Gionata: chi ride sempre non è mai felice

Scritto da  Alba Cosentino Domenica, 18 Maggio 2008 

Il suo “Daytona” è un disco perfetto, ispirato da una serie di foto scattate dal padre, pilota di moto negli anno 70, alla famosa 200 miglia. E questa “corsa” musicale ci ha fatto venir voglia di scambiare quattro chiacchiere con lui…

 

Chi è Gionata?

Un autorecantante di Lugano, Svizzera Italiana.

Qual’ è la canzone che preferisci del tuo album?

Mah, è un album che, pur essendo abbastanza eterogeneo, io sento come "compatto"… Non so, ne dico due "Mi ami?" e "A-A-A-Aermacchi.

…perché?

"Mi ami?" perché nonostante l'abbia scritta io è una canzone d'amore che mi piace molto ascoltare e "A-A-A-Aermacchi" è quella più direttamente collegata a mio padre, al quale ho dedicato il disco.  

Cosa manca secondo te alla musica italiana in questo momento? 

La fantasia, ma non degli artisti, degli addetti ai lavori. Stanno sempre lì tutti a dirsi che di talenti non ce n'è più e su e giù, ma la verità probabilmente è che non esistono discografici di talento. Hai mai visto un disco che esce con una modalità originale che spezzi il solito tran tran singolo-video-album-singolo-video-(se va bene) singolo-video? Certo anche la cultura indipendente non aiuta proprio eh, basta farsi un giro al MEI e sentire che registro usano i discografici indie, lo stesso degli altri ma in modalità "bastonata". Boh…

Nella vita di tutti i giorni… Come gestisci gli spazi della tua giornata? 

Lavoro presto al mattino, poi nel pomeriggio quando posso sonnellino e passeggiata e alla sera ancora qualche mestiere. Oltre alla musica mi aiutano a sbarcare il lunario la mia attività di autore e di produttore video.  

Con chi faresti un duetto?

Dipende dalla canzone, il bello della musica è che se trovi la chiave giusta puoi dare un senso a qualsiasi cosa. Tempo fa mi hanno proposto di partecipare a un Cd tributo a Vasco, volevo fare "Deviazioni" con Amanda Lear ma non sono riuscito a raggiungerla…

Gli Artisti italiani che durano nel tempo molto spesso sono passati dalla passerella di Sanremo. Potrebbe essere una tua ambizione?

Andare a Sanremo per lasciarci un segno, come gli Aeroplani Italiani con il loro minuto di silenzio, o Tricarico che in un istante spiega a tutti che non per forza bisogna fare dell'intonazione una malattia, quella è una bella cosa. Non so se sarei all'altezza… andarci con una canzone così così, tanto per sentirla arrangiata con l'orchestra per sfruttare la cosiddetta "Grande Vetrina" boh… Mah, magari con la canzone giusta, però solo se dirige il grandissimo Vessicchio.  

Grazie mille per la disponibilità! Oltre ad invitarti a lasciare un messaggio ai lettori  ti rinnovo i complimenti per questa magnifica perla di nome “Daytona”.

Non compro mai hamburger dai pagliacci, chi ride sempre non è mai felice.

 

 

Intervista di: Alba Cosentino

Sul web: MySpace 

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