Conversando sulle note di Francesco Garolfi

Scritto da  Mercoledì, 09 Luglio 2014 

Ho incontrato questo giovane musicista che preferirei definire compositore al Festival blues musicale letterario di Piacenza, Dal Mississippi al Po, a fine giugno. Mi ha colpita il suono morbido delle sue note e la sua eleganza discreta, quasi ritrosa, ma consapevole, senza falsa modestia, senza le nevrosi di certi artisti. La sua curiosità autentica e i suoi studi classici mi hanno incuriosita e ho scoperto che rispondeva alla mie domande con altre domande, più desideroso di ascoltare che di raccontarsi. La mia testardaggine però ha vinto una partita – non pretendo di più – e l’ho convinto a raccontarsi, a raccontare una storia di grande qualità non forgiata dal successo, ma realizzata sull’onda dell’ispirazione e della disciplina.

 

Se dovessi metterti in versi, con le note di una canzona che immagine si disegnerebbe di Francesco Garolfi allo specchio?
“Mi sento un esploratore dei suoni. Sono un compositore, produttore e chitarrista di origini cremonesi. Ho avuto il privilegio di collaborare e di dividere il palco con artisti di fama nazionale e internazionale, in Italia e all'estero. La mia ricerca, partita con una tesi di Laurea in Psicologia Sociale, è da sempre dedicata al legame esistente tra l'esperienza interiore e la sua manifestazione artistica, in forme di vita ed espressioni musicali”.

Vuoi dirci qualcosa in più?
“Mi dedico alla composizione di mie musiche. Compongo, arrangio, suono, registro e produco artisticamente nel mio laboratorio sonoro il La Gar(e) Studio. Il mio primo album dal titolo “Un Posto Nel Mondo” (2012) è un concept sulla ricerca della verità interiore di ciascuno di noi; la ricerca di quel posto emotivo o reale, unico per ciascuno di noi, in cui davvero riusciamo a realizzare pienamente la nostra essenza. Il secondo disco, che vedrà la luce il prossimo autunno, è ispirato al mondo e ai testi di Jack London, tradotti da Davide Sapienza, dal titolo Wild. Collaboro con orgoglio con la cantautrice Cristina Donà e conduco attività concertistica da solo o con la mia band. Ho suonato in alcuni Festival Internazionali; in trasmissioni televisive su canali nazionali, tra cui Gargantuà su Rai3, di Giovanna Zucconi, con il Premio Nobel Dario Fò; ho registrato a Woodstock, New York, con Garth Hudson di The Band e con Peter Walsh, produttore di Peter Gabriel, Simple Minds, Scott Walker; condivido performance di musica e poesia/letteratura con lo scrittore Davide Sapienza; ho interpretato la mia composizione “Notte di Stelle” per il Pontefice al VII Incontro Mondiale delle Famiglie in Eurovisione e davanti a oltre 350.000 persone; ho attraversato gli Stati Uniti, da Clarksdale Mississippi a New York, da Austin Texas a Memphis Tennessee, in due tour musicali suonando in locali storici in Beale Street e vecchi Juke Joints del Delta; ho militato in una band di progessive rock degli anni '70, i Maxophone con session man che hanno lavorato con Mina, Adriano Celentano, Gianna Nannini; ho diviso il palco con artisti di spicco della musica nero americana tra cui Eric Bibb e Guy Davis e italiana come Massimo Bubola e Niccolò Fabi; ho vinto da solo un Challenge/Festival Internazionale a Saint Moritz. Ho approfondito l'analisi della musica delle radici americane, roots e blues, con un disco dal titolo “The Blues I Feel” e ho studiato la rivoluzione musicale e culturale del 1968, registrando un album dal titolo Odissea Nel Rock. Questi sono alcuni dei momenti topici del mio percorso artistico. Citando Ecce Bombo di Nanni Moretti: "mi muovo, conosco, faccio delle cose" (con più ironia o meglio autoironia, ndr)”.

Dall'incontro al Festival Dal Mississippi al Po, un appuntamento musicale letterario ispirato al blues ripercorriamo la tua storia: come nasce la tua passione per la musica?
“La musica mi ha chiamato, un po' come nel film The Blues Brothers, nella scena in chiesa con il predicatore James Brown, quando John Belusci esclama: "Ho visto la luce!". Sembra uno scherzo, ma è andata più o meno così. Ho sempre sentito un grande trasporto verso la musica, una fascinazione inspiegabile, irresistibile. La musica e l'arte a 360 gradi mi hanno sempre accompagnato e sono sempre state una questione vitale per me. Nulla a che vedere con pose o mode. Una voce che mi chiamava a sé, che mi spingeva a ricercare, approfondire, suonare, studiare. Più mi avvicinavo a lei e più riconoscevo me stesso. Sin da giovanissimo ho sempre avuto un grande desiderio di tornare a casa, dopo lo sport o i pomeriggi con gli amici, ad ascoltare i grandi classici: i Beatles, i Pink Floyd, Bob Dylan, i Cream, Jimi Hendrix. E ancora non mi bastava. Dovevo scoprire chi li aveva ispirati e ascoltare a mia volta i loro idoli. In pratica: una ricerca avvincente e infinita. La mia avventura, di ieri, di oggi e di domani”.

