Elisa: vent’anni di carriera tutti da festeggiare

Scritto da  Sabato, 04 Febbraio 2017 

Eppure sentire in arrivo una bella novità. Elisa (23 dischi di platino, 1 disco di diamante, 6 dischi d’oro) quest'anno festeggia vent'anni di carriera e si fa in tre. Tre, infatti, sono le anime di tre appuntamenti diversi all'Arena di Verona, che vedono protagonista l'artista di L’anima vola.



ElisaIl 12, 13 e 15 settembre Elisa si esibirà in tre serate uniche, una diversa dall’altra: quella pop-rock, quella acustica e quella orchestrale, dove niente sarà uguale alla sera prima e dove la stessa Elisa si divertirà a sperimentare cose nuove e a divertirsi con il pubblico. Per ripercorrere un sentiero pieno di sonorità diverse: elettroniche, soul, britanniche, etniche, a volte dolcissime. Dolcissimo anche il suo inizio, al fianco di Zucchero (come poteva essere altrimenti), ancora prima di Sanremo.

L’abbiamo incontrata a Milano, ci ha parlato della sua carriera, del suo progetto e dei suoi ricordi di quando ha iniziato.

Partiamo da quel luglio 1997, il tuo inizio. Ti ricordi com’è nata la tua favola?
È stato un inizio davvero enorme! Doveva ancora uscire il mio primo album, ero abituata a suonare solo nei locali della mia regione, il Friuli, al massimo mi esibivo in Slovenia. Poi, all’improvviso, è arrivata l’occasione di aprire due concerti di Zucchero allo stadio: è stato surreale, l’inizio di un viaggio che continua ancora adesso.

Un viaggio durato vent’anni, da festeggiare con tre concerti all’Arena, a settembre. Racconta.
Sono tre concerti speciali perché diversi fra loro. Il primo live è pop, pieno di energia, di momenti di puro contatto con il pubblico, senza filtro, da L’anima vola al rock di Cure me o di Together. Il secondo live è acustico, ci saranno atmosfere intime, molti musicisti sul palco, mi piacerebbe aggiungere cori gospel o di voci bianche. Sarà la serata di Lotus o di Ivy, lavori che contengono versioni intime di canzoni come Hallelujah, A prayer o la versione acustica di Luce. Infine il concerto con l’orchestra di più di 40 elementi. Ci sarà un po’ del mio repertorio ma soprattutto, nel terzo live, omaggerò delle canzoni molto impegnative come Caruso o Fly me to the moon, che mi ricorda di quando a 16 anni facevo il pianobar. Sarà un’orchestra estremamente classica, mentre durante le tre serate ci possono essere delle sperimentazioni particolari.

Ci saranno degli ospiti?
Sicuramente sì, ma devo ancora telefonare a tutti, non so dirti chi. Ci saranno dei nomi della musica ma ci saranno anche artisti non ancora consolidati in quanto a popolarità, perché magari hanno fatto un solo album o perché sono appena usciti, ma non per questo meno talentuosi.

ElisaLa tua carriera discografica è sempre stata al fianco di Caterina Caselli e della sua etichetta, la Sugar. Almeno fino a poco tempo fa, fino a quando sei passata alla Universal Music. Ci racconti il perché di questo divorzio artistico?
È stata una scelta molto difficile, ci ho pensato a lungo, pensa che alla Sugar è stata mia madre a firmare il mio primo contratto perché io ero ancora minorenne. Una decisione pesante che ho preso senza portarmi dietro nessun sentimento negativo. Nei confronti di Caterina Caselli ho solo gratitudine. In questo momento artistico, però, ho scelto di seguire il mio istinto e ho trovato in questa nuova casa discografica quello che il mio istinto stava cercando. Al momento c’è un clima molto concentrato di studio e di ricerca, ma avrò sempre, per la Sugar, un senso profondo di affetto per tutto quello che ho fatto con loro in questi anni.

Vent’anni di musica, un po’ in inglese, prima, e poi in italiano. In quale lingua preferisci cantare?
Entrambe, mi piace cantare sia in italiano, sia in inglese. Alcuni miei testi sono così viscerali, in italiano, che in inglese non renderebbero: Un filo di seta negli abissi, per esempio, è una canzone che può vivere solo in italiano. La verità, però, è che non mi chiedo mai se ha importanza: è l’intensità che conta, non la lingua. Italiano o inglese, fino a oggi, con il pubblico ci siamo sempre compresi.

Rifarai Amici quest’anno?
Come? Avete sentito qualcosa? (ride)

Ok, non puoi ancora dirci nulla. Però, a proposito di questa esperienza in televisione, puoi raccontarci due cose: cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto il ruolo di coach ad Amici?
È una cosa a cui riesco a rispondere solo ora, dopo che è passato un po’ di tempo da quando ho cominciato, dopo che ho avuto la possibilità di maturare questa esperienza. Mi ha tolto del tempo per pensare: ad Amici ho compreso il senso dell’immediatezza, lì devi reagire, agire, performare, essere sempre pronto, non ci sono fasi riflessive. Allo stesso tempo, però, credo che sia stata una cosa buona e non un limite. Cosa mi ha dato in più? Sicuramente mi ha arricchito dal punto di vista umano: grazie ad Amici ho capito le dinamiche di un gruppo, nel lavoro e nella vita, ed è stato un bene, una cosa per me nuova.

 

Intervista di: Andrea Dispenza
Grazie a: Alessandra Bosi, Ufficio stampa Parole & Dintorni
Sul web: www.elisatoffoli.com

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