Claudio Milano: l’amore per le eccezioni

Scritto da  Lunedì, 18 Agosto 2008 

Claudio Milano, cantante e autore di musiche per teatro, dà voce ai Nichelodeon, un singolare progetto di musica “d’autore obliqua e visionaria” aperta alla contaminazione di generi musicali e delle arti. Il progetto prende vita dall’incontro tra Claudio Milano, Francesco Zago e Maurizio Fasoli, chitarra elettrica e pianoforte già negli Yugen e il jazzista Riccardo Di Paola.

 

 

 

 

Chi è Claudio Milano?

Una persona dotata di una curiosità infantile e qualche nevrosi.

Mi racconti del progetto Nichelodeon?

Il nome Nichelodeon è nato con l'attuale formazione, ma il progetto in sé ha una gestazione più lunga. Nell'estate del 2005, durante le repliche dello spettacolo teatrale Genesi, per il quale curavo la parte musicale, mi  è venuto spontaneo scrivere a conclusione del commento sonoro una canzone: Il ladro di giochi, brano con il quale i Nichelodeon tuttora chiudono i loro concerti. Quel brano mi ha fatto venire l'idea di un recital per pianoforte e voce, qualcosa di diretto, vicino al teatro espressionista, in grado di trovare una dimensione scenica nel suono in sé più che nella rappresentazione. Ci lavorai qualche mese attingendo in parte a materiale scritto in precedenza, in qualche caso vecchio di quasi una decina d'anni e confluito in buona misura nel cd solista L'urlo rubato. Con formazioni diverse ho realizzato poi una serie di concerti ed un cd che conteneva già gran parte del materiale attuale. Decisi di chiamarlo La stanza suona ciò che non vedo, il fine del progetto era mettere in musica il lato oscuro delle cose. Nell'inverno dello scorso anno l'incontro con Francesco Zago degli Yugen, chitarrista e compositore con una personalità molto forte, che divenne in breve coautore del materiale e mi propose Maurizio Fasoli come pianista. Maurizio era la persona perfetta al pianoforte, ha una cultura musicale enorme, la capacità di diventare tutt'uno con chi canta e con il suo strumento, cogliendo pause e tempi dell'interprete e soprattutto è una persona dotata di un grande senso dell'humor. Nello stesso periodo stavo lavorando con Riccardo Di Paola ad un progetto estemporaneo di improvvisazioni per piano e voce su alcune letture teatrali. C'era bisogno nella band di una figura capace di far saltare le regole e Riccardo ha un equilibrio tutto suo tra norma e imprevedibilità, una persona davvero vitale. Un paio di prove e sono arrivati i primi concerti. In breve Nichelodeon è diventato un progetto aperto a video; sculture; a finti camerieri che durante gli spettacoli distribuivano assenzio; alle ricette di Pellegrino Artusi che, ubriaco, mi sono ritrovato a leggere una mattina, tra le risate dei miei amici e rintocchi di campane di un disco dei Dead Can Dance.

“Cinemanemico” è un progetto insolito e coraggioso. Per animi sensibili. Com’è nato?

Per caso. Avevamo bisogno di un demo. Due nostri amici avevano registrato tre nostri concerti. Una registrazione è andata persa, con le altre due abbiamo cucito un demo ed un promo di lunga durata da vendere durante le nostre date. E' bastato selezionare le tracce migliori, togliere fruscii ed applausi e il tutto era già pronto. Chi ha ascoltato il cd esteso, Cinemanemico, ci ha portato a credere che potevamo considerarlo una produzione ufficiale e del resto a noi quel documento, per quanto imperfetto è sembrato subito un'istantanea molto lucida. Nulla è nato intenzionalmente dunque.

Definisci “Cinemanemico” come musica d’autore obliqua e visionaria, aperta alla contaminazione di generi musicali e delle arti. Quali sono le arti più distanti tra loro da poter unire in un progetto futurista e visionario?

Credo che il futuro della multimedialità stia nella capacità degli autori di realizzare opere di una singola disciplina che in sé abbiano già i semi di altre esperienze artistiche. Una musica teatrale, un teatro musicale, sono molto più affascinanti che non il solito tandem di espressioni che da sole faticherebbero a stare in piedi. Il sigillo di garanzia di un'opera multimediale (la mia tesi di laurea verteva guarda caso su questo argomento..) è da ricercare nell'autonomia potenziale delle singole parti che la compongono. Ognuna di esse deve avere spunti di interesse e dal loro incontro e dialogo, può nascere un'ulteriore esperienza creativa più o meno compiuta. Detto questo va bene? Alos che cucina mentre suona come può andar bene ciò che dici tu, purché la ricerca del nuovo non sia finalizzata alla volontà di stupire a tutti i costi, piuttosto che al rinnovamento di un linguaggio espressivo. C'è bisogno di ritrovare un senso di umanità nell'arte che con alcune esperienze, per quanto esaltanti, è andato perso.

Mi hai detto di dare molta importanza ai testi. Come nascono? Sono autobiografici?

Anche quando non parlo direttamente di esperienze personali, ciò che scrivo si riferisce, come è ovvio alla mia percezione della realtà, la storiella dell'arte in quanto modo di pensare (e non di vedere - M. Duchamp), per quanto geniale non mi ha mai convinto del tutto inserita in un contesto sociale come quello odierno. I miei testi, per quanto con poche pretese artistiche, sono un diario cristallizzato. Ho sempre con me un taccuino, viaggio molto per lavoro e mi piace fermare alcune immagini che passano attraverso gli occhi e la mente. A volte è il testo a dare origine ad una linea vocale, in altri casi è il contrario. Più spesso i due elementi si sviluppano in contemporanea e oltre ad annotare parole, mi ritrovo a segnare sul taccuino notazioni musicali elementari per stabilire gli intervalli tra una nota e l'altra della linea musicale (qualcosa di simile ai neumi). Una melodia che vivo intensamente, per quanto poco cantabile, dissonante, generalmente non ha bisogno di essere annotata, può rimanermi in testa per anni. Ciò che importa è che testo e musica siano simbiotici quanto autonomi. Non serve a nessuno un buon testo con una linea melodica mediocre, anche se la cultura italiana del cantautore dimostra spesso il contrario…

Quali sono le tue passioni?

Oltre a cantare (ovviamente): il vino rosso; il cinema di Visconti; il teatro di movimento; scoprire dischi e musicisti poco noti ma con una forte identità; leggere testi poetici di autori emergenti; cogliere le relazioni tra me e quello che mi passa attorno; in breve, le eccezioni e chi nella norma riesce con sincerità e consapevolezza a trovare la propria libertà.

Stai lavorando a qualcosa in questo periodo?

Mi sto dedicando alla promozione del cd e alla scrittura di alcuni nuovi brani, qualcosa di diverso e al tempo stesso simile rispetto a quello che ho scritto fin qui. Sto approfondendo lo studio di alcune impostazioni vocali lontane della nostra cultura.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Un grazie sincero a voi e a chi leggerà l'intervista… Nichelodeon porta fortuna!

 

 

 

 

Intervista di: Ilario Pisanu

Recensioni correlate: Cd “Cinemanemico

Grazie a: Claudio Milano

Sul web: MySpceClaudioMilano - MySpaceNichelodeon - www.claudiomilano.it  

 

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