Cisco: fuori i secondi!

Scritto da  Mercoledì, 21 Marzo 2012 

“Fuori i secondi”: il nuovo lavoro di Cisco (ex-cantante dei Modena City Ramblers). Un album fatto di storie, nozioni pugilistiche ed esortazioni a riprendere in mano le sorti del paese. Un momento di rara bellezza musicale e testuale.

 

 

 

"Fuori i secondi", titolo del tuo ultimo album: al giorno d'oggi, basta tirare fuori i secondi? Se la luna scompare, la dolce vita si dissolve e l'unico modo per salvarsi è avere un differente punto di vista: cosa rimane dei valori ultimi dell'uomo? Insomma: cerchiamo di definire questo titolo.

La tua domanda è bella complicata e meriterebbe una risposta quasi, dico, filosofica sulla quale non mi ci addentrerei. Per me Fuori i secondi” ha più letture: la prima è quella che viene riferita all’esclamazione della boxe. Quando l’arbitro chiama fuori i secondi, nel pugilato, vuol dire che il pugile che è all’angolo (che si sta facendo medicare dal massaggiatore, dal medico e che si sta facendo consigliare dall’allenatore) deve tornare al centro del ring facendo uscire quelli che sono chiamati secondi. Ecco: metaforicamente parlando mi piaceva quest’immagine. Io dico sempre, noi oggi siamo un pò (come società, come popolo) molto simili a dei pugili frastornati all’angolo a cui stanno medicando le ferite. Veniamo da un periodo di grandi colpi presi su tutti i livelli e c’hanno chiamato “fuori i secondi”: vuol dire che in qualche modo anche il tempo sta per scadere, che non abbiamo più tempo e che ci dobbiamo impegnare in prima persona (come individui, come cittadini), a riprendere in mano il nostro destino, a riprendere in mano la nostra vita, a riprendere in mano le sorti del nostro paese.Fuori i secondi” la intendo esattamente così, come un’esortazione all’impegno, un’esortazione a rimettersi sotto in prima persona senza più delegare nessuno. Siamo in un periodo in cui sembra che per far funzionare le cose bisogna delegare...anche la politica ha delegato. La politica s’è fatta da parte e ha lasciato spazio  ai tecnici. Il mio non vuole essere un giudizio su quello che è il governo attuale, però vuole essere una riflessione su quello che è il nostro modo di fare della società del paese in questo  periodo storico; secondo me c’è bisogno di una presa di coscienza e di responsabilità da parte di tutti i singoli cittadini su ogni singolo livello...dal più basso al più alto. Quindi mi piaceva moltissimo questa lettura di “Fuori i secondi”. Poi c’è la seconda lettura degli “ultimi” come i sconfitti e quindi vedere alcune biografie che io ho inserito nel disco. [Questi] non sono dei veri e propri ultimi, intendiamoci, però sono persone che hanno dato molto in generale e si sono impegnati molto a livello culturale attraverso la loro vita e hanno lasciato il segno nella storia in modi diversi: penso a un personaggio come Antonio Ligabue, il pittore matto della Bassa (che viveva vicino alle rive del Po), scacciato ed evitato da tutti come il matto come l’uomo diverso, come il diverso con cui non avere a che fare. In seguito, però, ha avuto questo grande riscatto attraverso l’arte e attraverso i suoi quadri, attraverso la sua arte. Poi penso ad un primo assoluto come poteva essere Gagarin: il primo uomo non tanto ad essere andato nello spazio, ma averne fatto ritorno vivo sulla Terra; lui ci ha raccontato con le sue parole ed emozioni cosa aveva visto da su: un pineta meraviglioso senza confini e senza frontiere. Queste sono cose che se lo diciamo io e te sembriamo banali e retorici, ma detto da Gagarin, da uno dell’armata Russa in quel periodo (negli anni 60 durante la Guerra Fredda), capisci che tutto può avere un significato diverso e possiamo leggerci un messaggio rivoluzionario in quelle parole. Altre biografie sono quelle di Augusto Daolio che non è un ultimo, ma è uno che, come molti, la musica l’ha dovuta anche in qualche modo subire: nei periodi meno felici della sua carriera musicale, non è che i Nomadi erano così in voga però alla fine la storia ha ridato loro una giusta posizione culturale/musicale. E altra biografia esemplare è, appunto, Dorando Pietri: il maratoneta che va a Londra, corre per la maratona (nel 1908; lui maratoneta carpigiano, garzone che si allenava correndo portando il pane di casa in casa) arriva, vince, barcolla, cade, taglia il traguardo (aiutato dai giudici), cade ancora, vince eroicamente ed epicamente, però alla fine viene squalificato...non è più il primo. Nonostante questo il premio arriva grazie alla Regina (che aveva assistito a questa corsa a questo suo sforzo epico a rischio della vita) la quale gli consegna una coppa d’argento piena d’oro e lui diventa, per tutti, il vincitore della maratona del 1908. Nessuno, ormai, si ricorda più chi è il vero vincitore negli anni storici della maratona del 1908...tutti si ricordano di Dorando Pietri. Ecco queste biografie mi servono per capire quello che è la nostra società oggi: attraverso sconfitte, attraverso vite difficili, attraverso storie esemplari che ho descritto in questo disco.

