Immanuel Casto: raggiunta “L’Età del Consenso”, un’antologia per fare il punto della situazione

Scritto da  Sabato, 13 Ottobre 2018 

Immanuel Casto è pronto ad incendiare questo principio d’autunno con “L’Età del Consenso”, la raccolta dei suoi successi impreziosita dai due nuovi brani “Piromane” e “Goodbye Milano”, e con un tour di concerti che, a partire da novembre, lo riporterà nei principali club italiani a distanza di due anni dal precedente “The Pink Album”. Abbiamo incontrato il Casto Divo per indagare tra le pieghe di questi nuovi progetti e conoscere meglio questo istrionico, arguto ed eclettico artista.

 

Immanuel CastoCiao Immanuel, è un piacere accoglierti sulle pagine di SaltinAria in occasione dell’uscita del tuo nuovo album, la raccolta “L’età del consenso”, quella che sul tuo sito internet viene definita un’ “opera omnia” dei tuoi successi, in versione cd e cd+dvd. Come è nato questo progetto?
Questa raccolta nasce dall’esigenza di fare il punto della situazione. Quando, quattordici anni fa, ho cominciato a fare musica, a sperimentare e giocare con il mio personaggio, ho fatto uso di registro comunicativo ed un taglio che, per quanto oggi sia molto più diffuso, all’epoca era abbastanza innovativo.
Mi riferisco a quella tensione alla serietà, sfiorata ma mai raggiunta, a quel bizzarro gioco di specchi che porta a chiedersi: «Ma l’ha detto davvero?». Ad oggi potremmo dire che il mio personaggio ha dipinto una sorta di troll ante-litteram, col pennello magico del ‘ci è, o ci fa’. Col tempo ho iniziato a mettere parte della mia persona nel personaggio.
Il mio ultimo album di inediti è uscito nel 2015 e da allora ho continuato a scrivere molto, seguendo spesso direzioni differenti. Ecco che prima di iniziare attivamente a produrre e pubblicare questi inediti, ho deciso di fare un pochettino il punto della situazione, anche per celebrare questo percorso che ho fatto io, ma che le persone che mi seguono hanno percorso con me. Mi piace dire di essere cresciuti assieme.
Quindi sì: ‘L’età del consenso’ è inteso come celebrazione di questi primi 14 anni. Un riferimento troppo ghiotto per farmelo sfuggire. Esiste tuttavia un risvolto interpretativo più profondo: l’abuso smette di essere tale quando arriva la consapevolezza. Forse quando ho cominciato non ero poi ancora totalmente consapevole di cosa volessi fare, ma adesso lo sono. Ecco quindi le ragioni per la scelta di questo titolo.

Ci racconti il viaggio musicale tracciato dai diciannove brani di questa raccolta?
La mia produzione spazia molto nei generi. Potrei dire che il fil rouge che li lega è l’elettronica, senza però dimenticare che ci sono diverse incursioni rock, così come addirittura nell’acustica.
Quello di desiderare di sperimentare generi diversi e mettermi alla prova attraverso cornici sempre altre, che mi consentissero di giocare meglio con i contenuti, credo sia stato uno dei miei punti di forza. Ed è anche per questo, che penso il mio pubblico sia oggi così eterogeneo.
Oggi sono considerato una figura importante nella scena LGBTQI e mi lusinga credere che sia vero. Eppure nei miei concerti, incontro un pubblico che estende i propri interessi ed il proprio humus culturale anche in altre direzioni, senza pur perdere il nucleo precedente.
Non manca ossia una fitta schiera di punkettoni e metallari, che si ritrovano in quel che dico, nel messaggio, ma anche nelle scelte musicali.

Il singolo apripista pubblicato subito prima dell’estate è “Piromane”. Come è scaturita l’idea per questo pezzo dal ritmo incendiario? A chi vorresti dare fuoco in questa Italia miserevole?
Interessante. Dico ‘interessante’ perché io, in realtà, non vorrei dar fuoco a nessuno.
È proprio questo il senso del pezzo: io vorrei dar fuoco non agli individui, ma a delle idee. Spessissimo quando pensiamo di parlare di politica, o sentiamo trattare di politica, in realtà stiamo semplicemente intrattenendoci nel traffico di una sofisticata e sottile parallela del gossip, lontani ossia da quella consapevolezza che, se anche quel personaggio che occupa una posizione centrale in un determinato movimento si facesse da parte, ci sarebbero già altri 2000 stronz… ehm, volevo dire, persone pronte a prendere il suo posto.
È l’idea che va combattuta. Nessun essere umano ha il potere di distruggere un paese od il mondo intero, quel potere appartiene sono ad un’idea - ed è per questo che è essa a dover essere combattuta.

