David Coppola: "Giovani, date il massimo per battere la crisi"

Scritto da  Mercoledì, 10 Dicembre 2014 

A soli diciannove anni, il cantautore vicentino David Coppola ha già dato alle stampe il suo album di esordio, "Run Away".

Un concept album, in quanto ogni brano tratta temi legati alla società odierna, logorata da una decadenza culturale, e dell’insoddisfazione provata da chi spera in un mondo migliore. In questa intervista, Coppola ci racconta il suo progetto.

David, sei ancora giovane, ma hai cominciato a suonare da bambino: come ti sei avvicinato alla musica?
"In famiglia, no di certo: i miei genitori hanno sempre cercato in tutti i modi di allontanarmi dalla musica e ancora oggi non vedono nel mio futuro la carriera di cantante e musicista. Il mio avvicinamento è stato reso possibile solo grazie al mio professore di musica alle scuole medie, che mi ha messo in mano un pianoforte e mi ha lanciato verso alcuni tornei di canto. Gli sono molto riconoscente per avermi avviato verso questa strada."

Hai studiato e suoni molti strumenti: con quali ti trovi meglio a scrivere i tuoi pezzi?
"Per scrivere i miei brani, parto sempre con la chitarra, che mi permette di essere molto dinamico ed elastico nella composizione, data la mia abilità di improvvisazione blues. Per le 'rifiniture' passo poi al pianoforte, che mi consente di dare maggiore stabilità e ritmo al brano."

Hai dedicato il tuo primo album “Run Away” a temi di grande attualità della società italiana, però hai deciso di scrivere in lingua inglese. Come mai?
"La scelta dell’inglese è dovuta alla sua maggiore musicalità, o meglio, a una maggiore semplicità compositiva. Premesso che si conosca la lingua, ovvio! Infatti, l’inglese è molto malleabile, con termini che possono essere facilmente storpiabili con allungamenti e adattamenti vari. È vero che si tratta di temi relativi alla società italiana, ma ciò non significa che essi siano esclusivamente legati all’Italia: l’inglese è una lingua universale, che può eventualmente aprire le porte anche all’estero."

Uno degli argomenti che tratti è quello del bullismo. Per la tua esperienza, a che punto è oggi questo fenomeno?
"Come gran parte dei fenomeni passati, anche il bullismo si è in parte affievolito. D’altra parte, possiamo notare un’informatizzazione del bullismo, attraverso Internet e soprattutto i social network: abbiamo già sentito negli anni scorsi episodi di insulti per mezzo dei social, che hanno spinto alcuni giovani anche a farla finita."

Dai tuoi testi emerge una disillusione verso la politica e la giustizia sociale che è propria di molti giovani come te. Quale può essere allora la soluzione per uscire da questa crisi, della società prima ancora che dell’economia?
"La soluzione è cambiare atteggiamento: smettere di essere passivi, smettere di lavarsene le mani e lasciare il lavoro sporco agli altri, smettere di trascinare la propria vita un giorno dopo l’altro, senza prendere le redini del proprio futuro. Siamo in tempi bui, questo è vero: vedo tanti giovani della mia età che non si danno da fare per migliorare la propria situazione. Sembra quasi che la crisi economica sia diventata una scusa per coprire la propria pigrizia e il proprio egoismo. Ammiro invece quei pochi giovani che si impegnano, studiano in modo assiduo, danno il massimo al lavoro: loro sono esempi che dovrebbero essere seguiti da tutti."

La musica può essere una strada per provare a costruire un futuro migliore?
"Certo. La musica ha sempre costituito un mezzo per diffondere principi e ideali: basti pensare al punk degli anni ’70 e ’80 che, oltre a un genere musicale, è diventato un vero e proprio movimento culturale di massa. Con le mie canzoni, voglio appunto denunciare i difetti, le ingiustizie e le imperfezioni di un sistema che continua a degenerare in qualcosa di insostenibile. Inoltre, i miei brani hanno lo scopo di invogliare le persone a cambiare, a non aver paura di essere diversi, a migliorare la propria condizione."

E riguardo al tuo, di futuro: come vedi, ora che sei ancora molto giovane, la tua carriera nei prossimi dieci anni?
"È ancora presto a dirsi: nonostante io sia ancora giovane, sono molto più adulto di quanto possa sembrare. Resto sempre con i piedi per terra, con una sorta di pessimismo che mi porta a dire che dovrò lavorare ancora molto per raggiungere traguardi più elevati. Quindi, continuerò a scrivere, comporre, suonare e contemporaneamente studiare, dare lezioni di ripetizione: in questo modo, sono sicuro di assicurarmi un futuro raggiante nei prossimi anni."


Intervista di: Fabrizio Corgnati

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