Dopo l’edizione ronconiana del 2009, sale sul palcoscenico del Teatro Strehler, dal 5 al 24 novembre 2013, un nuovo Mercante di Venezia, diretto da Valerio Binasco, con Silvio Orlando nei panni di Shylock. Tra le opere di Shakespeare, è forse la più ambigua e complessa; vi si intrecciano conflitti sociali e culturali, valori come legalità e giustizia, passioni e intrighi amorosi, ma anche temi di grande attualità come l’intolleranza per lo straniero, l’emarginazione del “diverso”.

Dal 26 febbraio al 10 marzo. Dopo vent’anni di assenza dai teatri italiani Il nipote di Rameau, capolavoro satirico di Denis Diderot, torna sul palcoscenico con Silvio Orlando. Il protagonista è un musico fallito che sceglie la via del vizio e della dissolutezza, senza nulla concedere ad alcun principio morale. Un testo settecentesco che rivela una profonda contemporaneità, uno spettacolo divertente che lascia diversi spunti di riflessione.

Il nipote di Rameau

Dal 22 novembre al 4 dicembre. Un’operazione ardita e raffinata restituisce a teatro tutto il sapore letterario del testo, con riccioli intellettualistici e vezzi da salotto, narrato più che recitato. Gli attori sono ad un tempo il personaggio e il narratore che racconta la scena, fissa e accomodata. La filosofia discute con il buon senso o cattivo, che dir si voglia, becero forse eppure tanto diffuso. Un testo di sottile attualità che riproduce la dialettica tradizionale tra virtù e vizi. La scommessa è: da che parte sta la felicità?

Se non ci sono altre domande

Dal 15 marzo al 15 maggio. Un progetto drammaturgico ambizioso, multimediale e sorprendente: “Se non ci sono altre domande”, in scena all’Eliseo sino a metà maggio, segna il più che convincente esordio di Paolo Virzì, tra i più originali e celebrati registi italiani, nella scrittura e direzione teatrale. Protagonista d’eccezione della pièce è l’intenso e poliedrico Silvio Orlando, affiancato da un ricchissimo ed affiatato cast di interpreti; in un incontro-scontro tra dinamiche teatrali, linguaggio espressivo cinematografico e la gretta insensibilità della televisione generalista attuale, si celebra sul palcoscenico la vivisezione mediatica dell’uomo comune, dilaniato dall’impietoso ritorno dei fantasmi del suo passato e dalla violenza di un’indagine che investe in pieno la sua intimità, i suoi affetti più cari, la più profonda essenza del suo vissuto.

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