Immanuel CastoL’altro nuovo brano incluso nella raccolta è “Goodbye Milano”. Puoi raccontarcelo?
“Goodbye Milano” in realtà non parla di Milano, parla di un tipo di mentalità ed un tipo di arrivismo, di una mistificazione aziendale del vivere, di cui magari la città di Milano potrebbe incarnare l’archetipo nell’immaginario collettivo.
Quelli sono lo stile di vita e l’infelicità nei cui riguardi ‘Goodbye Milano’ vuole esercitare una critica; non certo la città per sé stessa, che anzi io apprezzo, anche perché trovo che sia forse l’unica città italiana che possa ambire ad un respiro europeo.
Spesso faccio questa battuta: «Londra è bellissima, però Londra non è lo UK, c’è un melting pot culturale, un mix delle parti, tale da non rappresentare la nazione intera. Allo stesso modo, Parigi è bellissima - ma non è la Francia. Berlino è stupenda, ma non è la Germania. Beh: nessuno può dire che Roma non sia l’Italia’.

Il 13 novembre debutta all’Alcatraz di Milano il tuo nuovo tour, “L’età del consenso tour”, che poi approderà anche a Roma, Firenze, Torino, Perugia, Bologna e Roncade. Cosa possono aspettarsi gli adepti impazienti di scatenarsi dinanzi al loro Casto Divo?
Questo Tour, essendo collegato ad una raccolta antologica, sarà un Greatest Hits Tour. Avremo ossia veramente di cui ingozzarci. Sarà un concerto estremamente vario a livello di sonorità e di soluzioni visive, nonché a livello di energia.
L’elemento a cui tengo di più, per l’intrattenimento dal vivo, è il ritmo. Arrivare alla fine di quelle due ore di concerto tutto d’un fiato, con la voglia e la consapevolezza di aver dato tanto, ma anche un po’ di gratificazione nel vedere che il pubblico avrebbe voluto qualcosa di più, avrebbe voluto restare ancora, nonostante la scaletta estremamente nutrita.
Dal contenuto alle soluzioni visive, più che ad un concerto, mi piacerebbe pensare ad uno spettacolo. E a maggior ragione, trattandosi di uno spettacolo celebrativo, inserirò uno dei miei monologhi autoriali più famosi: ‘Un piccione nel c*lo’.

Anche in “Piromane” è proseguita la collaborazione con Romina Falconi che aveva già impreziosito numerosi altri brani come “Crash”, “Sognando Cracovia” e “Who is afraid of Gender?”. Al di là della perfetta unione delle vostre voci, cosa rende questa alchimia così speciale?
Io e Romina abbiamo un rapporto speciale, che va aldilà delle sole collaborazioni. Siamo reciprocamente, ossia, la prima persona a cui pensiamo quando cerchiamo un confronto artistico. Abbiamo individualità e sensibilità sicuramente molto diverse, ma sono gli aspetti comuni ad essere poi preponderanti. Io penso a lei come ad una sorella, e anche lei pensa a me… come una sorella.
Romina per me è l’incarnazione del talento musicale: certo ci sono la voce e le sue possibilità vocali, nella bellezza e nel controllo, le possibilità dello strumento. Ci sono soprattutto però l’orecchio e la sua assoluta musicalità. Senza poi neanche parlare della sua abilità come cantautrice. Trovo quasi rasserenante, confortante, assistere a quali possano essere le sue piccole insicurezze, perché è bello vedere - appunto - che possano esserci, anche a fronte di un talento così vistoso.
E’ appena uscita con un nuovo progetto, a cui seguirà un album, in cui lei ha messo veramente tanto. Sono orgoglioso di lei, non tanto solo per la bravura, che c’è sempre stata, ma soprattutto per la voglia di mostrarsi e mettersi in gioco senza compromesso. Nella misura in cui lei si porta dietro questa valigia piena di cose meravigliose, ed adesso finalmente ha intenzione di farne vedere qualcuna.

Lo scorso anno sei stato il primo cantautore europeo a presentare un singolo, “Alphabet of love”, in collaborazione con Pornhub, il sito porno più popolare al mondo. Raccontaci questa esperienza…
È stata mia l’idea di coinvolgere Pornhub per il lancio di ‘Alphabet of Love’ - ed è stata un’esperienza molto interessante; sorprendente devo dire anche per quanto riguarda le loro policies aziendali. Sono un gruppo molto attento alla correttezza verso le persone e verso la correttezza comunicativa in ambito sociale e politico. Ad esempio, in un loro video non troveremo mai una donna che non sia consenziente e lucida, od un animale. Molte persone controllano in tempo reale tutto quello che viene caricato sul loro sito - parliamo di un volume di dati enorme. Potrebbe sembrare un’occupazione divertente, ma io dubito che lo sia. Si tratta in fondo di vedere video di centinaia di minuti di home made porn, nell’ attesa che magari, da un momento all’ altro, possa spuntare dal nulla un cavallo. Posso anche svelare, in anteprima, che a metà ottobre annunceremo un nuovo progetto, sempre collegato al gruppo Pornhub.

