“Ciò che resta” di Leonardo Lamacchia: la mia canzone nasce dal confronto fra tre generazioni

Scritto da  Giovedì, 09 Febbraio 2017 

Avere vent’anni e salire sul palco di Sanremo, portare con disinvoltura dei baffi di un cantante consumato della scena autorale degli anni Sessanta ed essere ben voluto da tutti. Si tratta di Leonardo Lamacchia, in gara tra le nuove proposte del Festival 2017 con Ciò che resta, una bella ballata quasi soul, classica, che trascina al primo ascolto.

 

Quanto a Leonardo, c’è da dire che qui nella città dei fiori, per davvero, tutti gli vogliono bene. Colleghi cantanti, critica, pubblico. Sarà la giovane età, sarà l’educazione, sarà il talento. Sarà l’evidente tensione della prima volta (non solo a Sanremo ma anche nel grande mercato discografico) e che comincia già dalle prime ore del pomeriggio, quando lo abbiamo incontrato.

Leonardo, sei a Sanremo!
Ancora non me ne rendo conto, mi sento come catapultato in un bellissimo frullatore, quasi non ci credo…

Il brano con cui sei in gara si intitola Ciò che resta e tra gli autori, insieme a te, ci sono nomi che hanno già fatto grandi cose nella musica italiana…
Sì, siamo tre amici ad aver scritto il pezzo: io, Mauro Lusini e Gianni Pollex. Mauro ha scritto C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, Gianni invece, tra le altre cosa, ha scritto AAA Cercasi di Carmen Consoli. È stato un incontro molto interessante per la stesura del testo: siamo tre generazioni diverse a confronto, con esperienze e situazioni sentimentali diverse.

Canti una storia d’amore?
Sì, già finita. Però, anche se è la fine di un rapporto, non c’è una chiave malinconica. Voglio dare un consiglio e una speranza a me stesso: così facendo, posso dare consigli e speranze anche agli altri. Voglio lasciar intendere che bisogna andare avanti con ciò che di bello c’è stato, tralasciando, alla fine di un rapporto, tutte le cose negative.

Che progetti hai per il futuro?
L’uscita di un EP, il 10 febbraio, che si intitola come il pezzo di Sanremo, Ciò che resta. Ne vado fiero perché ci sono collaborazioni importanti: oltre ai due della canzone in gara, compare Ermal Meta che mi ha fatto il regalo di due tracce che non vedo l’ora di far ascoltare.

Ermal Meta che, tra l’altro, sale sullo stesso palcoscenico tra i big. Che effetto ti fa il confronto con i grandi della musica e che rapporto c’è fra tutti voi giovani alla prima esperienza?
Dei big è vero che sono sullo stesso palco dell’Ariston ma ancora non ho ben realizzato! Forse riesco a rendermene conto stasera che salirò lì sopra. Quanto ai giovani, si ride, si scherza, si suona, siamo abbastanza tranquilli.

Abbastanza?
Sembra che non ci sia la competizione ma invece, com’è normale, un pochino c’è. Però sono fortunato: ho trovato solo belle persone con cui condividere questa esperienza.

 

Intervista di: Andrea Dispenza

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