Beatrice Antolini: il fascino seducente di una creatività inarrestabile

Scritto da  Andrea Cova Martedì, 02 Dicembre 2008 

Beatrice Antolini è indubbiamente una delle giovani cantautrici più talentuose, intriganti ed originali della scena indipendente italiana: dopo aver assistito ad un suo energico ed intenso live abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con lei per conoscerla meglio e presentarvela.

 

 

Il suo secondo album “A due”, appena pubblicato da Urtovox, è un’irresistibile miscela di pop, rock, new wave e psichedelia che affascina e conquista sempre più ascolto dopo ascolto. Ma le sorprese maggiori e tutta la sua incontenibile genialità artistica Beatrice le tiene in serbo per i concerti dal vivo: la serata di venerdì 7 Novembre al Teatro Piccolo di Pietralata (Roma) ha elettrizzato ed emozionato tutto il pubblico presente, grazie agli onirici e vibranti brani estratti dal suo ultimo lavoro discografico (tra i quali vanno decisamente segnalati le frizzanti “Funky Show” e “Sugarise”, la monumentale “Taiga” e l’avvolgente ed irresistibile “Morbidalga”), oltre a ripercorrere i brani più significativi del più divertente e scanzonato album di esordio “Big Saloon”.

Subito dopo questa trascinante esibizione live abbiamo avuto modo di soffermarci per qualche minuto a chiacchierare con Beatrice che, al suo non comune talento, aggiunge anche una dose massiccia di simpatia e cordialità, miscela rara ed estremamente preziosa! Così la giovane cantautrice di Macerata ci ha parlato del suo nuovo album, dei suoi progetti in cantiere e del suo modo personalissimo e affascinante di creare e vivere la musica…ecco il resoconto di questa piacevole chiacchierata.

 

Iniziamo con il parlare del tuo nuovo album “A Due” uscito due settimane fa: ci puoi raccontare brevemente la genesi di questo tuo secondo lavoro di studio?

Diciamo che il periodo effettivo della sua genesi è stato di nove mesi, però le registrazioni vere e proprie si sono protratte per all’incirca due mesi e mezzo se si conteggiano tutte le giornate che ho dedicato all’incisione delle nuove canzoni. Venendo appunto ai brani, per alcuni avevo già realizzato dei provini, mentre altri sono nati proprio durante la fase di registrazione direttamente, come ad esempio è accaduto per il pezzo di chiusura “Taiga” che è veramente il risultato di una jam fatta con me stessa in totale solitudine e autonomia. Infine, anche per altri brani che non avevo ancora completato, ho finito di scriverli in studio però con una consapevolezza del tutto diversa rispetto al disco precedente perché avevo delle scadenze ed ero cosciente del fatto che ci sarebbe stato un pubblico curioso di ascoltarlo, un pubblico magari ristrettissimo ma comunque realmente esistente e intrigato dal mio progetto musicale. Al contrario per l’album precedente ero completamente svincolata da ogni tipo di logica simile, il che quindi ha comportato un approccio nettamente e radicalmente nuovo.

Hai composto questo album rifugiandoti in assoluta solitudine in uno studio sperduto tra le colline modenesi: era questa dell’isolamento e della totale tranquillità un’esigenza che sentivi necessaria per agevolare il processo creativo?

Assolutamente sì, ho capito che fare le cose in delle condizioni di costrizione fisica ma soprattutto psicologica non è per nulla proficuo né stimolante. Al momento vivo ancora come una studentessa, ho una stanza piuttosto piccola e quando devi suonare la batteria o le congas devi ovviamente avere lo spazio sufficiente. E devi avere anche la solitudine perché quella serve moltissimo, senza solitudine non si fanno prodotti artistici o per lo meno è estremamente difficile riuscirci secondo il mio parere.

Dietro il titolo dell’album si nasconde un doppio senso: apparentemente, se interpretato in italiano, sembrerebbe avere una connotazione romantica, quasi una dichiarazione d’amore; se lo si interpreta in lingua inglese invece il significato è nettamente diverso, sembrerebbe alludere ad un istinto forzato, dovuto, irrefrenabile verso la musica. Avevi un’interpretazione precisa in mente nello scegliere questo titolo particolare?

