SaltaInTeatro - l’agenda teatrale romana, settimana dal 27 marzo al 2 aprile

Scritto da  Domenica, 26 Marzo 2017 

Un gradito ritorno al Teatro India. Lisa Ferlazzo Natoli porta in scena un nuovo allestimento di “LEAR DI EDWARD BOND” una riscrittura contemporanea della celebre opera shakespeariana, una riflessione sull'indissolubile rapporto tra uomo e potere. Protagonista Elio De Capitani nel ruolo di Lear.

Al Teatro Ghione va in scena la poetica visionaria di Dario Fo e Franca Rame. Con la regia di Sandro Torella, Anna Mazzantini, Emanuele Panzetti e Gianni Iorio saranno i protagonisti di “COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA”, testo satirico scritto in un’epoca di grandi cambiamenti, un periodo storico in cui mutava la coscienza civile del nostro Paese. Solo per due giorni, 27 e 28 marzo. Seguirà, sempre al Ghione, un omaggio a Shakespeare, “IL CANTO DELL’USIGNOLO” con Glauco Mauri e Roberto Sturno.

“LA RIUNIFICAZIONE DELLE DUE COREE” di Joël Pommerat sarà in scena al Teatro Vascello. Un testo sull’amore, nel quale la divisione politica delle due Coree è intesa come metafora per interrogarsi sulle difficoltà di coppia.

Continuano con straordinario successo, al Teatro Argentina, le repliche di “EMILIA”, scritto e diretto dall’astro della scena argentina Claudio Tolcachir con protagonista la grande Giulia Lazzarini.

Al Teatro Della Cometa seconda settimana di repliche per “RISIKO - QUELL’ IRREFRENABILE VOGLIA DI POTERE”, di Francesco Apolloni con la regia Vanessa Gasbarri. Uno spettacolo sul potere e sulla fascinazione che ne subisce chiunque si avvicini ad esso. Un testo forte, dove si bilanciano perfettamente incisività e leggerezza, con i toni brillanti della migliore tradizione della commedia all’italiana e con un gruppo di giovani e talentuosi attori. Biglietti ridotti per i lettori di Saltinaria.

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.


DIECI STORIE PROPRIO COSÌ
da un’idea di Giulia Minoli
drammaturgia Emanuela Giordano e Giulia Minoli
regia Emanuela Giordano
con Antonio Bannò, Daria D’Aloia, Vincenzo D’Amato, Tania Garribba,
Valentina Minzoni, Diego Valentino Venditti, Alessio Vassallo
e con Tommaso Di Giulio chitarre e Paolo Volpini batteria
musiche originali Antonio di Pofi e Tommaso Di Giulio
aiuto regia Tania Ciletti

Dieci storie proprio così è parte integrante del progetto Il Palcoscenico della legalità
Assistenti al progetto Ludovica Siani, Noemi Caputo, Luca Caiazzo
Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale,
Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con The Co2 Crisis Opportunity Onlus
Il progetto è promosso da Università degli Studi di Milano - Corso di Sociologia della Criminalità organizzata, Fondazione Pol.i.s., Libera, Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Fondazione Silvia Ruotolo, DaSud e Italiachecambia.org
con il patrocinio del Ministero della Giustizia e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
con il sostegno di SIAE , Enel Cuore, Poste Italiane, Fondazione CON IL SUD, Autostrade per l’ Italia
Vincitore del premio Anima 2016 per la categoria teatro

Dal 27 marzo all’1 aprile torna al Teatro Argentina Dieci storie proprio così, il progetto di educazione alla legalità ideato da Giulia Minoli ed Emanuela Giordano, rivolto alle coscienze in formazione delle giovani generazioni. Uno spettacolo che racconta di vittime conosciute e sconosciute della criminalità organizzata, episodi di impegno civile e riscatto sociale, responsabilità individuali e collettive, connivenze istituzionali e taciti consensi.

Il progetto rientra nel percorso di Stagione Il teatro per la legalità e la memoria con cui il Teatro di Roma intende contribuire al recupero e alla formazione di un senso civico, per mantenere vivi i valori fondanti della nostra società: la convivenza, il vivere civile e l’essere partecipe di una comunità. Non un semplice spettacolo ma un ritratto sociale, un’indagine emotiva, una lotta collettiva contro il crimine per promuove la cultura come antidoto alla mafia e il teatro come strumento di denuncia, di educazione civica per le giovani generazioni e di impegno per tutti cittadini che fanno della memoria un diritto inalienabile. «Il valore di questa operazione sta nell’essere uno spettacolo realizzato da giovani interpreti per i loro coetanei che restituisce al teatro il suo valore etico più alto, il suo essere occasione di formazione e coscienza civica – commenta il direttore Antonio Calbi – Un progetto che dà concretezza al pensiero di Giovanni Falcone quando annotava: “Gli uomini passano, le idee restano; restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Ecco perché lo abbiamo sostenuto, perché è sulle gambe di questi giovani interpreti e su quelle delle folle di giovani spettatori che quelle idee di giustizia continueranno a camminare, nella convinzione che alla edificazione di un futuro migliore per l’Italia concorra anche il Teatro».

Dieci storie proprio così è una toccante testimonianza corale, un appassionato affresco che ha il colore del coraggio, quello dimostrato dalle associazioni di ragazzi caparbi, e della tenacia, quella dei parenti delle vittime e di tutti gli italiani che fanno dell’impegno una necessità inalienabile. In scena, un coro di sette interpreti si fa portatore delle voci e delle storie, Antonio Bannò, Daria D’Aloia, Vincenzo D’Amato, Tania Garribba, Valentina Minzoni, Diego Valentino Venditti e Alessio Vassallo, con l’accompagnamento musicale alla chitarra di Tommaso Di Giulio e alla batteria di Paolo Volpini. Le matinée dedicate alle scuole saranno arricchite dall’incontro con testimoni ed esperti, una tappa che si inserisce nel percorso formativo che accompagna lo spettacolo (progetto Il palcoscenico della legalità).
Lo spettacolo nasce come opera-dibattito sulla legalità e, partendo dall’esperienza della Campania, si è arricchito con storie di dolore e riscatto della Sicilia e del Lazio. Dal 2017, in occasione dei 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio viene presentata una nuova versione drammaturgica con un ulteriore approfondimento su Mafia Capitale e sui legami tra ‘Ndrangheta calabrese e Lombardia. Dopo il debutto al Piccolo di Milano, approda ora al Teatro Argentina per proseguire al Teatro San Ferdinando di Napoli (dal 27 al 30 aprile) e al Teatro Gobetti di Torino (30 e 31 maggio) in una rete di collaborazione tra Teatri Nazionali.

Dieci storie proprio così nasce dall’incontro con decine di familiari di vittime innocenti di mafia, camorra e ‘ndrangheta e con i rappresentanti di cooperative ed associazioni che sulle terre confiscate alle mafie hanno costruito speranze, lavoro, accoglienza, idee. In seguito a questo primo traguardo, lo spettacolo è diventato parte integrante di un progetto nazionale, Il palcoscenico della legalità, che coinvolge scuole, carceri minorili e teatri. La cultura diventa strumento di educazione alla legalità, attraverso il teatro, per apprendere insieme un nuovo alfabeto civile. Da allora sono stati attivati laboratori nelle scuole (più di 30.000 gli studenti coinvolti) e negli istituti penitenziari minorili. Attualmente il progetto educativo è attivo nelle scuole di Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia e nell’IPM Malaspina di Palermo e di Ariola (Bn).

Quest’anno il percorso di formazione degli studenti sarà arricchito da un momento di incontro che seguirà la visione dello spettacolo e che vedrà la presenza di protagonisti delle storie raccontate, giornalisti, magistrati ed esperti: Nino Bartuccio, ex sindaco Rizziconi, e Daniele Marannano presidente Addio Pizzo (il 28 marzo); Paola Severino, Rettore Luiss, e Alfonso Sabella Magistrato – ex Assessore alla legalità del Comune di Roma (il 29); Raffaele Cantone, Presidente Anac, e Giovanni Tizian Giornalista La Repubblica – L’Espresso (il 30); Marco Genovese, Referente Libera Roma, Danilo Chirico, Presidente Da Sud, e Ilaria Meli Cross - Osservatorio sulla criminalità organizzata UNIMI (il 31); Ilia Bartolomucci Amministratore giudiziario Tribunale di Roma (l’1 aprile).

«Mentre scriviamo questi appunti, continuiamo a raccogliere testimonianze, domande e riflessioni che riguardano non solo l’operato altrui ma anche la nostra responsabilità individuale, il riscatto che necessariamente dobbiamo compiere, perché diritti e doveri siano uguali per tutti davvero – raccontano Giulia Minoli e Emanuela Giordano – Il teatro non lancia messaggi, si accontenta di offrire stimoli e questo noi cerchiamo di fare, con grande convinzione, pensando soprattutto ai ragazzi. E proprio ai ragazzi ci rivolgiamo con un lavoro che realizziamo nelle scuole di tutta Italia perché lo spettacolo non sia solo un evento ma una parte di un percorso di avvicinamento a temi fondamentali per la loro crescita».

Settimana della legalità al Teatro Argentina
Alla fine di ciascuna replica si terrà un dibattito della durata di 45 minuti circa

28 marzo L’azione antimafia: dall’ impegno istituzionale a quello associativo
Nino Bartuccio Ex sindaco Rizziconi (Calabria)
Daniele Marannano presidente Addio Pizzo (Palermo)

29 marzo
Paola Severino Rettore Luiss
Alfonso Sabella Magistrato – ex Assessore alla legalità del Comune di Roma

30 marzo
Raffaele Cantone Presidente Anac
Giovanni Tizian Giornalista La Repubblica – L’Espresso

31 marzo Un progetto per Roma: fare rete è una risorsa per la città
Marco Genovese Referente Libera Roma
Danilo Chirico Presidente Da Sud
Ilaria Meli Cross - Osservatorio sulla criminalità organizzata (UNIMI)

1 aprile Fare impresa nei beni confiscati
Ilia Bartolomucci Amministratore giudiziario Tribunale di Roma

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Orari spettacolo: 27 marzo ore 21 _ posto unico numerato 10 euro
28 - 29 - 30 - 31 - marzo e 1 aprile ore 10 _ posto unico numerato 8 euro
Durata spettacolo: 1 ore e 10 minuti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


LEAR DI EDWARD BOND
adattamento e regia Lisa Ferlazzo Natoli
traduzione Tommaso Spinelli
con Elio De Capitani, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala,
Alice Palazzi, Pilar Perez Aspa, Diego Sepe, Francesco Villano
scene Luca Brinchi, Fabiana Di Marco, Daniele Spanò - costumi Gianluca Falaschi luci Luigi Biondi
disegno del suono Alessandro Ferroni, Umberto Fiore - immagini a china Francesca Mariani
disegno video Maddalena Parise - collaboratore alla regia Roberta Zanardo
UNA COPRODUZIONE TEATRO DI ROMA–TEATRO NAZIONALE,
TEATRO DELL’ELFO E LACASADARGILLA

Dal 28 marzo al 9 aprile al Teatro India Lisa Ferlazzo Natoli torna in scena con un nuovo allestimento di LEAR DI EDWARD BOND, che vede protagonista Elio De Capitani nel ruolo di Lear.
Riscrittura contemporanea della celebre opera shakespeariana del grande drammaturgo britannico Edward Bond, lo spettacolo è una riflessione sull’indissolubile rapporto tra uomo e potere. Una parabola della violenza, dell’orrore, delle guerre disseminate nel mondo e dei rapporti di forza, pubblici e privati, che la regia di Lisa Ferlazzo Natoli traduce in scena come una favola nera dalle dimensioni imponenti, con violenza tragica ed esplosiva, da teatro elisabettiano.

Trentacinque personaggi per otto attori che si muovono sul palcoscenico nudo attraversato da impalcature di tubi metallici su cui si stendono drappi semitrasparenti. La costruzione richiama le rovine di un palazzo sontuoso, radicando però nel mondo contemporaneo il senso di distruzione che emana dai suoni e dagli ambienti. E tutt’intorno, silenzioso e ossessivo, il muro, evocato negli spazi e nei sotterranei insondabili delle anime dei personaggi. Ricordo antico e attualissimo, che chiude e imprigiona in recinti sempre più claustrofobici e violenti tutta la nostra Storia.

