Enzo Favata: musica limpida che arriva al cuore

Scritto da  Domenica, 11 Aprile 2010 

Enzo Favata“The Night of the Storytellers” è il nuovo lavoro discografico (per l’etichetta Isola dei Suoni) del sassofonista e compositore Enzo Favata in trio con il chitarrista Marcello Peghin e Yuri Goloubev al contrabbasso. Enzo Favata ce ne parla in questa intevista.

 

 

 

Come nasce l’idea di “The Night Of The Story Tellers”?

“The Night Of The Story Tellers” è un insieme di piccole storie affidate alla musica  raccontate nella notte lo spazio temporale più adatto all’ascolto ed alla riflessione, in un era dove tutto urla nei media e nella società, questo disco si fa ascoltare proprio per i suoi contrasti fatti ampi spazi e silenzi una musica geometricamente limpida e che va dritta al cuore di molte persone. Erano anni che volevo fare un disco del genere, un trio chitarra contrabbasso e sassofoni con sonorità cameristiche a cavallo tra improvvisazione jazz musica classica e riverberi popolari, in un gioco di penombre e tenui  riflessi, è stato quindi ampiamente meditato senza dubbio.

Da chi hai preso spunto a livello jazzistico che classico?

Per quanto riguarda me posso essere più preciso la mia matrice jazz sullo strumento parte da Jhon Coltrane passando per la musica di W. Shorter  J. Garbarek  J.Surman, la contaminazione tra vari linguaggi mi ha portato ad indagare anche nel mondo della musica folclorica della mia isola la Sardegna gli strumenti come le launeddas a volte si sentono nel mio fraseggio, un altro legame forte è anche quello con il   Latino America del quale sono sempre stato affascinato dal folclore popolare così puro (un po’ come quello che più mi appartiene della Sardegna) che spesso si è fuso  con la musica colta di altissimo livello per esempio musicisti come Villa Lobos, sono di grande influenza per molti artisti contemporanei del calibro di Egberto Gismonti al quale anche noi siamo legati soprattutto Marcello Peghin che ha un chitarrismo simile a quello del musicista brasiliano, Yuri ha un percorso diverso perché viene fuori dalla grande Accademia russa con un destino da  concertista classico per 12 anni in giro per il mondo con i Solisti di Mosca per poi scegliere la sua grande passione il jazz e trasferirsi tra Italia ed Inghilterra.

Il tuo stile, in questo disco, passa dall’improvvisazione alla musica da camera: come mai questa scelta di muoversi su due ambienti completamente diversi l’uno dall’altro?

Non è una scelta di campo è un suono che viene naturale da un trio del genere, conoscere le nostre storie ed i nostri percorsi, rende più facile comprendere perché questa musica scorre cosi naturalmente da un ambito all’altro. Per quanto mi riguarda dato che il disco è frutto di una mia idea musicale e progettuale il mio concetto di suono che si  discosta dalla strada maestra  è  un suono originale fatto appunto di tanti elementi che si intrecciano, ma allo  stesso tempo la melodia è una caratteristica che lo contraddistingue ed è così che pian piano hanno incominciato ad interessarsi a me ed a quelle strane composizioni che hanno tanti sapori insieme. Ti racconto un aneddoto di circa 20 anni fa, si trattava di  un giornalista di un quotidiano del sud, che dopo un concerto, era chiaro che non gli era piaciuto, non riusciva a capire la matrice e le influenze  della mia musica, da  critico jazz ritenne di indignarsi e negativamente scrisse  “la sua musica è un imprecisato connubio tra vari stili  musicali non catalogabili e pertanto non riconducibili ad uno stile preciso E. Favata è incollocabile in nessuno scaffale della vostra discoteca jazz, io per esempio  non sapendo dove mettere un suo disco sarei costretto a buttarlo”. Lui pensava di dire una cosa negativa sulla mia musica, invece inconsapevolmente aveva precorso la definizione di world music world jazz crossover music, etichette di stili musicali che allora non esistevano ancora  sul mercato. Dopo allora i concerti in tutto il mondo hanno permesso di far conoscere la mia musica ed a me conoscere altri artisti che suonavano in quella direzione cioè quella delle contaminazioni come per esempio Dino Saluzzi, Miroslav Vitous, Lester Bowie, Jango Bates, Dave Liebman, Omar Sosa e tanti altri con i quali nel corso degli anni

Come è nata la collaborazione con Yuri Goloubev?

Come dicevo prima erano anni che meditavo un disco con una formazione in trio per sassofoni chitarre e contrabbasso, dei tre strumenti avevo a disposizione  il chitarrista Marcello Peghin con il quale collaboriamo da più di 20 anni , ma non trovavo il contrabbassista giusto, sin quando per caso su internet ci siamo incontrati su MySpace con Yuri Goloubev, lui era stato 12 anni in giro per il mondo a suonare la musica classica con i Solisti di Mosca e poi aveva abbandonato tutto per il jazz, mi incuriosiva questa storia e poi il suo suono era quello che ci voleva uno strumento ritmico armonico, che allo stesso tempo si tramutava in un violoncello in uno strumento melodico quanto il mio sassofono ed il disco ne è il risultato il trio non è un triangolo, bensì consideriamolo un cerchio, come la circolarità della musica e delle idee che trasudano.

Il titolo di che tratta?

La storia del disco nasce anche da  suggestioni da cui si è sviluppato il concept del titolo e delle immagini.

…mi parli delle immagini?

L’immagine della copertina raffigura la piazza Jemaa El-Fna di Marrakech, considerato il luogo per antonomasia degli “storytellers” più famosi del mondo arabo, quell’immagine l ho scattata io furtivamente nella piazza , durante una tournèe in Marocco avevamo un day off (giorno libero) a Marrakech arrivammo nel tardo pomeriggio e dopo aver mangiato si era fatta notte sapendo della piazza andammo a vedere la piazza dove si raccontavano sin dai tempi antichi  le storie, non era permesso scattare foto e poi se mi fossi messo a cercare le pose migliori  avrei disturbato l’atmosfera speciale che si viveva, era una piazza piena di capannelli di gente disposta ad ascoltare delle persone che raccontavano , dei narratori, la cosa mi aveva colpito molto, una contrapposizione rispetto al nostro mondo dove ascoltare è cosa di pochi, quella notte resterà impressa nella mia vita come la notte dei narratori “The Night Of The Storytellers”. In questo disco sono presenti molte immagini, partendo da quelle appartenenti alla cultura Latinoamericana, la motocicletta del Chè, i tramonti, i mari, fino alle atmosfere primaverili, tanto che oltre all’udito è implicato anche il senso della vista. La fotografia è una mia passione sin da bambino, ma mi ritengo un fotografo della domenica anche se molti vorrebbero che facessi delle mostre, comunque sono un fotografo fortunato perché la musica mi porta in giro per tutto il mondo e davanti all’obbiettivo mi trovo tante storie che hanno voglia di raccontarsi ed io non faccio altro che registrarle come registro le influenze delle varie culture nella mia musica è  andata così che dall’incontro tra le mie immagini e la mia  musica è nato per questo concept “The night of the storytellers”.

 

 

 

Intervista di: Simone Vairo

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Grazie a: Enzo Favata, Ufficio Stampa Parole & Dintorni

Sul web: www.enzofavata.com - www.myspace.com/enzofavata

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