Amaury Cambuzat: lucido e determinato

Scritto da  Giovedì, 11 Marzo 2010 

Amaury CambuzatAmaury Cambuzat, francese (per chi non lo sapesse) è uno dei musicisti, che bazzica dalle nostre parti da anni, ad aver influenzato indelebilmente diverse band italiane. Molti musicisti, noti e non, senza di lui, avrebbero certamente fatto altro. Il suo nuovo progetto, Chaos Physique, ha esordito con un album incredibile, spezzando, per l’ennesima volta, ulteriori lance a suo favore.

 

 

Dove vivi ora, sei ancora in Italia?

Oggi vivo tra Milano, Parigi e Londra per lavoro. Principalmente a Milano.

La tua esperienza italiana riparte da Chaos Physique o non è mai del tutto terminata?

In realtà, dopo una pausa che è durata un lungo anno, sono tornato in pista a maggio scorso con un nuovo EP degli Ulan Bator, "Soleils", seguito da un tour. Questo con una nuova formazione (l’entrata nel gruppo di James Johnston dei Gallon Drunk, Bad Seeds e Lydia Lunch all'organo e alla chitarra) il tutto gestito dalla mia nuovissima etichetta la "Acid Cobra Records". Dopodiché è nato questo progetto, Chaos Physique, intorno all'etichetta Jestrai che voleva fare uscire un disco (inizialmente un EP) per il loro anniversario (10 anni di esistenza).

La loro idea era una collaborazione tra Pier Mecca (Fiub) ed io. Ci siamo trovati a fare delle Jam-sessions e ci siamo resi conto da subito che valeva la pena prendere sul serio questo progetto e abbiamo chiesto a Diego (Sexy Rexy, usciti da poco anche loro per la mia etichetta) che avevo conosciuto, girando con i Faust in Italia l'anno scorso, di raggiungerci per suonare il basso.  A gennaio abbiamo iniziato il tour dei Chaos Physique ma comunque continuo a lavorare come Ulan Bator per un nuovo album che uscirà a metà aprile 2010, subito seguito da un tour in Italia da inizio aprile in poi. Insomma, due progetti distinti con strade parallele.

Cosa pensi dello stato attuale dell’Italia, e non parlo di quello musicale…

Spesso mi chiedo come mai un paese che è stato per secoli all'avanguardia nell’arte sia diventato così disinteressato ai suo artisti attuali e passati…  Comunque è la stessa storia ovunque vai; sembra che nessuno abbia più gli strumenti per distinguere tra quello che è arte e quello che non lo è. Oggi, essere famoso rimane l'unica cosa importante nella mente di tanti. Per concludere direi senza dubbi che questa situazione è il frutto di una mancanza di concorrenza reale tra i diversi media: TV, radio, stampa, tutti parlano delle stesse cose, il fine è meramente economico. Non siamo mai stati così conformisti! Brutta cosa.

Dai tempi di “Polaire” a “The Science Of Chaotic Solutions” non hai mai cercato il successo oppure è il successo che non ti ha mai voluto?

Tutto è relativo. Una forma di successo e di stima l'ho avuta, purtroppo mai economica!

Non ho mai calcolato nulla. Ho solo e sempre cercato di tirare avanti con diversi progetti a cui tenevo veramente. “The Science Of Chaotic Solutions” credo sia il punto di partenza dove mi ero fermato con "Polaire" (raccolta Italiana dei due primi album degli Ulan Bator). Come se fossi riuscito a riprendere una strada dove un ramo di un delta è proseguire il mio lato da improvvisatore, l'altro "ramo" è Ulan Bator in costante evoluzione.

Com’è nata l’esperienza con i Faust? So per certo che è sempre stata una delle tue band preferite; cosa vuol dire oggi farne parte, essere parte di un progetto da cui tu probabilmente hai preso tanti spunti e per la quale qualche anno fa avresti fatto il diavolo in quattro pur di avere solo l’opportunità d’incontrarli?