Senti di avere dei maestri e cosa ti hanno dato? Cos'è rimasto di loro in te?
“I miei maestri sono i miei genitori. Entrambi non musicisti. Ma maestri certamente anche in ambito musicale, secondo il mio concetto filosofico di musica e arte. Mi hanno insegnato il rispetto, la cura, il senso di impegno e sacrificio, la determinazione, l'integrità, la profondità della vita. Valori che mi impegno a rendere attuali nella mia vita ogni giorno, pur con i miei limiti e imperfezioni. Ma sopra ogni cosa mi hanno mostrato il senso di libertà e verità. Mi hanno dato gli strumenti per ricercare la mia voce e hanno gettato le fondamenta al mio coraggio di seguirla. Senza di loro non sarei la persona e il musicista che sono. Non potrò mai ringraziarli abbastanza”.

Qual è stato il tuo cammino musicale sia in termini di studio sia di percorso personale?
“Ho studiato per anni chitarra classica, secondo il percorso ufficiale del Conservatorio, con una bravissima insegnante, la Maestra Federica Calvino Prina. Questo percorso mi ha fornito quelle che considero le basi indispensabili per la mia crescita artistica e mi ha fatto apprezzare il concetto che la musica è un scelta serissima, ma sempre piacevole. Abbandonati gli studi classici, perché desideroso di muovermi oltre lo spartito e interessato a seguire quel richiamo irrequieto e indomito che scorreva nelle mie vene, ho proseguito studiando autonomamente, fatta eccezione per una parentesi di studio jazz sotto la guida del Maestro Giovanni Monteforte. Da allora non ho mai smesso di studiare e di cercare soluzioni personali sullo strumento (ad es. suono solo con le dita e mai con unghie o plettro). Con gli anni mi sono approcciato alla chitarra con sempre crescente amore, scoprendo il mondo elettrico, le accordature aperte, per poi dedicarmi anche ad altri cordofoni come lap steel, mandolino e pedal steel. Acquisita la tecnica, credo che lo strumento debba essere vissuto travalicando la ricerca spasmodica dell'effetto speciale, del colpo di teatro, ma vada compreso nel suo senso vero e letterale: come un mezzo di espressione personale. Ho sempre pensato alla chitarra come strumento al servizio della musica dello spirito e non dell'ego e ora sviluppo questo concetto pienamente nelle mie composizioni”.

Veniamo alle tue composizioni, tra scelte tematiche e stilistiche, in particolare la scelta esclusivamente strumentale e l'evocazione delle parole: come le racconteresti?
“Attorno al 2007/2008 ho conosciuto due persone e due artisti che hanno dato una forte accelerazione e un importante contributo al mio viaggio verso "il centro": Davide Sapienza (scrittore, giornalista, traduttore, esperto musicale) e Cristina Donà (cantautrice Premio Tenco, Premio Ciampi). Con loro ho iniziato una collaborazione che è attuale e in continua evoluzione. Il loro incontro e il confronto con loro mi ha spinto a cercare di colmare anche quello spazio che rimaneva all'epoca vuoto nella mia tavolozza artistica: la composizione. Così, un po' timidamente, nel disco 1968 Odissea Nel Rock, compare una mia composizione, la prima resa pubblica: “Ishmael”. Ho sempre composto idee originali, senza mai rendermene veramente conto. Senza mai pensare che potessero vedere la luce. Fissarle su un supporto, registrarle o trascriverle, era più un modo per aiutare la mia memoria e per immortalare quelle specie di folgorazioni che mi colgono improvvisamente. Con Davide Sapienza ho avviato una collaborazione che mi affascina molto, in una dimensione a me congeniale, che coniuga due forme d'arte: il reading musicale. Quel mondo di poesia e letteratura richiede un paesaggio musicale delicato e sensibile. Da qui ho iniziato a elaborare l'idea di un primo disco strumentale, quello che è poi diventato "Un Posto Nel Mondo". Un disco di suggestioni quasi filmiche. Istantanee di paesaggi fisici o emotivi. La sola musica ha questo grande fascino: è universale. Può essere ascoltata e decifrata in Italia come in Giappone, è un concetto, è un sentimento, è come il vento: non ha confini o barriere. Inoltre, da ragazzo come detto, prima di prendere il coraggio a due mani e cimentarmi nel canto, ho iniziato il mio percorso come chitarrista. Questo ha sviluppato in me un'attenzione particolare per suoni, arrangiamenti, sfumature, soluzioni compositive. Il cantautorato classico, che pure amo molto, tende spesso a privilegiare la forza della parole, sacrificando invece la profondità musicale. Ecco quindi che inconsciamente credo che la soluzione più naturale, secondo i miei trascorsi, sia stata quella di approcciarmi alla composizione scrivendo musica. Attualmente però sto inziando a pensare anche alla forma canzone, che mi piacerebbe sviluppare in un prossimo futuro. Non credo che una strada escluda l'altra, anzi. Alcuni anni fa, un bravvisimo giornalista musicale italiano, Ernesto De Pascale, disse di me "E' il Ry Cooder italiano". Ecco: Ry Cooder è un chitarrista americano, compositore, produttore, che ha suonato blues, ha composto canzoni originali, ha sviluppato una tecnica personalissima sulla chitarra, ha spaziato da atmosfere roots alla musica cubana. Ha fatto da sideman e produttore per un mito del soul e del gospel come Mavis Staples. La mia strada, con le proporzioni del caso, è proprio questa”.