Nel suo Lear Bond racconta della violenza in ogni sua forma, da quelle private a quelle più sapientemente democratiche; non a caso l’intera vicenda ruota intorno a una compressione, a uno stato di pericolo diffuso, in cui Lear – autocrate paranoico – costruisce un muro per tenere fuori i nemici. Grande racconto contemporaneo della violenza e dell’orrore, lo spettacolo – una coproduzione Teatro di Roma, Teatro dell’Elfo e lacasadargilla – si dipana lungo la costruzione di questo muro, difesa, frontiera e immenso monumento del potere. Lear parla di Berlino, di quelle cortine di ferro che potrebbero sembrarci un ricordo antico, e ci costringe oggi a rintracciare quelle altre mura che sempre più alte, ci chiudono in un cosiddetto centro ‘civile e sicuro’ ridotto a una silenziosa periferia dell’anima. E nel cuore del testo le sanguinose violenze – linguistiche, fisiche e allucinatorie – che i personaggi sembrano destinati a reiterare. In questa pericolosa architettura, sempre sul punto di precipitare, si innesta il cast di attori con Elio De Capitani, nel ruolo di Lear, a cui si affiancano Fortunato Leccese (Il Consigliere; Soldato K; Un Sergente; Soldato Ribelle Ferito; Il Figlio del Contadino), Anna Mallamaci (Il Capomastro; Cordelia; Susan), Emiliano Masala (Il Terzo lavoratore; Nord; Il Ragazzo; Il Fantasma del Ragazzo), Alice Palazzi (Fontanelle), Pilar Peréz Aspa (Bodice; La Moglie del Contadino), Diego Sepe (Un Ufficiale; Cornovaglia; Soldato A; Il Carpentiere; L’Inserviente; Thomas), Francesco Villano (Warrington; Il Giudice; Soldato I; Il Medico della Prigione; Un Contadino; L’Uomo Piccolo).

Il filo narrativo disegna, con un linguaggio crudo e poetico, le violenze, gli intrighi e le guerre che dal muro prendono vita: Lear, autocrate che molto somiglia a tanti capi di Stato moderni, si dedica alla costruzione del muro per separare e proteggere il proprio stato dai nemici confinanti. Le figlie Bodice e Fontanelle gli si ribellano causando una guerra sanguinosa e una lunga catena di abusi – privati e di Stato. Divenuto loro prigioniero e poi liberato, Lear è accompagnato e al contempo ossessionato dal fantasma del figlio di un becchino, la cui gentilezza verso il re lo ha portato alla morte. All’orizzonte si muovono forze ribelli che, una volta preso il potere, tortureranno il re e ne uccideranno le figlie. Dopo un arco di intrighi e violenze Lear si lascerà uccidere da un giovane soldato, proprio mentre prova a smantellare il muro da lui stesso edificato.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) - Roma
Dal 28 marzo al 9 aprile 2017
Orari spettacolo: tutte le sere ore 21 _ domenica ore 19 _ lunedì riposo
Biglietti: Ritratto d'artista card _ 32 euro per 4 ingressi al Teatro India
Durata spettacolo: 2 ore e 5 minuti senza intervallo

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


PINOCCHIO
da Carlo Collodi
regia Roberto Gandini
drammaturgia Attilio Marangon
con Chiara Mercuri, Carlos Garcia, Danilo Turnaturi,
Edoardo Maria Lombardo, Emmanuel Rotunno, Fabio Piperno, Fabrizio Lisi,
Gabriele Ortenzi, Gelsomina Pascucci, Giulia Tetta, Jessica Bertagni, Simone Salucci
musica Roberto Gori - scena Paolo Ferrari - costumi Tiziano Iuculano
consulenza specialistica Maria Irene Sarti - assistente alla regia Luciano Pastori
coordinamento Istituzionale Laboratorio Teatrale Piero Gabrielli
Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale
Matteo Cesaretti Salvi, Ester Sampaolo, Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, Michela Corsi, Carla D’Antimi, Anna Laura De Martino, Teatro di Roma
Produzione Teatro di Roma

Nel famoso libro di Carlo Collodi c’è una componente che interessa da vicino i 12 giovani attori con e senza disabilità del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, e cioè che Pinocchio è un vero “diverso”. Un Pinocchio cosciente della propria diversità e che cerca di diventare uguale agli altri, in scena dal 29 marzo al 7 aprile al Teatro India.
Un diverso al cubo, un diverso che non si tira mai indietro nelle sfide che la vita gli propone. Ad esempio quando va a scuola e reagisce risolutamente alle prese in giro dei compagni, o quando affronta l’umiliazione di essere messo in catene per sostituire il cane da guardia Melampo, o quella di essere esibito in un circo sotto le sembianze di un asino. Ecco, a noi questo Pinocchio piace perché ha tanti difetti, alcune sfortune ma ha anche tanto coraggio. È sensibile, generoso e affronta le difficoltà senza piangersi addosso. E ci piace anche che non sia perfetto, che dica le bugie, e che sappia delle cose senza che nessuno gliele abbia mai insegnate. Ecco cominciata l’avventura di questo Pinocchio fedele alla tradizione e al testo di Collodi, ma raccontato con la vitalità, l’allegria e l’ironia dei 12 giovani attori con e senza disabilità. «Uno spettacolo che speriamo possa dire qualcosa ai ragazzi che magari si sentono “diversi” per condizione sociale, forma fisica, solitudine – commenta il regista Roberto Gandini – un Pinocchio che possa dire ancora tanto a quei ragazzi che non trovano il coraggio di reagire alle ostilità della vita o che per timore non riescono a chiedere aiuto a chi gli sta accanto. Ed è con loro che condivideremo la più bella fiaba italiana mai scritta».
Trarne un lavoro teatrale è un’operazione tutt’altro che semplice viste le innumerevoli versioni cinematografiche e televisive (quella di Walt Dysney, Comencini, Carmelo Bene, Benigni, “Pinocchio il Grande Musical” con le musiche dei Pooh, ed altre ancora), ma in questo caso Roberto Gandini mette in scena un Pinocchio cosciente della propria “diversità”, un bambino raccontato attraverso difetti e pregi, che compie buone e cattive azioni, che si fa detestare e amare. Sulla scena prendono vita le peripezie del burattino, dagli accadimenti drammatici (Pinocchio impiccato, la Fata Turchina che appare come fosse una bambina morta) a quelli comici e ironici (Pinocchio in prigione perché innocente, Pinocchio che dice le bugie), fino al lieto fine che dà senso “a quel nascere” da un ciocco di legno e “a quel sentirsi” diverso da tutti. Questo desiderio, quello di voler essere come gli altri, «gli adulti non lo ricordano più, mentre i bambini, disabili o no, lo riconoscono. E infatti, al Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli pensavamo da tanto tempo di mettere in scena “Le avventure di Pinocchio” ma più ci pensavamo, più ci si complicava l’approccio – continua Roberto Gandini – Quale lettura dare del capolavoro collodiano? Esiste un mare infinito di saggi “pinocchieschi” in cui si sovrappongono interpretazioni psicanalitiche, formaliste, politiche, cristologiche e altro. Da che parte cominciare? Abbiamo scelto quella più diretta. Abbiamo incominciato dal libro, dal gusto di leggerlo, insieme, ad alta voce. Possiamo dire che ci sentiamo enormemente coinvolti e che la nostra versione sarà molto differente da quella di Walt Disney».
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, si inserisce nell’ambito della rassegna IL TEATRO FA GRANDE, che apre la scena al pubblico dei piccoli e dei ragazzi, trasformando il teatro in “atelier” dove formare le prossime generazioni di spettatori e sperimentare nuove modalità di condivisione familiare e scolastica del teatro. Sono 9 titoli in programma, di cui 4 produzioni: Leo, un successo della passata stagione, regia di Francesco Frangipane, mentre il Piero Gabrielli con le regie di Roberto Gandini ha presentato i nuovi debutti da Pinocchio al saggio/spettacolo da William Shakespeare, e la ripresa dell’Albero di Rodari. Tra le ospitalità, Astronave51 di Caterina Carpio e Alice Palazzi, H+G di Alessandro Serra, ll tenace soldatino di piombo del Teatro delle Apparizioni; La Divina Commedia raccontata ai bambini, spettacolo di teatro d’ombre di Laura Nardi; Il Flauto Magico di Mozart, il progetto didattico di Europa InCanto che farà cantare migliaia di bambini.
Attraverso il Laboratorio Piero Gabrielli il Teatro di Roma vuole contribuire alla realizzazione di una comunità accogliente e inclusiva in cui le differenze possano convivere e diventare una ricchezza. Un modello di integrazione e formazione rivolto a ragazzi con e senza disabilità, con l’obiettivo di creare uno spazio nel quale chiunque possa realizzare esperienze di crescita individuale e culturale. Finanziato da Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale, in collaborazione con l’Ufficio scolastico Regionale per il Lazio, il Laboratorio Piero Gabrielli è un progetto promosso e organizzato con Teatro di Roma.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
Dal 29 marzo al 7 aprile
Orari spettacolo: tutte le repliche alle ore 10.30, sabato 1 aprile ore 17, domenica 2 aprile ore 16, lunedì 3 aprile ore 21
Biglietti: 5 euro
Spettacolo per bambini dai 6 anni
Durata spettacolo: 60 minuti

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA
di Dario Fo e Franca Rame
con Anna Mazzantini, Emanuele Panzetti, Gianni Iorio
Regia Sandro Torella

Dario Fo e Franca Rame scrivono “Coppia aperta, quasi spalancata” nel 1982, in un periodo in cui l’Italia, grazie ai movimenti di contestazione e soprattutto al contributo di quello femminista, comincia a svincolarsi dalle convenzioni e dai retaggi sociali, momento in cui grazie alla contestazione muta la coscienza civile del nostro Paese attraverso tre leggi fondamentali: il divorzio nel 1974, il nuovo diritto di famiglia nel 1975 e la liberalizzazione dell’aborto nel 1978.

Ed ecco dunque che Fo e Rame mettono sotto la loro satirica lente d’ingrandimento l’affascinante e pericoloso concetto di “coppia aperta”, che altro non è che un escamotage del marito per giustificare la sua infedeltà cronica alla moglie e a se stesso. Ma la carica comica, e drammatica allo stesso tempo, risiede proprio nell’univocità dello status, perché «la coppia aperta deve essere aperta da una parte sola (quella del maschio): se è aperta da entrambe le parti… poi ci sono le correnti d’aria».
La storia di un matrimonio “democratico” e “progressista” vissuto sulla scia di un Sessantotto dove le spinte alla liberazione sessuale e al rifiuto dei tabù e delle convenzioni “borghesi” si scontrano con gli equivoci di una morale ipocrita, di cui la donna è vittima.
Dialoghi brillanti ed esilaranti, ritmo veloce in una continua interazione tra attori e spettatori. A dirigere gli attori Anna Mazzantini, Emanuele Panzetti e Gianni Iorio, è il regista Sandro Torella, interessato a sottolineare la forza comunicativa e l’attualità di questo testo che, anche se procede con il passo grottesco della commedia, parla delle dinamiche sentimentali che legano una coppia oggi come ieri. Un testo che denuncia l’arretratezza emotiva, culturale e affettiva di certi uomini che si sentono superiori, e valorizza la sensibilità e l’ironia di donne come Antonia, eroina di tutte le mogli tradite e trascurate, capace di dire: “tutte ’ste storie di letto, letto, sempre letto! Con tutti i mobili che ci sono per casa…”.

