Mentre continuano con successo le repliche di EMILIA, con una straordinaria Giulia Lazzarini, il Teatro Argentina accoglie LA RAGAZZA CARLA di Elio Pagliarani, diretto e interpretato da Carla Chiarelli. Una pièce ambientata nel dopoguerra, un racconto intimo e seducente che narra di una giovane ragazza al suo ingresso nel mondo del lavoro, e il suo affacciarsi alla vita.

Ancora al Teatro Argentina, lunedì 3 aprile, nell’ambito del progetto “Confini”, sarà in scena WHEN THE RAIN STOPS FALLING con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli. Una saga familiare, un grande viaggio sulle eredità e sull’abbandono, che attraverserà un arco temporale dal secolo scorso al 2039. Sempre con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli, proseguono al Teatro India le repliche di LEAR DI EDWARD BOND con un superlativo Elio De Capitani. Una riflessione sull’indissolubile rapporto tra uomo e potere.

Attesissimo il debutto romano di MR PÙNTILA E IL SUO SERVO MATTI, una delle migliori commedie di Brecht, scritta nel 1940 a guerra da poco iniziata, in scena questa settimana al Teatro Quirino nella produzione dell’Elfo Puccini di Milano. Ferdinando Bruni e Francesco Frongia firmano il primo Brecht "made in Elfo", a sessant'anni dalla morte del drammaturgo, scegliendo una "commedia popolare" - secondo la definizione brechtiana - che nell'allestimento pensato per il grande palco della sala Shakespeare dell’Elfo sprigiona tutto il suo potenziale comico facendo emergere, con esiti spesso esilaranti, le contraddizioni e le disuguaglianze sociali di un'epoca che, pur con altri abiti e abitudini, somiglia nella sostanza alla nostra.

Numeri magici, illusioni mozzafiato, musiche coinvolgenti ed effetti speciali incanteranno il pubblico in un sapiente miscuglio di arte e magia. Tutto questo è DESTREZZA, la grande magia dal vivo di Supermagic con il maestro prestigiatore Bob Noceti, primo campione italiano di magia, in scena al Teatro Sala Umberto.

Al Teatro Due, nell’ambito della rassegna LEI, va in scena la “tragedia da ridere” SULLE SPINE con Urbano Barberini. Uno spettacolo che nelle precedenti messe in scena ha già conquistato pubblico e critica.

TÀLIA SI È ADDORMENTATA, scritto e diretto da Francesco Petti, sarà in scena al Teatro Trastevere. Una pièce a metà tra introspezione e surrealtà, un racconto onirico, una favola dove si nasconde inesorabilmente la vita. Sempre al Teatro Trastevere, in data unica il 4 aprile, 30 SPETTACOLI IN 60 MINUTI con quattro attori in scena, 60 minuti di tempo a disposizione e 30 storie da raccontare! Una corsa contro il tempo per mostrare tutte le sfaccettature della vita quotidiana, in una successione apparentemente casuale dei meccanismi più profondi dell'esistenza umana.

Al Teatro della Cometa ultimi giorni per godere di una commedia che sta riscuotendo grande successo e che tratta un tema di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova, RISIKO - QUELL’ IRREFRENABILE VOGLIA DI POTERE. Di Francesco Apolloni e con la regia di Vanessa Gasbarri sarà in scena fino al 9 aprile.
Per i lettori di Saltinaria biglietti ridotti!

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.

 

LA RAGAZZA CARLA
di Elio Pagliarani
diretto e interpretato da Carla Chiarelli

Dal 2 al 13 aprile dai palchetti del Teatro Argentina una manciata di spettatori (25 a rappresentazione) saranno accolti dai versi di un piccolo capolavoro letterario, ricco di umanità, LA RAGAZZA CARLA, poema che il poeta e scrittore Elio Pagliarani dedicò a una giovane ragazza trapiantata di colpo nel mondo del lavoro, al suo pieno ingresso nella vita. Il luogo è Milano, il tempo il dopoguerra. Su tutto la voce di Carla Chiarelli che, con seduttiva delicatezza, declama il poema in una versione teatrale semplice e molto sentita, una produzione Teatro di Roma.

Raccolto, intimo, leggero, lo spettacolo punta sulla recitazione che si dipana dalla platea ai palchetti per condurre l’attenzione del pubblico sull’espressività dell’attrice, una performance corpo/memoria che getta un ponte tra il poema e il pubblico. Con la sua voce, Carla Chiarelli attraversa insieme al solo corpo tutta la vicenda, lasciandoci osservare la città, le ragazze Carla, i Pratek, gli Aldo che la popolano e quel modo di vivere Milano con i flussi scanditi da orari che svuotano e riempiono le vie, che riportano nel silenzio di grandi edifici creati solo per il lavoro.

Scritto tra il ’54 e il ’57 e poi pubblicato nel ’62, il poema racconta l’ingresso nel mondo del lavoro e la fatica del crescere di una ragazzina, Carla Dondi, nella Milano anni Cinquanta. Figlia minore della vedova Dondi, donna della più piccola borghesia che fa pantofole per sostenere il magro bilancio famigliare. La ragazza viene iscritta ad una scuola di formazione professionale per dattilografe. A scuola fa quello che deve fare, senza una vera passione o una convinta determinazione. In testa ha altri pensieri, altri sogni e un gran paura di buttarsi nella mischia. Finita la scuola Carla trova lavoro presso la Transocean Limited Import Export Company, piccola ditta in piazza del Duomo. La dirige il misterioso signor Praték, che non sembra avere grandi riguardi per i suoi dipendenti e che addirittura fa delle esplicite avances alla povera Carla, che fugge inorridita dalla mamma per dirle che non vuole più saperne di quel lavoro. Ma la madre le dice chiaramente che trovare un lavoro non è facile di questi tempi e non può permettersi di perderlo. La storia si chiude con Carla pronta ad affrontare una nuova giornata di lavoro, sospesa tra rifiuto della società e apertura verso la vita.

In questa storia semplice si avverte forte e scalpitante la voglia di riscatto che si staglia sullo sfondo di una Milano da dopoguerra, onesta, operaia, anonima. A rendere tutto concreto, la parola di Pagliarani che risuona con il ritmo e il respiro della sua bella lingua. Poemetto narrativo e romanzo in versi, La ragazza Carla è il racconto singolare e collettivo di un’Italia che ha da poco superato i traumi della Seconda guerra mondiale per lanciarsi verso una crescita senza precedenti, piena di contraddizioni e compromessi. Ma è soprattutto la storia di Carla Dondi, che incarna le dicotomie più estreme di questa psicotica realtà: dalle scuole serali al lavoro di segretaria, Carla vive i riti di passaggio della ragazza che diventa donna e coltiva il desiderio di emancipazione, ostacolato dalle ambiguità dei diritti sociali, dalle insidie sessuali dei superiori, dalle coordinate culturali di un tempo che consegna al successo personale l’unica possibilità di realizzazione. Sullo sfondo l’illusione del miracolo italiano, coagulo di una serie di storie minime, di piccoli destini nelle periferie di Milano, che sono le periferie dell’io e delle sue alienazioni.

Ancora, su tutto, la voce e il corpo di Carla Chiarelli che dal 1997 porta per teatri il lavoro ventennale che ha svolto su quest’opera. Un lungo e tenace percorso fatto nel tempo, che accompagna lo spettatore in un viaggio intenso attraverso i pensieri della protagonista e di quella realtà troppo impegnata a mandare avanti la vita per rendersi conto delle difficoltà di una giovane donna, che cresce e supera gli ostacoli da sola, in una città in cui è facile smarrirsi tra il ritmo di lavoro incessante e l’inquieta e curiosa voglia di vivere.

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 2 al 13 aprile 2017
orari spettacolo ore 17.00
2 e 13 aprile ore 20.00
riposo 6 e 9 aprile
prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro
(max 25 spettatori a rappresentazione)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Teatro dell’Elfo
MR PÙNTILA E IL SUO SERVO MATTI
di Bertolt Brecht
traduzione Ferdinando Bruni
con Ferdinando Bruni, Luciano Scarpa, Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Corinna Agustoni, Luca Toracca, Umberto Petranca, Nicola Stravalaci, Matteo de Mojana, Francesca Turrini, Francesco Baldi e Carolina Cametti
musiche originali Paul Dessau
arrangiamenti Matteo de Mojana
costumi Gianluca Falaschi
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
scene e regia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

Personaggi e interpreti:
Pùntila Ferdinando Bruni
Matti Luciano Scarpa
Emma / Laina Ida Marinelli
Eva Elena Russo Arman
telefonista / pastorella Corinna Agustoni
cameriere / macilento / pastore Luca Toracca
attachè Umberto Petranca
giudice / studebwaker Nicola Stravalaci
Pelorosso / avvocato Matteo de Mojana
lattaia Francesca Turrini
Surkkala Francesco Baldi
assistente farmacista / Fina Carolina Cametti

Considerata una delle migliori commedie di Brecht, scritta nel 1940 a guerra da poco iniziata, Puntila e il suo servo Matti fu rappresentata per la prima volta quando Brecht rientrò in Europa dall'esilio negli Stati Uniti, dapprima a Zurigo nel 1948, poi scelta per inaugurare nel 1949 la prima stagione del Berliner Ensemble.
Brecht mette in scena una "variante" di dottor Jeckyll e Mister Hyde (e per altri versi una variante di Luci della città, a cui si era probabilmente ispirato): il ricco possidente Puntila è infatti un personaggio a due volti, schizofrenico come il milionario del film di Chaplin e come Shen Te, la protagonista nell'Anima buona. Da sobrio è un tiranno che vessa i suoi dipendenti, sfrutta i suoi operai e vuol dare la figlia Eva in moglie a un diplomatico inetto e a caccia di dote, mentre, quando è ubriaco, diventa amico di tutti e vuol far sposare Eva al suo autista Matti, che tratta su un piano di parità. Sfortunatamente le sbronze passano sempre...
Al tagliente Matti il compito di smontare le false promesse e la falsa bontà del suo padrone, in un rapporto che a tratti richiama nobili precedenti (da Don Chisciotte/Sancho Panza a Don Giovanni/Leporello) e a tratti rimanda alle comiche finali dei film muti.

Una riflessione sulla compresenza del bene e del male nell’animo umano, un’allegoria del capitalismo e dei suoi sorrisi da caimano dove Karl Marx incontra suo fratello Groucho. E il messaggio di Brecht, attualissimo in un mondo in cui l’uno per cento della popolazione detiene metà della ricchezza globale e il resto delle risorse è in mano a un quinto degli abitanti, suggerisce che solo un’autentica eguaglianza, piuttosto che uno slancio filantropico individuale, può davvero colmare il divario fra ricchezza e povertà e che il benessere di cui godiamo altro non è che il ghigno di Puntila ubriaco.

Ferdinando Bruni e Francesco Frongia firmano il primo Brecht "made in Elfo", a sessant'anni dalla morte del drammaturgo, (e a sei anni dall’esperienza genovese di Bruni e De Capitani con L’Anima buona del Sezuan con Mariangela Melato), i due registi scelgono una "commedia popolare" - secondo la definizione brechtiana - che nell'allestimento pensato per il grande palco della sala Shakespeare sprigiona tutto il suo potenziale comico facendo emergere, con esiti spesso esilaranti, le contraddizioni e le disuguaglianze sociali di un'epoca che, pur con altri abiti e abitudini, somiglia nella sostanza alla nostra.
In scena una compagnia affiatata di dodici attori di diverse generazioni che sa dosare ritmi incalzanti e sospensioni liriche. A guidarli Ferdinando Bruni nel ruolo mutevole e schizofrenico di Puntila, affiancato dal servo Matti di Luciano Scarpa che torna tra le file dell'Elfo dove aveva interpretato Orazio nell'Amleto, Elicone nel Caligola, il giovane Eugenio nella Bottega del caffé. Completano il cast Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Corinna Agustoni e Luca Toracca, insieme agli "elfi d'adozione" Umberto Petranca, Nicola Stravalaci, Matteo de Mojana, Carolina Cametti e ai nuovi scritturati Francesca Turrini e Francesco Baldi.

Le scene, firmate da Bruni e Frongia, alludono a un ambiente rurale del secolo scorso, tra sipari di tela grezza stampati come enormi monete, sacchi di iuta pieni di soldi, quarti di bue appesi, immagini di animali scuoiati, ossa e crani a richiamare quanto di crudele si nasconda dietro la facciata bucolica della vita contadina.
I costumi di Gianluca Falaschi rimandano ironicamente agli anni bui del primo dopoguerra con la marsina, il panciotto e la tuba dell’eterno capitalista Puntila e dei suoi amici notabili, con gli abiti hollywoodiani di Eva (da camera, da sera, sportivi...) o coi costumi consunti e rattoppati delle cameriere e dei contadini. Un mondo che spazia dalle comiche di Charlot alle foto di August Sander.
Ma basta poco perché dalla remota Puntiland, dove regna il protagonista, ci si ritrovi, nel giro di una battuta, nell'attualità, quando ad esempio Puntila rimpiange di aver sottoscritto mentre era in preda ai fumi dell'alcool “un contratto a tempo indeterminato"...

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini 7, 00187 Roma
Dal 4 al 9 aprile 2017
ORARI SPETTACOLI: da martedì a sabato ore 21 / domenica ore 17
mercoledì 5 aprile ore 17

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


Ariel dei Merli (Manieri|Rosellini)
KING KONG GIRL
di Francesca Manieri e Federica Rosellini
con Elvira Berarducci, Dacia D’Acunto, Barbara Mattavelli, Ilaria Matilde Vigna

Dopo il monologo su “Testo Tossico” di Paul B. Preciado, la compagnia Ariel dei Merli torna a indagare le tematiche del genere con un ideale “secondo capitolo”, un nuovo spettacolo dedicato alla figura di una grande romanziera, la signora delle lettere nere francesi, Virginie Despentes, V. Con uno spettacolo omaggio, un testo inedito che costeggia la poetica dell’autrice, che la cerca senza mai attraversarla, Francesca Manieri e Federica Rosellini compiono la parabola di un viaggio, iniziato appunto con “Testo Tossico” e un corpo femminile singolare bombardato da un’autosomministrazione di testosterone per arrivare ad una pluralità, ad un femminile “femme”, al gigantesco mostro femmina entrato nell’immaginario collettivo con il nome di King Kong.

Attraversando i generi, cari all’autrice, del porno e della detective story, del manifesto e del post apocalittico, lo spettacolo si snoda in un territorio in cui il nome dell’autrice “Virginie”, si moltiplica fino a diventare una landa, uno Stato/Madre, un luogo, e non più solo un nome proprio: la Virginia. Letteralmente la terra vergine, o meglio la terrà della santa verginità, dedicata fin dal momento della conquista inglese, ad Elisabetta, la regina che si diceva non avesse conosciuto uomo. In questo habitat, in una luce che rimanda alle catene montuose del Blue Ridge, in uno Stato che diventa progressivamente stato dell’anima, si muove il nostro King Kong. Guarda sul ciglio di una strada una ragazzina bionda che fa l’autostop, viene violentata, e rifà l’autostop.

