Andrea Buffa: incontenibile passione per la musica pronta ad esplodere

Scritto da  Andrea Cova Domenica, 01 Febbraio 2009 

Andrea BuffaIn attesa della pubblicazione nei prossimi mesi del suo primo album, abbiamo avuto il privilegio di conoscere meglio il cantautore milanese che ci aveva già conquistato col suo EP d’esordio “…In effetti, c’ho molto da ridere”; Andrea Buffa è sicuramente uno degli emergenti della scena cantautorale italiana su cui scommettere e da tenere d’occhio.

 

 

 

Ciao Andrea e bentornato sulle pagine di SaltinAria.it! E’ veramente un piacere avere l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con te dopo aver recensito il tuo sorprendente EP di esordio “In effetti, c’ho molto da ridere”. Per iniziare perché non ci racconti brevemente le tappe della genesi di questo tuo primo lavoro discografico?

Ciao a te e a tutti i lettori di SaltinAria.it! Sono molto contento di essere qui e di chiacchierare con voi dopo le belle parole che avete speso su “…In effetti, c’ho molto da ridere” che, a questo punto, è quasi: “…In effetti c’ho ancora di più da ridere”. Il progetto di “…In effetti c’ho molto da ridere” nasce, con la fine della primavera dello scorso anno, da due esigenze distinte tra loro e consta di due momenti principali. Dopo l’inizio dell’attività live, nella primavera del 2008, ho sentito l’esigenza di “fermare”, in qualche modo, quello che mi stava succedendo musicalmente parlando, sia dal punto di vista dell’evoluzione che stava subendo la mia musica, sia per valorizzare le collaborazioni molto importanti che si erano concretizzate nel tempo. Fatti, questi, strettamente legati tra loro. A quel punto, poi, si era venuta a creare anche la necessità di avere del materiale a disposizione per propormi/ci nei locali, così come ad alcuni concorsi che ci sembravano interessanti. Quindi ho deciso di andare in studio e registrare “…In effetti c’ho molto da ridere”. I “momenti” di “…In effetti c’ho molto da ridere” sono legati alla registrazione in studio ed al lavoro che ha preceduto quella fase. Alla fine di luglio abbiamo registrato con Salvatore Addeo presso la Aemme Records di Garlate “Ombre della città”, “L’artista” e “Una barca rovesciata sul mare”. In queste tre tracce suona la “formazione al completo”, quella che è salita sui palchi più grandi, per intenderci, con Aron Corti alle chitarre e basso acustico e Enrico Sperone alle percussioni. Siamo andati in studio “forti” del buon feedback che ci veniva dai live senza fermarci a lavorare più di tanto sugli arrangiamenti. In effetti, poi, in studio, abbiamo riportato un po’ le dinamiche del concerto, registrando in presa diretta e lavorando più sull’improvvisazione che non su degli arrangiamenti. Al rientro dalle vacanze, con i primi di settembre, pur continuando a provare tutti insieme, io, Sonia Cenceschi (chitarre e cori) e Gabriele Buffa (pianoforte e tastiere) abbiamo iniziato a dedicare del tempo alla struttura musicale dei brani, partendo dalla scaletta che mi ero dato per il disco. In questo modo sono arrivati “il sogno di volare” e “Storia”, che abbiamo registrato con Lorenzo Caperchi al Kitcken Studio di Vimercate e ”Ridere”, di nuovo con Salvatore Addeo a Garlate. Nel disco si sentono le dinamiche diverse che sottendono la realizzazione dei brani e, pure se ci sono delle indiscutibili differenze qualitative, a me piace molto l’idea che, anche lì, si possa sentire che le cose si sono mosse, che quello che faccio è, in qualche modo, in evoluzione.

Tra i sette brani racchiusi in questo EP potresti individuarne uno a cui ti consideri particolarmente affezionato?