Parte dell’incasso sarà devoluto per scopi di beneficenza, al fine di sostenere l’associazione “Parent project onlus” ed, in particolare, il Fondo Daniele Amanti.
Il Fondo Daniele Amanti, istituito presso Parent Project Onlus, nasce nel 2009 e ha lo scopo di finanziare dei programmi di ricerca volti ad individuare un approccio terapeutico per tutte le mutazioni meno comuni che causano la Distrofia Muscolare di Duchenne.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
27 e 28 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Glauco Mauri e Roberto Sturno
Serata Shakespeare
IL CANTO DELL’USIGNOLO
poesie e teatro di Shakespeare
regia Glauco Mauri
musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanni Zappalorto
percussioni Marzio Audino
cantante in video Anna Lisa Amodio
elementi scenografici Marta Crisolini Malatesta
video Nexus
Produzione Compagnia Mauri Sturno

Il canto dell’usignolo è una breve favola di Gotthold Ephraim Lessing.
Un pastore, in una triste sera di primavera dice a un usignolo: «Caro usignolo, perché non canti più?» «Ahimè – rispose l’usignolo – ma non senti come gracidano forte le rane? Fanno tanto tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?»
«Certo che le sento – rispose il pastore – ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle».
Chi ha il dono di «cantare» quindi canti, per non condannarci a sentire il tanto gracidare della banalità e della volgarità che ci circonda. C’è tanto chiasso intorno a noi che abbiamo bisogno che si alzi un canto di poesia e di umanità.
Glauco Mauri e Roberto Sturno, accompagnati dalle musiche composte da Giovanni Zappalorto, eseguite in scena dallo stesso Zappalorto al pianoforte, da Marzio Audino alle percussioni e, in video, dalla cantante Annalisa Amodio, con gli elementi scenografici di Marta Crisolini Malatesta e i video di Nexus, danno voce alle immortali opere di Shakespeare, «l’usignolo» che con il suo canto ci parla della vita di tutti noi. Un caleidoscopio che attinge alle pagine più belle dei capolavori del Bardo di Avon, dall’amore esternato ne I Sonetti, sentimento universale al di là dei generi, a Enrico V, da Come vi piace a Macbeth, da Riccardo II a Timone d’Atene, da Giulio Cesare a Re Lear e alla magia di Prospero de La tempesta.
Durata: 90 minuti senza intervallo

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
dal 1 al 9 aprile 2017
Orario degli spettacoli: dal martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 9 aprile ore 17.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


ROSALIND FRANKLIN
IL SEGRETO DELLA VITA
di Anna Ziegler
con Asia Argento e Filippo Dini
e con (in ordine alfabetico)
Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari
Scene Laura Benzi
Costumi Andrea Viotti
Luci Pasquale Mari
Musica Arturo Annecchino
Ideazione e Realizzazione video Claudio Cianfoni
Dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti
Regia Filippo Dini
Produzione TEATRO ELISEO

Il dono di una grande donna alla scienza e all’umanità

La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin.
Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche.
Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”.
La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile.

Note di regia:
La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”. La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali.
Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella Storia, ognuno con le proprie capacità e spinto da personali motivazioni, talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola, una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e contradditoria, ambiziosa e vigliacca, insomma una donna fuori dalle umane catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin. Il testo si avvolge proprio come una doppia spirale intorno a lei, intorno alle sue brutture e alla sua grazia. Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51, riuscì a immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA. Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a sé stessa. L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino del DNA, passare alla storia come il vero responsabile della “grande scoperta” e vincere anche il Nobel, nove anni dopo, quando ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa all’età di 37 anni.
Nel corso della pièce, i personaggi saltano continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato, che è quello del ricordo, quello delle “scene”, in cui la Storia della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad arricchire e a comporre quel film o quel sogno che lentamente si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente.
(Filippo Dini)

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 28 marzo a domenica 16 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini in
ERANO TUTTI MIEI FIGLI
di Arthur Miller
regia Giuseppe Dipasquale
traduzione Masolino D’Amico
con (in ordine alfabetico)
Filippo Brazzaventre, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Liliana Lo Furno, Giorgio Musumeci, Ruben Rigillo, Silvia Siravo
scene Antonio Fiorentino
costumi Silvia Polidori

«Nella prodigiosa struttura della pièce – evidenzia Giuseppe Dipasquale – convivono allegoria e stringente concretezza. Un dramma familiare si fa paradigma dei traumi che travagliano ancora oggi la società postindustriale. L’impianto concepito per la nostra messinscena trasporta lo spettatore dentro il perimetro di un interno alto-borghese, le cui pareti assorbono da anni verità malcelate e ansie manifeste di responsabilità troppo a lungo sottaciute. Un tono esteriore da “conversazione galante” rende anzi più inquietante la logica spietata su cui si fonda una ricchezza accumulata senza scrupoli, frutto di ciniche equazioni tra guadagno e disonestà, successo e frode, illegalità e menzogna. A prevalere è il modello della società di massa, la ricerca acritica di un benessere solo economico, inconsapevole o peggio incurante di conseguenze funeste. Laddove l’errore di un padre diventa incarnazione di un sistema perverso che minaccia i figli di tutti. Miller non è un facile autore. Non lo è per la sua penetrante semplicità. Questo dramma, in particolare, è interamente costruito su un meccanismo che poggia sul modello della tragedia classica, ma reinventata sui moduli drammaturgici, del tutto moderni, del dramma borghese. Ne viene fuori una scrittura che ha la forza dell’acciaio e la limpidezza dell’argento. Tutto ciò avrebbe potuto spaventare il pubblico. Invece, con un appuntamento che puntualmente restituisce dalla platea lo stesso riscontro, il pubblico tributa allo spettacolo delle autentiche ovazioni. La compagnia, in due anni di tournée, riscontra e riferisce con gioia di questo contagio emotivo che ha con il pubblico di ogni città. E questo è il miglior risultato che si possa sperare.
La sua sconcertante modernità. Joe Keller, la sua vicenda familiare e sociale, è il modello di una classe che ha invertito i valori. Questo dramma è la spietata analisi del fallimento del capitalismo contemporaneo che pur poggiando su principi condivisibili, ma vissuti nell’apparenza della loro consistenza, ovvero famiglia, casa benessere, ribalta nell’agire quotidiano le priorità. Miller propone una società che gioca con la vita, col denaro e pur anche con i sentimenti, senza che questo comporti, a volte consapevolezza del crimine. Solo un atto tragico, intimo, familiare, mette in discussione l’impianto, restituendo alla vicenda e ai suoi personaggi la necessaria catarsi».
Pubblicato nel 1947, Erano tutti miei figli (All my Sons) è il primo grande successo teatrale di Arthur Miller, testo di svolta della carriera dello scrittore americano, adattato anche per il grande schermo, che precede il noto Morte di un commesso viaggiatore (Death of a Salesman) del 1949.
Il dramma è incentrato sulla figura dell’imprenditore Joe Keller, il quale durante la seconda guerra mondiale, da poco terminata, non aveva esitato a trarre profitti dalla vendita di pezzi “difettosi” destinati all’aeronautica militare, che erano costati la vita a ben 21 piloti. Arrestato per fornitura di materiale non conforme alle norme, l’uomo riesce a scagionarsi dall’accusa scaricando tutta la responsabilità sul suo socio, che Keller sacrifica impassibile alla sua brillante carriera di magnate. Intanto la sua famiglia fa i conti da tre anni con il dramma della scomparsa in guerra di un figlio mai ritrovato. Sarà la giovane fidanzata del ragazzo – figlia del socio finito in galera – della quale si è innamorato anche il fratello che la vuole sposare, a far emergere le contraddizioni nella vicenda e a svelare i misfatti e le verità abilmente celate dal cinico industriale.

Rigirando il coltello nelle piaghe della società americana del secondo dopoguerra, Arthur Miller infrange gli ideali della famiglia, del successo e del denaro: il suo Joe Keller incarna una “minaccia” per la società non in ragione di ciò che ha commesso ma perché rifiuta di ammettere la sua responsabilità civile, convinto che un certo grado di illegalità sia necessario.

“Un grandissimo testo – dichiara Mariano Rigillo – che come tutti i veri capolavori conserva un’attualità costante. Scritto immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, ha un riferimento molto preciso a quell’epoca, ma la corruzione, la spregiudicatezza e il cinismo del magnate dell’industria di cui parla possiamo ritrovarli facilmente anche oggi”.

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017
Orari Spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 30 marzo ore 17

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


LA RIUNIFICAZIONE DELLE DUE COREE
di Joël Pommerat
con Sara Alzetta, Giandomenico Cupaiuolo, Paolo De Vita, Biagio Forestieri, Laura Graziosi, Giulia Innocenti, Gaia Insenga, Armando Iovino, Giulia Weber
scene Roberto Crea
costumi Marianna Carbone
musiche Paolo Coletta
scrittura fisica Simona Lisi
regia Alfonso Postiglione
aiuto regia Beatrice Tomassetti
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
in collaborazione con La Corte Ospitale (Rubiera) e Armunia Festival Inequilibrio (Castiglioncello)

La riunificazione delle due Coree di Joël Pommerat è un testo sull’amore.
La coatta divisione politica delle “due Coree” si presta soltanto come metafora, di platonica discendenza, per interrogarsi sulle difficoltà di ri-unione di due anime gemelle.
Difatti, il flo tematico dei 18 quadri per 51 personaggi per 9 attori è l’amore come fenomeno difettoso. Amore coniugale, sessuale ma anche filiale, amore vissuto, o solo sognato, desiderato. Celebrando soprattutto le fatiche e gli inciampi dell’esperienza sentimentale, ciò che si costruisce è un caleidoscopio di situazioni, indipendenti narrativamente, che si susseguono una via l’altra, a inseguire un’ossessione, un’illusione, in un circolo più vizioso che virtuoso. Perché non c’è unione senza separazione, appagamento senza insoddisfazione, appropriazione senza perdita, felicità senza dolore. Una giostra sempre in corsa, da cui è impossibile scendere, inevitabile come la vita, con l’amore, sua necessaria costituzione, a dettarne, implacabile, le regole. Un varietà dell’amor sofferto che un coro di “innamorati anonimi” tenta di mettere in scena sotto forma di performance sentimentali. Un girotondo di relazioni, una altalena di emozioni, dove ora si sorride e poi ci si commuove, in un afflato tragicomico dove non sempre predomina l’azione ma ciò che in silenzio scorre nelle pieghe dei discorsi. Il linguaggio de La riunifcazione delle due Coree è contemporaneo, reale e concreto. Ma gli scrosci di surrealtà con cui l’autore innaffia alcuni dei suoi confronti drammatici sollevano a tal punto la marea della loro emotività da sommergere noi che guardiamo con lo stesso umore, che ci respinge o cattura, che ci tiene a galla tra un sogno o un incubo, ma permette a tutti di nuotare nello stesso mare dei sentimenti, scivolando, come direbbe Ibsen, sull’onde delle (inevitabili) parole d’amore.
I nostri innamorati, del discorso amoroso sono qui a verifcarne le possibili nuove sfaccettature, o invece le solite temperature, per accorgersi magari che l’unica lingua che tutti conosciamo è quella dei sentimenti… o ancora vedersi rivelati – parafrasando Tolstoj – che tutti gli amori felici, sono felici allo stesso modo; ogni amore infelice, lo è a modo suo.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 28 marzo al 2 aprile 2017 ore 21.00- domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


AETERNITAS storia di amianto, un killer silenzioso
Scritto e diretto da Pino Borselli
Con Sebastiano Tringali e Roberta Mattei

Nel salutare gli studenti, durante la sua ultima lezione all'Università prima di andare in pensione, il professore Giovanni Marchisio si concede al ricordo della sua vita che lo porta nella sua città natale, Casale Monferrato in Piemonte, terra di buon vino e di fabbriche, sede della Eternit e luogo di tragedia dell’amianto, il serial killer silenzioso dal quale, purtroppo, non c’è via di scampo quando scatena uno dei tumori più devastanti, il mesotelioma della pleura.
In un racconto insolitamente intimo, Giovanni Marchisio evoca tutti i fantasmi di questa drammatica vicenda che ancora oggi non ha fine. Il professore racconta cosa sia realmente accaduto in tutti questi anni: come, lucidamente e consapevolmente, per meri interessi economici, operai e cittadini - persone colpevoli solo di essere nate in quel luogo e di aver respirato quell’aria - siano diventate vittime sacrificali condannate a morte per amianto.
Scorrono, parallelamente al dramma di Casale, trent’anni di storia del nostro paese. La piccola cittadina diventa, suo malgrado, l’epicentro di una tragedia alla quale non vi è possibilità di rimedio e che va purtroppo ripetendosi anche oggi in modo simile, in altri luoghi in Italia e nel mondo.
Il professore ha dedicato tutto se stesso a questa causa, i sogni, gli affetti e l’amore, nella speranza che la sua missione diventasse consapevolezza e impegno di tutti, per far conoscere il dramma di Casale e rendere giustizia alle sue vittime.
(Pino Borselli)

TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei Conciatori 5, 00154 Roma
28 marzo | 2 aprile 2017
Biglietti: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 €
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.45448982 - 06.45470031
Sito web: http://www.teatrodeiconciatori.it


LA MILITE IGNOTA
con Ramona Genna
regia di Pierluigi Bevilacqua

La sentenza della Fortezza da Basso, Bill Cosby, Sara Tommasi: abusi sessuali, fatti di cronaca e gossip. Queste le premesse de La Milite Ignota, la storia di un'aspirante attrice alle prese col provino più importante della sua vita. Dal finale a sorpresa. Il monologo doloroso e onirico di una donna a caccia di conferme. Su se stessa e sul proprio talento. Dove, naturalmente, ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

Sabato 26 luglio 2008 alla Fortezza da Basso, a Firenze, succede qualcosa di terribile. Una violenza di gruppo ai danni una ragazza, poco più che ventenne. La giovane conosce alcuni di loro. La denuncia, le indagini, i rinvii a giudizio, i retroscena. Nel 2013 il Tribunale di Firenze condanna 6 imputati su 7, uno viene assolto, a 4 anni e mezzo di reclusione. La sentenza è del gennaio e sembra fare giustizia, a quasi 3 anni dall’inizio del processo. Un processo in cui il comune di Firenze si è costituito parte civile. Questa brutta storia sembra finire. Fino a quando i difensori dei 6 condannati ricorrono in appello. Nel marzo 2015 la Corte, ribaltando completamente la condanna, nelle quattro pagine della sentenza definisce la vicenda «incresciosa», ma «penalmente non censurabile». Secondo i giudici, la ragazza, bisessuale dichiarata, voleva con la sua denuncia «rimuovere» quello che considerava un suo «discutibile momento di debolezza e fragilità», ma «l’iniziativa di gruppo» non venne da lei «ostacolata». Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione. La sentenza diventa definitiva. A luglio del 2016 sono state pubblicate le motivazioni. La milite Ignota è una pièce a metà tra cronaca e melodramma. La storia di una ex ragazza coraggiosa che oggi, così come ha scritto in una lettera, non desidera altro che l’oblio.
Una vittima che ha deciso di nascondersi, dopo una lotta eroica. Una donna che sarebbe incivile, da parte nostra, dimenticare: la milite ignota.

Note di regia
Affrontare una storia come questa pone una questione di principio: da che parte stare.
Per quanto il teatro, nella drammaturgia così come nella regia, il più delle volte non prevedano questa possibilità.
La verità è che non si riesce a decidere.
Da entrambe le parti ci sono elementi che non riesci a decifrare, sia per la complessità legata al fatto di cronaca da cui è liberamente tratto, sia perché non si può indagare in modo esaustivo la psicologia femminile di un personaggio come questo.
Abbiamo preferito farlo fluire, dare alla sua voce tutto, verità, alibi, omissioni, emozioni costruite o pure.
I martiri non hanno sempre ragione, non hanno sempre torto. Sono simboli.

TEATRO TORDINONA (Sala Strasberg) - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017 - ore 20.45, domenica ore 17.45

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


ELETTRA, BIOGRAFIA DI UNA PERSONA COMUNE
di Nicola Russo
tratto dalle parole di Elettra Romani
elaborazione drammaturgica Nicola Russo, Sara Borsarelli
regia Nicola Russo
con Sara Borsarelli, Nicola Russo
e la partecipazione straordinaria di Elettra Romani
video scene costumi Giovanni De Francesco
luci Cristian Zucaro
suono Jean Christophe Potvin
coreografie Stefano Bontempi
direzione musicale Gabriella Aiello
assistente alla regia e organizzazione Isabella Saliceti
progetto grafico Liligutt Studio
produzione MONSTERA
spettacolo vincitore del E45 Napoli Fringe Festival 2010

Elettra, biografia di una persona comune ha debuttato nel 2010, vincendo il NapoliFringeFestival. Se viene ora riproposto a Roma, e poi a Napoli, è perché il 2017 è un anno particolare nella sua storia: Elettra Romani compirà 90 anni e riprendere lo spettacolo che parla della sua vita è sembrato il modo migliore per rendere omaggio a una protagonista di quel teatro, l’avanspettacolo, fatto di enormi sacrifici e spesso di pochi riconoscimenti.
Spiega Nicola Russo: “Elettra Romani è stata ballerina e poi attrice di avanspettacolo dagli anni 40 in poi. Abbiamo parlato con lei e registrato la sua voce. Abbiamo ascoltato la sua storia, uno spaccato dell’Italia dagli anni Venti dal punto di vista di una lavoratrice dell’avanspettacolo che l’Italia l’ha girata in lungo e in largo. La sua voce ci ha parlato del teatro di avanspettacolo dai suoi momenti di gloria al suo lento disfarsi”.
Lo spettacolo è una riflessione sul senso del racconto di una vita. Su cosa è possibile raccontare della propria esistenza, su come scegliamo di farlo, sul significato di una biografia.
La storia di Elettra viene narrata in prima persona dai due attori in scena, assumendo di volta in volta aspetti contrastanti e a volte opposti della sua personalità in un monologo a due voci per giocare sul doppio, sulla spudoratezza di dire le parole di una donna di novant’anni come se fossero le proprie.
Alle loro spalle un video silenzioso (realizzato dall’artista Giovanni De Francesco) con il volto di Elettra oggi, che guarda un film di cui si indovina lo scorrere delle scene attraverso i riflessi di luce sul suo viso. Il racconto procede a volte come se fosse al presente e a volte come se gli attori ricordassero i ricordi di qualcun altro.
Alle parole del racconto di Elettra si aggiunge un materiale di repertorio di brani dell’avanspettacolo ricavato dai suoi ricordi. Un materiale inedito e preziosissimo proprio perché ricavato dalla memoria di una delle protagoniste di quell’epoca. Siparietti, canzoni, sketch, reinterpretati dai due attori, diventano la punteggiatura dello spettacolo, un’antologia di brani in relazione con la vita avventurosa e tragica della protagonista della storia.
Attraverso questi modi diversi ma complementari di raccontare un’unica storia si vuole indagare la biografia di una persona che non è diventata famosa, di una persona comune, ma comunque speciale.

TEATRO TORDINONA - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017 - ore 21.00

Info e prenotazioni: telefono 06-7004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


APARTHEID
Regia: Gina Merulla
Interpreti: Mamadou Dioume, Patrizia Casagrande e Massimo Secondi
Luci e Fonica: Fabrizio Facchini
Scenografia: Christian Valentini
Costumi: Agnese Pizzuti

Una delle pagine più tristi della nostra Storia fu scritta mentre – come spesso accade - gli occhi del resto del mondo si voltavano da un’altra parte. Fu scritta in nome di folli principi, di politiche cieche ed ottuse, di superiorità e divisioni. Fu scritta e qualcuno provò a cancellarla. Qualcuno ci provò con il teatro.
Lo spettacolo ‘Apartheid’ in scena al Teatro Hamlet da un’idea di Gina Merulla con la partecipazione di Mamadou Dioume, storico collaboratore di Peter Brooke, si ispira all’opera ‘Età di Ferro’ di John Maxwell Coetzee, scrittore premio Nobel, ed affronta il tema della segregazione razziale in Sudafrica nel secolo scorso.
Durante il periodo dell’Apartheid in Sudafrica, il teatro non restò indifferente davanti a leggi che annichiliscono e tolgono umanità. Un gruppo di persone sotto la guida di Barney Simon e Mannie Manim si riunisce e restaura un vecchio mercato della frutta indiano: nasce così il Market Theatre di Johannesburg . Una donna bianca e un uomo nero assistono alla creazione del primo “non-racial Theatre” che sfidò l’Apartheid armato solo ed esclusivamente della convinzione che la cultura può cambiare la società.

L’Apartheid visto attraverso gli occhi dei bianchi, gli occhi dei neri, i nostri occhi, gli occhi della storia, gli occhi dell’Artista. Ed è proprio questo aspetto di amalgama, di fusione, che la regia dello spettacolo Apartheid vuole sottolineare: passato, presente e futuro si mescolano in un tempo frammentato, indecifrabile.

TEATRO HAMLET - Via Alberto da Giussano, 13 Roma
da giovedì 30 marzo a domenica 2 aprile 2017 ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti: interi 15 euro/ ridotti 13 euro (+ 2 euro tessera associativa)
Biglietti online: interi 13 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/94842463, cellulare 333/4313086
Sito web: www.teatrohamlet.it


LA BAITA DEGLI SPETTRI
di Claudio Gregori
regia di Valentina Maselli
con Katia Leardi, Elisa Nichelli, Simone Buffa, Giulio Pierotti, Paolo Russomanno e Alessandro Capone

Cinque amici decidono di trascorrere alcuni giorni in una sperduta baita di montagna, nonostante gravi sulla casa una leggenda di fantasmi. Tra scricchiolii, rumori sinistri, presenze spettrali, personaggi grotteschi, la trama si svolge tra gag comiche e colpi di scena esilaranti, colorando di ironia e divertimento il genere horror e arricchendolo di una veste parodica. Una commedia dal perfetto ingranaggio, di un’unicità “indecente”, ricca di non sense, gag sopraffine, orsi impagliati, detective improvvisati, interrogatori incasinati, maniaci dell’ordine, fantasmi di maniaci dell’ordine, turbe maniacali e tanto altro ancora.

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa, 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37) Roma
dal 29 marzo al 2 aprile 2017
Dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 06/83777148 - 346/4703609, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolaura.org


CRTscenaMadre presenta
Daniela Giordano e Danila Massimi in
DI CHI È LA TERRA?
Ballata rap per Chicco di Grano Pannocchia e Sacchetto
di Citoni/Giordano/Massimi/Veruggio

“DI CHI È LA TERRA? Ballata per Chicco di Grano Pannocchia e Sacchetto” è il secondo spettacolo creato dalla collaborazione tra le due formidabili artiste multidisciplinari, Daniela Giordano e Danila Massimi, iniziata nel 2013. Entrambe utilizzando il canto, la musica, il ritmo, la poesia, la parola, affrontano con acuta intelligenza, graffiante ironia ed emozionante vibrazione poetica, sintesi tematiche importanti e scottanti che riguardano i diritti umani e dell’ambiente.
Non tutto ciò che pensiamo cibo, viene coltivato per soddisfare i bisogni alimentari del pianeta. Grani e cereali sono diventati flex crops, vale a dire flessibili all’utilizzo per fini diversi da quello alimentare.
La green economy necessita di grandi aree per coltivare cereali e vegetali destinati a biocarburanti e bioplastiche, generando un fenomeno chiamato land grabbing, accaparramento delle terre, che nega i diritti di sopravvivenza e di utilizzo alle popolazioni che ci vivono da sempre. L’Africa è uno dei paesi maggiormente coinvolti dal fenomeno del land grabbing.
Il rap, “DI CHI È LA TERRA?” è il filo conduttore della storia, nella quale si affacciano i protagonisti, alimenti e cose, che danno voce alle loro problematiche, proponendo il loro spiazzante e surreale punto di vista. Tutti rispondono alla domanda: di chi è la terra? Di chi la abita o di chi la governa? Ne parlano: Chicco di grano, Pannocchia e Sacchetto.

