Ghemon, l’amore attraverso gli occhi di una donna - Sala stampa “Lucio Dalla” (Sanremo)

Scritto da  Sabato, 09 Febbraio 2019 

Ghemon, al secolo Giovanni Luca Picariello, 36 anni, originario di Avellino e laureato in giurisprudenza, cantautore e rapper, è in gara con “Rose viola”, l’amore attraverso gli occhi di una donna, nato per il piacere di non parlare in prima persona senza pensare al Festival, per raccontare una storia non risolta da un punto di vista diverso rispetto al maschile. Un brano con il quale probabilmente questa bella voce, vestita di originalità, umiltà e grande ricerca, non ha voluto rischiare a Sanremo. Forse avrebbe potuto sbilanciarsi di più e avrebbe coinvolto di più. Dal 2007 il cantautore è sulla scena con un percorso originale a cavallo tra la melodia, l’hip hop e un po’ di soul, risentendo dell’influsso di Zucchero e Pino Daniele. La collaborazione con Carosello è recente ma il marchio sta scommettendo per la sua capacità di ricerca di nuovi sound.

 

Nei duetti è stato affiancato da Diodato e Calibro 35. In alternativa l’idea, in risposta a un domanda provocatoria, sarebbe caduta sulla cantante jazz Esperanza Spalding e se sogno dev’essere, su Pino Daniele per l’interprete maschile. Sul palco di Sanremo ha rivisto anche i Sottotono, che erano stati precursori di un genere e che poi per un incidente sono rimasti emarginati, e invece secondo Ghemon meritano un riconoscimento anche da parte sua per una qualche suggestione.

L’ispirazione dei tuoi testi? “Banalmente viene dalla vita e se qualcuno mi chiedesse il mio luogo preferito per scrivere risponderei che è la metropolitana”.

All’Ariston arriva con un brano che non ci si sarebbe aspettato, ma Ghemon vuole mettere in musica la vita che è un continuo divenire e guarda avanti, rischiando anche il successo e il consenso a volte troppo cristallizzato su quello che piace agli altri.
“Sono passato attraverso un sacco di fuochi e di situazioni diverse, ha dichiarato, e ora mi sento più a mio agio con me stesso” e lo si vede anche dal look, inconfondibile, colorato e morbido, avvolgente. Tra l’altro ha confessato “colleziono scarpe da ginnastica e come tutti i collezionisti sono un po’ geloso e quelle che ho indossato per la gara la prima serata hanno calcato solo l’Ariston e le ho messe all’asta su Charity Stars, piattaforma internazionale a sostegno del terzo settore, per una causa benefica.

La scelta di fiori e colori nel titolo è “la voglia di guardare la realtà nella sua contraddizione: le rose, fiore romantico ma pungente - e forse è questo il loro fascino - e il viola, colore che trovo tanto elegante quanto malinconico.” E ci vuole coraggio a portare in teatro il viola, eppure questo ragazzo del sud non bada alla superstizione. “Non sono così presuntuoso da pensare di poterla sfatare, ha replicato. Non lo indosso il viola ma posso cantarlo, come uno dei miei idoli, Prince con “Purple Rain”.”

Un artista che spazia con la tua sensibilità anche nell’arte, ad esempio legato al graffitismo. Ci sono progetti in merito? “Fin da piccolo ho sempre sognato a voce alta e talora questa ambizione è stata anche scambiata per presunzione. Ho studiato tanto per cantare anche se sono partito con il rap, sono diventato fun dello stand-up, un cabaret particolare all’inglese, nel quale mi sono cimentato e non escludo che diventi una mia strada. Mi piace molto in tal senso l’ironia che esercito nella mia vita privata. Vorrei mantenere il gusto dello studio e arrivare più preparato possibile (forse anche per la sua formazione e l’esperienza dell’avvocatura, ndr) qualsiasi cosa sceglierò di fare, come nel caso della scrittura. Oggi più che mai in un mondo nel quale con i social in 15 secondi si può diventare famosi”.

Non sembra avere ripensamenti nemmeno sulla convinzione di non volersi voltare indietro, sapendo che tutto quello che si è imparato conta per andare avanti, come saper leggere un contratto.


Articolo di: Ilaria Guidantoni

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