Arbe Garbe: un inno generoso alla contaminazione

Scritto da  Mercoledì, 10 Dicembre 2008 

arbe garbeTra utopie nascoste e una sentita dichiarazione d’amore verso la propria lingua d’origine, i friulani Arbe Garbe raccontano la loro musica e il loro disco “Bek”: un distillato appassionato di viaggi e di incontri consumati in mondi felicemente lontani.

 

 

 

Cos'è il folk per gli Arbe Garbe?

Emozione, immediatezza, se vuoi anche un po’ di utopia. La nostra visione del folk è romantica, da innamorati. Il folk ci ha sedotto tanti anni addietro, quando ci sembrava importante radicarci di fronte alle tempeste della massificazione musicale e mediatica. Forse, come fanno le vecchie amanti, ci ha insegnato anche a sedurre a nostra volta con la musica, semplicemente e senza gelosie di sorta. Ecco cos’è il folk per noi: una generosa amante.

Amate molto miscelare spunti musicali differenti. La vostra idea di contaminazione, qual è la giusta misura al giorno d'oggi?

Una domanda complessa e tremendamente attuale. La contaminazione richiede molto tempo per essere spiegata, ancor più tempo per essere vissuta in modo non conflittuale. Noi viviamo in una terra di frontiera, quindi “ci contaminiamo” da sempre, ma non vogliamo fare le cose troppo facili. La contaminazione, come ogni cosa, deve avere un senso, una direzione, e una intenzionalità pacifica, altrimenti rischia il confronto si fa difficile e cominciano i problemi. Al giorno d’oggi forse ci servirebbe un po’ più di allenamento alla contaminazione e al confronto pacifico, visti i tempi che corrono.

Perchè cantare in dialetto?

Perché a cantare in inglese si sarebbe sentito troppo il nostro accento di Glasgow. Scherzi a parte, una precisazione è d’obbligo: il friulano è una lingua, o almeno la Comunità Europea la ritiene tale, visto che si trova inserita tra le lingue minoritarie e tutelate che si parlano in Europa. Posto questo, noi abbiamo sempre cercato di usare nelle nostre canzoni le voci e le sonorità che facevano parte della nostra quotidianità e del nostro mondo, un po’ come all’epoca fece De Andrè. La lingua è una porta d’accesso preferenziale per il cuore: un massaggio per l’anima. Noi abbiamo usato quelle che ci erano più vicine: friulano, italiano, sloveno, e ora stiamo utilizzandone altre: lingue a cui ci siamo affezionati, nel senso che le usiamo con e per affetto.

Una dichiarazione d’amore, insomma, verso la vostra lingua d’origine e non solo. Che mondo c'è nei vostri testi? E che mondo c’è, invece, là fuori?

Quando vivi nell’estremo Nord Est dello Stivale, ti viene spontaneo parlare di marginalità. Abbiamo illustri e inarrivabili maestri, tra cui Pasolini, che ha sempre tenuto queste terre di provincia nel cuore, e che ora nel loro grembo riposa,  proprio qui, a Casarsa del Friuli. Il nostro mondo è abitato da figure marginali che non vogliono finire emarginate, anzi. Sono figure vitali, in carne ed ossa, che pretendono di dire la loro in un mondo, quello reale, che a volte è paradossalmente fatto di pura immagine. Sanguinano, a volte, perché piene di vita, e non temono la morte perché l’hanno già capita.

Il vostro ultimo lavoro "Bek" dove può arrivare? Quanto c'è di voi in questo disco?

Sicuramente è già arrivato tra i nostri amici in Argentina, Svezia,  Australia, Serbia. Sugli altri posti stiamo ancora lavorando. Ma immaginiamo che il senso della domanda fosse un altro. Dunque, in questo disco c’è voglia di dire la nostra anche fuori dall’ambito regionale, cosa che per altro stiamo facendo già da tempo suonando in mezzo mondo. “Bek” è la nostra quinta pubblicazione, è un disco integralmente in friulano che conclude un cammino e che, speriamo, inizierà un nuovo percorso. Visto che le caprette abbondano sulla sua copertina, possiamo definirlo come il colpo di zoccolo con cui la capra si punta a terra, per poi slanciarsi in avanti proseguendo la corsa. Stiamo infatti già lavorando sul prossimo disco, che prevediamo uscirà il prossimo autunno, e che si concederà molto di più alla contaminazione musicale e linguistica.

Siete stati premiati molte volte in ambiti musicali e non solo (“Premi Friûl”, “Targa Deganutti”, “Mostre dal Cine Furlan”, “Trieste Film Festival”, etc. - ndr). Come ci si sente ad essere così apprezzati e a vedersi riconosciuto il proprio valore?

Sinceramente abbiamo sempre avuto un rapporto strano con i premi a causa di una certa resistenza all’agonismo. Indubbiamente essere riconosciuti fa piacere, ma non suoniamo certo per vincere concorsi: siamo un gruppo a cui piace il live, la gratificazione maggiore ci viene dalla risposta della gente ai concerti.

