Daniele Silvestri, il coraggio di un testo in un ‘pasticcio’ musicale - Sala stampa “Lucio Dalla” (Sanremo)

Scritto da  Giovedì, 07 Febbraio 2019 

Argentovivo è un flusso di coscienza, un argomento scabroso e difficile, tragicamente originale, un messaggio per figli e genitori, un brano che è una fotografia spietata e non una semplice denuncia perché non è a tesi. Il testo e la messa in scena meriterebbe una mise en espace che conferma le doti di Daniele Silvestri, romano cinquantenni con un album in uscita a primavera. Finalmente qualcuno che osa ma senza ostentazione, senza effetti speciali eppure la canzone è un pugno anche se qualche volta non colpisce a segno.

 

Alla durezza del linguaggio fa contrasto la scelta dei suoni minimal con i legni raffinati dell’orchestra, solo che arriva un insieme pasticciato dove il testo si perde: va letto e ricostruito. La musica quasi disturba invece che esserne l’anima e il brano arriva con un effetto confuso, parole masticate, un’occasione mancata.
“Nel brano - con anche la collaborazione di Fabio Rondanini e Enrico Gabrielli a dirigere l'orchestra - ci sono due elementi precisi, racconta Silvestri, la batteria, che è il motore pulsante e anche il grimaldello che spinge le parole con un po’ di ostinazione e violenza nelle orecchie di chi ascolta; e l’orchestra che è il mondo intorno, alla quale sono affidate le poche luci del brano. Le scelte musicali hanno un intento narrativo. Rispetto ad Acrobati che era più puro nell’approccio al testo iniziale qui ci sono molti interventi dopo la scrittura.”
Aspettiamo il riscatto del brano nei duetti e di vederlo in teatro, distillato, più narrativo appunto com’è nei desideri di Silvestri. Il testo è un viaggio nella mente di un sedicenne, un racconto in prima persona, con un senso di urgenza e un linguaggio crudo. L’ispirazione è in parte autobiografica, avendo Silvestri tre figli di cui due adolescenti con tutti i problemi che il cantautore rileva nel dialogo tra generazioni con un divario amplificato rispetto al passato. Silvestri ha però fatto anche un ‘sondaggio’ per cercare suggerimenti sulle tematiche delle quali trattare e il riscontro lo ha orientato sui problemi delle nuove generazioni. Il protagonista della canzone dichiara di vivere da dieci anni in carcere dove le sbarre non sono quelle di una prigione fisica ma il muro che lo separa dal mondo degli adulti con i quali non riesce a relazionarsi e la gabbia creata dai social che invece dovrebbero essere apertura e promettono sogni facili quanto illusori.
“Volevo ‘sbatterci’ la faccia – ha dichiarato Daniele in conferenza - con il rischio di perdere l’argento vivo, la spinta che ci tiene in piedi”. Ma se c’è un segreto per mantenere l’argento vivo, Silvestri lo ha trovato nella passione che ha trovato nella musica fin da ragazzo e lo ha ‘tenuto insieme’ e il brano diventa un invito a scuotersi e, precisa, “quello del ragazzo della canzone non è il mio punto di vista, per questo lo sveglio, lo strattono, come un padre, un insegnante, come dovrebbe essere per me, che sono un po’ un nostalgico, lo Stato: una presenza protettiva e un pungolo insieme.”
Sul palco di Sanremo Silvestri ha fatto spesso la differenza con i suoi testi vincendo diversi premi della critica e in questa edizione si augura che Argentovivo sia un pezzo che non passi invano e in tal senso anche le critiche sono il segnale di non essere inutili, trasparenti.
Sul palco e anche nella serata dei duetti c’è l’intervento rappato di Rancore, pseudonimo del romano Tarek Iurcich – che sarà anche su disco – che si sveglia, anzi è svegliato da Daniele Silvestri, dal torpore provocato paradossalmente dalla rabbia, che lo rende stanco, prigioniero di se stesso, rassegnato, e si confessa; e quello di Manuel Agnelli (coinvolto nella riscrittura del brano), che probabilmente regalerà una nota di intensità in più.

Articolo scritto da Ilaria Guidantoni

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