Domenica, 27 Novembre 2016 17:40

Altrove - Teatro Piccolo Eliseo (Roma)

Dal 16 al 27 novembre è andato in scena al Piccolo Eliseo di Roma “Altrove”, scritto e diretto da Paola Ponti - con consulenza al testo di Alessandro Paderno - con Massimo De Lorenzo, Constance Ponti e Mario Russo; le scene sono curate da Sonya Orfalian, le luci da Danilo Facco, le musiche da Alessio Mancini, per questa produzione Compagnia della Luna. L’altrove è un non-luogo, una regione dell’anima, quella del sogno, che può immaginare un “dove” diverso da quello che la vita ci ha assegnato. Attraverso un percorso narrativo complesso e ben orchestrato la storia di degrado di una borgata romana diventa una storia universale e un inno alla vita e alla responsabilità che ognuno di noi ha di prenderla in mano per cambiarla.

Per assaggiare il patrimonio culturale armeno che a tavola ha un suo centro di memoria importante, abbiamo incontrato Sonya Orfalian, artista, scrittrice e traduttrice, che vive e lavora a Roma; figlia della diaspora armena, nata in Libia, ha dedicato la maggior parte del suo impegno e ricerca proprio al patrimonio culturale e alle tradizioni della sua gente. Molti dei suoi libri nascono intorno alla cucina e da uno di essi è stato tratto anche uno spettacolo teatrale. Un popolo in fuga porta con sé emozioni, fatte dei racconti dell’infanzia, tra aneddoti e fiabe, raccontate alle sera prima di dormire, e dei sapori, soprattutto della quotidianità della cucina e delle feste, quando il cibo diventa metafora.

Il centenario del genocidio armeno che si sta avvicinando è l’occasione per ripensare la ricchezza culturale di questo popolo sconosciuto e dimenticato. Cent’anni fa, infatti, il 24 aprile 1915 aveva inizio uno dei più feroci genocidi che la storia moderna ricordi dopo, non in ordine cronologico, lo sterminio degli ebrei della Seconda Guerra Mondiale. Il genocidio, o il Metz Yeghérn, cioè il Grande Male come viene definito, riguarda il popolo armeno. Tuttavia già negli ultimi anni dell’Ottocento da parte dei Turchi, in verità, era iniziata la persecuzione degli Armeni, ultimo baluardo del Cristianesimo alle porte orientali del mondo. Una cultura ricca, in gran parte orale, difficile da tramandare soprattutto dopo la diaspora che la scrittrice Sonya Orfalian sta recuperando. Dopo aver recensito su queste pagine “A cavallo del vento”, una raccolta di fiabe armene appunto, siamo tornati ad incontrarla. Il racconto della sua storia e del suo impegno sembrano una novella dove i confini tra vero e autentico tracciano la fantasia.

Un mondo onirico e per la dimensione europea molto lontano dalle fiabe conosciute anche se gli archetipi restano gli stessi, trasfigurati, strampalati per il nostro modo di sentire e a volte difficilmente traducibili. Talora si resta disorientati perché difficile comprendere il percorso, la simbologia e la battuta, e nello stesso tempo affascinati da uno stile e da luoghi immaginifici. Una grande operazione di memoria nel segno del dover di ricordare un popolo che ha rischiato di essere annientato.

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