É una storia di vita. C'entra poco con il fatto che sono musicista anche se ci siamo conosciuti 13 anni fa per quel motivo . Ci siamo incontrati nel momento in cui stavamo lavorando a l'album "Végétale" (nel 1997). Gli siamo piaciuti molto dal vivo dicendoci che eravamo il gruppo più figo del momento assieme agli Stereolab! Poi ci hanno proposto di suonare insieme a loro prima come "Collectif Metz" (primo incontro live nella città francese di Metz, il nome arriva per quel motivo) e dopo come Faust. Nel 2005 mi hanno richiamato per fare un tour in Inghilterra e diverse registrazione, live e album studio, (Disconnected + C'est compliqué). Ho passato due anni a lavorare tantissimo con loro forse mettendo Ulan Bator troppo da parte. Era un momento difficile per me. Troppe date, troppa musica in generale, finchè nel 2007 sono scoppiato. Sono sparito da tutto e da tutti per quasi un anno…"quello che non ti uccide ti rende ancora più forte"…  Eccomi tornato! Oggi suono sempre con Faust ma non più a tempo pieno. Per esempio andrò a suonare a l'ATP festival a maggio e questo e una bella soddisfazione. Con i Chaos Physique andremo a suonare al festival che organizza Jean-Hervé Péron (Faust) ogni anno a luglio in Germania. Insomma, ora prendo questa esperienza con più distanza.

Come hai Conosciuto Diego Jeko e Pier Mecca? Quando si è concretizzata l’idea Chaos Physique?

Pier l'ho conosciuto tramite la Jestrai (etichetta Italiana che ha prodotto due cd degli Ulan Bator ed il disco d’esordio dei Chaos Physique; Diego faceva da roadie per delle date dei Faust in Italia alla fine del 2008). L'idea si è concretizzata quando siamo entrati in studio "per scherzo" al Redhouserecordings di Senigallia (AN) a luglio 2009 e siamo usciti con un disco che ci piaceva tanto. Abbiamo pensato: "Ma perché non portare avanti questo progetto?"

Un musicista con la tua esperienza saprebbe dirmi lo stato della musica in Europa? Il downloading è veramente la fine della musica come dicono in molti?

Oramai il mercato musicale e diventato globale. La musica non è finita, la diffusione della musica è planetaria. Il problema oggi è come un musicista può guadagnare qualcosa con quello che crea. Prima il supporto in vinile o cd permetteva di remunerare una catena discografica: fabbrica, distributore, negozi di dischi, etichetta e finalmente l'artista. Oggi manca proprio la gerarchia, la struttura, e quindi si può fare direttamente musica sul computer a casa e venderla tramite download a pagamento in tutto il mondo. Questa l'hanno chiamata democrazia. Fin quando si tratta di cultura diciamo che con un sistema tale muoiono di fame solo gli artisti ma, se il mondo della medicina prende la stessa piega, in quel caso moriremmo tutti! Mi spiego: sono tutti medici sui social network senza nemmeno avere studiato per anni medicina all'università, senza esperienza… Mi sembra che stiamo semplicemente tornando indietro. Ognuno deve conoscere i propri limiti e rendersi conto di cos'è la vergogna. Io prima di pubblicare la mia musica, che può piacere o meno, ci penso 1000 volte, ovvero mi chiedo se sto proponendo qualcosa di utile, una pietra mancante nel muro o meno. Chi fa musica col cuore capirà il mio discorso. Per chiudere questo monologo, la musica non finirà mai, ma attraverseremo un periodo nero dove chi farà "musica" (diventata simbolo di "notorietà") sarà chi avrà i soldi per comprarsela oppure che avrà le possibilità economiche per farsi sfruttare da nuovi business come X-Factor per arrivare ad avere un successo effimero. Questo sarà la cancrena della qualità e della diversità ma e proprio in questo che siamo caduti. Una cosa del genere era impossibile quando avevo 15 anni. Volevo, come tanti altri, essere tutto il contrario di fronte a quello che proponevano le major. Credevo nell’alternativa. Oggi ci credo sempre ma è diventato difficile trovare nuove strade, possibili soluzione. La predizione di Andy Warhol è accaduta : "Nel 2000 tutti avranno il loro quarto d'ora di vergogna!"

Nella recensione su Saltinaria.it parlavo di te come di un musicista che dà fiducia, “Metterei le mani sul fuoco”, sai, lo dicevo sul serio, non era per adularti: cos’è l’onesta oggi per Amaury Cambuzat?

L'onestà, come rispondo alla domanda precedente, è fare le cose essendo convinto che hanno un senso, un perché. Io ho fatto una scelta radicale tanti anni fa, quella di portare avanti la mia musica a tutti costi, ed è durata fino ad oggi. Non ho mai ceduto a nessun compromesso e non mi sono mai aspettato di arrivare chissà dove… non mi sono mai fatto condizionare dalle difficoltà quotidiane che ti offre la vita, non sono mai caduto nelle trappole che ti fanno credere che arriverai a non so che cosa se calcoli diverse cose… Sempre lucido e determinato.

 

 

Intervista di: Giuseppe Bianco

Recensioni correlate: CHAOS PHYSIQUE - The Science Of Chaotic Solutions

Grazie a: Amaury Cambuzat

Sul web: www.myspace.com/amaurycambuzat

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