Immanuel Casto e Romina FalconiCome non menzionare poi la saga di grande successo di “Squillo”, il gioco da tavola “dedicato allo sfruttamento della prostituzione”. Come è nata l’idea per questa avventura e quale sarà il prossimo capitolo per i suoi appassionati giocatori?
Devo dare una risposta tautologica: Squillo è un gioco nato per gioco.
Aldilà degli scherzi, però, è proprio così. Squillo era un’espressione estensiva del mio umorismo, nata per essere condivisa con i miei amici di ogni giorno. Stiamo parlando, in fondo, di qualcosa costruito anni ed anni fa.
È stato poi il mio manager a propormi: ‘Ma perché non proviamo a commercializzarlo?’, e così è stato - rivelandosi un successo e diventando in breve un top seller italiano. Squillo è un gioco satirico, con un umorismo alla South Park o alla Paradise Police Department, dove fondamentalmente incontriamo una messa a nudo, ed una derisione, degli aspetti più grotteschi della nostra società. Naturalmente, il contenuto è falso: tutto è falso, ma è necessario che lo sia affinché il gioco possa essere sano; per permettere a quegli aspetti e quelle pulsioni così torbidi, a quel gusto per il black humour, che tutti noi abbiamo, di essere espressi in modo sano, è necessario che questi siano veicolati nella e dalla finzione.
Quest’anno per il Lucca comics and Games uscirà qualcosa legato a Squillo, sarà uno spin-off. Ancora non posso annunciare di cosa si tratta, ma vedremo una collaborazione molto prestigiosa per quanto riguarda le illustrazioni.
È poi in cantiere un nuovo progetto, una nuova trilogia, che verrà alla luce l’anno prossimo.

Quali altri progetti hai in cantiere per il prossimo futuro?
Come sempre, di progetti in cantiere ce ne sono veramente tanti: un disco di inediti, forse anche un doppio, che uscirà l’anno prossimo. Oggi, fondamentalmente, si tratta di selezionare tutte le idee già messe sul piatto e scegliere quale inserire nel disco. Seguirà poi un Tour legato a quel disco, dove vorrei fare una cosa diversa. Qualcosa di più teatrale, inserendo una dimensione personale nell’intrattenimento.
C’è poi il mondo ludico, in cui aldilà dei brand già editi ‘Squillo’  e ‘Witch & Bitch’, che continuerò a sviluppare, ho anche altre idee - per titoli completamente diversi - ed anche qui penso che il 2019 ci porterà diverse novità. Infine altri media che non ho ancora sperimentato, come i libri e l’editoria.
Diversi anni fa è uscita una biografia che racconta il mio percorso: ‘Tutti su di me’. Oggi mi sto cimentando nella scrittura in prima persona, per dare voci ai miei pensieri. Per questo progetto non ho ancora date, ma voglio essere ottimista, sempre in merito al 2019.

Infine una domanda per i nostri lettori più curiosi…in un’intervista di qualche anno fa avevi dichiarato di essere “pronto per prendere marito”. E’ finalmente arrivato un aspirante consorte o il Casto Divo è ancora sulla piazza?
Da quando ho fatto quella dichiarazione ad oggi, ho vissuto una bella esperienza.
Magari non è andata esattamente come mi sarei aspettato, ma penso comunque che le cose belle siano state molte.
Sai, se fosse per me vorrei vivere 200 anni. Tuttavia, se dovessi morire domani, lo farei almeno con la consapevolezza di aver amato e di essere stato amato realmente.
Oggi mi rendo conto di aver messo in discussione alcune tra le certezze, nell’ambito delle relazioni affettive e soprattutto romantiche, che prima consideravo più ferme. Tuttavia, mi sento bene. Quindi forse quelle che credevo certezze erano più che altro i limiti necessari di ieri. Adesso mi trovo un pochino a navigare a vista, ma sono contento di farlo in un mare così immenso e ricco.

Date “L’Età del Consenso Tour”
10 novembre - OFF Modena, Modena (data zero)
13 novembre - Alcatraz, Milano
16 novembre - Largo Venue, Roma
17 novembre - Viper, Firenze
23 novembre - Hiroshima Mon Amour, Torino
24 novembre - Urban, Perugia
1 dicembre - Zona Roveri, Bologna
7 dicembre - New Age, Roncade (Tv) 

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Ufficio stampa Gaetano Petronio
Sul web: www.immanuelcasto.com

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