“Le donne inviano agli uomini un messaggio rassicurante: Non abbiate paura di noi. Vale la pena di portare gli abiti scomodi, delle scarpe che intralciano il cammino, di farsi spaccare il naso o gonfiare il seno, di affamarsi. Nessuna società ha mai preteso altrettante prove di sottomissione ai diktat estetici, altrettante modificazioni del corpo per renderlo più femminile. La sovraccentuazione della femminilità assomiglia ad una richiesta di scuse per la perdita delle prerogative maschili, uno modo di rassicurarsi, rassicurandoli. “Sentiamoci liberate, ma non troppo, non vogliamo far paura a nessuno”.

COS'E' ARIEL DEI MERLI?

La compagnia ARIEL dei MERLI nasce nel 2015 da un’idea di Federica Rosellini e Francesca Manieri. Ha portato in scena BIGODINI (OH, MARY), libero adattamento da Frankenstein di Mary Shelley di F.Manieri, la trilogia “Noi che non abbiamo pietà” - Francesca Woodman, Diane Arbus, Henriette Grindat di F.Rosellini e F.Manieri e “Testo Tossico” di P.B.Preciado, per la drammaturgia di F.Manieri.
Federica Rosellini classe 1989, attrice e performer, dopo gli studi di canto e violino, si diploma alla Scuola del Piccolo. Premio Hystrio alla vocazione 2011, è stata diretta da molti registi fra cui L. Ronconi, A. Latella, C. Rifici, P.Sepe, M.di Michele, A.Calenda, M.Tarasco. E’ stata assistente alla regia per L.Ronconi. Nel 2016 vince il premio UBU come miglior attrice under35 per “Santa Estasi” di Antonio Latella.
Francesca Manieri laureata in filosofia e diplomata in sceneggiatura presso il CSC, collabora con molti registi cinematografici tra cui G. Piccioni (nomination al Nastro d’argento come miglior sceneggiatura), D.Vicari, P.del Monte, M.Rovere, V.Pedicini, F.Comencini, S.Sibilia, L.Bispuri (premio “Nora Ephron” miglior scrittura femminile al Tribeca film festival di New York 2015). Nel 2016 vince il Nastro d’Argento SIAE per il film “Veloce come il vento”. Per il teatro è stata autrice e drammaturga per P.Sepe e A.Latella.

CARROZZERIE N.O.T - Via Panfilo Castaldi 28/a, Roma
6 - 7 - 8 aprile 2017 ore 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347-1891714
Sito web: www.carrozzerienot.com


Supermagic presenta
DESTREZZA
di Remo Pannain
con Bob Noceti
regia Sergio Bustric
lo spettacolo di prestigio con orchestra dal vivo
e con la partecipazione di Eliana De Siena e Cristina Cardillo
testi Remo Pannain
musiche originali Mario Dovinola

Torna esclusivamente a Roma la grande magia dal vivo di Supermagic con il nuovo spettacolo Destrezza, un viaggio indietro nel tempo alla scoperta delle illusioni che hanno fatto la storia della magia, un’occasione unica per vivere le coinvolgenti atmosfere dei grandi varietà con l’orchestra dal vivo, un imperdibile spettacolo di illusionismo con il maestro prestigiatore Bob Noceti: il primo campione italiano di magia.
Destrezza è uno spettacolo di illusioni, di indimenticabili sorprese e di momenti straordinari, un sapiente mix di divertimento, di stupore e di attimi di tensione, è la testimonianza della storia di un incanto. Il protagonista, lo straordinario Bob Noceti, dopo aver dedicato tutta la vita a perfezionare le difficili tecniche della prestigiazione, approda alla sensazionale scoperta di poter realizzare le sue illusioni senza nessuna manipolazione: è diventato un Mago, con la certezza che niente è impossibile.
Manipolazione, prestigiazione, mentalismo e grandi illusioni, si mescolano sulla scena per dar vita ad uno degli spettacoli più magici di sempre. Destrezza, diretto da Sergio Bustric e con i testi di Remo Pannain, creatore e produttore di Supermagic, con musiche originali di Mario Dovinola suonate dal vivo da una band di quattro elementi, porta in scena la perfetta atmosfera dell'incanto, ma anche della tensione e del divertimento. Destrezza è uno spettacolo per tutti, pensato per risvegliare il senso di meraviglia e far sognare gli adulti, ma anche per coinvolgere e affascinare i bambini.
Bob Noceti è uno dei prestigiatori più stimati nel segreto ambiente degli illusionisti italiani, elegante ed ironico e' un maestro nell'arte della manipolazione, è il primo campione italiano di magia. Si è esibito in importanti programmi televisivi tra Rai e Mediaset, nei più importanti congressi dei prestigiatori, nei locali più prestigiosi, addirittura al Folk Studio, il tempio della musica romana. Negli anni, grazie al suo estro tecnico e creativo, ha creato e sviluppato numeri moderni ed originali, che si fondono perfettamente con il suo personaggio classico in frac e cilindro. È l’erede di Cardini, il creatore del moderno archetipo del prestigiatore in frac e cilindro, del quale replica, unico al mondo, il difficilissimo ma straordinario numero da scena, al quale si sono ispirati tutti i migliori manipolatori del mondo.
Sergio Bustric è uno straordinario artista, regista e attore, con i suoi spettacoli si è esibito nei teatri più importanti, dall'Europa all'America, ed ha preso parte ai film più noti degli ultimi anni accanto a Roberto Benigni e Woody Allen. Un creatore di momenti magici ricchi di intensità poetica, comicità e sorprendenti illusioni.
SUPERMAGIC è il più grande spettacolo di magia in Europa, che vanta più di 70 grandi artisti di fama mondiale applauditi da oltre 180.000 spettatori. Supermagic continua il suo progetto di portare la magia di qualità a teatro e far scoprire al pubblico dimensioni dello spettacolo che non sono molto diffuse in Italia, ma anche di offrire al pubblico la possibilità di avvicinarsi all’arte magica con l’offerta di eventi speciali come la “Scuola della Magia” e la “Super Street Magic”.
Gli aggiornamenti sul nuovo spettacolo, foto, video e appuntamenti speciali, sono pubblicati regolarmente sulla pagina Facebook www.facebook.com/SupermagicFestival

TEATRO SALA UMBERTO -  Via della Mercede, 50 Roma
Dal 4 al 16 aprile 2017
martedì, giovedì e venerdì ore 21, mercoledì ore 17, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753
Sito web: www.salaumberto.com


Antonello Avallone e Maria Cristina Fioretti
PUGGILI ovvero Il boxeur, la moglie e l’allenatore
di Alessandro Canale
scene e costumi Red Bodò
regia Antonello Avallone

Durante l’incontro per il titolo italiano dei pesi medi, un pugile rivive, attraverso i ricordi del suo sanguigno allenatore Artemio e della giovane e intraprendente moglie Moira, tutte le tappe che lo hanno condotto a quel momento così importante della sua carriera. Dalla palestra frequentata da ragazzino dodicenne, alla sua prima esperienza amorosa, ai conflitti tra le due persone più importanti della sua vita. Infatti i veri pugili sono proprio Artemio e Moira che da più di dieci anni combattono tra di loro nel tentativo di ottenere il potere assoluto su di lui. Un testo mozzafiato, senza un attimo di pausa, dove risalta la bravura dei due interpreti ed una regia di grande atmosfera. Uno spettacolo dai contenuti fondamentalmente drammatici che non rinuncia, grazie a situazioni tragicomiche e ad un coloratissimo dialetto romanesco, a numerosissimi momenti di comicità.


TEATRO DELL’ANGELO - Via Simone de Saint Bon, n. 19
Dal 30 marzo al 9 aprile 2017
ORARI REPLICHE: dal giovedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 17.30
PREZZI BIGLIETTI:poltronissima € 25,00 - poltronissima ridotta € 20,00
poltrona € 22,00 - poltrona ridotta € 18,00
ridotti cral giovedì e venerdì € 16,00 - sabato e domenica € 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/37513571- 06/37514258
Sito web: www.teatrodellangelo.it


SE FOSSI FICO
di Clelio D’Ostuni, Daniele Locci, Daniele Trombetti
con Sara Baccarini (Beatrice), Ilario Crudetti (Maurizio), Clelio D’Ostuni (Mimmo), Daniele Locci (Walter), Roberta Marcucci (Amelia Bonomo), Daniele Trombetti (Fabio)
Scene Ferruccio Caridi - Aiuto regia Davide Macaione
Regia Daniele Trombetti

"Se fossi fico" è una favola d'amore contemporanea in cui, al posto della solita rivisitazione di Cenerentola, troviamo come protagonista un controverso Cenerentolo: Fabio, perdigiorno fannullone che vive a carico dei suoi due amici e coinquilini che lo mantengono per affetto.
Un giorno, in uno studio legale in cui si trova per caso, Fabio incontra Beatrice: un fiore luminoso e solare che fa la segretaria per Amelia Bonomo, perfida avvocatessa perfida che vuole bene solo a suo figlio Maurizio, un disadattato goffo e segretamente innamorato della bella Beatrice.
Appena Fabio vede Beatrice scocca il colpo di fulmine, ma lui sa benissimo di non essere il principe azzurro ideale: povero e neanche bello, si accontenta di guardarla da lontano. I suoi inseparabili amici - un gatto e una volpe che agiscono al contrario, e cioè per proteggere l'indifeso Fabio - lo convincono a farsi avanti mettendo in atto un semplice piano: dargli una ripulita, inventare per lui una nuova identità, insomma fornirlo di un'immagine attraente che gli consenta di farlo partecipare al gran ballo dell'amore.
Il piano sembra funzionare, se non fosse per qualche falla qua e là dovuta anche al background degli inventori di questo imbroglio: Mimmo è una guardia giurata dai modi gretti che lavora principalmente di notte ed è sempre alla ricerca dell’attimo giusto per recuperare le forze; mentre Walter è un commesso di un negozio di abbigliamento che ancora deve confessare agli amici la sua omosessualità.
La cattiva Amelia Bonomo sarà la prima a mangiare la foglia e ricatterà i tre ragazzi minacciando di denunciarli per truffa, spinta forse anche dal desiderio di proteggere quel buono a nulla di suo figlio che sfoga tutte le sue frustrazioni in fumetti e cartoni animati sognando di sposare un giorno la dolce Beatrice. Ce la farà Fabio a confessare la verità? E Beatrice riuscirà a perdonarlo? Il figlio goffo da che parte si schiererà? E l'amore davvero trionfa su tutto?
Una commedia brillante, che a tratti toglie il respiro dalle risate, ma che lascia anche spazio alla riflessione del combattere la pigrizia, per un vero cambiamento alla ricerca del proprio valore.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 4 al 23 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
orario spettacoli: da martedì a venerdì ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedì riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


LA MANDRAGOLA
di N. Machiavelli
diretto ed interpretato da Jurij Ferrini
con Matteo Alì, Michele Schiano di Cola, Angelo Tronca, Gianluca Guastella, Alessandra Frabetti, Rebecca Rossetti
luci Lamberto Pirrone - costumi Nuvia Valestri
pittura scenica di Cris Spadavecchia - scenografia Jurij Ferrini
la canzone GIOCATTOLI è di Soulcè&Teddy Nuvolari
aiuto regia Ilaria Carmel - tecnico audio Gian Andrea Francescutti – Diapason (PN)
realizzazione elementi di scena Laboratorio Ferrini&Neri

Sul palcoscenico del Teatro Vittoria La Mandragola, diretta ed interpretata da Jurij Ferrini. La Tragicomica storia di un paese di furbi, ispirata da un motivo erotico-cortese non è solo una perfetta macchina comica ma anche una meravigliosa allegoria sulla “corruzione della logica politica”, che scambia i vizi della vita pubblica con quelli della vita privata, allargando il suo orizzonte critico anche al clero. In quasi cinque secoli di storia, non solo non ha perso mordente sull’attualità, ma al contrario è stata in qualche modo una lucidissima premonizione sui nostri tempi, rivelando la nostra stessa identità di popolo e le radici profonde di un mal costume - ahimé - tutto italiano.
La storia si svolge a Firenze nel 1504. Callimaco è innamorato di Lucrezia, moglie dello sciocco dottore in legge messer Nicia. Con l'aiuto del servo Siro e dell'astuto amico Ligurio, Callimaco, in veste di famoso medico, riesce a convincere messer Nicia che l’unico modo per avere figli sia di somministrare a sua moglie una pozione di mandragola, ma il primo che avrà rapporti con lei morirà. Alla fine tutto andrà per il meglio in questo sordito piano? Di sicuro vivranno felici e…ingannati
Non appena si solleva il velo sottile che Machiavelli pone sulla sua commedia si scorge con una certa chiarezza la perfetta metafora della profonda ignoranza di un intero popolo che non vuole vedere la meschina astuzia dei pochi facoltosi oligarchi che lo governano. Il prologo comincia come un talk show ma subito si entra nella storia, condotta con un registro comico efficacissimo tra gag e piccoli lazzi ben orchestrati. È una Mandragola in giacca e cravatta, il testo originale è recitato con brio e fresca disinvoltura strizzando l'occhio alla contemporaneità, con un ottimo uso dei ritmi e delle pause e una scelta musicale accattivante. Stesso sorprendente mix tra tradizione e modernità anche nelle scenografie.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 4 al 9 aprile 2017 ore 21 (martedi 5 ore 17, domenica 9 ore 17.30)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


Urbano Barberini in
SULLE SPINE
noir psicologico da morire dal ridere
scritto e diretto da Daniele Falleri
e con Sergio Valastro
Aiuto Regia Viviana Broglio
Direttore di Scena Simone Romano
Musiche Marco Schiavoni
Foto Carlo De Gori

Ad interpretare questa tragedia da ridere è Urbano Barberini attore di grande spessore teatrale che, fino al 9 aprile, diretto dallo stesso autore, darà vita a questa pièce teatrale che ha già conquistato, nelle precedenti messe in scena, pubblico e critica.
In Sulle Spine si parte da spunti di realtà̀ oggettivamente drammatici raccontati attraverso il filtro di un’ironia schietta e travolgente. La trama si dipana attraverso situazioni probabili, ma imprevedibili tanto da spiazzare continuamente lo spettatore con una serie di colpi di scena che fanno assumere alla storia una parvenza di thriller. Silio, aspirante attore, ex-adolescente bullizzato sessualmente incerto, dopo aver trascorso l’intera vita alla ricerca continua di un affetto negato decide di prendere in pugno la situazione e di forzare gli eventi a suo favore. Guidato da una lucida follia, modifica i destini della propria famiglia passando indenne attraverso situazioni ai limiti dell’attacco cardiaco.
Gli eventi evocano episodi di cronaca drammaticamente attuali, tra gli altri la piaga adolescenziale del bullismo.
Quali ripercussioni può avere sulla vita di un adulto la ferita mai rimarginata di vessazioni subìte da bambino? Vittime e carnefici vivranno eternamente sulle spine o riusciranno a spuntarle?
Confidando fermamente nella capacità terapeutica del teatro, i minorenni che si presenteranno al botteghino dichiarandosi pubblicamente “bulli” usufruiranno di una riduzione del 50% sul prezzo del biglietto.
Il testo è stato pubblicato dalla Casa Editrice TITIVILLUS con una brillante prefazione di Franca Valeri che ha affermato che “Sulle Spine è uno spettacolo molto comico e molto crudele, molto quotidiano e abbastanza surreale per privilegiare nello spettatore il divertimento come sarebbe la formula della vera comicità̀ teatrale”. Non solo la signora del teatro italiano ha apprezzato il testo di Falleri con l'interpretazione di Barberini ma anche altri personaggi come Giuseppe Patroni Griffi il quale ha affermato: “È stata una rivelazione. Recita in inglese? Dove mi trovo, a Shaftesbury? In uno di quei teatri? Sì, perché́ Barberini ha un modo non “italiano” di porsi di fronte al personaggio, lo affronta dall’interno fino ad un eventuale “tic” necessario. È un modo così personale di essere quello o quell’altro che suscita sbalordimento per la sua originalità̀ e un’ammirazione curiosa che ti porta al più̀ indiscusso entusiasmo.”
La colonna sonora dello spettacolo include la canzone originale “Sulle spine” scritta ed interpretata da Donatella Rettore.
Il testo “Sulle spine” è stato tradotto in lingua inglese, francese e ceca. Nel 2012 è stato rappresentato a Londra presso l’Istituto di Cultura Italiano e la prossima stagione teatrale andrà in scena a Praga nella traduzione di Hana Balbelli.

