Il Muro del Canto: ci presentiamo senza retorica

Scritto da  Mercoledì, 27 Marzo 2013 

Venerdì 15 Marzo, il carcere di Rebibbia ha ospitato nel proprio teatro un evento speciale ovvero il concerto de Il Muro del Canto, complesso di musica popolare romanesca. A dire di tutti i presenti interpellati è stata un esperienza fortemente emozionante e vogliamo farcela raccontare dai diretti interessati, nella figura del bassista del gruppo, Ludovico Lamarra.

 

 

 


Innanzitutto, Ludovico, com'è nata l'opportunità di suonare in un luogo così particolare e creare un evento del genere?
siamo stati contattati dal Traffic, lo storico locale di Roma dove tutti noi ci siamo fatti le ossa con i precedenti progetti. Insieme ad alcune persone operanti in associazioni di zona, ha organizzato questo ciclo di concerti presso il Teatro di Rebibbia, di cui il nostro ha rappresentato il secondo appuntamento.

 

A livello pratico come si è articolata l'organizzazione del concerto? Quali limitazioni avete dovuto osservare?
Bisogna fare una premessa: Rebibbia è una struttura particolare, unica in Europa, progettata con lo scopo di non incattivire il detenuto; per questo motivo vi sono un teatro, uno spazio verde, una chiesa e diversi laboratori di artigianato. Il teatro, tra l'altro, non ha nulla da invidiare a tanti locali in fatto di acustica. Detto questo, Rebibbia soffre dello stesso problema di tutte le carceri italiane: il sovraffollamento. Sostanzialmente, invece di un numero massimo di 850 detenuti, ve ne sono più di 1800, più del doppio. Un dato inaccettabile per un paese civile. Nonostante queste difficoltà, è stato comunque possibile organizzare questo tipo di iniziativa, con lo scopo di offrire ai detenuti un pomeriggio diverso; anche il pubblico pervenuto (perchè per un numero ristretto di posti il concerto era aperto a tutti) ha avuto la possibilità di affacciarsi oltre un muro e toccare più da vicino una realtà purtroppo sconosciuta, ignorata. Al di là dell'orario pomeridiano del concerto e delle procedure di sicurezza per entrare e uscire da Rebibbia, non abbiamo avuto limitazioni, anche artisticamente parlando. Piuttosto siamo stati noi a porci il problema di come stare sul palco, di cosa dire, di come comportarci.

 

Per esempio? Come vi siete preparati all’appuntamento?
Eravamo molto emozionati e lo siamo ancora. Per quanto si tratti di una struttura diversa dalle altre, Rebibbia è pur sempre un carcere, un luogo di sofferenza e di costrizione, le cui mura hanno la duplice funzione di contenere il dolore, ma anche di nasconderlo a chi sta fuori. È tranquillizzante per la nostra società non rapportarsi a questa sfera di dolore, procurato e subìto. Ne abbiamo parlato molto tra noi e abbiamo deciso di non salire su quel palco facendo discorsi o proclami, che avrebbero rischiato di sfociare nel paternalismo o nella demagogia. Abbiamo suonato. E basta.

 

La vostra musica, ben caratterizzata da temi e linguaggi "romaneschi" com'è stata recepita dai detenuti? Eravate già noti alle loro orecchie? Come siete stati accolti e che reazione hanno avuto?
Crediamo che l'aver scelto di presentarci senza retorica, ma semplicemente suonando i nostri pezzi, sia stato corretto, perché la reazione del pubblico è stata calorosa e partecipata. È stato bello. Personalmente spero che, con tutte le cautele del caso, almeno per quell'ora di concerto siano venute giù certe barriere e che i detenuti abbiano percepito la nostra volontà di non erigerci a giudici, che il nostro rispetto della loro condizione non era di maniera. Alla fine eravamo molto stanchi, soprattutto emotivamente.

 

Sul piano emotivo, invece? Cos'ha differenziato questo concerto?
Personalmente credo sia stato uno dei migliori di sempre. Nonostante la dimensione teatrale sia più complicata da gestire sotto un piano emotivo, perchè si è più nudi, è stato abbastanza immediato entrare in sintonia con il pubblico. Daniele ha cantato con una profondità e un coinvolgimento unici, tutti noi eravamo molto dentro il live.
Se vuoi, è stato un concerto meno caciarone e più intimo.

 

Insieme a B.B. King, Johnny Cash e pochissimi altri nella Storia della Musica, Il Muro del Canto può vantare di aver suonato all'interno di un carcere. È in programma la produzione di un disco che immortali l'evento?
Certi paragoni ci imbarazzano. Ci sentiamo onorati soprattutto dell'esperienza che Traffic e Rebibbia ci hanno permesso di vivere. Non uscirà un disco del concerto, sarebbe anche un venir meno a quanto detto finora.

 

Cosa vi ha regalato un'esperienza del genere? A livello di gruppo, come ricorderete quest'esperienza? Invece, personalmente, cosa hai portato fuori da Rebibbia?
Ci ha fatto vivere emozioni diverse, molto forti. Da tempo non eravamo così tesi prima di salire su un palco. Ci ha permesso di conoscere un fonico bravissimo come William, un detenuto, che speriamo d'incontrare presto, ma fuori. A me ha lasciato un senso di disagio e di speranza allo stesso tempo.

 

A questo punto la domanda conclusiva non può essere che questa: si ripeterà l'evento in futuro?
Spero di sì. Noi ci saremmo senza dubbio.

 

Ringrazio Ludovico e tutto Il Muro del Canto. Come loro, qualora ce ne fosse la possibilità, saremo anche noi di Saltinaria presenti ad un eventuale replica del concerto. E Voi con noi, sia fisicamente che leggendone il racconto su queste pagine.

 


I PROSSIMI APPUNTAMENTI DE “IL MURO DEL CANTO”
6 Aprile – Dissesto musicale – Tivoli Terme
13 Aprile – Mentelocale – Palestrina
24 Aprile – Circolo degli Artisti – Roma – Presentazione del vinile “L’Ammazzasette”
11 Maggio – Porcelli Tavern – Amelia Terni

 


IL MURO DEL CANTO sono:
Daniele Coccia - voce
Alessandro Pieravanti - timpano, rullante e racconti
Ludovico Lamarra - basso
Eric Caldironi- chitarra acustica
Giancarlo Barbati - chitarra elettrica e cori
Alessandro Marinelli - fisarmonica

 


Intervista di: Giovanni Villani
Grazie a: Ludovico Lamarra e Il Muro del Canto
Sul web: http://www.ilmurodelcanto.com/ - http://www.facebook.com/ilmurodelcanto

 

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