"Riflessioni su forme e colori" di Fabio Sergio Gagliandi

Scritto da  Fabio Sergio Gagliandi Mercoledì, 13 Luglio 2016 

Contrasti cromatici che impongono dubbi irrisolti, irrisolvibili; meglio l'autore o l'interprete? Se parliamo di canzoni non saprei, è come premiare chi mette la cornice a un quadro e non chi l'ha plasmato, per questo tendo a non guardare Sanremo e tantomeno i vari talent che affollano il tubo catodico.

I pittori moderni, dall'impressionismo in poi per intenderci, in buona parte dettero più peso al colore che alla forma, alla tecnica per meglio dire. Il colore é l'anima, il corpo la tecnica. Concettualmente se ci pensi, passare da Leonardo a Van Gogh é come passar da Bach a Kurt Cobain. La tecnica, il corpo, diviene imperfetta, il confine non più nettamente definibile, al contempo l'anima, l' emotività si esalta. Si potrebbe interpretare male ciò che scrivo, la portata emotiva del classico e del moderno è la stessa, differente il modo in cui essa è incanalata. Il colore e la forma sono inseparabili, qualsiasi sia la forma, essa avrà uno o più colori, qualsiasi sia il colore esso avrà una forma (o forse più). A riguardo Kandinsky, uno dei più noti punti dì congiunzione tra figurativo e astratto, abbina nei suoi lavori, com'é noto, certe forme e determinati strumenti musicali a colori ben precisi. Una chitarra elettrica, una amplificata alla Jimmy Hendrix in Little Wing più nello specifico, che colore avrebbe secondo te? Per me Arancione magari con qualche scheggia di grigio o verde elettrico; esiste il verde elettrico?!

Riflssione di Fabio Sergio Gagliandi

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