“Ivanhoe” di Walter Scott

Scritto da  Concetta Padula Sabato, 15 Aprile 2017 

Risuona la faretra, scintillano le lance e gli scudi, i condottieri altamente gridano.

 

Walter Scott è considerato l’antesignano del romanzo storico inglese, e non c’è da stupirsi se il nostro A. Manzoni nello scrivere de “I promessi sposi” abbia utilizzato lo stesso genere letterario. Egli è al contempo uno scrittore poliedrico che si districa con grande abilità tra prosa e poesia. Il periodo storico scelto è quello del regno di Riccardo primo, mentre i sassoni coltivano la terra, i normanni vengono dipinti come dei conquistatori senza scrupoli.

La storia è bella e avvincente, anche se all’interno vi troviamo il solito cliché artistico: un nobile s’inoltra nella foresta per una battuta di caccia, si perde, scende la notte e si trova di fronte alla capanna di un eremita dove non è ri – conosciuto e dove può mettere alla prova la fedeltà dei propri sudditi….

Il nome Ivanhoe è tratto da una vecchia canzone famosissima sia in Inghilterra e sia in Scozia. L’abnegazione e il sacrificio, l’allontanamento dalle passioni e la scelta della virtù vengono premiati su scala sociale.

Nella prima scena seguiamo Gurth, il guardiano di maiali che intrattiene una lunga conversazione con Wamba, un buffone, entrambi al servizio del nobile Cedric di Rotherwood. Cedric è il tutore della bellissima Lady Rowena e vuole, per far rimanere in vita le tradizioni sassone, che la sua pupilla si unisca in matrimonio con il “rozzo” Athelstante, ultimo discendente del loro casato. Rowena in realtà ama Ivanhoe, figlio ribelle e per questo diseredato da Cedric.

Tra scommesse, duelli, incidenti e morti presunte, riuscirà il loro amore impossibile a trovare un lieto coronamento??!!! Re Riccardo primo, tornato dalla Palestina dopo la crociata, riuscirà a spodestare dal trono il perfido fratello, re Giovanni?! La fedeltà e la giustizia vengono sempre ricompensati con la libertà, l’amore e il rispetto.

Gli ebrei, popolo all’inizio dedito solo al commercio e al denaro, viene riabilitato con le opere buone e l’arte medica dell’affascinante Rebecca. Rebecca a chi salverà la vita?? L’amore che Rebecca prova per il nobile Cavaliere Diseredato verrà ricambiato???

Il celebre scrittore inglese Shakespeare era solito dire: “Tutto è bene, quel che finisce bene”, però per alcuni versi (secondo me) la conclusione della storia lascia un po’ d’amaro in bocca, soprattutto tra i personaggi secondari.

Articolo di Concetta Padula

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