Kutso: una risata vi seppellirà!

Scritto da  Domenica, 24 Febbraio 2013 

Cresce l’attenzione rivolta a questa band che ha fatto della risata il suo marchio di fabbrica, grazie soprattutto al passaparola del pubblico trascinato dalle stravaganti e coinvolgenti esibizioni dal vivo che spopolano in molte città italiane. A raccontarci in questa intervista passato, presente e futuro della formazione capitolina è il leader Matteo Gabbianelli.

 

 

 

Ecco la prima domanda a bruciapelo: chi è Matteo Gabbianelli?
Sono uno che ha scelto di spendere la propria vita nell'espressione spettacolare di sé percorrendo a tentoni le varie tappe dell'esistenza con la costante sensazione di non vivere appieno le proprie emozioni.

 

Come ti sei avvicinato alla musica? Puro istinto e passione oppure hai fatto studi musicali in particolare?
A 9 anni cantavo a squarciagola e mi gasavo con le canzoni dei Deep Purple e dei Beach Boys; a 14, guardando i batteristi rock in televisione, ho deciso che mi piaceva battere le bacchette sulle pelli, così ho cominciato a suonare con l'idea fissa di diventare musicalmente ed esteticamente un batterista grunge. Due anni dopo mi sono accorto che mi piaceva cantare prendendo note altissime e, ascoltando gli Iron Maiden, ho affinato le mie “doti canore” registrandomi con il walkman e riascoltando lo schifo che producevo fino a che la mia voce si è allontanata dallo stridulo verso di una gallina ed è diventata qualcosa di gradevole. Poi sono venuti Stevie Wonder, Ella Fitzgerald, i Beatles e Micheal Jackson...”ma questa è un'altra storia”...

 

Abbiamo molti gusti in comune… Credo che gli artisti citati siano il meglio che si sia potuto esprimere nei rispettivi generi. Andiamo avanti: qual è il ruolo di Matteo all’interno del progetto Kutso rispetto agli altri componenti? E perché la scelta di chiamarsi in questo modo?
Sono il cantante del gruppo e “l'amministratore/compositore” della band. Scrivevo la parola “kuTso” (da pronunciare“cazzo”) sui banchi del liceo insieme ad altre parolacce “inglesizzate” a modo mio. Nel tempo mi sono affezionato alla grafia di questo termine e ho cominciato a scriverlo dappertutto come fosse la mia firma.

 

Mi piacerebbe sapere qualcosa in più degli altri membri del gruppo.
Luca Amendola al basso, Donatello Giorgi alla chitarra e il recentissimo acquisto alla batteria Simone Bravi. Salutiamo il nostro ex batterista Alessandro Inolti che ha lasciato l'Italia per cercare fortuna come musicista negli Stati Uniti.

 

Vi seguo da qualche anno e credo di non sbagliare dicendo che il progetto era nato essenzialmente in studio e si è andato sviluppando in studio per molto tempo. Alcuni dei primi pezzi erano suonati da componenti sempre diversi. Da dove nasce l’esigenza di esibirsi dal vivo trovando una formazione stabile?
Non sbagli e probabilmente sei la prima persona che mi comunichi di aver notato questo particolare. I primi brani dei Kutso erano degli esperimenti che componevo per imparare ad usare il computer in home recording. In pratica scrivevo canzoni per avere qualcosa da registrare. La line up di quel primo periodo comprendeva mio fratello Fabio Gabbianelli al basso e alle chitarre, il mio prozio Achille Bresciani (pace all'anima sua) alla voce, mia madre Lina Bresciani sempre alla voce e amici vari che si sono susseguiti negli anni. Nello stesso periodo suonavo la batteria con Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion; quando il gruppo che avevo con lui si è sciolto, ho deciso di far diventare i Kutso una band a tutti gli effetti per poter suonare in giro e diventare ricco e famoso.

 

E chi non vorrebbe… Ma forse state sulla buona strada, infatti so che ormai la vostra attività dal vivo va sempre più consolidandosi. Sono molti i fans sparsi per la penisola a richiedere ai locali le vostre esibizioni. Come te lo spieghi questo successo attraverso il passaparola, qual è il vostro segreto?
Le fotografie su facebook dei nostri concerti sono la nostra ricchezza. Dalle foto più belle si evince che i nostri show sono delle feste sgangherate ed eroiche, incentrate sul gesto più che sul pensiero. I calci volanti, le verticali, gli stage diving uniti ad una musica incalzante, assordante, viva, irreverente, piena di colori e colpi di scena sono ciò che ci sta aiutando a “divulgare il verbo”.

 

Come gioca il ruolo dei social networks nella “divulgazione del verbo”?
I social network e internet in generale sono la vera rivoluzione di quest'epoca che sta aiutando tanti artisti come noi a promuovere il proprio lavoro; se non ci fosse internet, noi avremmo un centesimo della visibilità che abbiamo ora.

 

Amate esibirvi sul palco con costumi a volte eccessivi, perché questa scelta e chi ne è stato l’ideatore?
Ormai da molto tempo l'addetto ai costumi è il nostro chitarrista Donatello Giorgi; è l'unico tra noi che continua a travestirsi. Il costume rientra nel discorso della festa, della libertà più assoluta. Possiamo mascherarci oppure no, facciamo quello che ci sentiamo, ciò che ci fa stare a nostro agio in base al contesto in cui suoniamo e lo decidiamo all'ultimo momento prima di salire sul palco.