C'è una composizione alla quale tieni particolarmente che ti va di raccontare?
“Tutti i brani che scrivo significano qualcosa e descrivono me e il mio mondo interiore. Come si evince dai titoli, che scelgo per i miei brani, però, desidero che ciascuno di essi non sia denotato da un universo limitato, chiuso e solo ascrivibile a me e alla mia storia: "Cremona sotto la neve". Vorrei invece che fossero connotabili dall'universo emozionale e valoriale di chi ascolta. Ad esempio: "La Storia Delle Onde" tratto da "Un Posto Nel Mondo" ha un significato e dei riferimenti chiari per me. Che però non rivelo e non rivelerò. Desidero che ognuno durante l'ascolto possa fare affiorare la propria Storia Delle Onde e vestirla a misura delle proprie emozioni, dei propri ricordi. Quando ciò avviene le canzoni assumono un valore ulteriore. Questo è, in fondo, il vero significato del mio fare musica: evocare emozioni che mi appartengono ma che attingono a un universo condivisibile. Un giorno, ad esempio, una ragazza mi ha scritto: "ascolto questo tuo brano e immagino il profumo del pane... ". Immagine originale e molto poetica. Quel brano ora è ancora più ricco. Queste sono le cose a cui tengo. Se parliamo di episodi accaduti, poi, sono orgoglioso che nel mio disco Un Posto Nel Mondo compaia un solo brano non mio, una versione strumentale de La Donna Cannone, per la quale "il Principe" Francesco De Gregori mi ha fatto i complimenti”. 

Cosa c'è di nuovo nel cassetto che presto ascolteremo?
“Da alcuni mesi sto lavorando con Davide Sapienza a un performance ideata dallo stesso Davide, riconosciuto in Italia e all'estero come il più grande esperto italiano della vita e delle opere di Jack London (le sue traduzioni sono utilizzate anche da Marco Paolini per lo spettacolo teatrale "Ballata di Uomini e Cani"). La nostra performance si intitola "Il Richiamo di Zanna Bianca" per la regia di Umberto Zanoletti di Teatro Minimo. I riferimenti letterari sono evidenti. Il testo, creato dall'estro di Sapienza, intreccia in modo unico i due scritti londoniani, in una storia che vuole evidenziare e attualizzare alcuni valori della narrativa dello scrittore californiano. L'idea della performance, lanciatami da Davide alcuni mesi fa, ha smosso qualcosa di profondo in me. Si parla della vita, al suo stadio primordiale, incontaminato, essenziale e senza compromessi. E così in poco più di un mese, senza che ciò fosse minimamente in programma, ho composto 14 brani, di getto, che costituiscono il mio nuovo album dal titolo WILD. Il disco, mixato e masterizzato al Brainstorm Studio di Vimercate (MB) e prodotto da Alpes Soc. Coop di Trento, grazie al lavoro prezioso di Cristina Busin, uscirà ufficialmente in autunno (fisico e sugli store digitali). Poiché suonerò in anteprima questi brani durante le performance estive con Davide, abbiamo deciso di rendere disponibile WILD dal 12 luglio a Fino Del Monte (BG) in occasione della prima de Il Richiamo di Zanna Bianca. Chi vorrà raggiungerci nel nostro tour estivo avrà quindi la possibilità di acquistare il cd con tre mesi di anticipo rispetto all'uscita ufficiale. Una specie di premio fedeltà per il nostro pubblico. Le date del tour saranno via via pubblicate sul sito www.alpesorg.com In queste settimane sarà inoltre pubblicato sugli store digitali il mio primo disco, ormai da tempo esaurito, dedicato al Blues del Delta: The Blues I Feel, del 2006.
A breve, dopo insistenti richieste di coloro che hanno assistito alle presentazioni live del progetto Odissea nel Rock, uscirà un ep digitale, inciso live al Brainstorm Studio di Vimercate (MB) che chiude l'avventura dedicata al rock degli anni sessanta. Ho eseguito alcuni brani che, con il tempo, sono comparsi nelle performance pur non essendo nel disco di Odissea: quindi Dylan, Led Zeppelin, The Band, Cream, Hendrix. Tutto in acustico. Inoltre l'incontro con Joe Boyd e William Ferris al Festival di Piacenza "Dal Mississippi al Po", grazie a persone come Davide Rossi, ha risvegliato la mia passione per il Blues del Delta”.

