Il Museo si accende – Museo Poldi Pezzoli (Milano)

Scritto da  Martedì, 01 Agosto 2017 

Inaugurata la nuova illuminazione del museo realizzata dallo studio Ferrara Palladino Lightscape focalizzato sull’illuminazione dei dipinti e delle opere più che sugli ambienti. L’idea è di inserirsi in armonia con una casa museo, una dimensione storica non creata ad hoc come contenitore espositivo, favorire una fruizione ottimale dell’opera senza forzature e interpretazioni critiche, oltre che promuovere il risparmio energetico. Il nuovo approccio valorizza i dettagli con soluzioni che ricordano i lampadari tradizionali, in versione stilizzata.

 

Inaugurato con una conferenza il completamento dell’illuminazione che il Museo Poldi Pezzoli ha presentato grazie al sostegno della Regione Lombardia, il contributo prezioso dell’Associazione degli Amici del Museo Poldi Pezzoli che in questo caso si è messo al servizio più che mai e di Fondazione Cariplo, Banca Aletti, oltre che di alcuni donatori privati ricordati con le didascalie alle opere singole che hanno sostenuto. L’idea portata avanti è quella di una personalizzazione e di un rapporto privilegiato tra sponsor e opera d’arte. Il progetto, come ha dichiarato il direttore del Museo, Annalisa Zanni, è partito nel 2009 con un concorso a inviti indetto dallo stesso museo con l’obiettivo di valorizzare le singole opere e allo stesso tempo di garantire una visione unitaria del luogo, a differenza della disomogeneità che c’era precedentemente. L’illuminazione esistente era infatti stata realizzata in momenti differenti e con fonti varie. L’ultima scelta risale agli anni Settanta su progetto dell’architetto Piero Castiglioni e privilegiava la visione degli ambienti con la proiezione della luce sui soffitti e talora la diffusione sulle pareti che sacrificava molti dettagli. Con il nuovo progetto si cambia totalmente approccio: dalla luce diffusa alla luce diretta e precisa, con un supporto a struttura leggera che richiama l’idea del lampadario tradizionale, anche se nella sua stilizzazione bianca, quasi invisibile, ed un sofisticato sistema di regolazione della luce a led. La domanda che i progettisti dello Studio Ferrara Palladino Lightscape riguarda la massima valorizzazione dell’opera senza caricarla di significati critici o “correggerla”, consci che l’illuminazione spesso condizioni molto l’apprezzamento di un oggetto e possa rappresentare un’interpretazione talora distorta. Sono state costruite grandi sospensioni in materiale composito per rendere la struttura leggera (dato che i soffitti non possono sopportare grandi masse), anche in considerazione dei lunghi bracci per raggiungere le opere più lontane, fino a 2 metri. All’estremità dei bracci il piccolo proiettore che alloggia 12 led suddivisi in 4 gruppi, ognuno pilotabile autonomamente. Il risultato cromatico è una composizione da diversi colori calibrata attraverso lo spettrometro. Si unisce così l’artigianalità dello studio su misura dell’opera e la precisione scientifica. In totale una potenza installata di 3 KW garantisce un risparmio pari ad un terzo dell’impianto precedente. Lo Studio – con due anime: Cinzia Ferrara, architetto e Pietro Palladino, ingegnere - ha nel campo della luce un’esperienza di 25 anni e tra i progetti più noti annovera Punta della Dogana e Palazzo Grassi a Venezia mentre al momento sta ultimando il progetto per la Sezione Egizia del Castello Sforzesco di Milano. Nell’insieme si è tenuto conto delle esigenze moderne nel rispetto della storicità del luogo: una casa museo non un contenitore costruito e progettato per la fruizione artistica senza una sua personalità se non quella di fare da contenitore e scenario all’arte, concezione novecentesca del museo. Un caso particolare è rappresentato dalla Sala d’Armi inaugurata nel Duemila con un’opera d’arte globale di Arnaldo Pomodoro, che presentava un’illuminazione ormai superata e insufficiente a valorizzare adeguatamente gli oggetti esposti. In accordo con il maestro le luci delle vetrine e del cornicione e posti sulla volta sono stati sostituiti con fonti a Led di ultima generazione (Futuro Luce) per valorizzare i dettagli dell’esposizione.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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