TEATRO DUE - vicolo dei Due Macelli 37, 00187 Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 06/6788259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodueroma.it


8 DONNE E UN MISTERO
di Robert Thomas
adattamento Alessio De Caprio
con Silvia Bastianelli, Antonella Desiante, Annamaria Marletta, Nicoletta Meci, Patrizia Morelli, Agnese Nassi, Giulia Ricci, Patrizia Tomassini
regia di Alessio De Caprio
luci Nicola De Santis
grafica Federico Leone

Anni Cinquanta. Una famiglia alto borghese si prepara a festeggiare il Natale.
Otto sono le donne: l’elegante e bella padrona di casa, le sue due sorelle (opposte nel carattere e in perenne conflitto tra di loro), l’anziana mamma, la giovane figlia e le due domestiche. L’uomo di casa non si vede e non si sente. Infatti, viene ritrovato morto accoltellato nel suo letto. Iniziano le indagini all’interno della casa, per risolvere il mistero del delitto. Nessuna può uscire, tutte sono probabili assassine. Un’ottava donna si aggiungerà al gruppo, la sorella della vittima, per entrare a far parte delle sospettate.
Così comincia la divertente saga noir, tutta al femminile, tratta dalla famosa sceneggiatura francese di Robert Thomas.
Un testo che diverte e commuove, intriga e seduce, svelando passo dopo passo un segreto che come nei migliori romanzi polizieschi si manifesterà solo alla fine.
- Avviso ai soci -

TEATRO AGORÀ 80 (Sala B) - via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
Dal 31 marzo al 2 aprile 2017
feriali ore 21.00 - festivi ore 18.00
Orari spettacoli: Venerdì e Sabato ore 21.00, Domenica ore 18.00
Tessera associativa: 2 euro
Biglietti: Intero 10 euro | Ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 6874167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


WASHINGTON SQUARE
(Storie Americane)
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
ispirato al romanzo di Henry James

Lo spettacolo, presentato dalla Compagnia Orsini in collaborazione con la Compagnia del Teatro La Comunità diretta da Giancarlo Sepe, è interpretato da Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro. Le scene e i costumi sono di Carlo De Marino, le musiche sono a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team, il disegno luci è di Guido Pizzuti.

Washington Square con il sottotitolo Storie Americane è, nello spettacolo di Sepe, un pamphlet dedicato alla lotta delle donne americane per ottenere la parità dei diritti. Un viaggio al femminile nella storia americana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
Al centro della storia Catherine Sloper, minuta, insignificante e scialba di cui il padre, famoso medico della città, ne soffre le pochezze intellettuali e caratteriali, e che malvolentieri si trascina dietro per feste e balli.
In un ballo appunto la ragazza incontra Morris un bel ragazzo che si dice innamorato e pronto a sposarla. Il dottor Sloper si oppone energicamente, sicuro che il giovane sia più attratto dal suo patrimonio che dalla bellezza della figlia, inesistente.
Si scontra però con l’ostinazione di Catherine che cerca di sposare consapevolmente l’uomo "sbagliato", per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, contro il parere dell'integerrimo padre e contro la società perbenista e puritana dei salotti “bene” di una New York tra la guerra di secessione e i primi anni Venti.

In Storie Americane, le vicende della più che benestante famiglia Sloper, si incastonano con quella delle famiglie che, emigrate dall’Europa, hanno creato il Nuovo Mondo, sopportando ogni tipo di disagio e di lotta per arrivare ad ottenere una terra e creare il loro futuro.
La scena è quella di una sala del museo cittadino dove le storie si dipanano tra cerimonie, matrimoni, funerali, nascite, esecuzioni, e feste nazionali, manifestazioni di suffragette, canzoni e ballate, in un susseguirsi di visioni del pensiero e della realtà cittadina, che al pari della storia della famiglia Sloper, si racconta tra solennità religiose e balli, agnizioni (l’apparizione dei familiari defunti) e romanze musicali, tutti alle prese con la nuova società americana: ingenua, puritana e violenta.

“James è uno scrittore essenziale e cattivo, che condanna senza ascoltare ragioni o alibi, egli fa dei sentimenti dei veri e propri mostri che popolano la mente dei suoi personaggi e gli ambienti dove essi vivono. James non concede tregua ai nostri sentimenti che hanno voglia di raccontarsi, invece che essere liquidati con piccole esternazioni cupe e cattive (come fa il dottor Sloper), egli non concede spazi alla festa dell’amore, la chiude invece in una esperienza di morte da cui non riesce più a liberarsi, una morte fatta di silenzi e di remissione dei peccati, quelli di sopravvivere a chi non c’è più. Si dice sempre che quelli che vanno via sono i migliori, allora quelli che restano non contano nulla, sono innocue figure fatte di dabbenaggini e di animi popolari che non amano le raffinatezze. Resta un’America che si celebra pensando però più ai morti che ai vivi” (Giancarlo Sepe)

TEATRO LA COMUNITA’ - Via G. Zanazzo 1 Roma
dal 30 marzo al 7 maggio 2017
Orario degli spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21 – domenica ore 18
Biglietti: Intero € 15,00 - Ridotto €10,00
Tessera associativa € 3,00

Info e prenotazioni: telefono 06 581 7413 - 329 167 7203, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolacomunita.com


TUTTI POSSIAMO SBAGLIARE
Una commedia ironica e profonda che vi farà ridere della quotidianità
scritto e diretto da Andrea Quintili
con Andrea Quintili, Simone Destrero, Ornella Lorenzano, Mario Sapia, Eleonora Pedini, Pierfrancesco Galeri e Umberto Stefolani
Assistente alla regia: Pierfrancesco Galeri
Coreografie: Ornella Lorenzano
Assistente di scena: Flavia Martone
Tecnico Luci/Audio: Cristian Bove
Realizzazione Grafica: Andrea Quintili
Scenografia: Riccardo Polimeni

Una moglie casalinga che vuole un figlio dal marito, un uomo egoista, venale, tutto dedito alla carriera; un ragazzo simpatico, caciarone, invadente e ballerino di hip hop a modo suo; un'avvenente venditrice di libri; un clochard italo-francese, simpatico, esilarante, opportunista e maleodorante; un inquilino del piano di sopra, burbero ma buono e, infine, un Dio, nel nostro immaginario, perfetto ed onnipotente, che si rivelerà simpatico ma tutt'altro che perfetto e quasi umano. Questi i personaggi di fantasia, ma maledettamente realistici, protagonisti della commedia scritta da Andrea Quintili. Personaggi nei quali il pubblico può riconoscersi, inseriti in una storia inventata ma verosimile, ironica e profonda, che vi farà ridere della quotidianità.
“Tutti possiamo sbagliare” mostra come la quotidianità possa all’improvviso essere stravolta, arricchendosi con nuovi arrivi, abbandoni, incontri e rivelazioni. La tranquillità familiare di una coppia felice, Marco e Sole, sussulta con l’arrivo di un “figlio” non previsto che altera gli equilibri della coppia. Marco e Sole accolgono in casa il figlio di un amico prematuramente scomparso. Quella che inizialmente sembra una convivenza forzata, si rivela un modo per conoscersi e apprezzarsi. E quando Sole abbandonerà il tetto coniugale, arrivi inaspettati stravolgeranno la vita della nuova strana “coppia”…

TEATRO PETROLINI - Via del Rubattino 5, Roma
dal 30 marzo 2017 al 2 aprile 2017 - dal 6 aprile 2017 al 9 aprile 2017
(dal giovedì alla domenica)
Tutti i giorni alle ore 21.00 – La domenica alle ore 18.00
Biglietti 10€ + 2 € tessera

Info e prenotazioni: telefono 06/5757488 - cellulare 347/8484998
Sito web: www.teatropetrolini.com


LA LEGGENDA DEL PESCATORE CHE NON SAPEVA NUOTARE
Spettacolo con musiche dal vivo
con Domenico Macrì, Eleonora De Luca, Teo Guarini, Agnese Fallongo
Regia di Alessandra Fallucchi
Drammaturgia di Agnese Fallongo

“Sapevate che l’Italia è il paese con il maggior numero di dialetti, tradizioni e culture popolari al mondo? Ma questa ricchezza è un relitto del passato, destinato ad estinguersi con il tempo, o un
patrimonio vivo, che occorre ancora studiare e valorizzare? E se è vero che non sai dove vai se non sai da dove vieni, oggi: qual è la nostra casa? Qual è la nostra Itaca?”

Protagonista è la generazione dei nostri nonni, della seconda guerra mondiale, dei mestieri fatti con le mani, della terra e del mare. Storie che si mescolano con le leggende popolari e che, semplicemente, meritano di essere ascoltate.
Lo spettacolo vede avvicendarsi sul palco quattro personaggi che raccontano al pubblico le proprie “storie di vita”, una crasi tra realtà e leggenda popolare. Mamozio, Maria, Reginella e Arturo: due uomini e due donne che racchiudono tutte le vicende più commoventi e più divertenti raccontate dalle persone intervistate nei differenti paesini italiani. Un pescatore calabrese che non sa nuotare; un pizzaiolo romano nella Garbatella degli anni 40’; una ragazza madre che sogna di ballare lo swing in una Sicilia devastata dal dopoguerra ed una signora napoletana che racconta la leggendaria storia della sua famiglia.

Naufragare in questo passato, che non è poi così passato, rappresenta un ottimo punto di partenza per rispondere ai dubbi e gli interrogativi delle generazioni più giovani. Il pubblico è chiamato ad abbandonarsi alle acque di una saggezza popolare che sembra ormai sbiadita ma che è invece ancora viva e colorata, come le persone intervistate. Al centro dello spettacolo l’elemento musicale che fa da fil rouge tra un racconto e l’altro tramite canti popolari e polifonici, musiche dal vivo e strumenti tradizionali. La musica assume una funzione poetica per dare voce a quelle emozioni che spesso, proprio come accade in una serenata, non riusciamo ad esprimere solo a parole.

“Mi capitava spesso – spiega Agnese Fallongo – sia per lavoro che per diletto, di girare per paesini italiani quasi sconosciuti, parliamo addirittura di borghi di 1000, 200, 80 abitanti. Durante questi viaggi mi accadeva di conoscere persone molto semplici (nell’accezione più genuina del termine) ma con storie incredibili, leggende da manuale, insomma, vite da raccontare. Più di una volta avevo sentito l’esigenza di voler scrivere questi racconti ma mi sembrava come di perderne la magia abbassando lo sguardo sul foglio bianco, distogliendo quindi l’attenzione dagli occhi di queste persone così “felliniane” che mi stavano regalando i loro ricordi. Un giorno ho quindi deciso di cominciare a documentare il tutto con un semplice registratore, niente video, solo voci dal sapore antico, come fossero dei cantastorie. Nel giro di un anno ho raccolto moltissimo materiale gelosamente conservato nel mio pc nella cartella “Storie di Vita” con tanto di foto e file audio di tutte le persone incontrate in questo arco temporale. Si tratta per lo più di gente anziana, che svolge “mestieri in via di estinzione” come pescatori, contadini, artigiani oppure semplicemente persone incontrate sul lungomare, nella taverna del paese, nel bar della piazza.”

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara) Roma
Dal 30 marzo al 9 aprile 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00 ; Dom ore 18.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 3494356219 - 3298027943
Sito web: www.teatrostudiouno.com


AFTER THE END
di Dennis Kelly
Regia di Enzo Masci
con Tommaso Arnaldi e Claudia Genolini

Erano tutti in un pub quando c’è stata l’esplosione. Louise si è appena risvegliata per trovarsi chiusa in un rifugio antiatomico con Mark, l’uomo che le ha salvato la vita. I suoi amici dicevano che fosse un paranoico ma, in fondo, Mark sapeva cosa fare quando alla fine è successo. Adesso tutto quello che possono fare è aspettare, chiusi nel rifugio con cibo in scatola, una radio che non cattura alcun segnale e un coltello. Ma l’assenza di qualsiasi contatto con l’esterno e la costrizione in uno spazio fuori dal tempo, senza più regole né schemi sociali, disintegrano la relazione fra le personalità opposte di Mark e Louise in una brutale e agghiacciante lotta per il potere.
Sono sopravvissuti all’attacco.
Riusciranno a sopravvivere a loro stessi?
Con un finale a sorpresa, l’opera più penetrante di uno dei più acclamati drammaturghi inglesi dell’ultimo decennio esplora le paure della nostra società e le mette a confronto nei loro estremi distorti attraverso uno scenario da incubo ma terribilmente plausibile.

