Boomdabash: "Con il reggae cantiamo i ghetti della nostra Puglia"

Scritto da  Giovedì, 28 Agosto 2014 

Cantare reggae nell'Italia del 2014. Sembra un'impresa anacronistica, eppure è esattamente quello che fanno i Boomdabash. Non solo ritagliandosi uno spazio nel panorama discografico, ma anche registrando un grande successo con il loro ultimo singolo "L'importante", che li vede duettare con gli Otto Ohm. Sabato 30 agosto il gruppo reggae salentino sarà a Milano, al Magnolia, per un nuovo concerto del loro #Mammalacapu Summer Tour 2014. E per portare anche all'ombra della Madonnina la loro musica tropical-salentina. E il loro punto di vista lucido e caustico sull'Italia di oggi.

Angelo Rogoli, alias Biggie Bash, sabato 30 sarete in concerto al Magnolia di Milano. Cosa si devono aspettare gli spettatori milanesi da questo concerto?
"Lo show che abbiamo preparato per quest'estate è completamente nuovo rispetto all'anno scorso. Abbiamo completamente rivisitato la veste grafica, l'assetto del palco, anche lo spettacolo live. I nostri fan sanno che si devono aspettare tanta energia: è stato un tour abbastanza stancante ma siamo ancora giovani e abbiamo ancora molto da regalare."

Dopo Milano, come continuerà il tour?
"Il tour terminerà a fine settembre, poi resteremo fermi un paio di mesi e ricominceremo a dicembre-gennaio con l'uscita del nuovo singolo, prima di fermarci definitivamente in attesa dell'uscita del nuovo disco nel 2015."

A proposito di nuovi singoli: "L'importante" è stato un grande successo al punto di diventare un tormentone estivo. Ve lo aspettavate?
"Siamo generalmente molto ottimisti nel lavoro che facciamo: secondo me è necessario esserlo per fare musica, specialmente in un contesto storico-culturale come quello attuale. Ma sarei troppo presuntuoso se dicessi che ce lo aspettavamo: assolutamente non era così. Sapevamo di aver fatto un buon lavoro ma posso dire che la risposta e il calore sono stati ampiamente sopra le aspettative."

Come è nata la collaborazione con gli Otto Ohm?
"In maniera naturale. Durante lo scorso Superheroes tour notammo con sorpresa che il fonico di sala della nostra tappa romana era Vincenzo Leuzzi, cantante degli Otto Ohm. Ci siamo avvicinati e gli abbiamo fatto i complimenti, perché abbiamo passato gran parte della nostra adolescenza musicale ascoltando i loro testi. Per noi sono dei grandi artisti e abbiamo quasi subito manifestato la volontà di collaborare. La decisione di riarrangiare quel particolare pezzo, 'Amore al terzo piano', invece, è stata la classica lampadina che si è accesa: per noi è una grande hit non solo del loro repertorio ma di tutta la musica italiana e ci hanno fatto un grande regalo consentendoci di suonarla".

La vostra formazione musicale e culturale deve molto alla Giamaica. Che punti di contatto ha con il vostro Salento?
"Pur essendo distante migliaia di chilometri, è molto simile a livello di background culturale. Il reggae è una musica che attecchisce in un determinato contesto sociale, per denunciare situazioni precarie, ghetti che esistono in Giamaica come nella Puglia del 2014. Pensiamo al rione Tamburi di Taranto, a ridosso dell'Ilva, dove i cittadini vivono in condizioni igienico-sanitarie e mediche precarie, che in un paese civile come l'Italia non dovrebbero esistere. Anche se in maniera diversa, penso che sotto questo aspetto ci siano molti punti di contatto. C'erano fin da 20 anni fa, quando i Sud Sound System furono i primi a dare quest'input".

Siete sempre stati molto attenti alla situazione del paese: penso all'album "Made in Italy". Come vedete l'Italia di oggi?
"Come una medaglia a due facce. Musicalmente ci sono artisti validi, lo standard tecnico continua a rimanere abbastanza alto, ma il circuito musicale del mainstream e delle grosse radio resta chiuso. Come abbiamo potuto notare, vige la legge del clientelismo e il sistema purtroppo è ciclico: le grosse etichette ogni anno decidono il genere musicale su cui investire, che sta vendendo di più, e precludono la possibilità agli altri artisti validi e bravi ma che suonano altri generi. Questo non succede, ad esempio, in America, dove abbiamo suonato due anni fa: lì nella ricerca del talento conta quello che fai, non chi ti rappresenta".

E dal punto di vista sociale?
"Permettimi la battuta: siamo ai piedi di Cristo. In ginocchio. Ho smesso da mesi di guardare tg e notiziari perché cerco di informarmi per vie meno dirette. La situazione è abbastanza critica, gli italiani hanno perso il mordente: si lamentano tanto ma nel momento in cui bisogna prendere la situazione in mano, anche facendo sacrifici e percorrendo strade sconosciute, tutti si tirano indietro. Siamo in questa situazione perché gli italiani vogliono che resti così. Per fortuna il lato positivo e che ci sono molte persone che cercano di reagire, come noi".

Quindi resta qualche speranza?
"Assolutamente sì. L'Italia non è sempre stata assuefatta come è oggi. E la scintilla c'è sempre, anche se molto nascosta".

Può essere la musica a tornare a farla brillare?
"Certo, deve".

Intervista di: Fabrizio Corgnati

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