Esattamente quella che hai detto tu, anche perché io sono italiana, mi sento italiana e non ho assolutamente nulla contro il mio paese, però mi piacerebbe portare la mia musica anche al di fuori dei nostri confini e quindi comporre dei brani che allo stesso tempo possano sia essere riflesso delle mie radici culturali ma anche poter essere esportati all’estero. Quindi c’è questo dualismo nella lingua, c’è il dualismo nel fatto di portare un nome italiano ma non fare musica in italiano, sul fatto che comunque un po’ tutte le cose o si fanno da soli o al massimo si possono fare “in due” in certe situazioni. Ad esempio ho avuto modo di collaborare con un tecnico del suono estremamente bravo (Davide Cristiani di Bombanella Studio, n.d.r.),  che ha lavorato a stretto contatto con me e con il quale ho condiviso praticamente un periodo della mia vita e chiaramente è stata una figura importante. Difatti anche una persona che semplicemente sta nella stanza a fianco a premerti play o a settarti i microfoni rappresenta un sostegno basilare; se non ci fosse stato mi sarei trovata a lavorare completamente da sola come in occasione del mio disco d’esordio, realizzato con mezzi scarsissimi e in totale autonomia. Penso che però la differenza si senta e si apprezzi notevolmente! Quindi credo che il titolo che ho scelto per questo mio nuovo lavoro discografico rispecchi pienamente il dualismo insito in tutte le cose che faccio ed al contempo anche il dualismo che contraddistingue il mio carattere nel passare repentinamente dalle stelle alle stalle con estrema facilità.

Questo nuovo album segna una decisa evoluzione sonora  rispetto ai ritmi e alle atmosfere più vivaci e scherzose del suo predecessore “Big Saloon”; come definiresti il sound che contraddistingue i nuovi brani?

Sicuramente il sound di questo nuovo album è più tribale, più terreno, mi sto avvicinando maggiormente alla concretezza; l’album precedente magari era più psichedelico, più sognante, mentre questo album, anche a seguito del processo di crescita personale sperimentato nel corso di questi quattro anni, dell’aver suonato così tanto e con così tanti musicisti, aver fatto tante esperienze artistiche, è indice del raggiungimento da parte mia di una maggiore maturità e di aver effettuato un certo percorso di crescita. Si tende sempre a pensare che una persona sia completa subito, ma non è assolutamente vero: bisogna lavorare, scavare dentro sé stessi per arrivare a comprendere pienamente il proprio animo e riuscire ad esprimersi artisticamente.

Recentemente hai avuto modo di collaborare con numerosi artisti, tra i quali Baustelle, Bugo e i Jennifer Gentle. Quali di queste collaborazioni ti hanno portato maggiormente avanti nel tuo percorso di crescita artistica e ricordi con maggiore affetto?

Tutte quante, ognuna in un modo diverso, ma senza ombra di dubbio ciascuna di queste è stata ultra-positiva per me e la mia musica.

Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro se ne avessi la possibilità?

Con David Byrne, o con Brian Eno va benissimo ugualmente, non mi formalizzerei (ride di gusto, n.d.r.). Tutti e due insieme poi sarebbe il massimo, un trio veramente scoppiettante.

In questo album sembra anche di percepire una maggiore attenzione ai testi, rispetto a quanto accadeva in “Big Saloon” in cui sembravi privilegiare esclusivamente l’aspetto sonoro delle parole. Era questa una tua precisa intenzione compositiva?

Sì sì prima non me ne sarebbe potuto fregare di meno! Questa evoluzione è stata un pochino una scelta precisa, perché ci tenevo che quanto meno le mie canzoni fossero comprensibili, esportabili. Credo che ancora in quel senso sia necessario studiare e lavorare: è molto difficile poiché, se magari si scrive un testo in un inglese perfetto poi diviene brutto ed eccessivamente artificioso da cantare, perché solo un madrelingua può conoscere alla perfezione tutti gli stratagemmi linguistici e i trucchetti per interpretare al meglio un brano in inglese. Quindi io per adesso penso veramente molto ai suoni, a scapito magari di una perfetta coerenza e linearità nei testi, però magari, andando avanti, spero tantissimo di avere l’opportunità di suonare molto all’estero anche per questo, in modo tale da raggiungere una maggiore consapevolezza nella composizione dei testi.

Significativo ed affascinante è il fatto che tu abbia realizzato questo album in quasi totale autonomia componendo i brani, arrangiandoli e suonando quasi tutti gli strumenti. Era questo forse l’unico modo per arrivare a creare la musica che veramente desideravi senza forzature, costrizioni o eccessivi input esterni?

Il fatto è che mi sono resa conto che, quando mi affido a qualcun altro, a meno che non sia qualcuno in cui riponga una fiducia totale, mi vengono peggio le cose. Questo l’ho capito nel tempo dando di volta in volta fiducia a numerosissime persone e pentendomene, come è d’altro canto normale in ogni percorso di vita. Ora come ora sono contenta di essermi “fatta gli affari miei”, in futuro non dico che procederò sempre seguendo questa strada, anche perché così è veramente pesante. Magari in un prossimo disco vorrò anche non suonare necessariamente tutti gli strumenti, perché magari individuerò una persona che potrà aggiungere qualcosa alla mia musica e non toglierla. Sicuramente a questo non potrà che giovare l’esperienza del suonare live con la band per creare una certa sintonia e magari anche collaborare nella fase compositiva.