Lo spettacolo è inserito all'interno della rassegna LEI - attraversamenti in territori femminili organizzata dal Teatro Due e da Società per Attori. Un ciclo di spettacoli che, attraverso la scrittura, la regia e la performance attoriale, rappresentano la complessità delle dinamiche della vita, in tutte le sfumature psichiche e relazionali, viste dal punto di vista femminile.
“Con questo progetto, la Compagnia aderisce allo sforzo di resistenza culturale a sostegno dei piccoli teatri romani che rischiano la chiusura.” Barberini-Falleri

TEATRO DUE - Vicolo dei Due Macelli 37 (M Piazza di Spagna), Roma
dal 4 al 9 aprile 2017
Ore 21.00 – domenica ore 18.00
Biglietti: Intero 15.00 – Ridotto 10.00

Per info e prenotazioni: telefono 06/6788.259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodueroma.it


HARRY, SALLY…ED IO
di Nicolò Mazza de’ Piccioli
regia di Vittoria Citerni di Siena
con Alessandro Giova, Marilina Marino, Maria Laura Moraci e Andrea Puglisi

La giovane regista Vittoria Citerni di Siena si ispira alla commedia romantica “Harry ti presento Sally”. In scena vedremo l’amore e i rapporti di coppia e di amicizia uomo-donna. Una storia a effetto matrioska in cui si intreccerà la storia della regista dello spettacolo, Nora, con quella degli attori e dei personaggi stessi. Non più solo Harry e Sally e gli attori che li interpretano, ma anche la stessa Nora e il suo coautore e aiuto regia Bruno. In un intreccio di situazioni ambigue e divertenti si assisterà allo svelamento di misteri, segreti e verità… Esiste veramente l’amicizia tra uomo e donna? Quando due persone si lasciano è proprio vero che finisce tutto? Se la regista dello spettacolo perde il suo potere decisionale e si fa travolgere dagli eventi cosa succederà alla commedia? Quando la vita si fonde con il teatro tutto può accadere! In questo climax ascendente, tra l’evoluzione dei personaggi, colpi di scena e situazioni che vi faranno sorridere il divertimento è assicurato.

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa 64 (angolo con Via Pietro Blaserna 37), Roma
Dal 5 al 9 aprile 2017
Dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 06-83777148 - 3464703609, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolaura.org


TÀLIA SI È ADDORMENTATA
tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
scritto e diretto da Francesco Petti
con Cinzia Antifona, Valentina Greco, Francesca Pica
musiche Francesco Petti e Carlo Roselli
Ninna nanna testo di Antonio Petti musicata da Melisma

Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere.
Friedrich Nietzsche

L'Associazione Culturale Teatro Trastevere ha il piacere di ospitare lo spettacolo TÀLIA SI È ADDORMENTATA da un’idea della Compagnia PolisPapin, tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile e scritto da Francesco Petti.
“Un meccanismo si mette in moto. E non si ferma finché tutto non è compiuto. Finché il Destino non ha fatto il suo corso. Allora il congegno si può arrestare. Ma solo per riprodursi altrove con qualche variante”
Il racconto di tradizione orale dice questo: rivolgersi alla fiaba, rivelarne il possibile significato poetico, entrare nel solco di questa tradizione, provare a umanizzare e a rendere tridimensionali i suoi personaggi-funzione, per ri-raccontare nuovamente, con un altro linguaggio, una delle tante storie possibili (ma anche l’unica che da sempre ci raccontiamo).
Come previsto da due improbabili indovini, la giovane Tàlia si punge un dito con una lisca di lino e cade addormentata. Il padre, credendola morta, per la disperazione l’abbandona in tale stato e in totale solitudine resta nel suo palazzo per un certo tempo. Un giorno un Re, passando di lì, trova la giovane dormiente, giace con essa e poi va via. Dopo nove mesi Tàlia, con l’aiuto di due mostruose ma dolci fate, dà alla luce un figlio ed una figlia, chiamati Sole e Luna, che succhiando il suo dito invece che il capezzolo ne estraggono la lisca e rompono l'incantesimo che la costringe a dormire. Il Re si ricorda della bella giovane e ritorna al palazzo, trovandola viva e con il frutto del loro rapporto. I due sono ormai innamorati l’uno dell’altra, ma la moglie del Re, venuta a conoscenza di questi fatti, ordina che i bimbi vengano cucinati e dati in pasto al marito, e poi che la stessa Tàlia venga uccisa. Ma il Re scopre l'infimo piano della Regina e riesce a salvare Tàlia. Si scopre poi che i figli non sono stati uccisi, ma sono stati salvati dal buon cuore dei due strani cuochi di palazzo. Allora la Regina verrà condannata a morte e il Re, Tàlia, Sole e Luna vivranno per sempre felici e contenti. Tutta la vicenda è incorniciata dalla presenza di tre Sorelle, le Figlie del Tempo, che manovrano i meccanismi dei destini umani.
La Bella Addormentata non si è mai svegliata con un semplice bacio. Al fondo oscuro della sua favola c’è una bambina che diventa donna, preda di un uomo cacciatore catturato, e la vecchia generazione che lotta per non scomparire, Eros e Thanatos, l’ineluttabilità spietata del Fato e il Tempo inarrestabile. E tutto questo non è che teatro.
Sulla scena tre attrici, ma molti personaggi si susseguono dando vita ad un gioco di scambio continuo di ruoli. Un meccanismo da giostra, un espediente teatrale che cela però il compito più profondo della fiaba e del teatro: essere uno specchio per chi legge, ascolta, guarda. Lo spettacolo prende lo spunto da una delle versioni più antiche della fiaba a tutti nota come La Bella Addormentata: quella inclusa, con il titolo Sole, Luna e Tàlia, ne Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille di Giambattista Basile, da cui riprende il clima barocco con sfumature da gothic novel. Una fiaba quindi per adulti, ma che non dimentica mai di essere nata per i peccerille, di essere cioè anche un gioco. Al suo interno, in una atmosfera onirica, sospesa tra lo steampunk e Miyazaki, tra l’introspezione e la commedia surreale, si avvicendano figure misteriose, vicende fosche, storie d'amore; un susseguirsi di eventi in cui ciò che appare in superficie è solo favola, ma ciò che vi si nasconde è inesorabilmente vita.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
dal 6 al 9 aprile 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


MARCO PRESTA e MAX PAIELLA in
ZOMBIE
Scritto da Marco Presta e Fabio Toncelli
e con Attilio Di Giovanni al piano
E la partecipazione di Cristina Pensiero
Musiche di Max Paiella e Attilio Di Giovanni
Costumi Maria Freitas
Scenografia Carlo Ficini
Video Claudio Piccolotto
Luci Zothouse
Audio Lallo Costa
Direttore di scena Diego Caccavallo
Regia Fabio Toncelli

Vi fa più paura un lupo mannaro o un funzionario televisivo senza scrupoli? Temete maggiormente la mummia o un consulente finanziario che cerca di farvi sottoscrivere azioni spazzatura? Non è meglio andare a mangiare una pizza col mostro di Frankenstein che con una soubrette di mezza età siliconata a casaccio? Ci sarà tempo per rispondere a queste domande perché “loro”, i morti viventi, ormai hanno da tempo invaso le nostre città. Ai pochi sopravvissuti alla catastrofe non resta altro che rifugiarsi al sicuro nel Teatro Olimpico di Roma, l’unico risparmiato dall’epidemia, e aspettare insieme che si plachi il morbo. Nel frattempo però Marco Presta e Max Paiella, supportati dalle belle e agghiaccianti canzoni eseguite dal Maestro di Giovanni, anche lui indigesto agli zombie, si ritroveranno involontariamente protagonisti di uno spettacolo “improvvisato” sulle tavole di un palcoscenico abbandonato in tutta fretta da una compagnia fantasma, dove sono stati lasciati in bella vista i pezzi incoerenti di una scenografia in allestimento: oggetti vari, poltrone d’aereo, una tavola apparecchiata, due inginocchiatoi e un inquietante grande letto sfatto, insieme ad alcuni bauli di costumi usati e un provvidenziale pianoforte bianco.
Così, un po’ come era avvenuto durante la pestilenza boccacesca del Decameron, a questo punto tanto vale raccontarsi storie, lasciarsi andare a surreali sketch e fare un po’ di musica in attesa che il mondo di fuori torni praticabile. Anche se, alla fine, quanto saranno mai cattivi questi zombie? La risposta è molto più terrificante della domanda.
Uno spettacolo “orribile” che non vi farà dormire dal ridere, per la regia di Fabio Toncelli.

TEATRO OLIMPICO - Piazza Gentile da Fabriano 17, Roma
Dal 31 marzo al 9 aprile 2017
Dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Prezzi da € 39 a € 15,50

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/3265991
Sito web: www.teatroolimpico.it


Federica Cifola in
MAMMA…ZZO E RITORNO
di Federica Cifola e Marco Terenzi
grafica e aiuto regia: Massimiliano Papaleo
trucco speciale video: Adriano Carboni
foto locandina: Gianni Martini
arredo scenico: Galleria Bosi
regia Marco Terenzi

Federica Cifola dopo averci spiegato in “Mamma…zzo” quanto meraviglioso sia diventare madre a 40 anni, in “Mamma…zzo e ritorno” ci parla di quanto meraviglioso sia crescere i propri figli.
Perché ormai una volta fatti, i figli te li tieni… purtroppo, pare brutto abbandonarli davanti ai conventi come tanto tempo fa.
E si passa dalla nausea per la gravidanza, alla nausea per le loro domande.
Mamma che significa principe azzurro?
Mamma che significa acido ialuronico?
Mamma che significa vegano?
Significa che mamma è vecchia e quindi: non mangia carne per paura del colesterolo, ha le rughe e si mette la crema sennò il principe azzurro, che sarebbe papà, scappa con una compagna di classe tua!
A quest’ora mamma, non doveva essere mamma… doveva essere nonna!
E inizi a pensare come tua nonna: in che mondo lascio i miei figli?
Inizi ad aver paura del futuro e diventi improvvisamente ecologista vegana e Renziana.
Vuoi fare per il pianeta, in due settimane, quello che al WWF non è riuscito per 100 anni!
Leggi le etichette dei prodotti!
Guardi Report tutte le domeniche!
Il futuro, che per te era al massimo, “che smalto metto stasera?” diventa importantissimo.
Insomma dal peso della pancia al peso delle responsabilità.
A tutto questo deve pensare una madre quando va a dormire… sempre che riesca a dormire!!!

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 4 al 13 aprile 2017
orari: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
biglietti: € 24,00 - € 18,00 (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


RUN
di Barbata Caridi e Claudia Salvatore
con Claudia Salvatore
Paint & grafic Roberto Ciangola e Guido D’angelo
Live music Flavio Rambotti

Run è un imperativo categorico, un’ispirazione improvvisa “dopo un’apnea durata 20 anni”
Un moto rivoluzionario, il tentativo di sostenere il proprio sguardo, la perseveranza della notte che si fa giorno e del giorno che si fa notte.
Run è una metamorfosi che deforma e ri-forma un corpo, uno stato emotivo, un grido cieco nella notte, il desiderio di cambiamento e di libertà.
Run non racconta, mostra, è un invito a farsi domande, alla partecipazione emotiva e spirituale.

Debutta in prima assoluta al Teatro Studio Uno dal 6 al 9 aprile lo spettacolo “Run” firmato a quattro mani da Barbara Caridi e Claudia Salvatore, quest’ultima protagonista anche in scena di una performance densa e coinvolgente che partendo dall’imperativo categorico “corri” racconta l’urgenza di raggiungere, per affermare, o per allontanare, per rispettare una distanza o per imporla.
Run descrive la ricerca, il senso di una ricerca, che passa per urgenze, campanelli d'allarme, start, finish line, visioni, delusioni, ma soprattutto Desideri. La ricerca di una sensazione, di un' emozione, di uno stato di grazia, o semplicemente della velocità di esecuzione di un gesto, che porta sempre e comunque ad un qualche raggiungimento.
La passione che genera l'urgenza e il desiderio di “vivere per sempre”.
In questo correre apparentemente insensato, inutile e vano, accade l' impensabile. Accade di incontrare se stessi. È cosi che si spalancano gli occhi oltre lì orizzonte, e tutto ciò che include il nostro campo visivo e anche ciò che esclude, diventa il nostro territorio di caccia.
Dunque una corsa per incontrare o per dimenticare, si corre per restare a galla finché la tempesta perfetta non ti riporti violentemente sul fondo.
Corri per non toccare il fondo. Corri per toccarlo, ma per risalire velocemente.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
Dal 6 al 9 aprile 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gatuita
Ven - Sab. ore 21.00 Dom ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


EDUARDO #OGGIPIÙCHEIERI
Per un domani migliore
regia di Antonello Ronga
con Valentina Tortora, Mauro Collina, Martina Iacovazzo, Federica Buonomo e Vincenzo Triggiano.

A più di trent’anni dalla sua scomparsa, le parole di uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi, Eduardo De Filippo, rivivono sul palcoscenico del Teatro Kopó, grazie allo straordinario lavoro di ricerca condotto dalla Compagnia dell’Arte, sotto l’egida di Antonello Ronga, direttore artistico nonché regista di questo spettacolo ispirato al nostro patrimonio letterario e teatrale. In Eduardo #oggipiùcheieri, la tradizione viene non solo rivisitata ma anche ‘stravolta’, dando luogo a qualcosa di inedito ed entusiasmante, animato dall’energia di cinque giovani attori innamorati del proprio mestiere. Il punto di partenza della pièce è costituito fondamentalmente da una domanda di grande attualità: perché ancora oggi, nella nostra società ultratecnologica, abbiamo così tanto bisogno di sentire la voce degli autori classici? L’accumulo senza sosta e senza limiti di oggetti, che in breve tempo saranno sostituti da altri oggetti, ci ha precipitati in una terrificante spirale consumistica. E dal vortice non si vede la luce dell’uscita. Tuttavia, se invece di accumulare oggetti provassimo ad accumulare parole, potremmo immergerci nel nostro passato collettivo per immaginare un futuro migliore. Le parole di Eduardo rappresentano dunque un ancora di salvezza per sciogliere l’incantesimo dell’eterno presente nel quale siamo caduti. I cinque protagonisti danno corpo e vita ad uno spettacolo poliedrico, nel quale ciascuno potrà riconoscere se stesso. Tutti loro, in fondo, sono legati da un comune destino, che è poi anche il nostro: trovare la salvezza. La riscoperta di un gigante del teatro italiano come Eduardo non può e non deve limitarsi ad una sterile celebrazione della sua grandezza. La Commedia dell’Arte, con spregiudicatezza, si appropria delle sue ambientazioni e delle sue parole, scardinandole dalla tradizione e proiettandole verso il futuro. Tra attori e spettatori si crea una sorta di complicità, un comune afflato poetico ed esistenziale. Si può essere certi che Eduardo avrebbe gioito nel vedere come il suo lavoro abbia dato nuova linfa ad un teatro di qualità e autenticamente democratico, il teatro di tutti.

