Davide Santorsola: il mio orizzonte è una linea che simboleggia speranza

Scritto da  Martedì, 08 Gennaio 2013 

E' uscito “HORIZON“, il nuovo disco di inediti del pianista e compositore pugliese DAVIDE SANTORSOLA, in vendita su iTunes e nei principali digital store. “HORIZON” è un album per pianoforte solo ed è il primo che contiene esclusivamente brani scritti dallo stesso pianista.

 

 

Autodidatta, immerso nella musica fin da bambino, negli anni 70' un adolescente intraprendente e con tanto talento: pensi che queste caratteristiche oggi possano portare alla luce un artista?
Certamente! La forza d’animo interiore e il talento personale non credo possano essere influenzate dagli usi e dalle consuetudini dell’Era nella quale si vive, piuttosto dal contesto familiare, invece, da quello sì, senz’altro.

 

Negli anni 80' il “Davide Santorsola trio”, da allora tanto studio e tanta pratica, un "crescendo" di collaborazioni illustri tra le quali il contrabbassista giapponese Kiyoto Fujiwara e due dischi entrambi prodotti da Susumu Morikawa. Cosa vuoi dire in proposito?
L’esperienza che ho provato durante i tour in Giappone è unica: ho conosciuto persone davvero speciali, la cui amicizia mi ha tanto arricchito spiritualmente. Questa preziosa esperienza non può prescindere dal mio modo oggi di pensare e di fare musica.

 

Oggi il nuovo disco di inediti "Horizon": vuoi raccontarmi il tuo "viaggio" immerso nell'orizzonte?
L’orizzonte è una linea apparente che separa la terra dal cielo e che divide tutte le direzioni visibili in due categorie, quelle che intersecano la superficie terrestre e quelle che non la intersecano. Il termine orizzonte deriva dal greco “horizon” che significa “cerchio che delimita”. Ora, trasponendo simbolicamente il concetto, il mio orizzonte cambia continuamente ed è una linea immaginaria che ogni giorno separa ciò che conosco da ciò che invece non conosco ancora. Il mio orizzonte è una linea che simboleggia speranza, aspettativa, curiosità nel futuro e che delimita in superficie i miei dubbi su ciò che sono nel presente. Il viaggio rappresenta appunto la possibilità, l’opportunità di scoprire nuovi orizzonti, di estendere i propri limiti, ampliando le proprie conoscenze ed il proprio sapere. Non si tratta solo di luoghi geografici, ma soprattutto anche di luoghi dell’anima, aprendo sé stessi a nuove culture e a nuovi incontri. Il viaggio è una preziosa occasione per migliorare sé stessi e gli altri, un’occasione per lasciare un segno, sia pure piccolo, utile e positivo della propria esistenza.

 

Dieci brani scritti da te, unico strumento il pianoforte, con il quale esprimi le tue emozioni…
Sì, Horizon è un “concept” album. È una sorta di personale diario di viaggio, durante i miei spostamenti per concerti da aprile a settembre di quest’anno, e descrive, in 10 brani, simbolicamente dieci miei diversi stati emotivi. I dieci brani inclusi in Horizon sono tutti in relazione fra loro e ciascuno ritrae un diverso umore in corso del viaggio, appunto. Ad esempio, il primo brano, “Devo andare”, cattura quel particolare stato d’animo nel quale si giunge alla chiara consapevolezza della necessità di partire, nonostante dubbi, incertezze; il secondo, “Greyhound bound for horizon”, del viaggio prende quei momenti di tempo sospeso, quelli durante i quali si oscilla tra la nostalgia del passato lasciato e l’euforia per il valore atteso dal futuro. Ogni brano, dunque, è un’istantanea, una pagina del mio diario di viaggio, via via sino alla traccia finale, con l’equatore all’orizzonte, “Brazilian theme variations”.

 

(Domanda di rito) Mi interessa sapere cosa pensi dell'ambiente musicale contemporaneo in Italia.
La domanda esigerebbe una risposta complessa… Per il momento mi limito a dire che nonostante la qualità delle proposte artistiche “made in Italy”, spesso accade che major e produttori/organizzatori italiani preferiscano non rischiare, non investendo sulla novità, ma andando piuttosto sul sicuro, promuovendo, così, formule e prodotti triti e ritriti fatti ad hoc per presunti consolidati mercati…

 

Vuoi aggiungere qualcosa?
Non saprei… riprendendo spunto dalla tua precedente domanda, esprimerei un mio intento, per finire, citando Kerouac dal suo Scrivere bop: “Evita la “selettività” d’espressione e segui invece la libera deviazione (associazione) della mente dentro i mari di pensiero illimitati e soffia-sul-soggetto, nuotando nel mare […] Soffia forte quanto vuoi – scrivi in profondità, pesca in profondità […] Il lettore non mancherà di ricevere la scossa telepatica e l’eccitazione-significato dettate dalle medesime leggi che operano nella sua mente di uomo.”

 


Intervista di: Tiziana Tesio
Grazie a: Davide Santorsola e Ufficio Stampa Parole & Dintorni
Sul web: http://www.davidesantorsola.com/http://www.myspace.com/davidesantorsola
http://www.facebook.com/pages/Davide-Santorsola/134131287451

 

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