Nel piccolo spazio bohémien de La Cavallerizza, all’interno del cortile del Teatro Litta, oggi MTM, si è radunato il pubblico desideroso di assistere a una nuova proposta testoriana, offerta da una brava Marta Ossoli in assolo con la regia di Mino Manni e l’assistenza di Serena Lietti. C’è il tutto esaurito e una luce rossa illumina i muri sbrecciati di mattoni a vista finché entra la protagonista, una giovane donna avvolta da un mantello rosso corallo che la ricopre tutta. Quando getta il mantello a terra, mostra un abbigliamento tipico delle donne da strada: calze malconce di nylon nero, reggicalze, poco altro, tanto trucco e un turbante colorato mal messo. Il vero contrasto è che lei sarebbe dovuta sembrare una finta regina egizia, ormai donna di strada, ma Marta Ossoli ha il difetto di essere troppo bella e di avere un contegno naturalmente elegante, il che fa a pugni col resto. Ma in effetti il pubblico pare apprezzare.

Partendo dalle suggestioni dantesche del Canto V dell'Inferno, Giovanni Testori ridona voce e vita alla leggendaria regina d'Egitto: "Cleopatràs" lussuriosa. Sarà ancora la meravigliosa imperatrice capace di terrorizzare e sottomettere interi popoli al suo capriccio oppure una semplice “bagascia” di paese che millanta un passato che non è mai esistito? Cosa giunge fino a noi attraverso i secoli al di là della patinata aura del mito? L'opera di Testori, con la sua forza innovativa e prorompente, ci avvicina ad un personaggio che parrebbe distante e difficilmente riconducibile al contesto in cui viviamo. La sua “Cleopatràs”, spogliata degli abiti regali e rivestita solo di carne e sangue, ci parla in un linguaggio crudo e palpitante, in un dialetto che appartiene a tutti e che rievoca un'Italia ormai dimenticata.

Salieri contro Mozart nella prima “cena con delitto” della Storia. Un duello a colpi di musica, mentre il fuoco della passione brucia insieme al fuoco dell’invidia. L’inevitabile conseguenza di un dialogo fatto di “non detti”, parole schivate e sguardi incrociati, è il delitto, consumato subdolamente, senza il coraggio del gesto plateale, al punto che la morte di Mozart resterà per sempre avvolta nel mistero. A partire dal breve, ma potentissimo testo di Aleksandr Puskin, da cui Peter Shaffer e Milos Forman hanno tratto un grande film, lo spettacolo di Alberto Oliva e Mino Manni, in scena al Teatro Out Off dal 18 febbraio all'8 marzo, propone una discesa negli inferi della mediocrità, dell’ambizione artistica tarpata dal senso di inferiorità.

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