Francesco Guasti: porto sul palco dell’Ariston un messaggio per chi vede solo buio

Scritto da  Martedì, 07 Febbraio 2017 

Gilet a pois, barba un po’ hipster, un Universo da cantare. Si tratta di Francesco Guasti, in gara a Sanremo con Universo, appunto, tra le nuove proposte con la storia di un bambino che non rinuncia ai sogni, almeno così è nel video della sua canzone.

 

Voce graffiante e roca, una batteria con cui cominciare, tanta gavetta, un legame con i Litfiba con cui ha suonato in passato e un elenco di sensazioni che compongono la melodia del suo brano in gara: delusioni, scelte, vittorie, paure, consapevolezze.

Guasti si racconta proprio a Sanremo: “Porto sul palco dell’Ariston un messaggio che è vivo sulla pelle e che desidero arrivi a chi vede solo buio”. Lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio, a poche ore dal debutto.

Ciao Francesco, emozionato?
Beh, il giorno che sognavo da quando ero bambino si avvicina, è un’emozione cantare le mie parole e la mia musica in questo palco così importante per molti artisti prima di me. Comincia un grande percorso, sono molto contento.

Ti hanno mai distrutto i tuoi sogni come accade al bambino del tuo video, con i suoi disegni?
Mi è successo proprio lo scorso anno: ero tra i dodici finalisti qui a Sanremo Giovani e poi è arrivata la porta in faccia. Un po’ come chi arriva a Roma e non vede il Papa, insomma. Però non mi sono dato per vinto ed è così che ho scritto Universo. Voglio far capire che dobbiamo indossare il miglior paio di scarpe che abbiamo e correre verso il presente.

Cosa ti aspetti da questa esperienza a Sanremo?
Non mi aspetto mai niente dalle cose, se poi vanno male ci rimani male, da quello che mi arriva da parte delle persone che hanno ascoltato il brano ricevo notizie positive. Capisco che molta gente si rivede nella canzone. Spero di arrivare a tanti, a chi ha bisogno di un po’ di speranza, è questo il mio messaggio.

Che valore ha per te la musica, in particolare quella italiana?
Sono cresciuto con De Gregori, da piccolino, fino a cinque anni, pensavo ci fosse solo lui e un pochino anche Guccini: è stata una scuola importante che mi ha formato, quella del cantautorato puro. Poi nasco dai live, sono sempre in giro con band che ho cambiato spesso, ma sono legato anche un po’ la scena rock: è il bello della musica, il fatto di poter cambiare e quindi crescere sempre di più.

Intervista di: Andrea Dispenza

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