Un secolo di pittura in Tunisia – Galleria Alexandre Roubtzoff (La Marsa, Tunisi)

Scritto da  Sophie Moreau Martedì, 01 Agosto 2017 

Una galleria dal nome altisonante che traccia la linea di quel Novecento multiculturale della Tunisi d’antan, presenta la collezione della cosiddetta Scuola di Tunisi le cui propaggini arrivano fino ad oggi.

 

La collezione della Galleria Roubtzoff è interessante soprattutto come testimonianza storica di una Tunisi la cui vivacità culturale ed apertura internazionale si è dispersa e che ha dato nella prima metà del Novecento qualcosa che poi non si è ripetuto, una scuola. Del pittore che dà il nome alla Galleria se ne parla nel libro Corrispondenze mediterranee, viaggio nel sale e nel vento (di Ilaria Guidantoni, edito da Oltre Edizioni), così come della scuola della quale alcuni nomi giungono fino ad oggi che raccontano un paese accogliente nei confronti di intellettuali stranieri e crogiuolo di creatività. Sebbene l’esposizione sia alquanto eterogenea anche per il livello delle opere esposte, è interessante il promemoria storico per chi riesce a leggere tra le immagini e prova a ricostruire un’atmosfera. In mostra tra gli altri Hédi Turki, nato nel 1922, pittore, acquarellista e disegnatore tunisino, basato a Sidi Bou Said, fratello maggiore di Zoubeir Turki (1924-2009) del quale è esposto un disegno dai tratti caratteristici e inconfondibili che ha un leggero sapore naïf e bonariamente caricaturale come “Il fumatore di kif”. In mostra anche Nja Madaoui, nato nel 1937, artista plastico e calligrafo tunisino, diplomato all’Accademia di Roma, nominato presidente di giuria del Gran Prix de calligraphie tunisina nel 1993, che ha ricevuto una menzione speciale dal dipartimento di calligrafia dell’università di Tokyo. Tra l’altro è stato presidente di giuria del Gran Premio Unesco nel 1993 e per i due anni successivi, che come diversi artisti dimostra un rinnovato interesse per quest’arte tradizionale del mondo arabo, in una chiave nuova e attrattiva. In una rassegna del genere non poteva mancare Moses Lévy, annoverato nella scuola post labronica livornese, presentato con un piccolo disegno, inchiostro su carta del 1940, “Rue animée de Tunis”, del quale ci sono opere ad olio importanti anche del periodo parigino, romano oltre che versiliese. E ancora Albert Marquet (1875-1947), maestro del paesaggio, amico di Matisse e Derrain, ha fatto parte della generazione postimpressionista. I suoi disegni a china come quelli che ritraggono i passanti parigini esposti al museo Malraux di Havre sono effettuati con un tratto secco. A partire dal 1919 viaggia molto, soprattutto in Tunisia e Algeria in compagnia di Jean Launois e Etienne Bouchaud. E’ proprio in Algeria che si rifugia per fuggire all’invasione tedesca dove vivrà fino alla fine della Guerra. Nel 1945 riguadagna Parigi e La Frette-sur-Seine dov’è sepolto. Tra gli altri anche la scoperta di Théodore Charles Balké (1875-1951), pittore orientalista francese, la cui vocazione è nata a Firenze dove resta 4 anni per studiare tutte le tecniche della pittura. Indubbiamente l’influenza pittorica toscana la si avverte nel suo paesaggio in mostra che mi ha sorpresa per il carattere domestico. Nel 1889 si imbarca per la Tunisia dove si iscrive all’Accademia di Cartagine e dove resta fino al 1914. Espone poi al Salon des artistes francesi nel 1920-1921 ed è nel 1929 al Salone nazionale delle belle arti di cui diviene membro. Vorrei ancora segnalare Natacha Markoff (1911-2008) – della quale in mostra “porto di Monastir” - arrivata a Istanbul dopo aver lasciato la sua Russia con la famiglia e da qui giungerà a Tunisi nl 1927 dove si stabilisce e studia. Qui espone e insegna disegno e pittura fino al 1982, data nella quale decide di lasciare la Tunisia.

Articolo di Sophie Moreau

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