientrato. Mi mancava molto tra l’altro il mio pubblico.

Arriva così la scuola di musica e ti rimetti in gioco.
“Ho studiato a Milano alla Cluster, entrando da allievo e uscendo da insegnante: era diventata la mia famiglia musicale. Lì ho studiato pianoforte con Vicky Schaetzinger (che ha fondato la Scuola di Musica Cluster nel 1999 e si occupa della direzione didattica della scuola) che è stata per undici anni la pianista di Milva e canto ed è stata una formazione che mi ha arricchito molto. Ho anche realizzato il mio sogno di creare una band, la White Corner e i Five 4 Funk, e ho cantato da solista in un coro Gospel.”

Tra le tue esperienze ce n’è una molto significativa all’Istituto dei Tumori di Milano. Ce la racconti?
“Nel 2016 ho partecipato al progetto di beneficenza Special Stage (una rassegna musicale pensata per intrattenere i pazienti dell’Istituto dei Tumori di Milano) insieme a Malika Ayane che ho conosciuto lì e con la quale ho duettato perché volevo trasmettere un po’ della mia energia e condividere la mia arte dopo che la vita mi aveva dato tanto.”

Che progetti hai per il dopo Sanremo?
“Per ora solo di salire sul palco dell’Ariston. Poco dopo uscirà il mio album e riprenderò l’attività concertistica, sperando in un Tour. Per ora mi godrò il fatto di suonare con un’orchestra che è stato sempre uno dei miei desideri e che ho provato già nella selezione per Sanremo.”

Il tuo grande entusiasmo che si percepisce forte è stato nutrito a tuo parere anche dalla cultura di provenienza e dal mondo artistico respirato in casa, essendo figlio di due ballerini brasiliani?
“La mia mamma in particolare è stata la mia grande musa ispiratrice, lei che ballava e cantava e apriva il Carnevale. La cosa più bella che mi ha trasmesso è stata la passione per la musica e lo spettacolo in tutte le sue forme, la grande energia e la fiducia nelle mie capacità, anche se i miei modelli poi sono stati ispirati più a Ray Charles, per fare un nome, che al mondo dei miei genitori.”
Quando si è figli d’arte la fiducia in se stessi invece del confronto con un modello direi che è la vera chiave per trovare la propria strada ed è relativamente raro. Hai portato il sogno e l’allegria del carnevale in una dimensione interiore, lirica… tutta italiana.

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Valeria Riccobono, Ufficio stampa Parole&Dintorni

 

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