 

Il contatto con il pubblico è diventato per voi fondamentale anche nelle scelte compositive? Darete sempre più quello che il pubblico vuole o riuscirete comunque a mantenere in futuro una vostra identità stilistica?
Quando componiamo una canzone cerchiamo di renderla estremamente melodica, dirompente, gioiosa e disperata. Non pensiamo a come la suoneremo dal vivo, scriviamo ciò che ci piacerebbe ascoltare se fossimo noi gli spettatori. Quando poi li suoniamo dal vivo, i brani vengono modificati in base allo spettacolo che vogliamo creare, li aggiustiamo per renderli più idonei ad essere suonati sul palco.

 

Sicuramente la vostra è una scelta di grande sensibilità, soprattutto verso chi segue da tempo i vostri show. Procediamo: musicalmente parlando colgo nella vostra musica una varietà armonica e ritmica non comune. Quali sono i vostri principali modelli musicali e non?
La nostra musica è una massa informe, multicolore, maleodorante e dolciastra. E' uno sgorbio assordante in cui si trovano pezzi di musica andata a male e creatività sparsa; più precisamente: i Beatles, Lucio Battisti, i Nirvana, Giorgio Gaber, Micheal Jackson, Pasolini, i Weezer, i Beach Boys, Totò e Nietzsche.

 

C’è molta “sostanza” in quello che suonate anche se voi sembrate prediligere molto la cura dell’immagine. Cos’è per voi l’immagine? Curare l’immagine del gruppo al giorno d’oggi è diventato più importante del messaggio musicale?
La sostanza non esiste, il concetto è un'illusione, il linguaggio ci permette di nominare le cose, ma non di conoscerle. L'immagine, nel nostro caso, è un messaggio incomprensibile che solletica l'istinto e rifiuta la ragione.

 

Mettiamo da parte la “sostanza” allora e ti faccio un’ altra domanda: cos’è per te la risata?
Io rido per comunicare la mia inoffensività e la mia empatia verso il prossimo.

 

Quindi dietro la vostra risata non c’è nulla di demenziale come qualcuno potrebbe pensare. Ma voi vi riconoscete nel filone demenziale oppure è possibile dire che dietro la vostra apparente demenzialità si nasconde un messaggio più profondo?
Odio essere accostato alla musica demenziale che non ascolto e non ho mai preso come esempio. So benissimo che la decontestualizzazione delle parole e il contrasto tra una musica solare e una parte testuale cinica, disfattista, mortifera e diretta può avere un effetto esilarante, ma noi non vogliamo far ridere, vogliamo solo stare bene.

 

Penso all’ultimo singolo “Aiutatemi”: credo che dietro la retorica del trentenne fallito si nasconda il disagio di una generazione che non sa o non ha imparato a reagire. Mi sbaglio o vado troppo a fondo?
Non credo nelle generazioni, né nelle generalizzazioni; quella canzone esprime la frustrazione di non sapere che pesci pigliare.

 

Ho una curiosità. Vorrei sapere a quale brano dei Kutso ti senti particolarmente legato e perché.
“Alé” è la mia “canzone perfetta”, è a mio avviso il punto più alto della mia scrittura musicale e letteraria.

 

Da qualche tempo è uscito il vostro ultimo ep “Aiutatemi”: vuoi parlarcene meglio? Dove e come è possibile acquistarlo?
Il nostro Ep “Aiutatemi”è acquistabile ai nostri concerti o sul nostro sito www.kutso.com. Contiene quattro brani più una traccia video (“Aiutatemi”) ed è stato registrato, missato e masterizzato da noi presso la “kuTso Noise Home”.

 

Avete in programma la registrazione di un full-lenght nel prossimo futuro? Magari ripescando nelle vecchie registrazioni?
Il nostro primo disco, di cui abbiamo da poco finito i missaggi e il mastering, uscirà probabilmente ad Aprile. Conterrà cinque brani completamente inediti più sette che già hanno girato per la rete. Abbiamo cercato di dare il massimo per sfondarvi le orecchie mentre ascoltandolo sorriderete di piacere. Dobbiamo ancora scegliere un titolo, ma il disco conterrà dei featuring importanti tra cui una “Aiutatemi kutso & friends version” in cui abbiamo avuto l'onore di collaborare con i nostri amici Nobraino, con Adriano Bono ex Radici Nel Cemento, con Pier Cortese, noto cantautore nonché amato vicino di casa e Pier dei Velvet, il quale produrrà il disco in collaborazione con 22R e Cose Comuni.

 

Concludiamo parlando dei vostri impegni dal vivo. Quali sono i prossimi appuntamenti?
Potete consultare tutte le nostre date su www.kutso.com

 

È stata proprio una bella chiacchierata. Ti ringrazio molto per il tempo che hai dedicato alla nostra webzine Saltinaria.it e in bocca la lupo per il futuro!
Grazie a te, caro.


Intervista di: Fabrizio Allegrini
Grazie a: Matteo Gabbianelli
Sul web: www.kutso.com

 

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