Sicuramente il rapporto con il pubblico è una parte fondamentale nella vita di una band, ma mi piacerebbe sapere ugualmente a quale premio siete maggiormente affezionati.

Senza dubbio la “Targa Deganutti”  ricevuta per il nostro terzo lavoro “Iubilaeum”, premiato come miglior disco dell’anno in Friuli. Vincerlo ci ha fatto indubbiamente piacere, ma l’aneddoto vuole che noi fossimo impossibilitati a ritirare il premio perché impegnati in un micro-tour in Bosnia e Austria. In vece nostra si presentò l’amico Fabian Riz, cantautore ibrido tra Captain Beefheart e Shane MacGowan per ispirazione, e tra il dolce Remì e Attila per carattere. Caso volle che in quell’occasione Attila abbia prevalso. Fabian si presentò a prove da noi un paio di mesi dopo l’assegnazione del premio, con la solita giacchetta marrone sui jeans sdruciti, la Targa rovinata, dentro una confezione ripiena di bucce di arachidi e macchiata di chiazze di vino e ragù. Entrò e, con fare solenne ci consegnò il pacchetto devastato dicendo: Arbe Garbe…compliments!

E il brano, invece, e perchè?

In “Bek”, il nostro ultimo album, forse “Lepa Vida”: un brano scritto tra Sud America e Balcani in cui si dice che su questa terra, che spesso pare freddo cristallo, vale la pena provare a giocare, ballare, vivere. Nonostante tutto.

Quanto è difficile scrivere un disco, che tipo di difficoltà si incontrano di solito?

Negli ultimi anni stiamo lavorando in modo sempre più corale, confrontandoci costantemente su ogni pezzo che scriviamo. Fortunatamente in questo periodo godiamo di ottima armonia tra noi, e i nuovi brani traspongo i nostri scambi di idee in scambi di accordi. Accordi in tutti i sensi. Se un gruppo non funziona in armonia è logico che non possa produrre musica. Noi fortunatamente siamo in un periodo molto produttivo.

Vi è mai capitato di essere paragonati a qualcuno?

Sì, ai Beatles, ma chi lo ha fatto era evidentemente alterato, e noi non stavamo suonando!

Ok, ottima battuta! Descrivetemi la musica italiana di oggi in una frase o in un aggettivo.

Ci proviamo con una metafora: a parte casi rari sembra un tartufo. Se è buona c’è molto da scavare per trovarla.

So già che l’affetto del pubblico per voi è determinante in alcune circostanze. Ma quanto è ancora più importante l'esperienza dal vivo?

Per noi è fondamentale. Facciamo musica per far muovere la gente. Cantiamo in molte lingue, ma quella che più ci piace è la lingua del corpo, quindi adoriamo la gente che balla con noi ai concerti. Il linguaggio del corpo è il migliore perché il corpo non mente.

Come vi preparate di solito per un concerto?

Guardiamo la gente, cerchiamo stimoli e spunti, parliamo con chi ci ospita, specie se ci troviamo a suonare fuori casa. Poi abbiamo la fortuna di divertirci tra noi, cosa fondamentale quando stai assieme per tanto tempo. Si ride e si scherza parecchio. Suonare ci diverte e crediamo che dal vivo la gente lo capisca.

Quali palchi calcherà la vostra musica nell'immediato futuro?

Prossimamente abbiamo in previsione alcuni concerti: tra Trieste, Slovenia, e  Udine. A dicembre, invece, presenteremo  il nostro “Bek” alla Scighera di Milano il 5 dicembre assieme agli amici fumettisti Davide Toffolo e Saša Zograf. Sarà una vera festa a cui siete tutti invitati. Saremo ancora a Milano il 27 dicembre al Circolo Magnolia assieme ai “Figli di Madre Ignota”, altri amici e altra festa.

In bocca al lupo per questo mini tour, allora. Prima di lasciarci, ve la sentite di lasciare un ultimo messaggio ai naviganti?

L’unico che ci sentiamo di poter dare: stiamo aprendo il nostro nuovo sito www.arbegarbe.com. Ci trovate, ovviamente, anche su MySpace. Buona navigazione e un saluto agli amici di Saltinaria.

 

 

ARBE GARBE - SAWAKKALAKITCHA live

 

 

ALBE GARBE sono:

Stefano Gion Fattori: voce, mandolino, tuba

Federico Galvani: fisarmonica, voce

Marco Bianchini: batteria

Tony Pagnut: violino, sax, clarino

Flavio Zanuttini "Il bello": tromba, voce

Robertino Fabrizio: chitarre

Oscar Schwander: basso

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Recensioni correlate: Cd Bek

Grazie a: Arbe Garbe, Ufficio Stampa Lunatik

Sul Web: Sito Ufficiale - MySpace

 

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