Ermal Meta e Fabrizio Moro: la coppia più chiacchierata di Sanremo contro la paura della paura

Scritto da  Sabato, 10 Febbraio 2018 

E’ stata la notizia dell’edizione 2018 che per una volta ha messo a tacere possibili gossip, l’ipotesi di esclusione della coppia formata da Ermal Meta e Fabrizio Moro per il ritornello tratto da una precedente canzone dello stesso autore, Andrea Febo; archiviata la vicenda, “Non mi avete fatto niente” è tra i brani favoriti nella finale di stasera. La sala stampa si è ingolosita ed eccitata, a mio parere cavalcando una vicenda spinosa che poteva garantire la notizia, ma oggi sembra brindare al duo. Si sono conosciuti lo scorso anno a Sanremo, e quest’anno si sono presentati con una canzone contro la paura dopo gli attentati di Manchester che, nella versione duettata con Simone Cristicchi, è diventata giornalismo di denuncia. Uno sguardo alla cronaca, un taglio sociale, senza perdere la narrazione e l’intimità dell’emozione.

 

Ermal Meta e Fabrizio Moro cantano la paura e gli attentati e lanciano l’invito a non cambiare, a non arrendersi. Del resto Fabrizio nel 2007 vinse tra i Giovani con “Pensa”, ispirata da un film su Paolo Borsellino. E lo scorso anno Ermal con “Vietato morire” ha affrontato il tema della violenza familiare, conquistando il pubblico, il terzo posto a Sanremo 2017 e il Premio della Critica Mia Martini.

La vostra canzone cita la paura ma ha anche un antidoto?
“La musica è già un antidoto ed è un modo per avvicinare ragazzi e perfino bambini a temi altrimenti difficili da fruire. Quello che si cerca di dire non è che bisogna combattere la paura, ma la paura della paura. Così ci si paralizza, mentre il tempo che fluisce, se non cancella, almeno attenua e dimostra che la vita è più forte di tutto.”

“Non mi avete fatto niente” diventa un mantra?
“La vera arma contro la violenza è la resistenza che non è passività o indifferenza, superficiale sguardo che si distoglie. C’è un bilanciamento: non mi avete fatto niente non vuole dire che non è successo niente ma che non sono scalfiti la fiducia e l’amore per la vita. Quando si corre si va veloci ma si rischia di cadere; quando si è a terra, si è abbattuti ma c’è la spinta per rialzarsi. La vita è sempre dinamica e nella morte di un momento risiede la possibilità di procedere verso il futuro. Il messaggio è che la rabbia può essere trasformata in amore.”

Due stili nel cantare molto diversi tra loro: che tipo di sintesi?
“Con molta naturalezza, attraverso il dialogo, che unisce e valorizza le differenze. Fabrizio ha due, tre voci in una e quindi si sfrutta in coppia questa potenzialità mentre io riesco a lavorare su altri aspetti di espressività. I nostri percorsi e stili sono molto diversi e, senza uno studio delle strofe e una ripartizione a tavolino, il gioco si è incastrato positivamente in modo alchemico. Così è accaduto ieri anche con Simone Cristicchi con il quale non ci vedevamo da anni e non avevamo provato, ma ha funzionato. Prima di salire sul palco un fan ha postato su Facebook la lettera di un familiare di una delle vittime dell’attentato al Bataclan a Parigi poi recitata da Simone, dicendo che da lì probabilmente eravamo partiti come ispirazione. Non era in realtà così ma ci è venuta un’idea.”

Com’è nata l’ispirazione?
“Non ci avete fatto niente è, come tutti voi ormai sapete, la frase finale di una canzone precedente e ci ha riportato indietro nel tempo; questo ci sembrava il cuore che volevamo raccontato.”

Cosa accadrà dopo il festival?
“Non ci sarà un dopo Sanremo in coppia. Abbiamo dischi solisti in arrivo. “Non abbiamo armi”, una raccolta di inediti che presenterò - ha detto Ermal - il 28 aprile al Forum di Milano - e non vedo l’ora di cominciare perché sono in astinenza da concerti.”
“E il mio nuovo - ha annunciato Fabrizio - debutterà alla Curva dello Stadio Olimpico il 16 giugno.”

Intervista di: Ilaria Guidantoni

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