TEATROINSCATOLA - Lungotevere degli Artigiani 12, Roma
Dal 30 marzo al 15 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347.6808868 - 340.5573255
Sito web: www.teatroinscatola.it


EYES WINE SHOT
Lo spettacolo/degustazione
di e con Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni

Dal 28 marzo al 2 aprile al Sala Uno Teatro sarà in scena EYES WINE SHOT, lo spettacolo di e con Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni, che unisce il teatro al sapore antico del vino, un’occasione unica per gli appassionati delle cantine e del buon teatro. Ad aprire le danze della degustazione martedì 28 marzo avremo l’onore di assaporare i vini dell’azienda vinicola La Tognazza, di Gian Marco Tognazzi.

Lo spettacolo. Uno spettacolo esilarante, divertente e ricco di informazioni sul vino, la sua storia, la sua chimica e il suo linguaggio. Un racconto serrato sul nettare degli Dei con una lettura ironica del linguaggio che si legge nelle guide enologiche. Uno spettacolo piccolo e divertente che si accompagna perfettamente ad una degustazione. Uno spettacolo, infine, adatto per qualsiasi luogo e per qualsiasi occasione, dal teatro alla casa privata, dalla cantina vera e propria al ristorante e alle enoteche. Testi di grandi autori (Gaber, Neruda), informazioni semiotico-scientifiche e sketch derivati dall’improvvisazione regalano al pubblico 50 minuti di puro divertimento durante il quale saprete ‘tutto quello che volevate sapere sul vino e non avete mai osato chiedere’ (in enoteca).

La Tognazza, la filosofia. “La Tognazza è oggi un brand e uno stile di vita. È sinonimo di carattere, convivialità, personalità audace e creativa, divertimento.
Sono questi gli ingredienti principali di ogni prodotto, sono questi gli elementi che regalano ad ogni etichetta colore, aroma, accento, vita.
Ogni vino de La Tognazza racchiude una sua storia, sempre diversa e soprattutto in controtendenza ai classici stereotipi. Dalla vigna alla bottiglia, fino alle etichette e al modo di farsi vivere, La Tognazza è un’alternativa.
La Tognazza, l’Alternativa dal 1969.”

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni 10, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


IN ALTRE PAROLE
Rassegna Internazionale di Drammaturgia Contemporanea
XI edizione
a cura di Pino Tierno e Simone Trecca
responsabile artistico Ferdinando Ceriani

Un evento in collaborazione con: Teatro Palladium, Real Academia de España en Roma, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.
Con il contributo di: Programa de Internacionalización de la Cultura Española (PICE) de Acción Cultural Española (AC/E), Ambasciata d’Israele, Ambasciata di Lituania
Con il patrocinio di: AITS21 – Asociación Internacional Teatro Siglo XXI

Dieci edizioni, finora: di quasi 100 testi presentati in prima nazionale, provenienti da ogni angolo del mondo, oltre 25 sono stati realmente prodotti e messi in scena, alcuni anche più volte. Nel panorama italiano delle rassegne dedicate alla nuova drammaturgia, In altre parole resta decisamente la manifestazione più curiosa, più proficua, più concreta.
Giunta al suo undicesimo anno di vita, In altre parole - in programma dal 28 al 30 marzo a Roma negli spazi del Teatro Palladium e della Real Academia de España, è ancora adesso un appuntamento imprescindibile per professionisti e semplici appassionati, in pratica per tutti coloro che desiderino conoscere le voci più rappresentative del panorama teatrale internazionale e che, attraverso gli spettacoli proposti, gli incontri con gli autori, le conferenze e i seminari, intendano riscoprire insieme a noi la forza, la bellezza, il senso della parola in scena.
Negli appuntamenti di marzo, prosegue l’approfondimento del teatro spagnolo (Tablas), ma si farà anche la conoscenza di nuove, vivaci drammaturgie, quali quella lituana, passando altresì per le pagine migliori del teatro di Israele.
Il teatro vive se rimane un incontro attivo e partecipe; vive se non perde mai di vista il sogno, la necessità, il compito di comunicare, di metterci in contatto con noi stessi e con gli altri.

Programma

28 marzo, ore 11.00 - Real Academia de España en Roma
Una voce - Maestro amore
di Luigi Pirandello (adattamento teatrale di Pino Tierno)
a cura di Marco Belocchi
con Cristiano Arni, Carlo Caprioli, Maria Teresa Pintus

Lidia presta servizio in casa del giovane marchese Silvio Borghi, cieco da tempo a causa di un glaucoma. Fra i due nasce pian piano un sentimento d’amore. La ragazza, però, crede che Silvio sia invaghito solo della sua voce e teme che questo legame non potrà reggere all'urto con la realtà.
Maestro Amore
Roberto e Vittorio si preparano per un concorso che li abiliti all’insegnamento dello spagnolo nelle scuole. Occorre dunque praticare l’idioma straniero. Vittorio suggerisce all’amico di legarsi sentimentalmente alla sua insegnante, in quanto la lingua, a suo dire, si apprende soprattutto in maniera emotiva, carnale…Ma il consiglio di Vittorio è realmente disinteressato?

28 marzo, ore 20.30 - Teatro Palladium
La puttana dell’Ohio
di Hanoch Levin (traduzione di Serena Scateni e Pino Tierno)
a cura di Stefano Genovese
con Antonio Salines, Alessandra Muccioli, Diego Savastano

Un vecchio vagabondo sogna da sempre una notte con un’inarrivabile prostituta d’alto bordo, ma per il suo settantesimo compleanno decide di farsi un regalo più all’altezza delle proprie tasche. Il figlio, vagabondo anche lui, fantastica di un padre segretamente benestante e di una cospicua eredità, minacciata dalla tendenza allo sperpero del genitore sognato. La prostituta, più pragmatica, intasca i miseri risparmi dell’anziano in cambio dell’illusione di un incontro d’amore. In questa cruda opera di Hanoch Levin, la fantasia è l’unica forza che, a stento, riscatta le misere vite dei protagonisti.

29 marzo, ore 20.30 - Teatro Palladium
Sognare forse
di Antonio Tabares(traduzione e adattamento di Simone Trecca)
a cura di Ferdinando Ceriani
con Luciano Virgilio, Laura Mazzi, Salvatore Palombi

C’è davvero bisogno di morire per comprendere fino in fondo la vita, le relazioni umane, i sentimenti, le angosce? È davvero necessario guardare le cose umane dall’altra riva del fiume, per prenderle con il giusto distacco? Il percorso di Emma, la protagonista di questo nuovo testo di Antonio Tabares, ci invita, con amenità e senza drammatizzare troppo, a prendere in considerazione l’ipotesi che, forse, non èpoi necessario arrivare a tali estremi. Forse è sufficiente quasi-morire, forse è sufficiente sognare, forse.

30 marzo, ore 18.00 - Teatro Palladium
La città vicina (Artimasmiestas)
di Marius Ivaškevičius (traduzione di Alessandra Calì)
a cura di Stefano Moretti
immagini a cura di Luca Carboni
con Giulia Valenti, Stefano A. Moretti e 4 allievi diplomati dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma

Anika Svantensson, casalinga e madre di una famiglia numerosa, si decide ad uscire da Malmö e a recarsi a Copenaghen, per distrarsi e vedere le luci della propria città dall’altra sponda. Sul treno, Anika conosce Birgit, che pure va a svagarsi a Copenaghen, e la sua iniziale diffidenza sfuma man mano che vede avvicinarsi le luci della città danese. Il contatto con la città vicina sembra segnare l’inizio di un’avventura inattesa lungo sentieri inesplorati, avendo come unica guida l’emergere di desideri fino ad allora sopiti.

30 marzo, ore 21.00 - Teatro Palladium
La pietra oscura
di Alberto Conejero (traduzione di Simone Trecca)
a cura di Loredana Scaramella
con Luca Tanganelli e Mauro Santopietro
Junko Mashima - piano
Lorenzo Perracino– sax

La stanza di un ospedale militare nei pressi di Santander e due uomini, costretti a condividere le terribili ore di un conto alla rovescia, che potrebbe concludersi con la morte di uno dei due all’alba. Un segreto avvolto da rimpianti e un nome che risuona tra le mura della stanza: Federico. Ispirata alla vita di Rafael Rodríguez Rapún – studente di Ingegneria, segretario della Barraca e compagno di Federico García Lorca nei suoi ultimi anni di vita ‒, La pietra oscura è una toccante pièce sulla memoria come spazio della giustizia e sul bisogno di redenzione.

31 marzo, ore 18.30 - Real Academia de España en Roma
Principe
di Juan Carlos Rubio (traduzione di Martina Vannucci)
con Pietro Bontempo

Un dualismo costante attraversa vita e opere di Niccolò Machiavelli. La complessità della sua cruda analisi socio-politica acquista maggior spessore se vista attraverso la lente delle angosciose circostanze che fecero da sfondo alla creazione dei suoi testi. Principe è un monologo composto da frammenti tratti da Il principe, Dell’arte della guerra, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, La mandragola e dalla corrispondenza personale del politico e stratega fiorentino. Un’appassionante esperienza filosofica e teatrale, nella quale Rubio fonde opera e autore, dotando di voce propria il suo affascinante personaggio.

Curatore scientifico: Simone Trecca
Direttore artistico: Pino Tierno
Responsabile artistico: Ferdinando Ceriani
Responsabile organizzativo: Simona Di Giovenale
Organizzazione: Michela Bartoli, Simone Olivieri

TEATRO PALLADIUM - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA - Piazza di S. Pietro in Montorio, 3, 00153 Roma
Dal 28 al 31 marzo 2017
Ingresso libero

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327/2463456
Sito web: teatropalladium.uniroma3.it


PARSONS DANCE

Torna al Brancaccio di Roma Parsons Dance, la compagnia americana molto amata dal pubblico per la sua danza atletica e vitale che trasmette gioia di vivere.
Parsons Dance, nata dal genio creativo dell’eclettico coreografo David Parsons e del light designer Howell Binkley, è tra le poche compagnie che, oltre ad essersi affermate sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, sono riuscite a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo e a creare coreografie divenute veri e propri “cult” della danza mondiale. I loro show sono, sempre richiestissimi, sono già andati in scena in più di 383 città, 22 paesi nei cinque continenti e nei più importanti teatri e festival in tutto il mondo fra i quali il The Kennedy Center for the Performing Arts di Washington, la Maison de la Danse di Lione, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro dell’Opera di Sydney e il Teatro Muncipal do Rio de Janeiro.

Parsons Dance incarna alla perfezione la forza dirompente di una danza carica di energia e positività, acrobatica e comunicativa al tempo stesso. E’ ormai un caposaldo della danza post-moderna made in Usa, che può mixare senza paura tecniche e stili per ottenere effetti magici e teatrali, creativi e divertenti. Una danza elegante, ariosa e virtuosistica che continua comunque a essere accessibile a tutti.

Sin dagli esordi, l’elevata preparazione atletica degli interpreti e la grande capacità di David Parsons di dare anima alla tecnica sono state gli elementi distintivi della compagnia. Come ha scritto il New York Times, “I ballerini vengono scelti per il loro virtuosismo, energia e sex appeal, attaccano il pubblico come un ciclone, una vera forza della natura”.

Nel programma che vedremo nel tour italiano 2017 non mancherà la celebre e richiestissima “Caught” (brano del 1982 che David Parsons creò per se stesso), incredibile assolo su musiche di Robert Fripp nel quale il danzatore sembra sospeso in aria grazie ad un gioco di luci stroboscopiche. “Caught” è una hit della modern dance definita dalla critica: “una delle più grandi coreografie degli ultimi tempi”. A fianco di questa e altri classici del repertorio della Parsons Dance come “Union”, “Hand Dance” e “In The End”, la compagnia avrà l’onore di presentare in Italia, in anteprima europea, altri due brani originali che sicuramente sapranno affascinare e coinvolgere il pubblico italiano.
Fondamentale resta il ruolo del light designer Howell Binkley (vincitore di un Tony Award per lo spettacolo di Broadway “Hamilton”) che esalta con fantasia e immaginazione le performance della compagnia.