TEATRO KOPÓ - Via Vestricio Spurinna 47/49, Roma
Dal 7 al 9 aprile 2017 - ore 21

Info e prenotazioni: telefono (06) 45650052
Sito web: www.teatrokopo.it


COMING OUT
La vera storia di Andy e Norma
Interpreti: Alessandro Catalucci, Tania Benvenuti e Paolo Tommasi
Regia: Alex Tanpaul
Aiuto Regia: Marco Ambrosia
Scenografia: Brando Falorsi
Disegno Musicale: Christian Marras

La compagnia professionista de ‘I Soliti Quattro’ è orgogliosa di presentare, all’interno della stagione del Teatro Hamlet, una commedia originale ed attualissima, Coming Out, che si ispira alla celebre piece di Neil Simon, Andy e Norman, che in questo caso diventano Andy e Norma.
Coming Out, è una commedia degli equivoci, dal ritmo incalzante e appassionante, che fra risate e gag fa riflettere anche sulla difficoltà di riconoscersi per quello che si è, di fare outing e di guardare in faccia i propri sentimenti. Un triangolo amoroso fuori dagli schemi classici raccontato però come una classica sit-com statunitense. A Londra un dandy squattrinato e la sua amica scrittrice, ma senza ispirazione, condividono l’appartamento e le vicissitudini della vita. Sembra tutto scritto, ma cosa succede se la scrittrice si innamora di un principe azzurro assai diverso da quello che aveva in mente? E se il principe azzurro si accorgesse di essere meno azzurro e molto più glitterato? E se l’amico della principessa fosse anche lui una principessa rinchiuso a sua volta in un castello? Insomma, l’amore salverà qualcuno dalla torre, ma niente sarà come previsto!

TEATRO HAMLET - Via Alberto da Giussano, 13 Roma
Dal 6 al 16 aprile 2017, dal giovedì alla domenica
Giovedì, venerdì e sabato ore 21.00 – Domenica ore 18.00
Biglietti: Intero 12 euro (+ 2 euro tessera annuale teatro) Ridotto 10 euro (+ 2 euro tessera annuale Teatro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 94 84 24 63
Sito web: www.teatrohamlet.it


TRE CIVETTE SUL COMO'
regia Emilia Martinelli
di e con Chiara Casarico, Antonella Civale, Tiziana Scrocca

In scena dal 7 al 9 Aprile al Teatro Agorà 80, "Tre civette sul comò” di e con Chiara Casarico, Antonella Civale e Tiziana Scrocca, con la regia di Emilia Martinelli, è uno spettacolo comico, a volte surreale, a volte parossistico, che lascia ampio spazio alla riflessione, dopo una sana risata.
L’idea di questo spettacolo è nata durante un viaggio in autobus, ascoltando (involontariamente!) due vecchiette che conversavano. Era difficile definire quello scambio verbale una “conversazione”, perché la verità era che le due donne non si ascoltavano affatto, andavano avanti su strade distinte, senza incontrarsi mai.
Quante volte, ogni giorno, crediamo di ascoltare e di venire ascoltati, pensiamo di aver dialogato con qualcuno e poi ci rendiamo conto di non aver portato via nulla da quello scambio? Quanto ci infastidisce la chiusura dell’altro alle nostre parole? E a noi capita di fingere un ascolto empatico?
La vita quotidiana ci ha, ovviamente, offerto molti suggerimenti irrinunciabili, ma abbiamo anche giocato con la fantasia, col non-sense, con i suoni e a volte anche con i rumori.
E inoltre, non ci siamo limitate a sillabare, gorgogliare, cantare, dire parole con e senza senso, ma abbiamo anche indagato (sempre ridendo!) il linguaggio non verbale, cioè tutta quella fetta di comunicazione che avviene con il corpo.
Non possiamo dire di aver esaurito gli argomenti, ma siamo sicure che nello spettacolo che proporremo ci sarà la possibilità di riconoscersi in qualcuno dei personaggi che lo popolano e, visto che siamo esseri sociali, di ricevere qualche spunto di riflessione su come migliorare le nostre capacità comunicative.
- Avviso ai soci -

TEATRO AGORÀ 80 (Sala B) - Via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
Dal 7 al 9 aprile 2017
Orari spettacoli: Venerdì e Sabato ore 21.00- Domenica ore 18.30
Tessera associativa: 2 euro
Biglietti: Intero 13 euro | Ridotto 10 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 68 74 167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


THE SECRET RAPTURE
di David Hare
Regia di Michael Fitzpatrick
Con Fabiana De Rose, Helen Raiswell, Jim Schiebler, Alashiya Gordes, Rishad Noorani, Anna Butterworth
Spettacolo in lingua inglese

Un anziano libraio muore nella sua casa nella campagna Inglese. Le sue due figlie giungono per sistemare le sue cose. Isobel che lo ha assistito nei suoi ultimi giorni, è socia di una piccola impresa di design e grafica. Marion, la figlia maggiore, è in politica ed è già un sottosegretario di Stato. Nel suo lavoro Marion deve fornire risposte e sostenere coloro che offrono soluzioni; ma non tutte le situazioni umane cedono ad un approccio così professionale, meno che mai quando coinvolgono la loro giovane matrigna, Katherine.
Scritta nel 1988, The Secret Rapture è una commedia di maniere mordente che si addentra in un'analisi spietata delle conseguenze che derivano dall'applicare un pragmatismo di principio ai sentimenti umani.
Quest'opera di Davide Hare ancora molto attuale, colpisce e tocca l'animo in profondità, molto più di altri suoi lavori; come ritratto dei nostri tempi, questa storia è letale e puntuale.
Autore pluripremiato, Sir David Hare è stato definito "uno dei grandi drammaturghi Inglesi del dopo guerra".

TEATRO SAN GENESIO - Via Podgora 1 (Viale Mazzini), Roma
Dal 4 al 9 aprile 2017
Repliche: da martedì a venerdì ore 20,30; sabato e domenica ore 17,30
Biglietti: intero 15€, ridotto 13€ (gruppi e over 65, membri dell’associazione Plays in Rome ), ridotto 10€ (studenti e bambini)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347-8248661
Sito web: www.teatrosangenesio.it


DALL’ALTRA PARTE DEL BOSCO
di Neil LaBute
traduzione di Marcello Cotugno e Gianluca Ficca
regia Marcello Cotugno
con Paolo Giovannucci e Chiara Tomarelli

Il testo racconta di Bobby e Betty, due fratelli che si incontrano in una notte buia e tempestosa. La ragione del loro incontro, apparentemente un banale trasloco, si rivelerà essere una resa dei conti familiare, con toni tra il giallo hard boiled alla Cornell Woolrich e il thriller psicologico alla David Lynch.
La maggior parte dei testi di LaBute analizzano "semplicemente" le relazioni umane. Ma quando indaga i più profondi e bui meandri delle nostre esistenze, LaBute ha il talento di rivelarci per quello che siamo e che non vorremmo essere: abitanti di un altro mondo interiore ed oscuro. In un'epoca in cui il teatro attinge sempre più ad una dimensione politica, può essere interessante focalizzare la nostra attenzione sulla dimensione intima di un teatro dell'uomo, parabola esistenziale e filosofica di conflitti eterni.
Neil LaBute, acclamato drammaturgo americano dell'era post Mamet, uno degli autori che è riuscito maggiormente a rielaborare il crollo del sogno americano in chiave esistenzialista e post-liquida in bilico tra Cechov e Bauman.

TEATRO ARGOT STUDIO - Via Natale del Grande 27, Roma
Dal 31 marzo al 9 aprile 2017
(dal martedì al sabato ore 20.30 - domenica ore 17.30)
Orari spettacoli: al martedì al sabato ore 20.30 - domenica ore 17.30
Biglietti: 12 euro (intero) 10 euro (ridotto) 8 euro (studenti e over 65)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5898111
Sito web: www.teatroargotstudio.com


IL SOGNO DI NIETZSCHE
di Maricla Boggio
con Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti e Adriana Ortolani

“Il fatto che la vita sia dolore non giustifica che si viva prigionieri della compassione.
Il coraggio consente di trasformare il passato in un nuovo inizio”
In mezzo a un turbine di affermazioni filosofiche e di teorie, ciò che caratterizza la persona Nietzsche è il forte impulso alla vita e talvolta il prevalere dei sentimenti rispetto alla ragione quando si tratta della propria esistenza e non della filosofia.
E’ da questa dimensione del personaggio che si sviluppa il testo teatrale, attraverso le vicende che lo vedono agire, amare, soffrire e reagire alla sofferenza, fisica e sentimentale mediante lo sforzo smisurato e vincente della sua genialità intellettuale.
Nell’evolversi del personaggio hanno parte determinante due referenti, Lou Salomè e Paul Rée. Tenuto conto dei mutamenti di costume - il loro rapporto fu allora considerato singolare: un triangolo di amici che vogliono condividere alla pari, al di là del sesso, la passione per lo studio;
Lou Salomé è un’interprete sensibile delle riflessioni più profonde di Nietzsche. L’intesa fra i due in un’epoca in cui le donne sono confinate all’ambito familiare, è perfetta. Ma Lou intende realizzarsi attraverso lo studio in una sorta di paritaria collaborazione non sbilanciata da rapporti sessuali. Il progetto è assecondato da Paul Rée, scrittore di vivace personalità, il cui amore rimane segreto per non contrastare la volontà dell’amica. I pregiudizi dell’epoca però, la stessa moralità borghese che Nietzsche combatte, e la reiterata volontà del filosofo di convincere Lou ad essere sua moglie, vanificano il progetto
Personaggio grandioso nella sofferenza e nella creazione intellettuale, Nietzsche si ritrae dal sogno di una vita in cui trovino spazio i sentimenti e prosegue nel cammino che giunge fino a noi, fra alterne fasi di lucidità e disperazione, dal felice momento di equilibrio della stesura dell’”Ecce homo” ai vaneggiamenti confortati dalle piccole soddisfazioni quotidiane del soggiorno torinese, e pare sprofondare in una follia che forse è un’intuizione delle potenzialità che può avere l’essere umano, di essere tutto e niente.
(Maricla Boggio)

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza 3 (Trastevere), Roma
dal 4 al 30 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 066872690 - 3889246033
Sito web: www.stanzesegrete.it


LA FABBRICA DEI PRETI
giovedì 6 e venerdì 7 aprile 2017
MIO EROE
sabato 8 e domenica 9 aprile 2017
di e con Giuliana Musso

Giuliana Musso, una delle più amate esponenti del teatro italiano di narrazione e d’indagine, presenta per la prima volta a Roma, sul palcoscenico del Teatro Biblioteca Quarticciolo, i suoi ultimi successi: La Fabbrica dei Preti - in scena dal 6 al 7 aprile - che arriva nella capitale dopo anni di repliche sold out, e Mio Eroe - in scena dall'8 al 9 aprile - il nuovo spettacolo attualmente in tournée nazionale. Due produzioni ancora una volta firmate da La Corte Ospitale che vanno a comporre, in questa speciale occasione, un dittico dedicato agli uomini sacrificabili. Ispirazione di entrambi i lavori, la poetica del Teatro del Vivente.
La Fabbrica dei Preti è un tributo alla dimensione umana ed affettiva dei preti. E con la loro, anche alla nostra. Ragazzini cresciuti all’interno delle alte mura di un seminario preconciliare, la “grande fabbrica silenziosa”, che hanno poi lottato tutta la vita per liberare ciò che del proprio spirito era stato represso e condizionato. Tre uomini anziani, combattenti di razza, innamorati della vita, fanno il bilancio di un esistenza che ha attraversato la nostra storia contemporanea e oggi assiste al crollo dello stesso mondo che li ha generati. Un racconto personale ed autentico di bisogni umani insopprimibili letteralmente sacrificati sull’altare.
Mio Eroe presenta, attraverso la voce delle madri, il ritratto di tre giovani uomini caduti per la patria. Oggi: Afghanistan 2010, una campagna militare ancora in corso. Sono testimonianze travolgenti di un dolore incoercibile che si fa discorso spirituale, politico ed etico sul tema della guerra contemporanea. Madri piangenti che non balbettano ma parlano al mondo con l’intelligenza del sentimento, con lo sguardo di chi sa vedere nel Cristo in croce un ragazzo massacrato, nell’eroe morto un figlio che era vivo. Domande che si depositano nelle nostre mani e pesano sulle nostre coscienze di uomini e cittadini.
Ho il desiderio di un teatro che ci guardi negli occhi e che ci ascolti” - dichiara Giuliana - “di una drammaturgia che nasca dall'indagine e trasferisca sulla scena la testimonianza di chi vive. So di condividere questo desiderio con molti altri artisti che resistono spontaneamente alla seduzione dell'autoreferenzialità per arrendersi con gioia a un teatro che ama osservare più di quanto ami farsi osservare. Diamoci occasioni per spostare il baricentro: dal virtuosismo al contenuto, dal grande teatro a una comunità che si riunisce. Ho scoperto in questi ultimi dieci anni di lavoro che la cosa che mi interessa di più è l’ascolto del 'reale'. Reale è l’esperienza concreta delle singole persone, la vita vissuta, che io amo chiamare il vivente.

TEATRO BIBLIOTECA QUARTICCIOLO - Via Ostuni 8, Roma
6 e 7 aprile (LA FABBRICA DEI PRETI)
8 e 9 aprile (MIO EROE)
Orario: giov/sab h 21 – dom h 18
Biglietti: Intero 10€ – Ridotto 8€

Info e prenotazioni: telefono 06 98951725, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatriincomune.roma.it/teatro-biblioteca-quarticciolo-new/


TOGHE ROSSO SANGUE
uno spettacolo di Francesco Marino
scritto da Giacomo Carbone
ispirato da Paride Leporace
con Francesco Polizzi, Emanuela Valiante, Diego Migeni, Sebastiano Gavasso
con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Magistrati

L'8 e il 9 aprile il Teatro Sala Vignoli apre il suo sipario su Toghe Rosso Sangue, uno spettacolo di Francesco Marino scritto da Giacomo Carbone. Il testo, ispirato da Paride Leporace, vede in scena Francesco Polizzi, Emanuele Valiante, Diego Migeni, Sebastiano Gavasso e ha ottenuto il patronicino dell'Associazione Nazionale Magistrati.

