Alessandro Tedesco: il bello è una questione di chimica

Scritto da  Sabato, 25 Aprile 2009 

Alessandro TedescoAlessandro Tedesco & Alkèmic Quintet hanno pubblicato il Cd “Kimica”, un lavoro ispirato che evidenzia la loro bravura. Alessandro ci parla meglio del disco e del loro progetto.

 

 

 

Alessandro, quali sono le tue esperienze artistiche?

Ho fatto varie esperienze musicali: partito da una formazione classica, ho esordito con la musica sinfonica ed operistica, ma la passione per il jazz mi ha portato da subito ad avvicinarmi a questa cultura. Ho seguito, e ancora seguo, un percorso di studi abbastanza lungo, dall’improvvisazione all’arrangiamento e composizione. Ho collaborato con vari artisti sia italiani che internazionali, grazie ai quali ho toccato con mano tutte le varie sfaccettature del jazz, dalle contaminazioni più svariate.

Chi sono gli Alkèmik Quintet?

Incontrati durante il mio percorso artistico, sono amici con cui ho avuto subito una grande intesa sia musicale che spirituale. Musicisti che a loro volta vengono da esperienze di vario genere, con loro mescoliamo idee, intuizioni e sensazioni, fondendo il tutto, e facendo scaturire varie sfumature musicali, il tutto in un unico sound… come una formula chimica. Grande l’intesa tra noi, fattore indispensabile che ci fa comunicare dalla creazione all’esecuzione. È questo spirito di gruppo, che scaturisce dalla nostra stima reciproca, a unire le nostre forze in un’unica direzione.

Nella vita è tutta questione di… chimica?

Assolutamente si, tutto ciò che è bello nella vita è una questione di chimica. Nella musica come nell'amore, nel cibo, nei sogni!

Quali sono gli artisti che hanno influenzato il tuo percorso artistico?

Sicuramente un po’ tutti i grandi, a partire da Louis Armstrong, fino al più recente Joshua Redman, ma devo dire che essendo una persona molto aperta, mi lascio influenzare da tutta la musica in generale, da quella classica, fino a quella elettronica.

Esiste un decalogo del bravo jazzista?

Credo che ogni musicista ne abbia uno personalissimo, che adatta continuamente alle emozioni che percepisce e alle situazioni che vive. Non credo sia possibile schematizzare azioni o cose da fare, ma ci sono elementi che accomunano tutti i bravi musicisti, e cioè il sapersi ascoltare, il dialogo, lo scambio di idee, di emozioni.

Ci parli del brano “The Preacher”?

È un brano di Horace Silver, in una versione dixieland, ma moderna, ed è pensato in un arrangiamento quasi da big band. È stato arrangiato da Sergio Di Natale, che è il batterista del gruppo.

Avete in programma esibizioni live?

Si, oltre ai vari club dove ci esibiamo continuamente, ci sono anche festival jazz molto importanti dove avremo il piacere di portare la nostra musica questa estate, tra cui quello di Bolzano e Roccella Jonica.

Altri progetti in cantiere?

Sto lavorando al mio prossimo disco, che spero di far uscire entro la fine dell’anno. È un lavoro molto diverso dal precedente, forse più liberatorio, in quanto esprimo il mio essere in maniera quasi sfacciata.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Vi ringrazio e chiudo con la speranza di aver dato anch’io un piccolo contributo al mio mondo, la musica.

 

 

ALKÈMIC QUINTET sono:

Alessandro Tedesco: trombone

Vincenzo Saetta: sax alto

Davide Castagliola: basso elettrico

Andrea Rea: piano, hammond

Sergio Di Natale: batteria

 

Intervista di: Ilario Pisanu

Recensioni correlate: Cd Kimica

Grazie a: Alessandro Tedesco, Donato Zoppo - Ufficio Stampa Synpress44

Sul web: www.myspace.com/alessandrotedesco1976

 

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