Parsons Dance incarna il senso più genuino di una danza che punta dritto all’emozione e al desiderio nascosto di ogni spettatore di ballare, saltare e gioire insieme ai ballerini. Difficile non lasciarsi trasportare dai ritmi vibranti e dalle coreografie avvolgenti e colorate dei ballerini della Parsons Dance...

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 29 marzo al 2 aprile 2017
Dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: prezzi da 39 a 25,50 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Pietro Romano in
MISERIA E NOBILTÀ
Trasposta in dialetto romanesco e diretta da Pietro Romano
dall’omonima Opera di Eduardo Scarpetta
con EDOARDO CAMPONESCHI, MARCO D’ANGELO, VALENTINO FANELLI, GIORGIO GIURDANELLA, FRANCESCA LA SCALA, ELEONORA MANZI, BEATRICE PROIETTI, MIRKO SUSANNA, MARINA VITOLO
aiuto regia BARBARA LAURETTA musiche SIMONE ZUCCA
testo canzone LOREDANA CORRAO
scene MAURIZIO MANZI costumi SIMONA SAVA
assistente alla regia EDOARDO CAMPONESCHI

Dopo il grande successo ottenuto a inizio stagione torna a grande richiesta di pubblico "Miseria e nobiltà", rivisitazione e trasposizione in dialetto romanesco scritta, diretta e interpretata da Pietro Romano, liberamente tratta dall'omonima opera di Eduardo Scarpetta, in replica straordinaria dal 29 marzo al 9 aprile presso il Teatro delle Muse di Roma.
Prosegue, dunque, la straordinaria intuizione artistico-letteraria, suscitata dal talento poliedrico di Pietro Romano, autore interprete e regista dei propri lavori, già confermata in operazioni vincenti in cui i classici di Goldoni (Arlecchino, servo di due padroni, I due gemelli veneziani) e di Molière (L'Avaro, Il malato immaginario) sono stati riadattati e trasposti in dialetto romanesco, offrendo al pubblico lo splendido vezzo della commedia dell’arte in un dialetto diverso dall’originale, e archiviando incredibili successi e mesi di sold out, dimostrando l’alto livello artistico e culturale necessario al mondo dello spettacolo.
L’energia istrionica di Romano, inguaribile ed irriducibile amante della sua città natale, si china questa volta alla gloria del teatro napoletano di Scarpetta trasponendo e riadattando la più celebre delle sue opere, Miseria e Nobiltà, consegnata al pubblico già nella splendida realizzazione cinematografica con Totò, nel proprio dialetto, tingendo con grazia e maestria l’inestimabile, indiscussa ricchezza dell’originale, dei colori della popolarità romana, esaltandone l’intramontabile vernacolarità.
Il protagonista "Felice Sciosciammocca" interpretato da Pietro Romano, gioca sulle corde della celebre maschera scarpettiana, sovraintendendo, nella logica di una disarmante comicità, alla storia d’amore del nobile per la popolana, con la scaltrezza del povero che si finge ricco, tra colpi di scena e verità che scottano.
Sulla scena accanto a Pietro Romano, Marco Todisco (Pierino), Marina Vitolo (Bruttia), Beatrice Proietti (Pupetta), Edoardo Camponeschi (Eugenio), Valentino Fanelli (Appio/Giovanni), Eleonora Manzi (Gemma), Francesca La Scala (Rosa) e Mirko Susanna (Bamba), Giorgio Giurdanella (Cuoco).
La storia rimane forte della comicità e del pregio della stesura iniziale, lasciando che la giostra continui a volteggiare tra i caratteri umani, le classi sociali e le introspezioni di ogni sorta.
La commedia risulta esilarante e intrisa da una comicità elegante, e l’umile intelligenza artistica di Romano si rivolge sera per sera, direttamente al genio di Scarpetta con il saluto: “Maestro, chapeau!”.

TEATRO DELLE MUSE - Via Forlì 43, Roma
dal 29 marzo al 9 aprile 2017
dal mercoledì al sabato alle 21; sabato 8 aprile anche ore 17,30, domenica ore 17,30.
Biglietti: mercoledì e giovedì 22 euro (rid. 16 euro), venerdì, sabato e domenica 25 euro (rid. 19 euro).

Info e prenotazioni: telefono 06 44233649, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatromuse.it

 

Ancora in scena

EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia),
Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina),
Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata – racconta il regista Claudio Tolcachir – Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo – conclude il regista – mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17 _ 1 novembre ore 17 _ lunedì riposo _ dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Produzione PRAGMA srl presenta
RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
con (in ordine alfabetico)
Arturo: Andrea Bizzarri
Giulio: Tommaso Cardarelli
Claudia: Guenda Goria
Simone: Antonio Monsellato
Alex: Luigi Pisani
Stella: Giulia Rupi
scene Katia Titolo,
costumi Marco Maria Della Vecchia e Maura Casaburi
musiche Jonis Bascir,
luci Corrado Rea
aiuto regia Claudia Ferri, Alessandro Salvatori ed Alessandra Merico
foto Barbara Ledda

Era il 1992 quando Francesco Apolloni propose al TodiFestival lo spettacolo RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere. Fu un grandissimo successo, applauditissimo in tutti i teatri che lo videro in scena, compreso il Teatro della Cometa. Lo spettacolo divenne un cult. A distanza di 25 anni torna in scena dal 22 marzo al 9 aprile proprio al Teatro della Cometa. Un tema sempre di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova.
Primissimi anni ‘90. In un albergo di lusso, di un paese della provincia italiana, quattro giovani ‘yuppies’ della politica, Alex (il carismatico Luigi Pisani), Simone (l'affascinante Antonio Monsellato), Arturo (il divertentissimo Andrea Bizzarri), Claudia (l'altera Guenda Goria), si riuniscono in occasione del congresso del loro partito (quale, non ha davvero importanza) per l'elezione del nuovo segretario giovanile.
A movimentare ulteriormente la notte che precede l'elezione al quartetto si uniscono la cameriera Stella (l'intraprendente Giulia Rupi) e l'amico d'infanzia Giulio (il camaleontico Tommaso Cardarelli). Denominatore comune dei sei giovani la smania di potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del ‘Risiko’, dove si conquista il mondo tirando ai dadi.
Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più accattivante.
La commedia scritta da un pungente Francesco Apolloni 25 anni fa risulta oggi preveggente e ancora attualissima. Attenta a tutti i dettagli e sarcastica come nella miglior tradizione della commedia all’italiana è la regia di Vanessa Gasbarri, che fa della piéce un ‘classico’ del teatro contemporaneo. Le musiche sono composte, per l’occasione, da Jonis Bascir.
Risiko non è un testo sulla politica ma sul potere, chiunque si avvicina ad esso finisce per subirne il fascino. Non a caso, anche la cronaca di oggi non fa che parlare del congresso di un grande partito, scissioni fra correnti, la vecchia legge elettorale che ritorna... che la prima Repubblica dei giovani protagonisti di Risiko non stia ritornando?

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello, 4 – 00186
22 marzo | 9 aprile 2017
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
RIDUZIONI PER I LETTORI DI MEDIA&SIPARIO e SALTINARIA

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


Pietro Longhi e Gabriella Silvestri in
LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Annachiara Mantovani e Alida Sacoor
e con Pierre Bresolin
scene LolloZolloArt
costumi Lucia Mariani
musiche a cura di Eugenio Tassitano
regia Silvio Giordani

La notte della Tosca è la storia di tre infermiere ausiliarie di una casa di cura per lungodegenti che, da un giorno all’altro, ricevono una lettera di licenziamento. Anna ha il marito in cassa integrazione, Linda è al terzo mese di gravidanza e Ivana vive con i due figli da mantenere. Annientate dalla notizia, precipitano nella disperazione e nella rabbia. A suggerire come far sentire la loro voce è Oscar, un paziente della casa di cura, amante di Puccini ed ex-sindacalista delle Ferrovie dello Stato, che spiega alle tre che devono compiere un gesto eclatante: se vogliono riavere un lavoro, devono andare in televisione a raccontare la loro storia. Anzi, è la televisione che le deve raggiungere!!! E così, Oscar nonostante sia costretto a vivere sulla sedia a rotelle, sente riaccendersi il fuoco della lotta, che lo ha accompagnato per tanti anni nel passato, e trascina le tre verso l’avventurosa protesta sulla terrazza di Castel Sant’Angelo……
Una pièce divertente, e commovente, dove l'autrice Roberta Skerl affronta con delicatezza, sensibilità e ironia, il tema scottante della perdita del lavoro, condizione sempre più frequente che coinvolge sempre più da vicino, ma che ci fa continuare a desiderare e sognare un futuro migliore.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 11 aprile ore 19, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
di Pierre de Marivaux
Regia Ferdinando Ceriani
Traduzione e adattamento di Ferdinando Ceriani e Tommaso Mattei
Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Papele, servo - Giovanni Anzaldo
Eufrosine, marchese - Ippolita Baldini
Silvia, serva - Carla Ferraro
Ificatre, conte - Stefano Fresi
Trivellino, governatore -Carlo Ragone

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Musiche Stefano Fresi
Luci Andrea Burgaretta

Produzione KHORA.TEATRO E TEATRO STABILE D'ABRUZZO

E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli sulla retta via?

L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, né l'abolizione dei privilegi, ma una ‘piccola’, semplice, utopia umana: la possibilità di riabilitarsi.
Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù.
Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida, come farebbe un regista teatrale, i quattro in una sorta di onirico gioco fatto di travestimenti, di scambi di ruolo, in cui le maschere della commedia dell’arte sbiadiscono per trasformarsi in personaggi vivi, in carne ed ossa.
Marivaux ne descrive l'ingegneria dei sentimenti: non perde un solo passaggio, una sola vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo magnetico che collega un animo all'altro.
Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che il cuore sia solo una ‘sovrastruttura’.
Un testo classico, di sorprendente attualità per la sua storia (un naufragio, un’isola, servi e padroni messi a confronto, la necessità di favorire un dialogo tra di essi) - sottolinea Ferdinando Ceriani - ma è anche un grande gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi potenzialità espressive e comiche.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 22 marzo a domenica 9 aprile 2017

Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216, www.vivaticket.it Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


CHIEDO I DANNI
di e con Grazia Scuccimarra
musiche di Grazia Scuccimarra e di Pino Cangialosi
luci di Flavio Bruno

Grazia Scuccimarra, grande attrice comica, ci divertirà ancora una volta, attingendo al suo talento, all’amore per il mondo, alla curiosità sempre viva per quello che accade intorno a noi.
Intanto, chiede i danni. Anzi, le piacerebbe una bella ‘class action’, visto che non c’è persona che non sia delusa dalla famiglia, dalla politica, dai rapporti umani in genere. E’ stata mortificata la scala dei valori in cui abbiamo creduto per una vita, vacilla il naturale diritto ad invecchiare serenamente, per non dire del diritto dei giovani a vivere gioiosamente.
Ma Grazia, come una leonessa, continua a darsi da fare: anche se tutto quello per cui si è spesa è andato in mille pezzi, lei non rinuncia a raccattare qua e là briciole dei suoi sogni, per rimettere in piedi qualcosa che somigli a una donna, a un uomo, a uno Stato, alla società civile.
Due brillanti e scoppiettanti ore di palcoscenico nelle quali l’autrice con la sua ben nota vena satirica, renderà le sue frecciate occasione, come sempre, di risate e applausi. E mentre raccoglie, incolla, ripara le tessere del mosaico della nostra vita, lei ride e ci fa ridere di tutto quello che ci circonda, con la sua verve, pungente, allegra e più che mai amorevole.
“Chiedo i danni” gode di un ritmo battente, di tempi comici eccellenti e di molti momenti felici e irresistibili, che offrono l’occasione di grandi risate ed applausi a scena aperta.