Nei tuoi brani fai spesso ricorso a strumenti inconsueti e particolarissimi (singolare a questo proposito la storia dell’ “armadillo” usato in Big Saloon!). Per questo tuo nuovo album hai adottato strumenti più “tradizionali” oppure ci puoi dare qualche indiscrezione su strumenti bizzarri ed esotici che hai usato per le registrazioni?

Ti dico solamente che per questo album ho suonato anche un termosifone! Non l’ho scritto nel booklet per cercare di fare la persona seria, ma effettivamente c’è anche un termosifone!

Adesso hai già un calendario abbastanza fitto di live in tutta Italia, è previsto poi anche qualche concerto all’estero oppure questa idea è ancora in fase di organizzazione?

Diciamo che è nei progetti e spero che riusciremo a realizzare questo obiettivo il prima possibile!

Recentemente ho avuto modo di leggere della tu collaborazione col geniale fotografo e regista di videoclip Graziano Staino? Sul suo MySpace lui ha dichiarato che state realizzando un videoclip assieme…qualche indiscrezione?

Sì è vero stiamo realizzando un videoclip, anche se il progetto è ancora in evoluzione. Graziano è una persona assolutamente geniale, che dà voce alla sua arte e deve operare in completa autonomia creativa, quindi io non so ancora nulla di assolutamente preciso riguardo questo progetto. Lui mi ha ripreso, poi non so esattamente cosa ne uscirà. Sono sicura che il risultato sarà eccezionale, visto che lui è bravissimo!

Nel panorama musicale attuale piuttosto asfittico e limitante, quali pensi che possano essere le reali opportunità per un giovane talento emergente per far conoscere la propria musica? Pensi che le nuove tecnologie offerte dal web possano essere un mezzo insostituibile e prezioso? Oppure credi ancora che il vecchio approccio del suonare il più possibile nei locali resti comunque quello suggeribile e più efficace?

Guarda, nel mio caso sono state importanti entrambe le cose: il MySpace sicuramente mi ha aiutato molto, però devo dire che noi abbiamo fatto talmente tanti concerti che il passaparola è stata sicuramente la cosa più importante. Anche perché a volte vedi sulle piattaforme virtuali tipo MySpace una quantità di accessi che poi però non corrisponde al numero di persone che ti ritrovi effettivamente nei live e questa è una cosa piuttosto disarmante. All’inizio vedi tantissimi ingressi e pensi di aver conquistato un folto pubblico che ti aspetti di ritrovare ai concerti, ma non funziona così. Chiaramente se hai una buona promozione ma suoni anche tanto, allora le cose vanno di pari passo e in qualche modo si raggiunge il risultato desiderato. Basarsi solo sul MySpace mi sembrerebbe fare affidamento su un qualcosa che non esiste, ecco mi dà un pò quella sensazione.

Hai avuto l’opportunità di incidere per un’etichetta indipendente come la Urtovox solida e molto apprezzata, come sei riuscita ad entrare in contatto con loro e a conquistare il loro interesse?

Ma..tipo che gli ho telefonato…(ride, n.d.r.). In realtà non gli ho neanche mandato il disco, conoscevo delle persone che a loro volta erano in contatto con Paolo (Paolo Naselli Flores, direttore responsabile di Urtovox, n.d.r), poi anche tramite altre importanti conoscenze come ad esempio Enzo dei A Toys Orchestra che ha sempre parlato molto bene di me e io gliene sono estremamente grata. Ho scritto a lui chiedendogli se secondo lui Paolo sarebbe stato interessato al mio progetto musicale, lui ha risposto immediatamente di sì e da lì tutto è stato molto semplice. Da questo punto di vista sono stata assolutamente fortunata, non ho mai mandato un demo in giro, davvero fortunatissima!

Prima di salutarci vorresti aggiungere qualcosa o rivolgere un saluto particolare ai lettori di SaltinAria?

Grazie mille per la chiacchierata e vi do appuntamento ai miei prossimi concerti in giro per l’Italia!

 

PROSSIMI APPUNTAMENTI LIVE

15 novembre 2008 – Siena @ Corte dei Miracoli
19 novembre 2008 – Bologna @ Lokomotiv c/o Magazzeno bis
28 novembre 2008 ­ Albenga @ Festival Su la testa
29 novembre 2008 - Firenze @ Auditorium Flog
12 dicembre 2008 - Roma @ Circolo Degli Artisti
13 dicembre 2008 - Torino @ Spazio 211
18 dicembre 2008 - Milano @ Magnolia
26 dicembre 2008 - Salerno TBC
27 dicembre 2008 - Cosenza TBC
28 dicembre 2008 - Bari TBC
29 dicembre 2008 ­- Lecce TBC
16 gennaio 2009 - Brescia @ Lio Bar
17 gennaio 2009 - Cavriago (RE) @ Calamita
13 febbraio 2009 - Conegliano (TV) @ Zion Rock Club

 

 

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Beatrice Antolini, Paolo Naselli Flores (Urtovox Label, Booking&Promotion)

Sul web: MySpace

 

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