DDG Project: make music and have fun!!!

Scritto da  Tiziana Tesio Domenica, 09 Settembre 2012 

ddgDDG Project è un progetto multiculturale che spazia dalla musica alle arti visive. Utilizzando un linguaggio globale che mescola idiomi diversi ispirandosi al concetto di “Esperanto”, ha l’obiettivo di abbattere musicalmente le barriere creative, culturali o di genere. Il  DDG Project è un’idea artistica che ruota intorno alla figura di DDG, compositore ed arrangiatore di origine campana che, nel suo primo disco  “Chaos” (uscito a maggio) vanta collaborazioni con musicisti di caratura internazionale. Davide De Gregorio, in arte DDG, ha risposto alle nostre domande.

 

 

Sono curiosa di sapere l'origine della "sigla" DDG PROJECT?

DDG sono semplicemente le mie iniziali. Cercavo uno pseudonimo  che non mi localizzasse geograficamente e che al tempo stesso, non essendo riferibile a nessuna nazione in particolare,  fosse espressione di una visione globale della mia musica e del mio linguaggio , senza confini e limiti territoriali o di genere. L’aggiunta di “project” poi , ha due funzioni principali: La prima artistica poiché con la parola “Project” volevo rendere l’idea di un lavoro dinamico, “un perenne work in progress”, un flusso di ricerca e produzione in continua evoluzione. La seconda pratica in quanto esistono nel mondo altri DDG e questo creava confusione nelle ricerche su internet mettendo insieme ed associando le loro produzioni  musicali con le mie.

Abilità professionale e talento, capacità che rendono alla fine liberi di spaziare nella creatività?

Credo che siano delle “condicio sine qua non” dalle quali non si può prescindere. Un serio approccio professionale alla musica è assolutamente necessario, ma in genere tutti possono averlo . Il talento invece è un fatto innato : o ce l’hai o non ce l’hai. Se lo hai può portarti in molte direzioni diverse, ma è importante che siano gli altri a riconoscerlo in te.

“Esperanto” lingua internazionale, per te vuol dire molto di più?

Il progetto “Esperanto” come lingua aveva una “romantica” e  forse utopica spinta creativa, tendente all’abbattimento delle barriere linguistiche ed alla cancellazioni dei limiti comunicativi tra popoli diversi ; un’ idea che condivido pienamente dal suo punto di vista evolutivo. Nel mio caso e’ una formula che ho associato alla musica per descrivere la multiculturalità e il multilinguismo presente nelle mie canzoni, che hanno come obiettivo principale l’abbattimento dei limiti di “genere” o i limiti di “lingua”. Prevalentemente uso un inglese più internazionale (lingua che senza dubbio ha avvicinato milioni di persone alla comprensione reciproca)  ed allargo il mio vocabolario con parole parole di varie lingue e di uso più globale . E’ una scelta soprattutto sonora perché alcuni termini mi danno la possibilità di “suonare” e cantare certe parole dando ritmo e cadenze particolari. Anche nella pronuncia non mi sono legato ad accenti necessariamente specifici , per avere la libertà di utilizzare il suono di una stessa parola,  a seconda del brano e della sua musicalità  e della necessità di darle una contestualizzazione sonora indipendente. Parte fondamentale di questo “esperanto musicale” e’ l’unione di vari generi anche nello stesso brano musicale. Non appartenendo ad alcun genere specifico come il Jazz, il Blues, il Rock e così via ,  ho preferito , da estimatore, fruitore ed ascoltatore, mescolarli in modo da provare a trovare altre vie di espressione attraverso la ricerca di altri suoni “derivati” e miscelati. Il grande divertimento nel fare musica e’ per me la chiave delle mie proposte, una regola mia personale. Make music and have fun!!!

L'esordio con “Chaos” uscito lo scorso 22 maggio, vanta collaborazioni quali Cora Coleman e Josh Dunham (musicisti di Prince e Beyoncè), Dave Pemberton (produttore e sound engineer di Kasabian e Prodigy). Io non lo chiamerei esordio: in realtà il progetto ha radici più profonde?

Un Album racchiude in se tante passaggi importanti di questo lavoro, dalla composizione dei brani, allo sviluppo di nuove idee, dagli incontri professionali decisivi, alla realizzazione vera e propria e dunque è la storia di un percorso che di fatto è un esordio, ma solo disco graficamente..Gli esordi nella vita sono tanti, ma a questo sono legato in particolare perché e’ un cerchio chiuso sulla storia musicale ed artistica da me vissuta fin ora. Avere incontrato chi ha creduto in questo progetto e’ stata una grande possibilità ed una svolta determinante. Il mio manager, Gianluca di Furia, ha dato un contributo fondamentale alla realizzazione di questo disco, credendo per primo a questa idea , finanziandola e sposandola fino in fondo. Mi ha accompagnato nella scelta dei brani, nella selezione delle sonorità, nella valutazione delle collaborazioni, assecondando le mie proposte. Cora, Josh, Dave Pemberton, Simon Gogerly, Jerry Boys, John Keane , Julio Guerra, Giovanni Hidalgo… radici profonde, viaggi, un cammino fatto di incontri, confronti, condivisione, musica , gioia, sudore, lavoro, esperienze…

Davide, hai realizzato e creato progetti importanti quali, su commissione della FAO, lo spot istituzionale in cinque lingue per il World Water Day. A volte la vita dell'artista è una "missione": cosa pensi in merito? 

Credo che ogni artista cerchi di diffondere il più possibile il prodotto del suo lavoro  e di essere, visto, interpretato, ascoltato, criticato, suonato, mixato, recensito etc. La collaborazione con FAO e Nazioni Unite mi onora. Essere stato scelto per accompagnare alcune loro campagne di  sensibilizzazione  con le mie note è un grande privilegio. Se la mia musica può fare da colonna sonora a messaggi su temi importanti come i diritti umani, la salvaguardia del pianeta e delle sue risorse naturali, etc… la cosa non può che farmi pensare che ci siano altre “missioni” che la musica ti da’ la possibilità’ di incontrare. Naturalmente, come ogni altro artista, ho anch’ io la mia componente di ambizione personale ed aspiro a fare più concerti possibili, a  diffondere i miei dischi, ad essere conosciuto ed apprezzato da tante persone nel mondo, ma sono consapevole che esistono professioni con “mission” molto più importanti della mia .Tuttavia avere la stima e la fiducia di queste organizzazioni, avere  una “voce” ed  un “palcoscenico” internazionale sono possibilità ed privilegi unici che cerco di rispettare, meritare ed utilizzare con responsabilità. Nella FAO e nelle Nazioni Unite c’è tanta gente che lavora incessantemente per migliorare le condizioni di vita di milioni di esseri umani e dare anche un mio piccolo personale contributo, mi restituisce  molta soddisfazione e  aggiunge un ulteriore senso al mio lavoro.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Buon ascolto e grazie. “peace one love” DDG

 

 

Intervista di: Tiziana Tesio

Grazie a: DDG e Ufficio Stampa Parole & Dintorni

Sul web: www.ddgproject.com

TOP