È molto complicato, per me, almeno, scegliere. Se arrivo a pubblicare qualcosa è perché, a torto o a ragione, sono convinto di quello che faccio. Dal punto di vista “sentimentale”, diciamo, però, che posso guardare a due canzoni con un’emozione particolare. La prima è “Storia” perché ha segnato in modo fondamentale il mio incontro con Sonia. La prima volta che ho visto Sonia, infatti, avevo finito da poco di scrivere “Storia” e, con la mia chitarrina, l’ho strimpellata al suo cospetto. Lei la ha ascoltata, ha guardato un po’ all’insù pensierosa, poi ha preso la sua chitarra e me l’ha suonata così come io avrei voluto che fosse suonata la mia canzone, come, per altro, la suona, per buona parte, anche nel disco. Così, la prima volta, pensandoci non più di dodici secondi netti. Sono cose che lasciano una traccia bella grossa e che ti dicono con una buona approssimazione qual è il destino di un incontro. La seconda, invece, è “Ridere”. “Ridere” è l’ultima canzone che abbiamo registrato, è quella dove si sente più forte la fortuna che ho nell’avere accanto Gabriele e Sonia. In questo pezzo hanno preso la mia bozza di linea melodica e gli accordi e ne hanno fatto una musica bellissima, profonda, che ha riscritto veramente la canzone, facendola arrivare, secondo me, molto in alto. Per dare un idea di cosa significa il lavoro che fanno Sonia e Gabriele e dell’impatto che, in questo caso, ha avuto sulle mie “budella”, racconto brevemente della registrazione. Per questioni tecniche e di tempo materiale, abbiamo registrato la canzone in due giorni differenti. Il primo giorno la prima traccia di chitarra di Sonia e il pianoforte e il giorno dopo la seconda chitarra e i take della voce. La sera del primo giorno me ne sono andato a casa con il master della parte strumentale. L’ho ascoltato un’infinità di volte, commuovendomi un po’ di più ad ognuna. Poi, sono andato a dormire. Alle tre di mattina non ho saputo resistere e ho dovuto alzarmi a riascoltarlo per un'altra ora e mezza. È passato qualche mese ma l’effetto su di me è lo stesso.

Torniamo per un attimo indietro nel tempo: quando hai scoperto la tua passione per la musica e quali sono stati gli artisti che hanno influenzato maggiormente la tua crescita come musicista e cantautore?

Mah, suonare suono da molto tempo e anche lo scrivere canzoni non è cosa recentissima. Sino a poco più di un anno fa, però, tutto era relegato ad una sfera fortemente “privata”. Ad ottobre del 2007 c’è stato il salto definitivo e un po’ improvviso, al quale si sono legati una serie di incontri molto fortunati con delle persone e dei musicisti eccezionali che mi hanno permesso di arrivare a fare quello che faccio oggi. Non ho mai studiato uno strumento e, ahimè, si sente. È una lacuna che spero di comare al più presto per migliorare il mio “rapporto” con la chitarra, cosa che rimane un’ esigenza anche dal punto di vista compositivo. Amo la musica: quasi tutta e quasi ovunque riesco a sentire qualcosa che mi piace o che mi muove dentro. Quindi ascolto e ho sempre ascoltato un po’ di tutto. Certo, un paio di vinili di Fabrizio de André, presenti nella discografia di  mio padre, hanno lasciato un segno importante.

Sicuramente una svolta decisiva per la tua carriera è stata segnata dall’incontro, avvenuto alla fine del 2007, con Lorenzo Monguzzi, cantante e anima dei monzesi “Mercanti di Liquore”. Puoi raccontarci come è avvenuto questo significativo incontro e quali sono stati i motivi della sua importanza?