“La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia”. Il progetto Toghe Rosso Sangue nasce dalla voglia di “fare memoria”, conoscere una parte della nostra storia italiana troppe volte dimenticata e messa in ombra, gli ultimi 25 anni di storia italiana quelli che vanno dal 1969 al 1994.
Dalla morte della giustizia alla giustizia della morte una linea rossa, del rosso del sangue, unifica tristemente l’Italia nella sua storia più cupa. Nell’arco di 25 anni, dal 1969 al 1994, 27 magistrati italiani hanno perso la vita per mano della mafia, della ‘ndrangheta, del terrorismo rosso, di quello nero, di soliti ignoti o di tristemente noti. Con pochissime eccezioni, oltre alla pena di morte decretata dai mandanti e decantata dagli esecutori, tali magistrati hanno subito una nuova morte: l’oblio.
Ventisette magistrati “colpevoli” di servire lo Stato, vittime cancellate dalla memoria collettiva. Infatti per molti magistrati caduti nell’esercizio delle loro funzioni si è assistito a un deprecabile processo di rimozione del loro impegno – oltre che della loro vita- dalla faticosa storia della Repubblica Italiana.
La storia di questi giudici attraversa la storia dell’Italia: dagli errori giudiziari verso il singolo cittadino ai processi sommari dei Nuclei Armati Rivoluzionari, dal Padrino di Coppola e Brando alla Magliana di Placido e Scamarcio, dalle micce corte di Prima Linea ai lunghi strascichi di Via D’Amelio, dalla sabbia e dal vento della Calabria alle vendette delle ‘ndrine per le vie della grigia Torino, dalle stragi di Stato allo stato di scomparso di Paolo Adinolfi.
Da tutto questo nasce il progetto Toghe Rosso Sangue che è diventato uno spettacolo teatrale.
Quattro voci, quattro attori, quattro anime avvolte da un’atmosfera tra il realismo e il noir e da una scenografia essenziale, che mirano con rabbia e con amore ad un teatro che non spettacolarizza ma, senza condanne né valutazioni politiche, silenziosamente grida un omaggio a uomini morti nell’adempimento del loro dovere: un omaggio al loro senso dello Stato. Un vecchio Stato di appena 150 anni.
Insieme agli attori saranno presenti, per un incontro con gli studenti, l’autore del libro Paride Leporace e qualora fosse possibile un magistrato esposto in prima linea.

TEATRO SALA VIGNOLI - Via Bartolomeo D’Alviano, 1
8 e 9 aprile 2017
Sabato ore 21.00 Domenica ore 19.00
Biglietti: Intero 12,00 euro – Ridotto 10,00 euro
Tessera associazione 3,00 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 371.16.27.502
Sito web: www.etes.it


TRUMAN CAPOTE questa cosa chiamata amore
di Massimo Sgorbani
con Gianluca Ferrato
scene Massimo Troncanetti
costumi Elena Bianchini
impianto e regia Emanuele Gamba
produzione Teatro della Toscana

Truman Capote questa cosa chiamata amore è uno spettacolo da e su uno dei più grandi scrittori americani del '900, in uno spazio teatrale mutevole e leggero, una pelle prismatica di camaleonte pronto alla trasformazione, com'era la lucentezza della prosa dell'autore di A sangue freddo, di cui quest'anno ricorrono i 50 anni dalla prima pubblicazione.
"Tutta la letteratura è pettegolezzo". Così Truman Capote liquidava con una delle sue abituali provocazioni anti-letterarie qualsiasi visione sacrale dell'arte e dell'artista. 'Pettegolezzo' inteso come svelamento di ciò che non si sa, indagine sui lati oscuri dell'America, in modo leggero e profondo, snob e vivace come un vodka martini. È il Capote più irriverente, infatti, quello che emerge da Truman Capote questa cosa chiamata amore, in cui Massimo Sgorbani disegna per Gianluca Ferrato, diretto da Emanuele Gamba, un dandy, un esibizionista, un personaggio pubblico prima ancora che un grande scrittore: l'anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti.
Il suo stile, decadente, ironico e iconoclasta ha segnato la letteratura degli Stati Uniti. Truman Capote, geniale scrittore, giornalista e drammaturgo, è stato, dopo Hemingway, forse il più grande esempio di autore divenuto protagonista, e vittima, dello star system a stelle e strisce.
Un predestinato alla scrittura. Inizia a scrivere a otto anni, a diciassette le prime pubblicazioni, a diciannove vince il primo O. Henry Award della sua vita. Il suo stile è già formato, come ammetterà lui stesso negli ultimi anni della sua vita; cambia l'oggetto dei suoi racconti, la materia tra le mani, ma il suo stile è quasi identico a quello della sua giovinezza, e si basa tantissimo sul suono e sul ritmo delle parole.
Dopo un'infanzia difficile e con l'aggravante, per l'America dell'epoca, dell'omosessualità, Capote, sotto i lustrini di feste e copertine di riviste, ha saputo raccontare tanto la frizzante società newyorkese, quanto il cuore più nero del suo Paese. Il tutto con una lingua costruita alla perfezione, vero elemento distintivo della sua produzione, tanto quanto i temi di cui si è occupato nei suoi libri, da Colazione da Tiffany a Marlon Brando.
Partito dai bassifondi, lavorando come fattorino, Capote ha conosciuto il successo con i racconti, per poi imporsi definitivamente con il romanzo-verità A sangue freddo di cinquanta anni fa (1966), storia del massacro di una famiglia e capostipite di un nuovo tipo di giornalismo letterario. Poi alcol e droga hanno infiacchito il suo talento, a lungo cristallino e unico. Ma trent'anni dopo la sua morte, per cirrosi epatica nell'agosto del 1984, a neppure 60 anni di età, non possiamo che rimpiangere il suo genio e anche la sua candida e disperata voglia di stupire e, probabilmente, di essere apprezzato e amato.
"Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è intesa unicamente per l'autoflagellazione". Se per Capote il suo talento è stato una frusta, per tutti noi è stato solo piacere puro.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 5 al 9 aprile 2017 ore 21.00 - domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it

 

La Compagnia di Operetta del Teatro Al Massimo di Palermo presenta
LA VEDOVA ALLEGRA
con UMBERTO SCIDA e SPERO BONGIOLATTI
coreografie STEFANIA COTRONEO
cast e corpo di ballo del TEATRO AL MASSIMO DI PALERMO
regia UMBERTO SCIDA
supervisione Artistica ALDO MORGANTE
produzione del TEATRO AL MASSIMO DI PALERMO

Interpretato da Umberto Scida (Njegus), con la regia dello stesso Umberto Scida, LA VEDOVA ALLEGRA si conferma come una delle operette più famose e rappresentate dell’intero repertorio operettistico.

All’ambasciata del Pontevedro a Parigi, c’è grande fermento. Sta arrivando la Signora Hanna Glawary, giovane vedova del ricchissimo banchiere di corte. L’ambasciatore, il Barone Zeta, ha ricevuto l’incarico di trovare un marito pontevedrino alla vedova per conservare i milioni di dote della signora, in patria.
Infatti se la signora Glawary passasse a seconde nozze con un francese, il suo capitale lascerebbe la Banca Nazionale Pontevedrina e per il Pontevedro sarebbe la rovina. Njegus, cancelliere dell’ambasciata, è un po’ troppo pasticcione, ma c’è il conte Danilo che potrebbe andare benissimo. Njegus e Zeta tentano di convincerlo, ma lui non ne vuole sapere. Tra Danilo e Hanna c’era stata una storia d’amore finita male a causa della famiglia di Danilo. Da parte sua la vedova, pur amando Danilo, non lo vuole dimostrare e fa di tutto per farlo ingelosire.

Frattanto si snoda un’altra storia d’amore che vede protagonisti Valencienne, giovane moglie di Zeta, e Camillo de Rossillon, un diplomatico francese che la corteggia con assiduità. I due si danno convegno in un chiosco. Li sta per sorprendere il barone Zeta quando Njegus riesce a fare uscire per tempo Valencienne sostituendola con Hanna. La vedova sorpresa con Camillo! Tutti sono sconvolti, Danilo furioso abbandona la festa. Tutto ormai sembra compromesso, ma Njegus, vero Deus ex-machina, riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Hanna e Danilo il loro reciproco amore.

La patria è salva. D’ora in poi la signora Glawary non sarà più “La vedova allegra”, ma la felice consorte del conte Danilo Danilowitch.

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 6 al 9 aprile 2017
Dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 17

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Marioletta Bideri presenta
Maria Paiato in
IL GATTOPARDO - lettura in 4 serate
letture da "il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
con: Maria Paiato - regia: Giulio Costa

“Tutto è partito da Giorgio Bassani. Il celebre autore ferrarese, in qualità di consulente e direttore editoriale per la Feltrinelli, riuscì a far pubblicare "il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il romanzo, che altrove aveva ricevuto resistenze e rifiuti, si rivelò un assoluto capolavoro e la sua fortuna dura ancora oggi. E ancora tutto è partito da Giorgio Bassani perché in questo 2016 molte città italiane ma soprattutto Ferrara hanno reso omaggio ai 100 anni dalla sua nascita. Giulio Costa che ha curato la regia di queste quattro puntate di lettura, mi ha offerto questa bellissima e un po' rischiosa occasione di lavoro. Bellissima perché ho riscoperto la potenza di un romanzo che avevo letto in gioventù a scuola e davvero è stato sorprendente misurarsi con la ricchezza di una lingua italiana sontuosa, con un tema attualissimo, con il gusto per l'ironia e il paradosso..... un romanzo magistrale che racconta come siamo diventati italiani, e perché lo siamo diventati in questo modo, contraddittorio, eroico, ipocrita, generoso e disarmante. Rischiosa perché si trattava di chiedere in qualche modo al pubblico di tornare la settimana dopo per la seconda e poi la terza e la quarta puntata.... una lettura a puntate? I sabato sera? Di giugno?.. non sarà chieder troppo? Ma se non si prova non si può sapere e così mettendoci al servizio solo del romanzo senza aspettarci niente abbiamo cominciato ed è andata benone. 4 sabati in cui io e il pubblico entravamo in un mondo lontano nel tempo ma nostro e per questo era bello, necessario e curioso farci i conti. Ora questa piccola sfida mi piace proporla al pubblico di Roma e questa rassegna intelligente e coraggiosa, "una stanza tutta per lei", che ha a cuore la letteratura il teatro, le attrici e soprattutto di offrire al pubblico proposte nuove, immediatamente l'ha colta”.

Maria Paiato

TEATRO BRANCACCINO - via Mecenate 2, Roma
Dal 6 al 9 aprile 2017
Dal giovedì al sabato ore 20, domenica ore 18
Biglietto: 15,50 € - Card open 5 ingressi 55 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobrancaccio.it

 

Data Unica

THE GREAT PRETENDER omaggio a Lester Bowie
di Angelo Olivieri e Mario Corvini + CAT’S Workshop
Line up:
Angelo Olivieri (tromba)
Mario Corvini (trombone)
Alice Claire Ranieri (voce)
Daniela Turchetti (voce)
Noemi Nori (voce)
Federico Lacerna (sax contralto)
Luciano Orologi (sax tenore e soprano)
Vincenzo Vicaro (sax tenore, baritono e clarinetto)
Riccardo Notazio (chitarra)
Andrea Araceli (Hammond)
Enrico Mianulli (contrabbasso)
Alberto Corsi (batteria)
Michele Villetti (batteria, percussioni)
Joe Serafini (turntable)
Ospiti:
John Heineman (sax contralto)
Sandro Satta (sax contralto)
Mario Paliano (percussioni)
feat. wonderful guests!
in collaborazione con Ass. Cult. Controchiave e LSD

Quando un trombettista “non convenzionale”, uno dei migliori arrangiatori sulla scena e un neonato collettivo artistico si incontrano, può nascere qualcosa di affascinante e di... pericoloso. Quando poi una produzione come quella di “COSE” rimane affascinata dall’idea e la sposa in toto, allora il rischio non è più un’eventualità, ma una certezza. Ma se è vero che è nel rischio che nascono altre possibilità, allora vale la pena tentare.

Lester Bowie, oltre ad essere una sorta di fantasma buono che mi porto dietro più o meno da sempre, è un artista difficile da inquadrare ad una prima lettura; cercheremo di offrirne una seconda e se necessario anche una terza, con la presunzione, l’ironia e l’umiltà necessarie.
Angelo Olivieri

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
lunedì 3 aprile 2017 ore 21.00
Biglietteria: Intero € 15,00 - Ridotto over 65 e studenti € 12,00 - Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it

 

WHEN THE RAIN STOPS FALLING
di Andrew Bovell
traduzione inedita Margherita Mauro
regia Lisa Ferlazzo Natoli
allestimento Alessandro Ferroni e Maddalena Parise
con Alessandro Averone, Caterina Carpio, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro, Francesco Villano

Lunedì 3 aprile (ore 21) al Teatro Argentina lacasadargilla porta in scena la mise en espace When the Rain Stops Falling di Andrew Bovell, per la regia di Lisa Ferlazzo Natoli. Una saga familiare, un grande viaggio sulle eredità e sull’abbandono, che ci porta dal 1959 fino al 2039, alle soglie di un incredibile diluvio torrenziale in cui il passato si materializza in forma di valigia e un pesce caduto dal cielo ha il sapore eccentrico e favoloso della pioggia di rane in Magnolia di Anderson.
La mise en espace si inserisce nel progetto Confini che continua ad abitare gli spazi del Teatro India durante le rappresentazioni dello spettacolo LEAR DI EDWARD BOND in scena con Elio De Capitani fino al 9 aprile.

Sta piovendo. Gabriel York aspetta l’arrivo del figlio che non vede da quando aveva sette anni: “So cosa vuole. Vuole quello che tutti i giovani vogliono dai loro padri. Vuole sapere chi è. Da dove viene. Dove sia il suo posto. E per quanto ci provi non so cosa dirgli.” È questo l’inizio di When the Rain Stops Falling, storia della famiglia York-Law: quattro generazioni di padri e figli, delle loro madri, amanti e mogli. Bovell costruisce un testo epico, intimo e familiare a un tempo, e disegna un’affascinante struttura drammatica, dove i diversi fili narrativi, l’incrocio dei destini delle quattro generazioni, raccontano una corrispondenza così profonda tra le esperienze di ognuno, da suggerire che negli alberi genealogici non vi siano solo i nomi dei protagonisti, ma anche i comportamenti, le inclinazioni e gli errori.
Tutto sembra accadere in uno stesso ambiente, l’interno di un appartamento, le pareti ridipinte di fresco e il lungo tavolo da pranzo, dove si raccolgono e si ritrovano le generazioni: personaggi di età diverse, gli stessi personaggi in momenti diversi della loro vita, letteralmente uno accanto all’altro durante un pasto silenzioso che ha qualcosa di biblico. E dietro, una grande finestra che raccoglie, nel paesaggio, le risonanze immaginifiche e fantastiche di cui il testo è intriso. I protagonisti, uomini quasi smarriti e donne solide come alberi maestri, entrano nelle vite altrui e nella propria come in un singolare sogno a occhi aperti. A poco a poso si svela, come in un thriller, una fabula oscura in cui i figli pagano per le colpe dei padri. Matrimoni spezzati e morti accidentali, bambini che spariscono. Un suicidio. Verità taciute o sottintese.

When the Rain Stops Falling investiga la mortalità e la famiglia, la memoria e le eredità che riceviamo, mostrando come i segreti, le omissioni, non cancellano ciò di cui non si parla, che invece resta e resiste come un lascito tramandato di generazione in generazione, un ‘guasto’ di famiglia.

