Kaballà: viaggio immaginario nella Sicilia della memoria

Scritto da  Giovanni Pacella Sabato, 20 Dicembre 2008 

kaballàKaballà, autore di artisti affermati tra cui Mario Venuti, Eros Ramazzotti e Carmen Consoli è stato scelto da Placido Domingo per trasformare le poesie di Papa Giovanni XXIII in musica nel Cd “Amore Infinito” uscito il 28 novembre.

 

Come è nato il progetto di “Amore infinito”?

Il progetto è nato su iniziativa di Placido Domingo. Domingo e Woijtila si sono conosciuti e frequentati in molte occasioni pubbliche e private e proprio da  questi incontri e dalla stima reciproca è nata l’idea di poter utilizzare questi testi e trasformarli in musica. In gioventù Wojtila era un appassionato di arte, poesia, teatro, ha fatto anche l’attore in qualche spettacolo e ha scritto moltissimo, opere di teatro, saggi e soprattutto poesie. Quando il progetto prese forma venne chiesto ad alcuni autori di scrivere le musiche e lavorare ai testi  per adattarli a liriche per canzoni “popolari” che nel Cd sono interpretate da Domingo e in alcuni casi duettate con altri tenori. 

Com’è stato confrontarsi con un progetto sicuramente diverso da quelli a cui sei abituato a lavorare?

Innanzitutto è stata una grande emozione e un grande onore. Essere scelto da Placido Domingo e poter lavorare sul materiale di Woijtila non conosciuto, non quanto le opere di carattere religioso, è stato entusiasmante anche se complicato. Confrontarsi su questi testi non è stato semplice, non solo per la complessità dell’opera e per le difficoltà nel selezionare e riadattare il materiale cercando di non snaturarne il senso, ma anche perché l’autore è stato un personaggio chiave del nostro secolo e il lavoro doveva essere fatto con la massima attenzione e scrupolosità possibile.   

Quali sono le liriche di cui ti sei occupato e di che cosa trattano?

I brani che ho composto parlano di natura, di sentimenti e di rapporti con le persone che ci circondano,  “La tua semplicità” è un duetto con il tenore americano Josh Groban e “Risuona anima mia” su musiche di Antonio Galbiati parla della natura e dei suoi spazi. “Madre” è stata scritta in ricordo della madre morta, la musica è stata composta da Maurizio Fabrizio ed infine un inno al sole dal titolo “Canto del sole inesauribile”, cantato in duetto con Andrea Bocelli su musica di Fio Zanotti.

Che tipo di lavoro è stato effettuato sui testi?

Come autori abbiamo avuto la possibilità di scegliere con la massima libertà come scrivere i pezzi. Per quanto mi riguarda ho pensato che filologicamente fosse più corretto mantenere un’unità nei testi e quindi sono partito dalla poesia originale modificando, a volte, solo alcuni termini per questione di metrica o selezionando alcune parti ma senza mai assemblare pezzi che provenissero da poesie diverse e ovviamente senza mai cambiare il senso di ciò che la poesia esprimeva. Mi piace pensare che questi brani abbiano un padre, cioè il testo di Wojitila e una musica ispirata a questi, io ho cercato di fare il figlio mettendo insieme musica e testi, riadattandoli perché si combinassero bene insieme.

Dopo questa esperienza particolare, quali sono i tuoi prossimi impegni?

Ritornerò alla “normalità”… sto già collaborando insieme a Mario Venuti al nuovo album e dopo anni di distanza sto lavorando ad un progetto mio, acustico, che ho chiamato “Viaggio immaginario nella Sicilia della memoria” in cui ripercorro le tradizioni musicali della mia terra d’origine. Per ora lo sto presentando live in alcuni spettacoli in giro per l’Italia ma credo che presto sarà pubblicato in Cd.

 

 

Intervista di: Giovanni Pacella

Grazie a: Pippo Kaballà, Alessia Savino (ufficio stampa Pocheparole comunicazione)

Sul web: MySpace - kaballa.altervista.org - www.petralavica.it

 

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