La perla nera, Tina, Il mulo, Ligabue, Il gigante, Gagarin: se in ogni cd vi è un personaggio che incarna massimalmente il messaggio ultimo inteso come l'incarnazione di uno dei valori importanti nella storia dell'uomo, in questo caso, potrebbe considerarsi predominante il coraggio e la cultura la fonte primaria? Riferimento a parte per Augusto ovviamente.

Sì certo perché la genialità è imprevedibile. È il riscatto che queste persone hanno avuto. Adesso al di là di Augusto che, comunque, è uno che ha fatto il cantante (ruolo riconosciutogli, insomma, anche a livelli internazionali) ma il suo riscatto è stato post-mortem. Dopo la morte, lui ha avuto questa grande, diciamo così, riconoscenza della parte musicale e culturale della musica italiana. Ancora di più penso ad un personaggio come Antonio Ligabue che veramente era un reietto; era uno che la gente appena lo vedeva passare lo scacciavano. Ecco, a riscattarlo è stato il suo grande genio, la sua grande capacità di leggere la società attraverso i suoi quadri, attraverso quello che dipingeva: ad esempio le fauci spalancate di un tigre che, però, non aveva mai visto in vita sua; lui ritraeva la ferocia della società in cui viveva. Ecco quella capacità lì, quel genio lì che non è di tutti, intendiamoci, non credo che tutti abbiamo in noi un genio che deve uscire, però quella genialità è imprevedibile...può uscire da  chiunque. Non per forza deve uscire da un dotto che ha fatto tutta la carriera studiando tutto quello che c’era da studiare: Ligabue non ha studiato nulla; Ligabue era Ligabue e punto. Augusto credo in qualche modo anche lui: non è che era “Il Colto intellettuale”, era uno che ha messo anima e corpo in quel lavoro lì, in ciò che faceva e ha lasciato il segno. Gagarin, in modo diverso, ha fatto la stessa cosa. Dorando nello sport. Ecco: tirar fuori queste capacità, magari nascoste, magari imprevedibili che abbiamo dentro e che poi nei geni salta fuori in maniera esemplare. Recuperare certe storie e certi esempi di vita, secondo me è un segnale molto controcorrente e molto importante da dare oggigiorno.

Quali sono le sonorità predominanti in questo album? Nel senso: la sonorità 'zingara', a mio parere, viene lasciata da parte per fare spazio al circense unito ad una più raffianta ricerca armonica conseguenete ad una buona fantasia testuale.

Sono dei suoni particolari, provenienti da varie culture. Non ci sono né sonorità irlandesi, né zingaresche. Con “Fuori i secondi”, volevo uscire dai miei soliti canoni stilistici. La differenza? Lavorare molto sul gruppo. L’elaborazione musicale nasce, quindi, intorno ai sette musicisti che lavorano al mio fianco. Nei primi album si trattava di collaborazioni straordinarie, nate su pezzi seriali costruiti appositamente per la canzone; qui si tratta di musica adattata per quelle persone: ognuno ha messo del suo. Se pensi al brano “Dorando”, sembra un pezzo dixieland: questa nuova scelta stilistica rappresenta un’anima dei miei musicisti. È sicuramente il disco più cantautoriale del gruppo. Ci piace pensare che stiamo esplorano nuovi territori.

Di conseguenza: la scelta del Circo come dettaglio iconografico, da cosa è dipesa? O meglio: al fine di meglio esplicitare i contenuti di "Fuori i secondi", l'esagerazione del circo può essere considerata come elemento fondamentale per tale fine?

Capisco che l’immagine richiami a quello che hai detto tu, ma non siamo partiti da lì. Il principale riferimento era quello del pugilato di fine Ottocento infatti, nelle foto per l’album, avevo proprio i costumi di quel periodo lì. In merito a quanto ci siamo detti prima sul significato di “Fuori i secondi”, l’immagine mi sembrava più che giusta. C’era l’idea di apparire anche come un ginnasta con il manubrio...quello andava in giro all’epoca! L’idea, quindi, era quella d’associarlo al sapore retrò dell’album. Capire come le storie antiche e passate ci aiutino a capire il mondo di oggi. Si è giocato molto sull’immagine, ma il circo non era il nostro punto di partenza. La scenografia ti avrebbe aiutato molto, ma a Roma (Circolo degli Artisti, 17/02/2012), non è stato possibile montarla. C’era un grosso ventaglio dorato (1 metro e mezzo), un megafono, due grammofoni (ai lati) e dei tubi luminosi che girano sul palco; il primo elemento deve riflettere una grande luce dorata come se filtrasse il presente e il passato: una sorta di totem radiofonico all’interno del quale ci siamo noi come parte integrante del meccanismo.

 

 

Intervista di: Simone Vairo

Foto © profilo Facebook Cisco

Grazie a: Cisco Bellotti

Sul web: www.ciscovox.it - www.facebook.com/ciscobellotti

 

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