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Lunedì 3 aprile 2017 (ore 21) - Ingresso libero

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11/14
Sito web: www.teatrodiroma.net


30 SPETTACOLI IN 60 MINUTI
Con Gioele Barone, Valentina Guaetta, Paola Moscelli e Lodovico Zago

Biglietto 10 euro o Sfida la Sorte, giocando ai dadi o a blackjack!
Quattro attori in scena, 60 minuti di tempo a disposizione e 30 storie da raccontare!
Tratto dal format americano di “Too Much Light Makes The Baby Go Blind” (30 Plays in 60 Minutes)© di Greg Allen, “30 Spettacoli in 60 Minuti” è una corsa contro il tempo per mostrare tutte le sfaccettature della vita quotidiana, in una successione apparentemente casuale dei meccanismi più profondi dell'esistenza umana.
Un nuovo tipo di spettacolo: sul palco non si susseguiranno personaggi imprigionati in un’unica trama, ma stili, pensieri e punti di vista inconsueti sulle relazioni, sulla società e sulla politica.
Una finestra sulle dinamiche della vita.
Al pubblico la chiave per aprirla.

Questa è la sfida da cui parte la prima produzione indipendente di "Vox Animi": una sfida, in realtà, lanciata già quasi trent’anni fa a Chicago dallo scrittore e regista teatrale Greg Allen e raccolta con successo dalla sua innovativa compagnia di attori. Con “Too Much Light Makes The Baby Go Blind” (30 Plays in 60 Minutes)© nasce un nuovo format teatrale basato sulla brevità del testo, sull’immediatezza della rappresentazione, sull’onestà dell’interpretazione.
Su questi stessi princìpi il giovane gruppo "Vox Animi" propone per la prima volta in Italia, con la diretta approvazione del suo creatore, questo nuovo genere teatrale che consiste in 30 spettacoli il cui unico filo conduttore è la loro verità. Sospendendo le convenzioni teatrali di personaggio, ambientazione, trama e la separazione fra pubblico e attore, il format mira infatti a rappresentare la vita reale sul palco, ricreando un mondo all’interno del teatro che non presenta nessuna finzione o illusione: il format «non accetta una “sospensione dello scetticismo”, – spiega Greg Allen – non cerca di condurre il pubblico in qualche altro posto, in un'altra epoca insieme ad altre persone. L’idea è di occuparsi di cosa sta succedendo adesso, qui ed ora».

TEATRO TRASTEVERE - Via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Martedì 4 aprile 2017 - ore 21:00

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


Ancora in scena

EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia),
Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina),
Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata – racconta il regista Claudio Tolcachir – Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo – conclude il regista – mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17 _ 1 novembre ore 17 _ lunedì riposo _ dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


LEAR DI EDWARD BOND
adattamento e regia Lisa Ferlazzo Natoli
traduzione Tommaso Spinelli
con Elio De Capitani, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala,
Alice Palazzi, Pilar Perez Aspa, Diego Sepe, Francesco Villano
scene Luca Brinchi, Fabiana Di Marco, Daniele Spanò - costumi Gianluca Falaschi luci Luigi Biondi
disegno del suono Alessandro Ferroni, Umberto Fiore - immagini a china Francesca Mariani
disegno video Maddalena Parise - collaboratore alla regia Roberta Zanardo
UNA COPRODUZIONE TEATRO DI ROMA–TEATRO NAZIONALE,
TEATRO DELL’ELFO E LACASADARGILLA

Riscrittura contemporanea della celebre opera shakespeariana del grande drammaturgo britannico Edward Bond, lo spettacolo è una riflessione sull’indissolubile rapporto tra uomo e potere. Una parabola della violenza, dell’orrore, delle guerre disseminate nel mondo e dei rapporti di forza, pubblici e privati, che la regia di Lisa Ferlazzo Natoli traduce in scena come una favola nera dalle dimensioni imponenti, con violenza tragica ed esplosiva, da teatro elisabettiano.
Trentacinque personaggi per otto attori che si muovono sul palcoscenico nudo attraversato da impalcature di tubi metallici su cui si stendono drappi semitrasparenti. La costruzione richiama le rovine di un palazzo sontuoso, radicando però nel mondo contemporaneo il senso di distruzione che emana dai suoni e dagli ambienti. E tutt’intorno, silenzioso e ossessivo, il muro, evocato negli spazi e nei sotterranei insondabili delle anime dei personaggi. Ricordo antico e attualissimo, che chiude e imprigiona in recinti sempre più claustrofobici e violenti tutta la nostra Storia.
Nel suo Lear Bond racconta della violenza in ogni sua forma, da quelle private a quelle più sapientemente democratiche; non a caso l’intera vicenda ruota intorno a una compressione, a uno stato di pericolo diffuso, in cui Lear – autocrate paranoico – costruisce un muro per tenere fuori i nemici. Grande racconto contemporaneo della violenza e dell’orrore, lo spettacolo – una coproduzione Teatro di Roma, Teatro dell’Elfo e lacasadargilla – si dipana lungo la costruzione di questo muro, difesa, frontiera e immenso monumento del potere. Lear parla di Berlino, di quelle cortine di ferro che potrebbero sembrarci un ricordo antico, e ci costringe oggi a rintracciare quelle altre mura che sempre più alte, ci chiudono in un cosiddetto centro ‘civile e sicuro’ ridotto a una silenziosa periferia dell’anima. E nel cuore del testo le sanguinose violenze – linguistiche, fisiche e allucinatorie – che i personaggi sembrano destinati a reiterare. In questa pericolosa architettura, sempre sul punto di precipitare, si innesta il cast di attori con Elio De Capitani, nel ruolo di Lear, a cui si affiancano Fortunato Leccese (Il Consigliere; Soldato K; Un Sergente; Soldato Ribelle Ferito; Il Figlio del Contadino), Anna Mallamaci (Il Capomastro; Cordelia; Susan), Emiliano Masala (Il Terzo lavoratore; Nord; Il Ragazzo; Il Fantasma del Ragazzo), Alice Palazzi (Fontanelle), Pilar Peréz Aspa (Bodice; La Moglie del Contadino), Diego Sepe (Un Ufficiale; Cornovaglia; Soldato A; Il Carpentiere; L’Inserviente; Thomas), Francesco Villano (Warrington; Il Giudice; Soldato I; Il Medico della Prigione; Un Contadino; L’Uomo Piccolo).

Il filo narrativo disegna, con un linguaggio crudo e poetico, le violenze, gli intrighi e le guerre che dal muro prendono vita: Lear, autocrate che molto somiglia a tanti capi di Stato moderni, si dedica alla costruzione del muro per separare e proteggere il proprio stato dai nemici confinanti. Le figlie Bodice e Fontanelle gli si ribellano causando una guerra sanguinosa e una lunga catena di abusi – privati e di Stato. Divenuto loro prigioniero e poi liberato, Lear è accompagnato e al contempo ossessionato dal fantasma del figlio di un becchino, la cui gentilezza verso il re lo ha portato alla morte. All’orizzonte si muovono forze ribelli che, una volta preso il potere, tortureranno il re e ne uccideranno le figlie. Dopo un arco di intrighi e violenze Lear si lascerà uccidere da un giovane soldato, proprio mentre prova a smantellare il muro da lui stesso edificato.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) - Roma
Dal 28 marzo al 9 aprile 2017
Orari spettacolo: tutte le sere ore 21 _ domenica ore 19 _ lunedì riposo
Biglietti: Ritratto d'artista card _ 32 euro per 4 ingressi al Teatro India
Durata spettacolo: 2 ore e 5 minuti senza intervallo

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


Produzione PRAGMA srl presenta
RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
con (in ordine alfabetico)
Arturo: Andrea Bizzarri
Giulio: Tommaso Cardarelli
Claudia: Guenda Goria
Simone: Antonio Monsellato
Alex: Luigi Pisani
Stella: Giulia Rupi
scene Katia Titolo,
costumi Marco Maria Della Vecchia e Maura Casaburi
musiche Jonis Bascir,
luci Corrado Rea
aiuto regia Claudia Ferri, Alessandro Salvatori ed Alessandra Merico
foto Barbara Ledda

Era il 1992 quando Francesco Apolloni propose al TodiFestival lo spettacolo RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere. Fu un grandissimo successo, applauditissimo in tutti i teatri che lo videro in scena, compreso il Teatro della Cometa. Lo spettacolo divenne un cult. A distanza di 25 anni torna in scena dal 22 marzo al 9 aprile proprio al Teatro della Cometa. Un tema sempre di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova.
Primissimi anni ‘90. In un albergo di lusso, di un paese della provincia italiana, quattro giovani ‘yuppies’ della politica, Alex (il carismatico Luigi Pisani), Simone (l'affascinante Antonio Monsellato), Arturo (il divertentissimo Andrea Bizzarri), Claudia (l'altera Guenda Goria), si riuniscono in occasione del congresso del loro partito (quale, non ha davvero importanza) per l'elezione del nuovo segretario giovanile.
A movimentare ulteriormente la notte che precede l'elezione al quartetto si uniscono la cameriera Stella (l'intraprendente Giulia Rupi) e l'amico d'infanzia Giulio (il camaleontico Tommaso Cardarelli). Denominatore comune dei sei giovani la smania di potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del ‘Risiko’, dove si conquista il mondo tirando ai dadi.
Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più accattivante.
La commedia scritta da un pungente Francesco Apolloni 25 anni fa risulta oggi preveggente e ancora attualissima. Attenta a tutti i dettagli e sarcastica come nella miglior tradizione della commedia all’italiana è la regia di Vanessa Gasbarri, che fa della piéce un ‘classico’ del teatro contemporaneo. Le musiche sono composte, per l’occasione, da Jonis Bascir.
Risiko non è un testo sulla politica ma sul potere, chiunque si avvicina ad esso finisce per subirne il fascino. Non a caso, anche la cronaca di oggi non fa che parlare del congresso di un grande partito, scissioni fra correnti, la vecchia legge elettorale che ritorna... che la prima Repubblica dei giovani protagonisti di Risiko non stia ritornando?

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello, 4 – 00186
22 marzo | 9 aprile 2017
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
RIDUZIONI PER I LETTORI DI SALTINARIA!

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


Glauco Mauri e Roberto Sturno
Serata Shakespeare
IL CANTO DELL’USIGNOLO
poesie e teatro di Shakespeare
regia Glauco Mauri
musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanni Zappalorto
percussioni Marzio Audino
cantante in video Anna Lisa Amodio
elementi scenografici Marta Crisolini Malatesta
video Nexus
Produzione Compagnia Mauri Sturno

Il canto dell’usignolo è una breve favola di Gotthold Ephraim Lessing.
Un pastore, in una triste sera di primavera dice a un usignolo: «Caro usignolo, perché non canti più?» «Ahimè – rispose l’usignolo – ma non senti come gracidano forte le rane? Fanno tanto tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?»
«Certo che le sento – rispose il pastore – ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle».
Chi ha il dono di «cantare» quindi canti, per non condannarci a sentire il tanto gracidare della banalità e della volgarità che ci circonda. C’è tanto chiasso intorno a noi che abbiamo bisogno che si alzi un canto di poesia e di umanità.
Glauco Mauri e Roberto Sturno, accompagnati dalle musiche composte da Giovanni Zappalorto, eseguite in scena dallo stesso Zappalorto al pianoforte, da Marzio Audino alle percussioni e, in video, dalla cantante Annalisa Amodio, con gli elementi scenografici di Marta Crisolini Malatesta e i video di Nexus, danno voce alle immortali opere di Shakespeare, «l’usignolo» che con il suo canto ci parla della vita di tutti noi. Un caleidoscopio che attinge alle pagine più belle dei capolavori del Bardo di Avon, dall’amore esternato ne I Sonetti, sentimento universale al di là dei generi, a Enrico V, da Come vi piace a Macbeth, da Riccardo II a Timone d’Atene, da Giulio Cesare a Re Lear e alla magia di Prospero de La tempesta.

Durata: 90 minuti senza intervallo

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
dal 1 al 9 aprile 2017
Orario degli spettacoli: dal martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 9 aprile ore 17.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 – 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


IL SEGRETO DELLA VITA
Rosalind Franklin
di Anna Ziegler
con Asia Argento Filippo Dini
e con (in ordine alfabetico)
Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari
Scene Laura Benzi
Costumi Andrea Viotti
Luci Pasquale Mari
Musica Arturo Annecchino
Ideazione e Realizzazione video Claudio Cianfoni
Dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti
Regia Filippo Dini
Produzione TEATRO ELISEO

Il dono di una grande donna alla scienza e all’umanità

La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin.
Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche.
Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”.
La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile.

Note di regia:
La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”. La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali.
Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella Storia, ognuno con le proprie capacità e spinto da personali motivazioni, talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola, una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e contradditoria, ambiziosa e vigliacca, insomma una donna fuori dalle umane catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin. Il testo si avvolge proprio come una doppia spirale intorno a lei, intorno alle sue brutture e alla sua grazia. Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51, riuscì a immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA. Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a sé stessa. L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino del DNA, passare alla storia come il vero responsabile della “grande scoperta” e vincere anche il Nobel, nove anni dopo, quando ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa all’età di 37 anni.
Nel corso della pièce, i personaggi saltano continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato, che è quello del ricordo, quello delle “scene”, in cui la Storia della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad arricchire e a comporre quel film o quel sogno che lentamente si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente.
(Filippo Dini)

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 28 marzo a domenica 16 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


WASHINGTON SQUARE
(Storie Americane)
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
ispirato al romanzo di Henry James

Lo spettacolo, presentato dalla Compagnia Orsini in collaborazione con la Compagnia del Teatro La Comunità diretta da Giancarlo Sepe, è interpretato da Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro. Le scene e i costumi sono di Carlo De Marino, le musiche sono a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team, il disegno luci è di Guido Pizzuti.
Washington Square con il sottotitolo Storie Americane è, nello spettacolo di Sepe, un pamphlet dedicato alla lotta delle donne americane per ottenere la parità dei diritti. Un viaggio al femminile nella storia americana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
Al centro della storia Catherine Sloper, minuta, insignificante e scialba di cui il padre, famoso medico della città, ne soffre le pochezze intellettuali e caratteriali, e che malvolentieri si trascina dietro per feste e balli.
In un ballo appunto la ragazza incontra Morris un bel ragazzo che si dice innamorato e pronto a sposarla. Il dottor Sloper si oppone energicamente, sicuro che il giovane sia più attratto dal suo patrimonio che dalla bellezza della figlia, inesistente.
Si scontra però con l’ostinazione di Catherine che cerca di sposare consapevolmente l’uomo "sbagliato", per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, contro il parere dell'integerrimo padre e contro la società perbenista e puritana dei salotti “bene” di una New York tra la guerra di secessione e i primi anni Venti.
In Storie Americane, le vicende della più che benestante famiglia Sloper, si incastonano con quella delle famiglie che, emigrate dall’Europa, hanno creato il Nuovo Mondo, sopportando ogni tipo di disagio e di lotta per arrivare ad ottenere una terra e creare il loro futuro.
La scena è quella di una sala del museo cittadino dove le storie si dipanano tra cerimonie, matrimoni, funerali, nascite, esecuzioni, e feste nazionali, manifestazioni di suffragette, canzoni e ballate, in un susseguirsi di visioni del pensiero e della realtà cittadina, che al pari della storia della famiglia Sloper, si racconta tra solennità religiose e balli, agnizioni (l’apparizione dei familiari defunti) e romanze musicali, tutti alle prese con la nuova società americana: ingenua, puritana e violenta.
“James è uno scrittore essenziale e cattivo, che condanna senza ascoltare ragioni o alibi, egli fa dei sentimenti dei veri e propri mostri che popolano la mente dei suoi personaggi e gli ambienti dove essi vivono. James non concede tregua ai nostri sentimenti che hanno voglia di raccontarsi, invece che essere liquidati con piccole esternazioni cupe e cattive (come fa il dottor Sloper), egli non concede spazi alla festa dell’amore, la chiude invece in una esperienza di morte da cui non riesce più a liberarsi, una morte fatta di silenzi e di remissione dei peccati, quelli di sopravvivere a chi non c’è più. Si dice sempre che quelli che vanno via sono i migliori, allora quelli che restano non contano nulla, sono innocue figure fatte di dabbenaggini e di animi popolari che non amano le raffinatezze. Resta un’America che si celebra pensando però più ai morti che ai vivi” (Giancarlo Sepe)