Direi che l’incontro con Lorenzo è, oggettivamente, l’origine della mia carriera come “cantautore”. Quindi, volendo, potete prendervela anche con lui! Come dicevo, suono da un po’ e qualche canzone l’avevo già scritta. A settembre del 2007, in un momento un po’ particolare della mia vita, ho pensato che era inutile tenere le mie canzoni in un cassetto e illudermi che fossero “roba buona”, così come era inutile lasciarle lì se, per caso, “roba buona” fossero state veramente. Ho provato, senza farmi tante illusioni e con pochissime speranze, a spedirne qualcuna via mail a Lorenzo, per chiedere un  parere. Le ho spedite a lui perché era qualche anno che seguivo la musica dei “Mercanti”, perché, tutto sommato, nè lui nè io si faceva hard rock o hip hop, perché, a volte, il culo va a braccetto con un’intuizione. Lui mi ha risposto dopo tre ore. Una roba che sono rimasto di sale sulla sedia per cinque minuti prima di aprire la mail. Mi ha scritto che quello che gli avevo spedito “non era affatto male” e si è reso disponibile a darmi una mano, a confrontarsi con me su quello che avevo fatto e stavo facendo. La sua disponibilità dei miei confronti è stata molto gratificante e il fatto che questa continui e che, oggi, il nostro rapporto abbia raggiunto una sorta di equilibrio, in cui, non senza un po’ di imbarazzo da parte mia, possiamo dirci amici, è fonte di una motivazione molto forte. Il fatto di frequentarci, poi , mi ha permesso di apprezzarlo ancora di più come artista e, questo, mi porta ad avere un riferimento molto concreto, dal punto di vista professionale, al quale guardare. Anche umanamente è una persona non comune e tutto questo arricchisce la mia esperienza di uomo prima ancora che quella di musicista.

Sappiamo che entro la metà di quest’anno dovrebbe uscire il tuo primo vero e proprio album: puoi darci qualche indiscrezione sui brani che ne faranno parte? Seguiranno lo stesso itinerario sonoro di quelli che abbiamo avuto modo di ascoltare nell’EP?

Ho una scaletta di massima per quanto riguarda i pezzi ma, onestamente, tutto è in forte divenire. Benché abbia rallentato un po’ in favore del lavoro con Sonia e Gabriele sulla struttura musicale dei brani, continuo a scrivere e, quindi, è molto probabile che possano esserci dei cambiamenti, anche radicali, su questo fronte. Relativamente ai suoni, lo studio che stiamo facendo in questo momento è con chitarre e pianoforte, che non è uno strumento consueto in un certo tipo di musica. È un po’ impegnativo ma siamo convinti che paghi in termini di efficacia e spazio poi per arricchire la struttura principale. In questo senso torneremo a lavorare con il resto del gruppo a breve, forti di un punto di partenza solido sul quale gli altri potranno inserirsi ed esprimere la loro sensibilità. Ho notato che più andiamo avanti più i nostri suoni si arricchiscono e diventano altro da ciò che abbiamo fatto prima; così sono sicuro che il disco conterrà forti elementi di novità rispetto a “…In effetti c’ho molto da ridere”, rimanendo, naturalmente, dentro a quello che siamo e sappiamo di essere.

 

Fondamentale è stata ovviamente anche l’intensa attività live dello scorso anno per arricchire di corpo e sostanza il tuo progetto musicale; come vivi la dimensione dei concerti dal vivo e il rapporto diretto con il pubblico?

Suonare dal vivo è molto bello. Non credevo avrebbe potuto piacermi tanto. Sul palco mi sento proprio a casa ed è una sensazione che ho avuto da subito. Più forte della tensione e della fifa che credevo mi avrebbe preso. Credo che la dimensione del concerto sia quella più bella. Il rapporto diretto con il pubblico, l’applauso, il tempo tenuto con il battito delle mani, sono sensazioni forti, che ti riempiono e ti danno una grande energia sia quando sei sul palco che quando scendi e devi andare avanti con il tuo progetto, superando le difficoltà, passando i momenti difficili per arrivare al risultato che ti sei proposto di raggiungere. Anche lo studio ha il suo fascino e porta a risultati differenti, comunque belli. È un po’ come tra la Mountain bike e il ciclismo su pista. Sono entrambi ciclismo, tutti e due belli ma molto differenti tra loro. Si capisce che prima della musica c’erano le gare in bicicletta?

Nel corso dell’ultimo anno hai avuto modo di incontrare numerosi musicisti che hanno aderito al tuo progetto musicale con interesse e passione, collaborando con te sia in studio che sul palcoscenico. Attualmente con chi stai lavorando alla realizzazione dell’album e in che maniera queste collaborazioni stanno influenzando il tuo modo di fare musica?

