Giangilberto Monti: "L'Italia che non distingue tra clown e re è malata"

Scritto da  Venerdì, 20 Marzo 2015 

Il cantautore milanese Giangilberto Monti ha appena pubblicato il suo nuovo album “Opinioni da Clown”.

Il disco, che riassume trent’anni di attività dell’artista tra cantautorato e comicità, è composto da 13 brani inediti (alcuni dei quali scritti per l’occasione e altri, legati ad esperienze e collaborazioni artistiche, composti in passato e mai pubblicati fino ad ora). Ecco come lo presenta nell'intervista a SaltinAria.it.

"Opinioni da clown" riassume bene i due binari della tua carriera, chansonnier e comico. Di solito il cantautorato viene considerato un genere molto "serio". Tu come fai, invece, a coniugarlo con la risata?
"Seguendo la strada della contaminazione musicale e della metafora testuale. Un conto è la canzone umoristica vera e propria, dove il testo è dichiaratamente scritto per 'far ridere', altro è l’uso del sarcasmo o dell’ironia. È la stessa differenza che c’è tra comicità di battuta e comicità di situazione: crei un paradosso e da lì in poi qualunque cosa tu dica, scateni la risata o il sorriso. Va però detto che è fondamentale, in questo processo creativo, mai prendersi troppo sul serio. Diciamo che sono un patafisico della canzonetta."

Quali sono i temi più importanti sui quali hai voluto gettare lo sguardo con le canzoni di questo disco?
"Tutti quelli legati alla società attuale. L’unico limite è l’attualità, che nel mio caso è impossibile. Tra la creazione di un brano e la sua diffusione, a volte passano anni. Quindi bisogna giocare su temi universali o situazioni molto ripetibili. La mia 'fortuna' è che questo paese ha una grande abitudine agli errori ricorrenti. Alcuni dicono sia la sua natura, io spero sempre di no."

Oggi voi clown dovete confrontarvi con una grande concorrenza, in un'Italia in cui perfino i politici provano a fare i comici. Che ne pensi?
"Ogni volta che un paese si trova a confondere il ruolo del buffone e quello del re, è il paese stesso ad essere malato. In Francia, quando Michel Colucci in arte Coluche, si è candidato per scherzo alle elezioni presidenziali del 1981, poi in un modo o nell’altro si è ritirato. La sua storia è più complessa di così ma i francesi l’hanno archiviato come un incidente di percorso, pur amandone la figura e rispettando poi l’uomo e l’artista. Negli ultimi anni la politica e lo spettacolo si sono spesso fusi, dando origine a orrori di ogni tipo, che purtroppo poi ci dimentichiamo. È il caso degli Stati Uniti e del presidente-attore Ronald Reagan, ma potremmo andare indietro nella storia e ne troveremmo molti altri..."

Scherzi a parte, i tempi d'oro tanto del cantautorato quanto della comicità milanese sembrano far parte del passato. C'è ancora spazio per questi generi?
"Sempre e comunque. Non esiste la 'comicità milanese', esiste una comicità stralunata poetica, smagata e incosciente, che non perde mai di vista il mondo che gli scorre intorno. E in quanto al cantautorato, oggi molti rapper hanno sostituito le ballad barricadere, anche se la poesia in forma di canzone esiste, resiste e trova altre strade, come il bandautorato, il teatro-canzone, il recital, eccetera."

La tua visione ironica e disincantata può avere molto da insegnare al pubblico. Quasi suggerire uno stile di vita, in tempi di grigiore e di crisi. Una risata li seppellirà?
"Spero proprio di sì..."


Intervista di: Fabrizio Corgnati

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