El Cijo: è una questione di ragionevolezza

Scritto da  Giuseppe Gioia Giovedì, 07 Maggio 2009 

El CijoLa band di Ancona, El Cijo, propone un  viaggio ai confini della realtà e della percezione con un sottofondo folk. “Bonjour My Love” è il loro nuovo disco. Risponde alle nostre domande Simone Furbetta, voce e chitarra ritmica del gruppo.

 

 

        

Il vostro è un disco che colpisce già dalla scelte dell’art work: come lo avete scelto e cosa c’è dietro il “topolino”?

L’art work è opera di Marco, uno dei nostri (chitarra, contrabbasso, voce in El Cijo). Si è occupato lui di mettere a punto la copertina del disco. Il disegno del topo invece - e anche gli altri disegni all’interno del disco - ci sono stati gentilmente donati da Ericailcane, un bravo e apprezzato illustratore. Personalmente non lo conoscevo, è stato Marco a farmelo conoscere. Se mi chiedi un significato da dare al topo mi metti in difficoltà. Abbiamo creduto che ci stesse bene. Volevamo collaborare con Ericailcane e l’abbiamo fatto e il risultato a noi piace e spero piaccia non solo a noi. Non so dirti molto di più, la collaborazione con Ericailcane è stata spontanea, rapida, fulminea direi. Ha ascoltato il disco e poi ha disegnato il topo. Forse a lui andrebbe chiesto il perché.

Quali difficoltà incontrate nel proporre “certa musica” in Italia?

Molte difficoltà, naturalmente. In primis c’è la lingua. Non cantando in italiano, in Italia si rema controcorrente. Forse anche giustamente, peraltro. Fatto sta che non è tanto la musica che proponiamo ma la lingua nella quale la proponiamo. In italiano, la stessa musica, probabilmente avrebbe più possibilità. Perlomeno questa è la mia impressione. Resta un problema: fare la stessa musica, in italiano, forse non regge. Non è escluso che un giorno ci proviamo. Per adesso non è aria. Continuiamo ancora così. Abbiamo molte altre difficoltà, ma credo che questa della lingua sia la maggiore.

Rispetto ai 70’s (di cui molta vostra musica sembra figlia) cosa è cambiato?

Tutto, forse. Ascoltavo pochi giorni fa un disco di Tim Buckley. Be’, lui ci dava dentro. Era una registrazione in studio ma sembrava un concerto. Canzoni lunghe, ossessive, dilatate. O meglio, canzoni senza una durata che tu potessi tenere sott’occhio: quattro, cinque, sei, dieci, mille milioni di minuti. Ciononostante erano canzoni che probabilmente non avevano uno stretto bisogno di quella durata. Insomma, quelle canzoni di Tim Buckley sarebbero state belle comunque. Eppure, della durata, chi se ne importa. Chi se ne importa se una canzone che “ragionevolmente” può essere breve, noi la rendiamo “irragionevolmente” lunga. Ecco la differenza, la ragionevolezza. Che poi questa ragionevolezza dipenda dal mercato o da qualche altra cosa (ma probabilmente dipende dal mercato), poco importa. Se mi chiedi cos’è cambiato, ti rispondo che siamo più ragionevoli oggi che allora. Più sobri. Noi, nel nostro piccolo, con  “Bonjour my love” siamo stati diciamo sobri per metà. Un disco d’esordio con sedici tracce alcune delle quali strumentali è in effetti, coi tempi che corrono, un po’ irragionevole.

Un tempo si era più aperti a suggestioni musicali atipiche?

Sì, be’, come dicevo sopra è una questione di ragionevolezza.

Spesso la vostra musica porta la mente verso il paesaggio ed il clima di Nashville. Conoscete direttamente questi posti?

No. Non li conosciamo e forse mai li conosceremo. La musica che suoniamo viene fuori dagli ascolti che abbiamo fatto, dai concerti cui siamo andati eccetera. Nelle interviste ci viene spesso chiesto se ci sentiamo autentici a fare questo tipo di musica. La risposta è no. Non ci sentiamo autentici da un mucchio di tempo. Abbiamo ascoltato roba che veniva dall’estero fin dalla tenera età, e adesso siamo fregati. Forse dipende dal fatto che in Italia la buona musica è difficile da trovare. Vorrei dire ai discografici italiani: producete musica migliore altrimenti i ragazzi giovani - intendo gli appassionati di musica, quelli che per la musica non ci dormono la notte, non i ragazzi che della musica non gliene frega niente e si bevono qualunque porcheria - ascolteranno sempre di più la musica straniera. X-Factor non potrà salvarvi a lungo.

Mi è sembrato che, in alcuni casi, anche voi siate stati rapiti da Syd Barrett…

Syd Barrett. Personalmente ho ascoltato molto Syd Barrett, ma non credo che nel disco ci sia qualcosa che lo ricordi. Lui era tagliente, imprevedibile, sinistro. Non siamo all’altezza del paragone. La musica di “Bonjour my love” è più mansueta.

Siete dei “feticisti” del vintage e di tutto quello che ruota attorno a questo mondo?

A titolo personale rispondo di no. Del vintage non me ne frega niente. Non so nemmeno con precisione che cosa sia. Ma quando sento quella parola mi aspetto (non so perché) che arrivi da un momento all’altro qualcuno che mastica un chewingum e dice uno scioglilingua a velocità impressionante. E’ il mio sogno ricorrente, faccio sogni vintage.

E’ fin troppo scontato dire che il folk gioca un ruolo fondamentale in “Bonjour my love”. Che rapporto avete con la musica cantautorale e d’autore invece?

Il folk, sì. Anche il cantautorato. Ma non solo. Io ho ascoltato un mucchio di musica punk e quando studiacchiavo la tromba mi sono fatto endovene di classica e di jazz (con risultati discutibili). Gli altri del gruppo hanno alle spalle altri ascolti. Insomma, come si dice, cerchiamo di spaziare. Spaziare è facile, ci riescono tutti.  

Il sogno nel cassetto di El Cijo?

Per adesso El Cijo sta costruendo il cassetto. Il sogno ce lo metterà poi. Abbiamo avuto la possibilità di suonare insieme a bravi gruppi, italiani e stranieri, questo è già per noi motivo di soddisfazione. Vogliamo fare un secondo disco, abbiamo un sacco di pezzi nuovi. Stiamo facendo una cernita. Ecco, direi che se ci fosse un cassetto da riempire ci metterei dentro un buon secondo disco. Grazie del tempo che ci hai dedicato.

 

 

EL CIJO sono:

Simone Furbetta: voce, chitarra acustica, tromba

Marco Molinelli: chitarra acustica, voce, banjo, double bass

Pietro Baldoni: cori, batteria, chitarra acustica

Giorgia Furbetta: cori, rhodes, xilofono

Alessio Ballerini: laptop

 

Intervista di: Giuseppe Gioia

Recensioni correlate: Cd Bonjour My Love

Grazie a: Simone, El Cijo, Ja.La Promotion & Media Activities

Videoclip: Just A Rebel Song

Sul web: www.elcijo.com - www.myspace.com/elcijo

 

 

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