È uno degli aspetti più esaltanti del fare musica e dell’ultimo anno della mia vita. Prima Aron Corti, poi Sonia, quindi Gabriele ed Enrico e, ultimamente, anche Pier Daniel al violino. Sono tutte persone eccezionali che portano nella musica che fanno quello che sono. Ricordo la sensazione che ho avuto alla fine dell’ultima prova prima del nostro debutto, a giugno dello scorso anno. Avevo sentito per quasi quattro ore le mie canzoni suonate da tanti strumenti, tutti con qualcosa da dire. Ho pensato: “anche se dovesse finire tutto in niente, una cosa come quella che mi è successa oggi vale una vita intera”. Dopo tanti mesi le cose non sono cambiate, anzi, migliorandoci, lavorando di più su quello che facciamo assieme, questa sensazione è sempre più forte. Nel disco ci sarà spazio per tutti e non è detto che non si riesca anche ad aumentare il numero delle collaborazioni.

Mentre fervono i preparativi per il tuo primo disco, stai anche progettando un tour di concerti che ne accompagnerà la pubblicazione?

Il “…In effetti c’ho molto da ridere” Tour duemilanove parte il 24 gennaio in provincia di Lecco e continuerà sino a quando il disco non verrà pubblicato. Con la pubblicazione del disco, credo si aprirà una parentesi live nuova, legata, naturalmente, ai pezzi che verranno suonati nell’album. Bisogna dire che il mio repertorio non è vastissimo quindi, una parte della track list del disco è già presente nella scaletta di questo tour.

Cosa pensi della crisi che, ormai da diversi anni, investe il mercato discografico mondiale e in particolar modo quello italiano? Quale pensi potrebbe essere la ricetta per invertire questa tendenza negativa?

Mah, di questa cosa della crisi del mercato discografico è molto tempo che si sente parlare. trovo sia una questione complessa. Molto dipende dagli obiettivi che ci si pone e come si pensa di realizzarli. Credere di campare di dischi mi sembra poco realista oltre che poco “professionale”. Naturalmente, vendere un milione di copie non fa schifo a nessuno ma credo che per guadagnare sia indispensabile andare a lavorare e credo che, per un musicista, “andare a lavorare” sia, principalmente, mettersi su un palco e suonare per il proprio pubblico. In quest’ottica, la crisi del mercato discografico non dovrebbe mettere tutta questa paura. Credo che la questione di difficoltà maggiore sia relativa alla possibilità di fare musica, di trovare degli spazi dove, quando si ha qualcosa da dire e le capacita per farlo, qualcuno possa ascoltarti. Questo vale per la musica come per tutte le forme di espressione. Come funzionano le cose per  il mercato delle major è una cosa nota. Parliamo di industrie, molto spesso di carattere multinazionale, che hanno come unico obiettivo fare utile e, senza nemmeno nascondersi troppo, si preoccupano esclusivamente di quello. Investono su cose che danno risultati sicuri, sempre uguali, senza occuparsi di contenuti. Il risultato è che tutti i media sono assediati sempre dalle solite facce, dagli stessi suoni, dalla solita fetentissima minestra. Questo, in qualche modo, condiziona anche chi fa musica a livello locale e allora, spazi che potrebbero essere disponibili per  una varietà di proposte, anche in una logica vera di mercato, aperta alla concorrenza e sotto il giudizio del pubblico, sono blindati dalle imitazioni, magari anche di pessima qualità, di chi occupa già il mercato “maggiore”. La cosa peggiore, però, è che, a volte, sembra che anche il mercato cosiddetto “indie” o indipendente, replichi in piccolo le magagne dei grandi. Allora, all’interno di questi circuiti girano spesso gli stessi soggetti, quelli che in modo nemmeno troppo creativo, si vestono con un po’ delle parole d’ordine di un certo ambiente politico-sociale. Non è sempre così e magari sbaglio del tutto ma, in questo ultimo anno, mi è capitato di vedere realtà che vengono citate come punto di riferimento, come esempi assoluti di arte, che ottengono riconoscimenti  importanti, storici per la musica indipendente e d’autore, talmente povere di contenuti e qualità da lasciarmi senza parole e, anche, un po’ avvilito. Boh, io sono fortunato, mi sono capitate solo cose buone e, un passo alla volta, sono sempre riuscito ad arrivare dove mi ero ripromesso di arrivare ma, ogni tanto, questa cosa mi spaventa. Ricette? A me vengono bene le piadine ma, onestamente, più che una ricetta è un assemblaggio di ingredienti preconfezionati, direttamente dal banco frigo del supermercato. Sono un po’ mainstream alimentare anche io….

