Davide Matrisciano: il mio disco è di una intimità spaventosa, quasi da amplesso

Scritto da  Mirko Ledda Giovedì, 11 Ottobre 2012 

“Traffico di pulsazioni - nove modi di intendere il frastuono”, il primo lavoro autoprodotto di Davide Matrisciano, ripropone in chiave moderna un modo di sperimentare tipico degli anni ’70 senza mancare di freschezza e carica emotiva. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Davide.

 

 

Davide, raccontaci del tuo percorso musicale sin dagli esordi. Niente che sia già scritto sulle biografie ufficiali. Un particolare, un ricordo, la prima volta che hai pensato "voglio fare musica".

La prima avvisaglia “ufficiale” che ho riscontrato è stata all’età di 18 anni. L’anno precedente avevo esordito alla composizione, scrivendo testo e musica di un pezzo alquanto ermetico e lievemente esoterico (del resto questi due vocaboli fanno parte della mia natura), ed alcune persone dell’ambiente discografico, conosciute tramite amici musicisti, mi sollecitarono alla prosecuzione di questo percorso. Bene, sarà stato anche il panorama montano che quella sera era galvanizzante, ma accettai di getto, ed il giorno seguente scrissi un secondo pezzo che poi affidai ad una band delle mie parti, purtroppo mai pubblicato (chissà che un giorno non lo riprenda).

Recensendo il tuo album non ho potuto fare a meno di pensare al primo Battiato. Quali sono le tue principali influenze? Chi vale la pena seguire oggi in Italia?

La domanda è semplice, ma la risposta non altrettanto. Però, riesco a dirti che le mie influenze sono giunte dalle zone del prog (italiano ed inglese), dal pop cantautorale, dall’ambient e dall’avanguardia tedesca. In Italia, attualmente, credo ci sia aridità a livelli altissimi, ma riesco ad intravedere dei “fiori nel deserto”, quali: Baustelle, Il teatro degli orrori, Le luci della centrale elettrica, Musica nuda, Zorama, Max Gazzè, gli estinti Bluvertigo. Tra quelli della vecchia guardia, dico assolutamente Franco Battiato, che in effetti è stata la causa lancinante dell’inizio della mia carriera di cantautore prima e di arrangiatore poi; inoltre Banco del mutuo soccorso, Le orme, Osanna, Fabrizio De Andrè, il Battisti ermetico affiancato da Panella, e pochi altri.

Sei anche paroliere e ti definisci cantautore. Perché hai scelto di fare un lavoro senza voce?

La domanda è molto interessante ed acuta, e la rispondo con grande piacere. In effetti, già da un paio d’anni era ben fermentata l’idea di un disco indie pop/electropop, ma la “maledetta” ispirazione, verso dicembre dello scorso anno, mi ha messo davanti delle portate ghiotte completamente al di fuori di quei generi, e seppur titubante, ho ceduto ad essa. Mi sono ritrovato a fare musica strumentale, cosa mai pensato nella mia testa, mai. Però devo dire che è stata quasi una benedizione, col senno di poi, dato che mi ha permesso di levigarmi meglio per il mio futuro musicale, specie per il mio sound.

"Traffico di pulsazioni" è un viaggio in musica. Cosa ti ha ispirato e cosa ti ha lasciato l'esperienza di scrittura, incisione e produzione dell'opera?

L’ispirazione, di cui accennavo prima, è stata martellante (nel senso letterale del termine) ma non ossessiva, cioè mi sono ritrovato per circa 4-5 giorni consecutivi con una vastità di suoni nelle orecchie, derivanti da fonti indistinte, inebrianti. Ho carpito il meglio di essi, li ho raggruppati alla mia maniera a tratti dadaista, ed è venuto fuori questo trip che mi ha immerso completamente per 4 mesi, dall’inizio della composizione alla fine delle registrazioni. L’album l’ho interamente composto e suonato io, e non per spocchia o diffidenza verso altri colleghi musicisti e compositori, ma solo perché ho ritenuto il tutto di una intimità spaventosa, quasi da amplesso.

Sbaglio nel leggere una funzione catartica nel tuo lavoro? In caso, da cosa vuoi/devi purificarti? Che ruolo vorresti che avesse la tua musica nella vita degli altri?

Esatto. Si tratta davvero di una mia purificazione (involontaria) artistica ed umana, che mi ha fatto apparire diversi significati apparentemente potenti solo come delle amenità e significati soft invece come iperbolicamente stimolanti. La copertina, realizzata dal mio amico e collaboratore Alessandro Palmigiani (artista noto a livello europeo per le sue opere visive dall’alto contenuto surrealista) spiega bene tutto ciò, con la sovrapposizione dei monti innevati sulla metropoli menefreghista, materialista, perfidamente ludica.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? E l'obiettivo da perseguire per i prossimi 20 anni?

Bhè, innanzitutto a tra settembre ed ottobre inizierò la fase degli arrangiamenti per i pezzi del secondo album, che finalmente conterrà completamente canzoni, e verterà sul genere indie pop ed electropop, con testi che preannuncio tosti, molto tosti, ma con melodie ed arrangiamenti carezzevoli che faranno sicuramente piacere a molti, credo. Inoltre, ho ultimato poche settimane fa le musiche per un film, commissionatemi dalla casa cinematografica tedesca Brandl Pictures, e con la quale resterò legato anche per un secondo film. Intanto proprio in questi giorni è stato pubblicato il mio primo romanzo “La corsa senza battiti”, dalla trama anti-logica e poco narrativa, a parer mio. Per i prossimi venti anni ? Chissà. Mi auguro ovviamente la prosecuzione di questo mio percorso artistico, senza orpelli e sempre incentrando il tutto sulla mia visione dell’arte anticonformista e surrealista.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Soltanto una cosa: complimenti all’intervistatore!

 

 

 

Intervista di: Mirko Ledda

Grazie a: Davide Matrisciano

Recnsione DAVIDE MATRISCIANO - Traffico di pulsazioni - nove modi di intendere il frastuono

Sul web: http://twitter.com/dav_matrisciano, www.myspace.com/davidefleurs, www.facebook.com/DavideMatriscianoOfficial

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