I viaggi di Jules: "Il nostro viaggio? E' alla ricerca di noi stessi"

Scritto da  Mercoledì, 05 Novembre 2014 

Il viaggio lo portano fin dentro al loro nome, I viaggi di Jules. Jules è l'autore, cantante e chitarrista del gruppo, Alessio Mosti, e il viaggio è quello che ha intrapreso dentro se stesso. Dal diario di questo viaggio è nato il primo album del gruppo folk toscano, "Entronauta", recentemente nominato alle targhe Tenco, di cui da venerdì 10 ottobre sarà in rotazione il secondo singolo, "Magari un'altra volta". Abbiamo incontrato Alessio per farcelo raccontare.

 

Come dobbiamo interpretare questo titolo così insolito, "Entronauta"?
"E' un neologismo, che è nato pensando alle forme di navigazione, che siano per mare o nello spazio. In questo caso parliamo di un marinaio che preferisce viaggiare dentro se stesso".

Gli stessi viaggi che si ritrovano nel nome della band. Anche questi sono viaggi interiori?
"Sono viaggi alla ricerca di qualcosa negli abissi della nostra interiorità".

E cosa hai trovato in questi viaggi?
"Qui scatta l'arcano. L'entronauta intraprende un viaggio soprattutto per capire quello che non è. Lo simboleggia anche l'elemento del mare che, per come la vedo io, è contrario alla vita dell'uomo: infatti non ci si può vivere, ma lo si può solo navigare. E' qui che l'entronauta scopre le maschere che ha indossato, le sfaccettature del proprio ego che ha creato per sopravvivere".

L'ispirazione per la scrittura di questo disco ti è arrivata suonando in giro per la tua regione, la Toscana. In che modo il territorio ha influito sulla tua formazione artistica?
"Tutta la band è originaria della provincia di Massa Carrara, che tra l'altro in queste ore sta vivendo la pazzesca inondazione del fiume Carrione. Viviamo in una zona che ha alle spalle le Alpi Apuane e di fronte il mare: una sorta di culla in cui le persone sono abituate a vivere una vita tranquilla, piuttosto comoda, con un clima sempre sopportabile. Questo talvolta paralizza la ricerca, la voglia di sperimentare, ci impigrisce. Da qui la necessità di intraprendere un viaggio interiore che poi ci porta a ritornare in patria un po' cambiati".

Quando ti sei accorto di questa necessità?
"Quando ho scoperto quanto nella quotidianità, nel rapporto con le altre persone e a volte anche con noi stessi siamo portati a ragionare per stereotipi. Maschere di sopravvivenza, le chiamo io".

E come si fa a togliersi queste maschere?
"E' estremamente semplice: una volta identificata la maschera, nello stesso momento si sgretola, perché la sua ragione di essere e di esistere viene meno".

Una ricerca di autenticità, la tua, che si rispecchia anche nella scelta di un genere musicale come il folk, che va dritto al cuore della forma canzone senza troppi orpelli.
"Esatto. Il folk va dritto alla gente, non a caso lo si indica con un termine anglosassone che significa proprio 'popolo'. E' una musica della gente, ma non come il pop, che oggi viene studiato a tavolino. E' un genere decontestualizzato dal tempo, vecchio ma che proprio per questo mantiene l'autenticità, la capacità di parlare direttamente e senza barriere alla gente".

Pensi che nella nostra società di oggi ci sia tanto bisogno di autenticità?
"Sì. Io confido molto nella comunicazione 2.0, nel mezzo Internet e nei social. Però spesso, se non si ha un certo equilibrio o una conoscenza di se stessi, si rischia di lasciarci soffocare da un meccanismo di globalizzazione che ci allontana da ciò che vorremmo ottenere. Credo che fondamentalmente quest'arma vada utilizzata, ma che prima di tutto sia importante conoscere se stessi".

Quali sono i prossimi appuntamenti con la vostra band?
"Stiamo programmando un tour che scatterà all'inizio del 2015. Nel frattempo, nella seconda metà di novembre, realizzeremo il secondo capitolo di un'iniziativa iniziata quest'estate, 'Jules in viaggio', che prevede dei live contestualizzati negli elementi naturali. Il primo è stato in acqua: un concerto galleggiante su un catamarano a Porto Venere. Il secondo lo faremo al castello di Lerici, un viaggio via terra con la motocicletta, un cavallo di metallo, fino al castello dove si terrà il live, che verrà video-documentato".

In bocca al lupo.
"Ti rispondo come fanno in pochi: grazie. Perché la bocca è dove il lupo tiene i propri cuccioli...".


Intervista di: Fabrizio Corgnati

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