Venezia, 20 luglio 2018. Sulle rive del Canal Grande, nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, prende il via la quarantaseiesima edizione del Festival Internazionale del Teatro con la consegna dei Leoni d’oro e d’argento. Il presidente della Biennale Paolo Baratta anticipa che avremo di fronte un evento fatto non solo di restituzione scenica ma soprattutto di ricerca, anche grazie al progetto College Teatro, una “fabbrica di idee sulle possibilità del teatro” che - sottolinea Baratta - anche quest’anno costituisce parte integrante del festival. Si apre così il secondo atto della direzione artistica di Antonio Latella che, dopo aver dedicato il primo al ruolo del regista, si concentra quest’anno sull’attore-performer e - nelle parole dello stesso Latella - sul suo processo creativo, compreso quello di “attori e performer che non sanno di esserlo”.

Dall’11 al 15 aprile. Dopo “Virgilio brucia”, presentato al Piccolo nel gennaio 2016, il Teatro Studio Melato torna a ospitare una produzione Anagoor, “Socrate il sopravvissuto/come le foglie”, una riflessione sulla scuola e la formazione delle coscienze attraverso il filtro della filosofia e della tragedia. La compagnia ha vinto il Leone d’Argento 2018 per il Teatro alla Biennale di Venezia.

STANZE è un progetto ideato e realizzato da Alberica Archinto e Rossella Tansini con la collaborazione di Teatro Alkaest, grafica e web di Jaya Cozzani, per sviluppare una diffusione del teatro verso situazioni di massima vicinanza tra chi recita e chi assiste. Al suo quinto anno, Stanze, esperienze di teatro d’appartamento finora svoltasi solo in case private e talvolta in alcune case-museo, ora cambia ed esplora altri spazi per realizzare nuovi incontri. Oltre alla qualità abitativa, questa volta i ‘luoghi non teatrali’ si arricchiscono, come accade con la proposta del 2 maggio che vede il progetto di Anagor alla Casa della Memoria: una appassionata indagine su un complesso ambito della poesia pasoliniana, ovvero L’italiano è ladro. Testo poco noto di Pier Paolo Pasolini che ha avuto un lungo periodo di gestazione fra il 1947 e la seconda metà degli anni Cinquanta, è un poema scritto in diverse lingue o meglio dialetti, dalla forte connotazione politica, testimone significativo sia del clima culturale degli anni ‘50 che si apriva alla rappresentazione delle classi popolari, sia del particolare contesto dell’opera di Pasolini.

Anagoor
L’italiano è ladro
di Pier Paolo Pasolini
una transizione imperfetta
con Luca Altavilla, Marco Menegoni
commento critico Lisa Gasparotto
regia Simone Derai
prima assoluta

La Casa della Memoria, situata ai piedi del celebre Bosco Verticale in uno degli edifici più rappresentativi della zona di Porta Nuova, è stata restaurata e adibita a spazio pubblico lo scorso 25 aprile: l’edificio, progettato dallo studio Baukuh e vincitore di un concorso internazionale di architettura, è interamente rivestito di mattoni che compongono quadri rappresentativi della storia di Milano del dopoguerra. Il quartiere del fashion e della Milano che ripopola quartieri come questo, noto come ‘L’Isola’, è situato nei pressi della stazione Garibaldi e nella Casa della Memoria vi ha sede un gruppo di associazioni che dedicano la loro attività a mantenere viva la memoria delle vittime di tutte le violenze di cui Milano è stata a sua volta vittima: dalle persecuzioni razziali naziste e fasciste, alle stragi politiche degli anni ’70. Un fulcro per le attività culturali di ricerca e formazione sui temi legati alla storia più recente e spesso dolorosa della città. Ecco perché si è così fortemente voluto mettere in scena qui la prima.

La compagnia Anagoor che oggi presenta Pasolini nasce nel 2000 a Castelfranco Veneto su iniziativa di Simone Derai e Paola Dallan ai quali si aggiungeranno successivamente molti altri, creando un progetto di collettività. Danno voce ai versi di Pasolini Luca Altavilla e Marco Menegoni mentre a Lisa Gasparotto, ricercatrice in Scienze Linguistiche e Letterarie presso le Università di Udine e di Milano-Bicocca, è affidato, oltre a un’intensa lettura poetica, anche un importante intervento critico col racconto dell’evoluzione del laboratorio pasoliniano. La regia è curata da Simone Derai. I tre giovani e dall’aspetto forse poco pasoliniano, ovvero belli e puliti, ottengono invece un effetto direi catartico leggendo e interpretando molto intensamente e con perfetta dizione anche nei dialetti il senso desolante, urlato o sussurrato della poetica pasoliniana.

“Così ho aperto le imposte… ma cos’è il mondo? Il mio demone” scriveva nei ‘Ragazzi di vita’ del ’55 e nel diario, perché di un diario si tratta, ‘L’italiano è ladro’ che serve al ‘Canzoniere popolare’ come esperimento per dimostrare quella che Pasolini chiamava ‘pratica regressiva’ ovvero un modo per usare il dialetto e far sì che il borghese trasferisse alla classe più povera e inespressa un linguaggio di narrazione in versi per raccontare il conflitto tra i proletari e i borghesi, cioè il conflitto di classe. Tutto il testo infatti è in terzine e in novenario, come i cori delle madri o i discorsi tra il figlio del padrone e il figlio del contadino, che ritroviamo in altri eccelsi poeti come Dante e Pascoli. Impariamo che il patrimonio lessicale con multilinguismo che include vari dialetti ed epoche storiche, comprese bestemmie spesso censurate ma importanti per via del valore ideologico, come polemica sociale che considera una intera classe sociale capace di bestemmia come si faceva tra figli e madri nei loro dialetti che però, proprio grazie a Pasolini, qui usano invece un linguaggio dei padri, con miscela di stili e mescolanza di versi e lingue. E’ il “meraviglioso fallimento che porta al romanzo…”.

Il pubblico che ha affollato la piccola aula a disposizione ha applaudito molto a lungo, totalmente affascinato da questo esperimento che ci ha tenuti a poche decine di centimetri dai giovani monologhisti, straordinari e struggenti nel testo scelto, quasi mai sentito prima e davvero potente.

lunedì 2 maggio 2016 – ore 20.00
presso Casa della Memoria
via Confalonieri, 14 - Milano
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www.lestanze.eu 331 4129098

Siete venuti qui per fare del teatro, ma ora dovete dirci: a che cosa serve? Bertolt Brecht, Discorso agli attori-operai danesi sull’arte dell’osservazione

Articolo di Daniela Cohen

Dal 14 al 19 gennaio, il teatro Elfo Puccini di Milano presenta "Lingua Imperii", di Simone Derai, che cura anche la regia, e Patrizia Vercesi. Lo spettacolo è un percorso teatrale che, attraverso suggestioni, video, musica, gesti e parola, intende mostrare la lingua del potere, che trascende talvolta l’elemento linguistico, per giustificare annientamento e soppressione. Ecco che Agamennone, per soddisfare il suo delirio di onnipotenza e propiziarsi così la vittoria nella guerra di Troia, sgozza come un agnello la bella figlia adolescente Ifigenia. Questo gesto, che va oltre l’umano, provoca un sussulto nel suo popolo e nel suo esercito che, per terrore, gli voterà una cieca obbedienza. Dal sacrificio di Ifigenia allo sterminio nazista, le vittime sono silenti quasi che i carnefici abbiano imposto loro “l’assenza di voce”, di modo che le loro gesta non restino nella memoria.

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