TEATRO LA COMUNITA’ - Via G. Zanazzo 1, Roma
dal 30 marzo al 7 maggio 2017
Orario degli spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21 – domenica ore 18
Biglietti: Intero € 15,00 - Ridotto €10,00
Tessera associativa € 3,00

Info e prenotazioni: telefono 06 581 7413 - 329 167 7203, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolacomunita.com


TUTTI POSSIAMO SBAGLIARE
Una commedia ironica e profonda che vi farà ridere della quotidianità
scritto e diretto da Andrea Quintili
con Andrea Quintili, Simone Destrero, Ornella Lorenzano, Mario Sapia, Eleonora Pedini, Pierfrancesco Galeri e Umberto Stefolani
Assistente alla regia: Pierfrancesco Galeri
Coreografie: Ornella Lorenzano
Assistente di scena: Flavia Martone
Tecnico Luci/Audio: Cristian Bove
Realizzazione Grafica: Andrea Quintili
Scenografia: Riccardo Polimeni

Una moglie casalinga che vuole un figlio dal marito, un uomo egoista, venale, tutto dedito alla carriera; un ragazzo simpatico, caciarone, invadente e ballerino di hip hop a modo suo; un'avvenente venditrice di libri; un clochard italo-francese, simpatico, esilarante, opportunista e maleodorante; un inquilino del piano di sopra, burbero ma buono e, infine, un Dio, nel nostro immaginario, perfetto ed onnipotente, che si rivelerà simpatico ma tutt'altro che perfetto e quasi umano. Questi i personaggi di fantasia, ma maledettamente realistici, protagonisti della commedia scritta da Andrea Quintili. Personaggi nei quali il pubblico può riconoscersi, inseriti in una storia inventata ma verosimile, ironica e profonda, che vi farà ridere della quotidianità.
“Tutti possiamo sbagliare” mostra come la quotidianità possa all’improvviso essere stravolta, arricchendosi con nuovi arrivi, abbandoni, incontri e rivelazioni. La tranquillità familiare di una coppia felice, Marco e Sole, sussulta con l’arrivo di un “figlio” non previsto che altera gli equilibri della coppia. Marco e Sole accolgono in casa il figlio di un amico prematuramente scomparso. Quella che inizialmente sembra una convivenza forzata, si rivela un modo per conoscersi e apprezzarsi. E quando Sole abbandonerà il tetto coniugale, arrivi inaspettati stravolgeranno la vita della nuova strana “coppia”…

TEATRO PETROLINI - Via del Rubattino 5, Roma
dal 6 al 9 aprile 2017
Biglietti 10€ + 2 € tessera

Info e prenotazioni: telefono 06-5757488 - 347-8484998
Sito web: www.teatropetrolini.com


LA LEGGENDA DEL PESCATORE CHE NON SAPEVA NUOTARE
Spettacolo con musiche dal vivo
con Domenico Macrì, Eleonora De Luca, Teo Guarini, Agnese Fallongo
Regia di Alessandra Fallucchi
Drammaturgia di Agnese Fallongo

“Sapevate che l’Italia è il paese con il maggior numero di dialetti, tradizioni e culture popolari al mondo? Ma questa ricchezza è un relitto del passato, destinato ad estinguersi con il tempo, o un
patrimonio vivo, che occorre ancora studiare e valorizzare? E se è vero che non sai dove vai se non sai da dove vieni, oggi: qual è la nostra casa? Qual è la nostra Itaca?”
Protagonista è la generazione dei nostri nonni, della seconda guerra mondiale, dei mestieri fatti con le mani, della terra e del mare. Storie che si mescolano con le leggende popolari e che, semplicemente, meritano di essere ascoltate.
Lo spettacolo vede avvicendarsi sul palco quattro personaggi che raccontano al pubblico le proprie “storie di vita”, una crasi tra realtà e leggenda popolare. Mamozio, Maria, Reginella e Arturo: due uomini e due donne che racchiudono tutte le vicende più commoventi e più divertenti raccontate dalle persone intervistate nei differenti paesini italiani. Un pescatore calabrese che non sa nuotare; un pizzaiolo romano nella Garbatella degli anni 40’; una ragazza madre che sogna di ballare lo swing in una Sicilia devastata dal dopoguerra ed una signora napoletana che racconta la leggendaria storia della sua famiglia.
Naufragare in questo passato, che non è poi così passato, rappresenta un ottimo punto di partenza per rispondere ai dubbi e gli interrogativi delle generazioni più giovani. Il pubblico è chiamato ad abbandonarsi alle acque di una saggezza popolare che sembra ormai sbiadita ma che è invece ancora viva e colorata, come le persone intervistate. Al centro dello spettacolo l’elemento musicale che fa da fil rouge tra un racconto e l’altro tramite canti popolari e polifonici, musiche dal vivo e strumenti tradizionali. La musica assume una funzione poetica per dare voce a quelle emozioni che spesso, proprio come accade in una serenata, non riusciamo ad esprimere solo a parole.
“Mi capitava spesso – spiega Agnese Fallongo – sia per lavoro che per diletto, di girare per paesini italiani quasi sconosciuti, parliamo addirittura di borghi di 1000, 200, 80 abitanti. Durante questi viaggi mi accadeva di conoscere persone molto semplici (nell’accezione più genuina del termine) ma con storie incredibili, leggende da manuale, insomma, vite da raccontare. Più di una volta avevo sentito l’esigenza di voler scrivere questi racconti ma mi sembrava come di perderne la magia abbassando lo sguardo sul foglio bianco, distogliendo quindi l’attenzione dagli occhi di queste persone così “felliniane” che mi stavano regalando i loro ricordi. Un giorno ho quindi deciso di cominciare a documentare il tutto con un semplice registratore, niente video, solo voci dal sapore antico, come fossero dei cantastorie. Nel giro di un anno ho raccolto moltissimo materiale gelosamente conservato nel mio pc nella cartella “Storie di Vita” con tanto di foto e file audio di tutte le persone incontrate in questo arco temporale. Si tratta per lo più di gente anziana, che svolge “mestieri in via di estinzione” come pescatori, contadini, artigiani oppure semplicemente persone incontrate sul lungomare, nella taverna del paese, nel bar della piazza.”

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
Dal 30 marzo al 9 aprile 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00 ; Dom ore 18.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 3494356219- 3298027943
Sito web: www.teatrostudiouno.com


AFTER THE END
di Dennis Kelly
Regia di Enzo Masci
con Tommaso Arnaldi e Claudia Genolini

Erano tutti in un pub quando c’è stata l’esplosione. Louise si è appena risvegliata per trovarsi chiusa in un rifugio antiatomico con Mark, l’uomo che le ha salvato la vita. I suoi amici dicevano che fosse un paranoico ma, in fondo, Mark sapeva cosa fare quando alla fine è successo. Adesso tutto quello che possono fare è aspettare, chiusi nel rifugio con cibo in scatola, una radio che non cattura alcun segnale e un coltello. Ma l’assenza di qualsiasi contatto con l’esterno e la costrizione in uno spazio fuori dal tempo, senza più regole né schemi sociali, disintegrano la relazione fra le personalità opposte di Mark e Louise in una brutale e agghiacciante lotta per il potere.
Sono sopravvissuti all’attacco.
Riusciranno a sopravvivere a loro stessi?
Con un finale a sorpresa, l’opera più penetrante di uno dei più acclamati drammaturghi inglesi dell’ultimo decennio esplora le paure della nostra società e le mette a confronto nei loro estremi distorti attraverso uno scenario da incubo ma terribilmente plausibile.

TEATROINSCATOLA - Lungotevere degli Artigiani 12, Roma
Dal 30 marzo al 15 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347.6808868 - 340.5573255
Sito web: www.teatroinscatola.it


Pietro Romano in
MISERIA E NOBILTÀ
Trasposta in dialetto romanesco e diretta da Pietro Romano
dall’omonima Opera di Eduardo Scarpetta

Con EDOARDO CAMPONESCHI, MARCO D’ANGELO, VALENTINO FANELLI, GIORGIO GIURDANELLA, FRANCESCA LA SCALA, ELEONORA MANZI, BEATRICE PROIETTI, MIRKO SUSANNA, MARINA VITOLO
aiuto regia BARBARA LAURETTA musiche SIMONE ZUCCA
testo canzone LOREDANA CORRAO
scene MAURIZIO MANZI costumi SIMONA SAVA
assistente alla regia EDOARDO CAMPONESCHI

Dopo il grande successo ottenuto a inizio stagione torna a grande richiesta di pubblico "Miseria e nobiltà", rivisitazione e trasposizione in dialetto romanesco scritta, diretta e interpretata da Pietro Romano, liberamente tratta dall'omonima opera di Eduardo Scarpetta, in replica straordinaria dal 29 marzo al 9 aprile presso il Teatro delle Muse di Roma.
Prosegue, dunque, la straordinaria intuizione artistico-letteraria, suscitata dal talento poliedrico di Pietro Romano, autore interprete e regista dei propri lavori, già confermata in operazioni vincenti in cui i classici di Goldoni (Arlecchino, servo di due padroni, I due gemelli veneziani) e di Molière (L'Avaro, Il malato immaginario) sono stati riadattati e trasposti in dialetto romanesco, offrendo al pubblico lo splendido vezzo della commedia dell’arte in un dialetto diverso dall’originale, e archiviando incredibili successi e mesi di sold out, dimostrando l’alto livello artistico e culturale necessario al mondo dello spettacolo.
L’energia istrionica di Romano, inguaribile ed irriducibile amante della sua città natale, si china questa volta alla gloria del teatro napoletano di Scarpetta trasponendo e riadattando la più celebre delle sue opere, Miseria e Nobiltà, consegnata al pubblico già nella splendida realizzazione cinematografica con Totò, nel proprio dialetto, tingendo con grazia e maestria l’inestimabile, indiscussa ricchezza dell’originale, dei colori della popolarità romana, esaltandone l’intramontabile vernacolarità.
Il protagonista "Felice Sciosciammocca" interpretato da Pietro Romano, gioca sulle corde della celebre maschera scarpettiana, sovraintendendo, nella logica di una disarmante comicità, alla storia d’amore del nobile per la popolana, con la scaltrezza del povero che si finge ricco, tra colpi di scena e verità che scottano.
Sulla scena accanto a Pietro Romano, Marco Todisco (Pierino), Marina Vitolo (Bruttia), Beatrice Proietti (Pupetta), Edoardo Camponeschi (Eugenio), Valentino Fanelli (Appio/Giovanni), Eleonora Manzi (Gemma), Francesca La Scala (Rosa) e Mirko Susanna (Bamba), Giorgio Giurdanella (Cuoco).
La storia rimane forte della comicità e del pregio della stesura iniziale, lasciando che la giostra continui a volteggiare tra i caratteri umani, le classi sociali e le introspezioni di ogni sorta.
La commedia risulta esilarante e intrisa da una comicità elegante, e l’umile intelligenza artistica di Romano si rivolge sera per sera, direttamente al genio di Scarpetta con il saluto: “Maestro, chapeau!”.

TEATRO DELLE MUSE - Via Forlì 43, Roma
dal 29 marzo al 9 aprile 2017
dal mercoledì al sabato alle 21; sabato 8 aprile anche ore 17,30, domenica ore 17,30.
Biglietti: mercoledì e giovedì 22 euro (rid. 16 euro), venerdì, sabato e domenica 25 euro (rid. 19 euro).

Info e prenotazioni: telefono 06 44233649, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatromuse.it


Pietro Longhi e Gabriella Silvestri in
LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Annachiara Mantovani Alida Sacoor
e con Pierre Bresolin
scene LolloZolloArt
costumi Lucia Mariani
musiche a cura di Eugenio Tassitano
regia Silvio Giordani

La notte della Tosca è la storia di tre infermiere ausiliarie di una casa di cura per lungodegenti che, da un giorno all’altro, ricevono una lettera di licenziamento. Anna ha il marito in cassa integrazione, Linda è al terzo mese di gravidanza e Ivana vive con i due figli da mantenere. Annientate dalla notizia, precipitano nella disperazione e nella rabbia. A suggerire come far sentire la loro voce è Oscar, un paziente della casa di cura, amante di Puccini ed ex-sindacalista delle Ferrovie dello Stato, che spiega alle tre che devono compiere un gesto eclatante: se vogliono riavere un lavoro, devono andare in televisione a raccontare la loro storia. Anzi, è la televisione che le deve raggiungere!!! E così, Oscar nonostante sia costretto a vivere sulla sedia a rotelle, sente riaccendersi il fuoco della lotta, che lo ha accompagnato per tanti anni nel passato, e trascina le tre verso l’avventurosa protesta sulla terrazza di Castel Sant’Angelo……
Una pièce divertente, e commovente, dove l'autrice Roberta Skerl affronta con delicatezza, sensibilità e ironia, il tema scottante della perdita del lavoro, condizione sempre più frequente che coinvolge sempre più da vicino, ma che ci fa continuare a desiderare e sognare un futuro migliore.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 11 aprile ore 19, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
di Pierre de Marivaux
Regia Ferdinando Ceriani
Traduzione e adattamento di Ferdinando Ceriani e Tommaso Mattei
Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Papele, servo - Giovanni Anzaldo
Eufrosine, marchese - Ippolita Baldini
Silvia, serva - Carla Ferraro
Ificatre, conte - Stefano Fresi
Trivellino, governatore -Carlo Ragone

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Musiche Stefano Fresi
Luci Andrea Burgaretta

Produzione KHORA.TEATRO E TEATRO STABILE D'ABRUZZO

E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli sulla retta via?