Come vedi il tuo futuro?
“Vorrei riuscire a partecipare ad Amici, come concorrente. In caso non ci riuscissi anche Masterchef andrebbe bene. X Factor o IO Canto, se solo ne facessero un'edizione per maggiorenni. L'importante è apparire... apparire e apparire. Scherzo, ovviamente... Il mondo discografico dopo anni di gestione scellerata è ormai morto. Sopravvive grazie a "fenomeni" one shot o boy band per adolescenti. Resistono i grandi nomi, che riempiono gli stadi. Ma per chi cerca di compiere una ricerca seria, personale e meno convenzionale, la strada è sempre più in salita. Anche chi del business sarebbe tentato di investire su un giovane che propone qualcosa di diverso viene trattenuto dalle regole non scritte del gioco e dall'assenza di certezza di ritorni economici. E' così. Spero, per il futuro dell'arte e di chi le dedica la vita, che il legame tra opera e mercato torni a un equilibrio che permetta al mercato di esistere, senza bulimie, e all'arte, soprattutto, di esprimersi nella sua vera e variegata forma. Sarebbe un bene per tutti. Ma non sono disfattista: parafrasando le parole di Kennedy: non chiediamoci cosa l'arte possa fare per noi, ma cosa noi possiamo fare per l'arte. Il cambiamento parte sempre da noi...”.

Cosa speri per te?

”Vorrei continuare con la stessa passione, sincerità e intensità. Continuare a suonare ciò che amo, senza preoccuparmi mai di dove soffi il vento del mercato o di cosa sia più conveniente inseguire. Chi ascolta musica veramente, non il fruitore da "distributori automatici", percepisce la verità di una ricerca. Per questo, chi mi conosce, sente da un po' parlare della "Mia Rivoluzione". Questo è il mio passo verso il cambiamento: una Rivoluzione fatta di persone vere, che credono in me, che mi sostengono, che contribuiscono a proprio modo al mio percorso, offrendo a loro volta la propria onestà e passione, oltre che abilità tecnico-professionale. Non è un processo univoco, autoreferenziale. Chi aderisce alla mia Rivoluzione partecipa a una sorta di comunità, che cresce attorno alla mia ricerca umana e artistica, la quale arricchisce gli altri e si arricchisce a sua volta. Un gruppo di persone delocalizzate fisicamente che però si unisce, condividendo emozioni, generando bellezza. E' un concetto un po' filosofico, forse, frutto dei miei studi universitari e della mia indole. Credo che l'arte debba produrre armonia e aggregare spiriti affini. Se non lo fa, se non crea ricchezza reciproca, qualcosa non funziona”.

Prima di salutarci?

“Sono un compositore, un chitarrista, un sideman, un performer, un produttore, spazio attraverso vari generi. Perché? Perché sono fatto così: mi piace scoprire, giocare con i colori. E vorrei proseguire lungo questa via, che sento viva e che sfugge a etichette. Essere etichettati aiuta solo la comprensione di chi ha fretta. Aiuta il marketing, aiuta il consumo. E' un po' come quando ti dicono: "descriviti con un aggettivo". Sono un po' allergico a questi approcci. Vogliamo chiamarlo eclettismo? Poliedricità? Io lo chiamo semplicemente il mio personale desiderio di libertà d'espressione umana e artistica, senza steccati. Gli steccati, specie se mentali, non hanno mai giovato molto... Avanti quindi e, come dice un'amica della Mia Rivoluzione appassionatissima del grande Fabrizio De Andrè: sempre in direzione ostinata e contraria”.

Dove trovarti?
“Questo il mio sito: www.francescogarolfi.it
E su facebook, instagram, tumblr, cercando Francesco Garolfi
Ovviamente nulla sostituisce l'incontro faccia a faccia, che preferisco sempre, dei concerti”.
link video
https://www.youtube.com/watch?v=dCg7-gIDrVc

 

Intervista di Ilaria Guidantoni

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