Si sta rivelando veramente di grande aiuto per i giovani musicisti emergenti il supporto delle tecnologie offerte dal web per far conoscere la propria arte e costruire un rapporto il più possibile diretto con il proprio pubblico. Cosa pensi di quest’opportunità? Gestisci personalmente il tuo profilo MySpace?

Guarda, è una domanda meravigliosa e le cose che vorrei dire sono moltissime. Innanzitutto la mia collaborazione principale, quella con Sonia, è nata proprio sullo space. Ci siamo “incontrati”, mentre muovevo i miei primi passi nel mondo della musica, ascoltandoci reciprocamente e iniziando lì una cosa che mi ha dato moltissimo e che ci porterà molto lontano. Sonia è una persona fuori dal comune e una artista di una sensibilità incredibile. Se oggi suoniamo e stiamo facendo questo percorso insieme è proprio grazie a internet. Basterebbe questo ad eleggere la rete a “media dei media”. In realtà è molto di più. Internet è una grande opportunità per chi vuole cominciare e cercare di capire se quello che sta facendo è nella direzione giusta, è una buona opportunità di confronto con il pubblico a costo zero o quasi. Bisogna sapere guardare al feedback che si riceve e porsi in modo onesto, principalmente nei confronti di se stessi ma è una grande possibilità alla portata di tutti. Emergere elusivamente sfruttando questo media, soprattutto gestendolo in proprio, mi sembra ancora piuttosto difficile però, come dicevo, è un grande strumento e una grande chance per uscire dalla propria stanzetta o dal proprio garage. Il grande valore di internet, poi, lo vedo anche come fruitore di musica. Ho trovato talmente tante proposte in pochi mesi. Cose anche molto belle e difficilmente raggiungibili con altri mezzi. Ascoltare, che è determinante per chi vuole fare musica, è, sulla rete, estremamente facile e ricco di spunti interessantissimi. Tornando alla tua domanda: gestisco io il mio space. Se si vuole fare questa cosa ottenendo dei risultati è quasi un lavoro. Bisogna curare i contenuti, avere delle cose da dire con una certa frequenza, un certo “occhio” per la comunicazione, oppure cercare la collaborazione di un amico che ha queste competenze. La soddisfazione, però, è grande. Postare un brano e trovare nei commenti che qualcuno ha avuto voglia di ascoltarlo e di dirti cosa ne pensa è molto bello. Se, poi, quello che fai piace e arrivano dei complimenti è anche meglio!

Prima di salutarci vuoi aggiungere qualcosa o rivolgere un saluto particolare ai lettori di SaltinAria.it?

Mah, innanzitutto vorrei ringraziare voi per il lavoro che fate, per come lo fate e per l’opportunità che mi state dando. Certamente saluto e ringrazio anche i vostri lettori che, se sono riusciti ad arrivare vivi alla fine di questa intervista, possono reggere anche la mia musica e fare un salto a trovarci proprio su internet e, poi, anche ai nostri concerti. Quello che mi è successo nell’ultimo anno è, in gran parte, merito delle persone speciali che ho incontrato. L’elenco è lungo e, forse, non indispensabile. Cito per tutti Sonia e Gabriele che mi stanno dando tantissimo e che non smettono di commuovermi con il loro slancio e la loro musica. Ringrazio tutti quelli che hanno suonato con me, anche una volta sola, che hanno contribuito a che io potessi produrre dei suoni. Chi suona in generale e tutti quelli che, in mille forme diverse, mi hanno sostenuto e spinto ad andare avanti. In ultimo, la mia famiglia, mia moglie e miei figli, che condividono con me i sacrifici che la scelta che ho fatto comporta e cantano a squarciagola le mie canzoni!

Vi abbraccio.

 

 

 

Intervista di: Andrea Cova

Recensioni correlate: …In effetti, c’ho molto da ridere EP

Grazie a: Andrea Buffa e Sonia Cenceschi di Mancamezzora

Sul web: www.mancamezzora.itwww.myspace.com/orcaandreacanta

 

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