L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, né l'abolizione dei privilegi, ma una ‘piccola’, semplice, utopia umana: la possibilità di riabilitarsi.
Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù.
Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida, come farebbe un regista teatrale, i quattro in una sorta di onirico gioco fatto di travestimenti, di scambi di ruolo, in cui le maschere della commedia dell’arte sbiadiscono per trasformarsi in personaggi vivi, in carne ed ossa.
Marivaux ne descrive l'ingegneria dei sentimenti: non perde un solo passaggio, una sola vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo magnetico che collega un animo all'altro.
Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che il cuore sia solo una ‘sovrastruttura’.
Un testo classico, di sorprendente attualità per la sua storia (un naufragio, un’isola, servi e padroni messi a confronto, la necessità di favorire un dialogo tra di essi) - sottolinea Ferdinando Ceriani - ma è anche un grande gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi potenzialità espressive e comiche.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 22 marzo a domenica 9 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216, www.vivaticket.it Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


Sebastiano Somma e Augusto Zucchi in
TANGENTOPOLI
di Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia
con Morgana Forcella, Roberto Negri, Danilo Giannini
regia Andrea Maia

La storia si ispira ai fatti di Tangentopoli e ai processi che ne seguirono per soffermarsi sulla figura di Bettino Craxi e Antonio Di Pietro.
Si immagina che Craxi, ritorni a Milano da Hammamet, per presentarsi davanti al tribunale di Milano dove trova a sostenere l’accusa il Dott. Di Pietro.
Lo spettacolo inizia con l’arrivo in tribunale di Bettino Craxi per soffermarsi sul serrato interrogatorio da parte di Antonio Di Pietro.
Cosa gli avrebbe chiesto Di Pietro? E Craxi? Cosa avrebbe risposto se davvero fosse tornato?
Nell’aula del tribunale si assiste così all’incontro scontro tra i due. Incontro che diventa anche confronto umano, privato, tra due personalità forti. Craxi non più leader carismatico, per anni padrone incontrastato della scena politica, ma uomo provato dalla malattia e dalla terribile esperienza giudiziaria, che non rinuncia però a difendersi. Di Pietro che seppur determinato ad ottenere la sua condanna, che nell’immaginario collettivo è diventata la condanna della prima Repubblica, si trova anche lui indagato a Brescia dove nei suoi confronti sono aperte più di trenta inchieste tanto da determinarsi a lasciare la magistratura.
Lo spettacolo è una realistica ricostruzione di un’immaginaria “ultima udienza” del processo a Craxi. Lo spettatore, sarà coinvolto emotivamente in un gioco poetico dove nessuno è mai né completamente colpevole né completamente innocente.
Sullo sfondo la storia di una difficile transizione dalla prima alla seconda Repubblica e l’amara constatazione che quel fenomeno, lungi dall’essere stato estirpato, continua a rappresentare il problema centrale di una morente seconda Repubblica.
Sebastiano Somma veste i panni del PM Antonio Di Pietro e Augusto Zucchi quelli dell’ex segretario del partito socialista e ex Presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi.
Sul palco con loro Morgana Forcella interpreta l’avvocato della difesa di Craxi, Roberto Negri il giudice, Danilo Giannini è il narratore.
“Tangentopoli” è il lavoro teatrale che ricorda gli avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e contribuito in maniera sostanziale a dividere la storia recente del nostro paese tra prima e seconda Repubblica.
Sono passati esattamente 25 anni da quel febbraio del 1992 quando con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio l’inchiesta Mani pulite, che poi sfociò in Tangentopoli, condotta da un pool di magistrati della procura milanese che portò alla luce la corruzione del sistema politico italiano, dei partiti di maggioranza Dc e Psi e ai processi che ne seguirono e che vide tra gli imputati tanti uomini di spicco dell’economia e della politica italiana.
Una vicenda che ha influenzato e che ancora influenza la cronaca politica e giudiziaria dei nostri giorni e che vede ancora in auge molti dei protagonisti tra politici, imputati e magistrati.
Due sono sicuramente gli uomini simbolo di quell’inchiesta e di quel periodo storico. Bettino Craxi, segretario del PSI dal 1976 al 1993 e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987. Antonio Di Pietro che ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Milano
Nella pièce Antonio Di Pietro è interpretato da Sebastiano Somma, mentre Augusto Zucchi veste i panni di Bettino Craxi, Morgana Forcella è l’avvocato difensore di Craxi, Roberto Negri il presidente di giuria.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 marzo al 16 aprile 2017
Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


Martufello e Manuela Villa in
PER UN PUGNO DI SGAY
Tragedia comica di una famiglia italiana narrata con doppiezza
con Andrea Dianetti e Sebastian Gimelli Morosini
Regia di Pier Francesco Pingitore

Che cosa può accadere quando in una famiglia italiana media, babbo e mamma (Martufello e Manuela Villa) vengono a sapere che il loro unico figlio intende sposarsi? Niente di più normale e sereno. A meno che il figliolo all’atto di presentare ai genitori la presunta fidanzata, non presenti invece un fidanzato…
Babbo e mamma, colti di sorpresa, non la prendono affatto bene. I rapporti con i due promessi sposi si fanno improvvisamente pessimi e nulla sembra in grado di ricomporli. Finché non giunge una grossa novità dall’America…
Ma sarà solo il primo di una serie di colpi di scena.
Avere un figlio gay che si vuole sposare con un uomo: la possibilità che ci si trovi di fronte ad una eventualità del genere è sempre meno remota. Anzi. Certo l’approvazione della legge sulle unioni civili sembra indicare che ormai persone dello stesso sesso possono tranquillamente dare vita a mènages coniugali o quasi, senza incontrare più alcun ostacolo.
Tuttavia quello che le legge consente, non sempre è accettato all’interno di famiglie tradizionali, i cui componenti, babbo e mamma soprattutto, sono pur sempre legati allo stereotipo del matrimonio uomo-donna.
Ma le ragioni dell’attaccamento alla tradizione sono poi così solide e invalicabili? E se improvvisamente fa capolino l’Interesse, la possibilità di un arricchimento imprevisto e strabiliante, siamo sicuri che le frontiere dell’Ideale reggeranno?
“Per un pugno di sgay” affronta proprio la questione del rapporto figli-genitori, alla luce delle nuove tendenze della società. E senza rinunciare alla leggerezza e al divertimento, che caratterizzano i testi di Pingitore, pone l’accento sull’ipocrisia di tanti fieri propositi e tetragone convinzioni, destinate a crollare di fronte al tintinnare del Dio Denaro.
Costumi e scene di Graziella Pera, aiuto regista Morgana Giovannetti, produzione Nevio Schiavone. Lo spettacolo sarà in scena fino a domenica 9 aprile 2017.

SALONE MARGHERITA - Via dei Due Macelli 75, 00187 Roma
Da mercoledì 22 marzo ore 21,00 a domenica 9 aprile
Orari spettacoli: dal mercoledì al venerdì h 21.00 - sabato 25 marzo h 21.00 – sabato 1 e 8 aprile h 16,30 - la domenica h.16.30
Prezzi biglietti: Palco con cena: €65,00 - Poltronissima €35,00 - Poltrona: €25,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


Società per Attori presenta
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andrea Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulterior-mente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, parados-salmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.
Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo come Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.
Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.
Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…
Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo "La Classe" da parte di Vincenzo Manna.
Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede, inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell'accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 18 marzo al 9 aprile 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


NOI ROMANE - NOANTRE
e in omaggio alle donne, mamme, lavoratrici, parte a Roma l’iniziativa “Nursery Sharing” a teatro
regia Toni Fornari
con Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza.
Voce narrante: Maurizio Mattioli

Un omaggio a Roma, attraverso il sorridente tributo alle piccole e grandi protagoniste della storia della città Eterna dalla sua fondazione ai giorni nostri. Al Teatro Belli, dal 14 marzo al 9 aprile, andrà in scena lo spettacolo Noi Romane - Noantre. Un viaggio appassionante tra miti e leggende, durante il quale lo spettatore potrà fare la conoscenza di: Madama Lucrezia la statua parlante, Agrippina la madre di Nerone, Acca Larentia ovvero la leggendaria Lupa, la Papessa Giovanna, Donna Olimpia Pamphili “la Pimpaccia”, Enrichetta Caracciolo la monaca garibaldina, Lina Cavalieri la regina della Bella Epoque e tante altre affascinanti figure femminili. Un’idea di Simona Patitucci che, grazie al testo e alle liriche di Toni Fornari che ne cura anche la regia, si è trasformato in un racconto teatrale impreziosito dalle musiche e dalle canzoni di Massimo Sigillò Massara. E per onorare ulteriormente le donne, mamme, lavoratrici e sognatrici di ogni epoca la giornalista Federica Rinaudo, in collaborazione con l’azienda Io Bimbo (tra i leader in campo di articoli per l’infanzia) e l’Armando Curcio Editore, promuove l’iniziativa “Nursery Sharing”. Un mini spazio essenziale formato famiglia a disposizione delle mamme che in questo modo non dovranno rinunciare alla loro serata a teatro. Un angolo condiviso dove sarà possibile trovare tutto il necessario per i propri figli, dal fasciatoio allo scalda biberon, da giochi ed accessori ad una serie di libri, tra favole e racconti, per rispolverare le sane tradizioni di un tempo e lasciare da parte lo smartphone. L’esperimento, per la prima volta a Roma, sarà preceduto da una serie di video in cui le mamme potranno dire la loro (a partire dal 13 marzo) sulla pagina Facebook “Noi - mamme - romane” e sul sito www.nurserysharing.it. Un motivo in più per non perdere lo spettacolo brillante, vivace e a tratti commovente, che restituisce a queste donne la possibilità di rettificare anche alcune “inesattezze” storiche. A dare volto e voce a queste romane: le attrici Simona Patitucci (nota al grande pubblico anche come voce di Ariel in “La Sirenetta” della Disney e già protagonista di spicco del teatro musicale italiano), Valentina Martino Ghiglia (reduce dal grande successo degli spettacoli “Tacchi misti” e “Mom’s”), affiancate dalle giovani Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza. Tra le suggestive atmosfere anche una ciliegina sulla torta: la voce narrante di Maurizio Mattioli, unica “presenza” maschile, che introdurrà le storie avvincenti di queste romane speciali. Da non perdere al Teatro Belli dal 14 marzo al 9 aprile.

TEATRO BELLI - Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
Dal 14 marzo al 9 aprile 2017
Feriali ore 21.00 - Festivi ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


PINOCCHIO
da Carlo Collodi
regia Roberto Gandini
drammaturgia Attilio Marangon
con Chiara Mercuri, Carlos Garcia, Danilo Turnaturi,
Edoardo Maria Lombardo, Emmanuel Rotunno, Fabio Piperno, Fabrizio Lisi,
Gabriele Ortenzi, Gelsomina Pascucci, Giulia Tetta, Jessica Bertagni, Simone Salucci
musica Roberto Gori - scena Paolo Ferrari - costumi Tiziano Iuculano
consulenza specialistica Maria Irene Sarti - assistente alla regia Luciano Pastori
coordinamento Istituzionale Laboratorio Teatrale Piero Gabrielli
Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale
Matteo Cesaretti Salvi, Ester Sampaolo, Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, Michela Corsi, Carla D’Antimi, Anna Laura De Martino, Teatro di Roma
Produzione Teatro di Roma

Nel famoso libro di Carlo Collodi c’è una componente che interessa da vicino i 12 giovani attori con e senza disabilità del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, e cioè che Pinocchio è un vero “diverso”. Un Pinocchio cosciente della propria diversità e che cerca di diventare uguale agli altri, in scena dal 29 marzo al 7 aprile al Teatro India.
Un diverso al cubo, un diverso che non si tira mai indietro nelle sfide che la vita gli propone. Ad esempio quando va a scuola e reagisce risolutamente alle prese in giro dei compagni, o quando affronta l’umiliazione di essere messo in catene per sostituire il cane da guardia Melampo, o quella di essere esibito in un circo sotto le sembianze di un asino. Ecco, a noi questo Pinocchio piace perché ha tanti difetti, alcune sfortune ma ha anche tanto coraggio. È sensibile, generoso e affronta le difficoltà senza piangersi addosso. E ci piace anche che non sia perfetto, che dica le bugie, e che sappia delle cose senza che nessuno gliele abbia mai insegnate. Ecco cominciata l’avventura di questo Pinocchio fedele alla tradizione e al testo di Collodi, ma raccontato con la vitalità, l’allegria e l’ironia dei 12 giovani attori con e senza disabilità. «Uno spettacolo che speriamo possa dire qualcosa ai ragazzi che magari si sentono “diversi” per condizione sociale, forma fisica, solitudine – commenta il regista Roberto Gandini – un Pinocchio che possa dire ancora tanto a quei ragazzi che non trovano il coraggio di reagire alle ostilità della vita o che per timore non riescono a chiedere aiuto a chi gli sta accanto. Ed è con loro che condivideremo la più bella fiaba italiana mai scritta».
Trarne un lavoro teatrale è un’operazione tutt’altro che semplice viste le innumerevoli versioni cinematografiche e televisive (quella di Walt Dysney, Comencini, Carmelo Bene, Benigni, “Pinocchio il Grande Musical” con le musiche dei Pooh, ed altre ancora), ma in questo caso Roberto Gandini mette in scena un Pinocchio cosciente della propria “diversità”, un bambino raccontato attraverso difetti e pregi, che compie buone e cattive azioni, che si fa detestare e amare. Sulla scena prendono vita le peripezie del burattino, dagli accadimenti drammatici (Pinocchio impiccato, la Fata Turchina che appare come fosse una bambina morta) a quelli comici e ironici (Pinocchio in prigione perché innocente, Pinocchio che dice le bugie), fino al lieto fine che dà senso “a quel nascere” da un ciocco di legno e “a quel sentirsi” diverso da tutti. Questo desiderio, quello di voler essere come gli altri, «gli adulti non lo ricordano più, mentre i bambini, disabili o no, lo riconoscono. E infatti, al Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli pensavamo da tanto tempo di mettere in scena “Le avventure di Pinocchio” ma più ci pensavamo, più ci si complicava l’approccio – continua Roberto Gandini – Quale lettura dare del capolavoro collodiano? Esiste un mare infinito di saggi “pinocchieschi” in cui si sovrappongono interpretazioni psicanalitiche, formaliste, politiche, cristologiche e altro. Da che parte cominciare? Abbiamo scelto quella più diretta. Abbiamo incominciato dal libro, dal gusto di leggerlo, insieme, ad alta voce. Possiamo dire che ci sentiamo enormemente coinvolti e che la nostra versione sarà molto differente da quella di Walt Disney».
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, si inserisce nell’ambito della rassegna IL TEATRO FA GRANDE, che apre la scena al pubblico dei piccoli e dei ragazzi, trasformando il teatro in “atelier” dove formare le prossime generazioni di spettatori e sperimentare nuove modalità di condivisione familiare e scolastica del teatro. Sono 9 titoli in programma, di cui 4 produzioni: Leo, un successo della passata stagione, regia di Francesco Frangipane, mentre il Piero Gabrielli con le regie di Roberto Gandini ha presentato i nuovi debutti da Pinocchio al saggio/spettacolo da William Shakespeare, e la ripresa dell’Albero di Rodari. Tra le ospitalità, Astronave51 di Caterina Carpio e Alice Palazzi, H+G di Alessandro Serra, ll tenace soldatino di piombo del Teatro delle Apparizioni; La Divina Commedia raccontata ai bambini, spettacolo di teatro d’ombre di Laura Nardi; Il Flauto Magico di Mozart, il progetto didattico di Europa InCanto che farà cantare migliaia di bambini.
Attraverso il Laboratorio Piero Gabrielli il Teatro di Roma vuole contribuire alla realizzazione di una comunità accogliente e inclusiva in cui le differenze possano convivere e diventare una ricchezza. Un modello di integrazione e formazione rivolto a ragazzi con e senza disabilità, con l’obiettivo di creare uno spazio nel quale chiunque possa realizzare esperienze di crescita individuale e culturale. Finanziato da Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale, in collaborazione con l’Ufficio scolastico Regionale per il Lazio, il Laboratorio Piero Gabrielli è un progetto promosso e organizzato con Teatro di Roma.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
Dal 29 marzo al 7 aprile
Orari spettacolo: tutte le repliche alle ore 10.30, sabato 1 aprile ore 17, domenica 2 aprile ore 16, lunedì 3 aprile ore 21
Biglietti: 5 euro
Spettacolo per bambini dai 6 anni
Durata spettacolo: 60 minuti

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net

 

Articolo di: Isabella Polimanti

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