Fiorella Mannoia: canto un inno alla vita, oggi, più che mai, necessario

Scritto da  Giovedì, 09 Febbraio 2017 

Che sia benedetta è una delle esibizioni che ha distribuito brividi e pelle d’oca a non finire. È la prima serata del Festival di Sanremo e c’è molta attesa per Fiorella Mannoia, una delle presenze più criticate, perché più big dei big. Poi Fiorella entra, canta, anzi, interpreta, quasi vive, recita, si esibisce con le corde vocali, il viso, il corpo, con una canzone scritta per lei dalla giovane Amara e che lascia senza fiato. Il messaggio? Semplice e profondo: un inno alla vita, che è perfetta per quanto assurda o complessa. Un’ovazione in sala stampa, la speranza, silenziosa, è che tanto sentimento arrivi anche al pubblico del televoto.

 

Ci racconta come si sente: “Il peggio è passato, ieri il cuore era in gola e il fiato era corto come sempre succede a una prima. Sanremo è la madre di tutte le prime, quel palco è stregato, non ci si abitua mai, nonostante i tanti anni di esperienza: lì c’è qualcosa che ti sega le gambe ed è così ancora oggi”.

Le riveliamo il nostro innamoramento nei confronti della sua canzone e c’è chi giura di vederla sul podio. Allora prendiamo la palla al balzo.

Sei d’accordo? Vincerai?
Lo si diceva ancora prima di ascoltare il brano e questo non l’ho ancora capito. Perché mettermi già su un podio ancora prima di conoscere il pezzo? Se lo si dice ora mi gratifica, è segno che la canzone è stata apprezzata. Non sono mai venuta al Festival pensando di vincere, neanche negli anni Ottanta, non sono mai entrata nemmeno tra i primi cinque. Le mie canzoni però sono rimaste tutte nel tempo: queste sono le mie soddisfazioni.

C’è qualche differenza tra il Sanremo di ora e quelli di allora?
Oggi è tutto amplificato, però è divertente, mi sto divertendo! Una volta non c’erano selfie, ma era già un frullatore.

Arriviamo alla canzone: perché hai scelto proprio Che sia benedetta?
È stata la canzone che ha scelto me. L’ho sentita quando il mio ultimo disco, Combattente, era già chiuso. C’erano già titoli, singoli, video, copertina, tutto. All’improvviso mi arriva quel brano, avrei potuto rimandare l’uscita ma sarebbe stato complicato perché già programmata. Il testo mi ha così toccato che ho pensato che meritava una platea più vasta e dedicata solo a lei, coì ho deciso questa follia di Sanremo.

Il testo è molto importante: è difficile interpretarlo?
No, perché faccio sempre attenzione alle parole, canto solo cose che condivido, concetti per i quali possa metterci la faccia. La canzone l’ha scritta Amara ma in quel momento, sul palco, è mia, sono io che la racconto con la faccia e con i gesti, come faccio sempre quando canto. Vedo le canzoni dentro di me, mi viene istintivo cantarle con il corpo, mi prendo la responsabilità, ci metto la faccia. La penso come necessaria in un momento come questo, è una riflessione sulla vita.

Come rispondi alle critiche che ci sono state sui Social sulla tua presenza qui al Festival?
C’è sempre qualcuno che critica, c’è chi ci vorrebbe in un Olimpo, in una casta che non si deve sporcare nel cantare a Sanremo o nel duettare con chi esce dai talent. Di questi steccati ne ho un po’ le scatole piene! Che pensassero quello che vogliono, io me ne frego!

 

Intervista di: Andrea Dispenza

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