Il mio nome è Carlotta, vi racconto una storia...

Scritto da  Carlotta Oggioni Lunedì, 01 Giugno 2015 

Terminato da poco il liceo, desideravo intraprendere in modo professionale una passione fino a quel momento solo accennata e amatoriale. Ero alle prime armi, avendo frequentato unicamente corsi di recitazione per ragazzi. Mi guardavo intorno un po’ spaesata, non capivo quale fosse la strada migliore da percorrere. Finché, all'improvviso, la mia attenzione venne totalmente assorbita da un seminario sul metodo di recitazione di Tadashi Suzuki, artista giapponese di fama mondiale. Era tenuto da Mattia Sebastiano Giorgetti, che successivamente mi avrebbe diretto in svariati spettacoli. Inizialmente non compresi la preziosità di ciò che si stava rivelando ai miei occhi, c'era solo la percezione che là dentro si nascondesse qualcosa di esplosivo: bastava trovare il coraggio di aprire quel baule e avrei imboccato la via del teatro, i segreti del palcoscenico dal punto di vista più pratico e insieme più estatico.

 

Dopo aver approfondito gli insegnamenti del maestro nipponico all’accademia professionale del CTA di Milano, e aver continuato anche una volta diplomata a frequentare abitualmente ogni seminario dedicato al suo metodo, capii che era diventata impellente la necessità di incontrare di persona Suzuki, per comprendere e metabolizzare a fondo quelle teorie che mi apparivano così affascinanti. Ho deciso così di spedire la mia candidatura per poter frequentare un workshop estivo presso Toga, villaggio sede della compagnia nel cuore delle montagne a nord-ovest di Tokyo, nella prefettura di Toyama. Tra centinaia o probabilmente migliaia di richieste di partecipazione fui miracolosamente selezionata, e con un misto di eccitazione e terrore mi gettai a capofitto in questa nuova avventura. Ho partecipato a quelle intense giornate di studio per due estati consecutive, condividendo l'esperienza con persone straordinarie provenienti da ogni parte del globo, ognuna delle quali portava con sé uno specifico bagaglio culturale e artistico. Solo respirare l’aria di Toga pone l’attore in una condizione di massima disposizione all'ascolto; gli dà la possibilità di osservare ammirato il talento, la dedizione, l’energia e la costanza di quegli artisti che da molti decenni stanno dedicando a Suzuki San, e alla sua visione anticonvenzionale del teatro e dei suoi spazi, la più sincera e profonda devozione. Negli anni '60 il Maestro fondò - insieme alla sua compagna universitaria Akiko Saito con la quale condivideva il sogno di una messa in scena lontana dagli stereotipi tradizionali - la compagnia teatrale Waswda Shogeikijo, stabilendone la sede al secondo piano di un caffè di Tokyo e spostandosi poi definitivamente a Toga nel 1976.

L’ambizione di entrambi era ritornare a un teatro delle origini incentrato sulle idee e non sui capitali; volevano stare lontani dalle strutture imperanti della capitale, isolarsi sia idealmente che fisicamente da esse, allontanandosi il più possibile dalla metropoli. Si può infatti avvertire, stando in mezzo a questo ambiente, che esiste un continuum tra la natura e la creazione artistica, una simmetria tra la vita e il movimento degli elementi esterni e la dinamica interna alla compagnia, intesa come produttrice instancabile di spettacoli e di energia creativa.

Il training consta di sei esercizi, da eseguire in successione fissa, che stimolano ed innalzano progressivamente l’energia, il controllo su ogni parte del proprio corpo e sul respiro, la concentrazione, la presenza scenica, la potenza e l’emissione vocale e l’equilibrio (tanto esteriore quanto interiore), la staticità. Si possono praticare ad ogni livello di esperienza, ma la magia e la forza di questo training è che fornisce all’attore la possibilità di mettersi alla prova attraverso ogni sessione, ciascuna delle quali è proseguimento della precedente ma è anche totalmente indipendente, in una costante scoperta di nuovi limiti in continua dinamica. Non può esserci inganno: questo allenamento è una manifestazione di ciò che sta accadendo dentro all’attore, un check costante del punto evolutivo in cui egli trova uno specchio di ciò che sarà e porterà sul palco.

Dal 2013 Suzuki San ha fondato la ISCOT (la SCOT internazionale), che a differenza della compagnia stabile - composta prevalentemente da membri fissi Giapponesi che vivono nel villaggio per la quasi totalità dell’anno, dividendo le loro giornate tra training, prove di spettacoli e mantenimento pratico della vita della compagnia e delle abitazioni in cui vivono - vive l’esperienza di Toga un paio di mesi in inverno e un paio in estate. La compagnia conta momentaneamente al suo interno membri provenienti da Cina, America, Italia, Danimarca, Lituania, Australia con la possibilità che questi siano allargati. La visionarietà del progetto sta nel fatto che ognuno degli attori recita nella sua lingua madre, offrendo quindi uno spettacolo davvero poliglotta e globale. I testi che Tadashi Suzuki propone a Mattia Sebastiano Giorgetti, regista designato per guidare la compagnia, appartengono tutti al teatro dell’assurdo - che si contraddistingue, come è noto, per il ribaltamento e il rifiuto della consequenzialità logica degli spettacoli tradizionali e mette in evidenza, tramite dialoghi ripetitivi e senza senso, l’incapacità comunicativa degli uomini e l’insensatezza della vita stessa. Nella prima stagione del progetto (2013) è stata messa in scena “La cantatrice calva” di Eugene Ionesco e l’anno scorso “L’architetto e l’imperatore di Assiria” di Arrabal. Ho avuto l’onore e il privilegio di poter assistere alle prove di quest’ultima produzione sia nella sessione invernale che in quella estiva, prendendo parte anche alle prove e allo spettacolo finale al Festival del teatro ad agosto 2014.

Le giornate a Toga sono assai piene, non c’è spazio per perdere tempo e dedicarsi al riposo. Dalla sveglia si inizia a lavorare, rendendosi disponibili a qualunque attività, come preparare la colazione o il brunch per tutta la comunità di attori. Si fa il training con la SCOT e il training di compagnia più focalizzato sulle esigenze delle prove o dello spettacolo, si preparano le scenografie o gli oggetti di scena necessari e naturalmente si fanno le prove. Talvolta lo studio è autonomo, più spesso in compagnia. Non c’è una divisione interna dei compiti, ognuno deve saper fare tutto e fornire il proprio aiuto ancor prima che sia necessario o che venga richiesto.

Considero insomma il soggiorno a Toga una delle esperienze più significative e straordinarie che si possano fare nella vita, per crescere come professionista ma soprattutto per maturare come persona.

 

Articolo di: Carlotta Oggioni
Sul web: www.scot-suzukicompany.com

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