Boy & Bear: "Il nostro folk rock americano... dall'Australia"

Scritto da  Domenica, 07 Dicembre 2014 

Il gruppo folk australiano Boy & Bear è stato in concerto in Italia questa settimana con l'ultimo album "Harlequin Dream", per tre date da headliner (al Circolo Magnolia di Milano, al Covo Club di Bologna e al Circolo degli Artisti di Roma). Ecco cosa ci hanno raccontato alla vigilia del loro esordio nel nostro Paese.

Siamo qui con Boy & Bear, che dall'Australia sono venuti a Roma per il loro concerto. Cosa pensate dell'Italia? E' la prima volta che ci venite?
"Sì, è la prima volta che veniamo in tour in Italia e stasera siamo a Roma. Abbiamo suonato a Bologna ieri sera e a Milano due giorni fa: è molto emozionante per noi essere qui."

Cosa pensate dell'Italia e soprattutto del pubblico italiano?
"Lo amiamo. Abbiamo fatto il nostro primo concerto a Sestri Levante a inizio anno e poi abbiamo suonato sulla costa orientale, a Ravenna, sulla spiaggia. Il pubblico italiano è stato fantastico... Anche se diverso da quello australiano, a volte più chiassoso, ma è anche molto coinvolto e questo è positivo."

Parliamo del vostro ultimo album, che risale ormai a un anno fa. Siete soddisfatti della sua accoglienza da parte del pubblico e della critica?
"Sì. Ci sono sempre delle cose che vorresti cambiare in un disco ed è sempre stato così per ogni progetto di cui ho fatto parte, ma siamo molto contenti del modo in cui è stato ricevuto. Anche il fatto che siamo in tour in Italia per promuovere questo album e siamo stati in molte altre nazioni diverse per noi è un grande risultato e siamo molto contenti. Siamo riusciti ad uscire simultaneamente un po' in tutto il mondo e questo ci ha permesso di girare molto in tour. Quest'anno siamo stati in America, in Canada, in Gran Bretagna, in gran parte dell'Europa e questo è stato molto speciale."

Dal punto di vista del sound, ci sono delle differenze rispetto al primo album. Vi siete allontanati dal folk per andare verso il rock anni '70. Perché avete deciso di muovervi in questa direzione?
"Penso che abbiamo iniziato questo percorso già nell'ultimo disco. Una delle ultime canzoni che scrivemmo era 'Part Time Believer' con una forte influenza da parte di band come gli Eagles. Le cose sono andate naturalmente verso quella direzione e abbiamo trovato una sorta di terreno comune in termini di ascolto con tutta la band. Quando le cose hanno iniziato naturalmente a prendere quella strada abbiamo visto un'opportunità di crescere e di spingerci nell'esplorazione più approfondita di quell'era. Siamo stati molto ispirati da quel rock anni '70."

Ci aspetteremmo questo sound più da band americane che australiane!
"In realtà in Australia abbiamo delle influenze molto internazionali, da molto tempo ci ispiriamo anche alle band americane. Decisamente l'influenza della musica americana su quella australiana è molto forte."

Per quanto riguarda la musica folk, vedo un recupero di queste sonorità. Negli ultimi anni noto una tendenza in crescita, un ritorno ad un modo più genuino di fare musica, senza arrangiamenti eccessivamente carichi. Cosa ne pensate?
"Come dici, le cose procedono in parallelo. La tecnologia ha permesso di evolvere incredibilmente la musica elettronica ma la tradizione folk è l'altra faccia della medaglia e permette un approccio più dinamico agli arrangiamenti. L'idea di tante persone che si mettono insieme per suonare dal vivo i loro strumenti acustici è un bel contrasto. La cosa che più mi diverte è che mentre la musica elettronica, con i suoi diversi stili, è cresciuta negli ultimi cinque anni, mentre le grandi band si muovono verso questo genere e la gente ci si interessa sempre di più, c'è anche un recupero della realtà opposta: un sound più naturale, più tradizionale, più folk."

E per il futuro? State già lavorando ad un nuovo disco per il prossimo anno?
"Sì. Ne abbiamo discusso molto negli ultimi quattro mesi, abbiamo registrato dei demo alla fine dell'anno scorso e continuato a scrivere anche quest'anno. Stiamo aspettando di pianificare, logisticamente e creativamente, l'anno prossimo. L'aspetto positivo è che siamo molto affamati: siamo in tour da febbraio e cerchiamo il giusto equilibrio, a volte si finiscono un po' le energie e si preferisce dedicarsi alla scrittura. Non abbiamo avuto davvero il tempo di concentrarci ancora, perché abbiamo suonato molto. Speriamo di entrare in studio entro la prima metà del prossimo anno."

Forse non vi aspettavate nemmeno un tour così lungo in tutte le parti del mondo?
"No. Ovviamente lo speravamo, ma con le speranze bisogna andarci cauti! Questo tour è a un livello più alto rispetto ai precedenti. Entro la fine dell'anno avremo fatto 160-170 concerti. E' stato un anno buono, incredibile."


Intervista di: Fabrizio Corgnati

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