TEATRO DEGLI AUDACI - Via Giuseppe De Santis 29, Roma
dal 23 marzo al 2 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 21,00 - domenica ore 18,00
prezzi: biglietto intero € 18,00 - biglietto ridotto € 15,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 94376057
Sito web: www.teatrodegliaudaci.it


Sebastiano Somma e Augusto Zucchi in
TANGENTOPOLI
di Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia
con Morgana Forcella, Roberto Negri, Danilo Giannini
regia Andrea Maia

La storia si ispira ai fatti di Tangentopoli e ai processi che ne seguirono per soffermarsi sulla figura di Bettino Craxi e Antonio Di Pietro.
Si immagina che Craxi, ritorni a Milano da Hammamet, per presentarsi davanti al tribunale di Milano dove trova a sostenere l’accusa il Dott. Di Pietro.
Lo spettacolo inizia con l’arrivo in tribunale di Bettino Craxi per soffermarsi sul serrato interrogatorio da parte di Antonio Di Pietro.
Cosa gli avrebbe chiesto Di Pietro? E Craxi? Cosa avrebbe risposto se davvero fosse tornato?
Nell’aula del tribunale si assiste così all’incontro scontro tra i due. Incontro che diventa anche confronto umano, privato, tra due personalità forti. Craxi non più leader carismatico, per anni padrone incontrastato della scena politica, ma uomo provato dalla malattia e dalla terribile esperienza giudiziaria, che non rinuncia però a difendersi. Di Pietro che seppur determinato ad ottenere la sua condanna, che nell’immaginario collettivo è diventata la condanna della prima Repubblica, si trova anche lui indagato a Brescia dove nei suoi confronti sono aperte più di trenta inchieste tanto da determinarsi a lasciare la magistratura.
Lo spettacolo è una realistica ricostruzione di un’immaginaria “ultima udienza” del processo a Craxi. Lo spettatore, sarà coinvolto emotivamente in un gioco poetico dove nessuno è mai né completamente colpevole né completamente innocente.
Sullo sfondo la storia di una difficile transizione dalla prima alla seconda Repubblica e l’amara constatazione che quel fenomeno, lungi dall’essere stato estirpato, continua a rappresentare il problema centrale di una morente seconda Repubblica.
Sebastiano Somma veste i panni del PM Antonio Di Pietro e Augusto Zucchi quelli dell’ex segretario del partito socialista e ex Presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi.
Sul palco con loro Morgana Forcella interpreta l’avvocato della difesa di Craxi, Roberto Negri il giudice, Danilo Giannini è il narratore.
“Tangentopoli” è il lavoro teatrale che ricorda gli avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e contribuito in maniera sostanziale a dividere la storia recente del nostro paese tra prima e seconda Repubblica.
Sono passati esattamente 25 anni da quel febbraio del 1992 quando con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio l’inchiesta Mani pulite, che poi sfociò in Tangentopoli, condotta da un pool di magistrati della procura milanese che portò alla luce la corruzione del sistema politico italiano, dei partiti di maggioranza Dc e Psi e ai processi che ne seguirono e che vide tra gli imputati tanti uomini di spicco dell’economia e della politica italiana.
Una vicenda che ha influenzato e che ancora influenza la cronaca politica e giudiziaria dei nostri giorni e che vede ancora in auge molti dei protagonisti tra politici, imputati e magistrati.
Due sono sicuramente gli uomini simbolo di quell’inchiesta e di quel periodo storico. Bettino Craxi, segretario del PSI dal 1976 al 1993 e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987. Antonio Di Pietro che ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Milano
Nella pièce Antonio Di Pietro è interpretato da Sebastiano Somma, mentre Augusto Zucchi veste i panni di Bettino Craxi, Morgana Forcella è l’avvocato difensore di Craxi, Roberto Negri il presidente di giuria.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 marzo al 16 aprile 2017
Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


DUE DONNE CHE BALLANO
di Josep Maria Benet i Jornet
Traduzione Pino Tierno
con Maria Paiato ed Arianna Scommegna
Scene Barbara Bessi
Musiche Paolo Coletta
Luci Gianni Staropoli
Regia Veronica Cruciani
prodotto dal Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

Una commedia amara e profondamente ironica su solitudine e marginalità scritta da Josep Maria Benet i Jornet, il padre del teatro catalano. Ad interpretarla due autentiche stelle della scena italiana, per la prima volta insieme sul palcoscenico, le pluripremiate Maria Paiato (Premio Borgio Verezzi 1994, Premio Flaiano 2001, Premio della Critica Teatrale 2004, Premio Olimpici del Teatro 2004 e 2007, Maschera d’Oro 2005, Premio Ubu 2005 e 2006, Premio Eleonora Duse 2009, Premio Hystrio 2010) e Arianna Scommegna (Premio Lina Volonghi 1997, Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro 2010, Premio Hystrio 2011, Premio Ubu 2014). La regia è firmata da Veronica Cruciani (finalista Premi Ubu 2008 come regista e produttrice e Premio Hystrio – Associazione Nazionale Critici Italiani 2012).
Una donna anziana e una giovane chiamata a farle da badante. Tutte e due schive, energiche, sarcastiche ed eroiche. Si odiano e si detestano perché sono simili, perché ognuna ha bisogno dell'altra, e, nella solitudine delle rispettive vite, sono l'una per l'altra l'unica presenza confortante. Consumano le ore che passano insieme beccandosi, pungendosi e confessando di sé quello che solo a un estraneo si riesce a confessare. Ballano. Come balla una nave in balìa delle onde. Ballano la danza dell'esistenza dura e difficile di chi porta dentro una sofferenza ma fuori esibisce una faticosa immagine di forza e autosufficienza. Ballano come una coppia estratta dal mazzo della casualità, quando nelle balere due sconosciuti si trovano a ballare insieme. E per questo ballo non ci sono cavalieri, non ci sono uomini possibili, non ci sono mariti, padri o figli ad accompagnarle. Ma solo due donne che ballano. Avrebbero potuto non incontrarsi mai e continuare a ballare da sole come hanno sempre fatto, e invece per loro fortuna il sollievo della coppia finalmente addolcisce un po' la fatica. Una minuscola storia come tante che accadono nei grandi condomini di qualsiasi città, un microcosmo, un ecosistema esistenziale, che attraverso la scrittura di Josep Maria Benet i Jornet diventa un modo gentile, amaro e profondamente ironico di raccontare un’intera società, in cui le persone difficili e scomode sono estromesse e confinate ai margini, ad affrontare in solitudine la pista da ballo del proprio destino.

Josep Maria Benet i Jornet, nato nel 1940, è considerato uno dei massimi autori del teatro spagnolo contemporaneo e il padre del teatro catalano. Dal 1964 ha pubblicato più di quaranta commedie rappresentate in tutta Europa, oltre che in Argentina e negli Stati Uniti. Una curiosità che lega la sua biografia a questo testo è la sua grande passione per i fumetti del passato, di cui fa collezione, passione che condivide con la più anziana delle due donne che ballano.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 23 marzo al 2 aprile 2017 ore 21 (martedi 28 ore 19.00, domenica ore 17.30)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


IL SEGRETO DEL TEATRO
di Gur Koren
traduzione Danilo Rana
con Alberto Bognanni, Veruska Rossi, Emanuela Annini, Valeria Antonucci, Alice Bertini, Ajay Bisogni Ludovica Boccaccini, Lorenzo Caldarozzi, Alberto Fumagalli, Francesco Massaro, Silvia Parasiliti Collazzo, Alessandro Tiberi
in collaborazione con ACCADEMIA ARTE NEL CUORE
regia Lorenzo Gioielli
regia associata Virginia Franchi
produzione Viola Produzioni

Una famiglia di spacciatori di cocaina, madre stilista di abiti da sposa, padre gangster dal cuore d’oro e figlio ipertecnologico a un passo dalla laurea, si trova di fronte un gravissimo problema: è necessario trasferire un’ingente quantità di droga in Macedonia, ma il corriere che viene normalmente utilizzato è morto per un tragico errore di trasporto. Gli spacciatori non trovano niente di meglio che nascondere la sostanza stupefacente nei bauli di una compagnia amatoriale di attori diversamente abili che partecipano a un concorso teatrale, per l’appunto, in Macedonia.
I ragazzi metteranno in scena Romeo e Giulietta. Il loro spettacolo, quindi, verrà prodotto dalla famiglia di spacciatori. Che ci prenderanno molto gusto, perché Shakespeare, la cocaina, l’amore e la disabilità creeranno una miscela esplosiva, come solo in teatro può accadere. Una commedia iperattiva, vitalissima e scorretta, che ci racconta come tutti siamo diversamente abili e che la normalità è una supposizione che cede di schianto quando non riusciamo a fingere di essere normali.

Note di regia
Una famiglia di spacciatori non particolarmente abili decide di approfittare del viaggio di una compagnia teatrale di disabili per trasportare cocaina in Macedonia. La compagnia rappresenterà “Romeo e Giulietta”. Gli spacciatori assistono alle prove e s’innamorano de “Il segreto del teatro”, che è poi il titolo della commedia.
Qual è il segreto del teatro?
Il teatro, quando è bello e coraggioso come questa commedia, quando è spregiudicato e nello stesso tempo accogliente, quando ci spinge a ridere e a piangere senza nemmeno accorgercene, è l’arte più lieve e profonda che gli esseri umani abbiano concepito. Ed è così che alla fine gli spettatori torneranno nelle loro case, turbati e felici per aver assistito alla rappresentazione della vita di altre persone che non sono loro ma che gli assomigliano molto, per aver capito delle cose in più di quelle che sapevano, per le domande che da quelle nuove conoscenze nascono. Ma, soprattutto, per aver fatto tutto questo dimenticandosi di se stessi per un momento, divertendosi.
Abbiamo scelto di far interpretare parte della compagnia di diversamente abili a dei veri diversamente abili, scoprendo che diversamente è un avverbio piuttosto inutile quando si parla della natura degli esseri umani. Siamo tutti diversamente abili e la normalità è soltanto una parola.
Ci siamo divertiti e abbiamo pianto insieme, abbiamo lavorato duramente e ci siamo riposati, insieme, e abbiamo passato giorni indimenticabili. Insieme. Il frutto è stato “Il segreto del teatro”. Dovete venire, così lo scoprirete.
(Lorenzo Gioielli)

TEATRO SALA UMBERTO - via della Mercede 50, Roma
Dal 21 marzo al 2 aprile 2017
martedì, giovedì, venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, mercoledì e domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
con Giorgio Colangeli – Francesco Montanari
Riccardo De Filippis – Giancarlo Nicoletti
e con Pietro Marone
Regia Filippo Gili

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari sono un Vladimiro e un Estragone d'eccezione nella messinscena a pianta centrale di Filippo Gili di uno dei testi capisaldo della drammaturgia mondiale, quell' "Aspettando Godot" che continua a rivoluzionare il nostro modo di sentire e intendere il teatro e l'uomo. Al loro fianco, Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti prestano voce e corpo a Pozzo e Lucky, completando un cast straordinario, per quello che si preannuncia uno degli eventi di questa stagione teatrale. Per sole sei esclusive repliche, l'appuntamento con Godot è allo Spazio Diamante di Roma, dal 24 Marzo al 2 Aprile, dal venerdì alla domenica.

Note di Regia - Aspettare Godot come aspettare ‘il domani’. Un domani che ‘ogni oggi’ sarà domani. L’ombra che non s’afferra. Il cane che non se la può mordere, la coda. Nella trappola psichica di un futuro talmente vicino, ‘domani’, da sembrar prendibile. Ma che nessuno ha davvero voglia di veder comparire. Perché se li mettessimo sotto ipnosi, Didi e Gogo esprimerebbero la paura di vederselo inverato, questo domani, questo agire, questo futuro dietro un angolo costante e tondo, continuo, prossimo ma non afferrabile. E’ il paradigma massimo di un ponte costante, questo testo; che come nessun’altra opera rappresenta lo ‘statuto opaco’ della contemporaneità. E non si può che tentare di favorirla, questa scarsa nitidezza. Mettere in scena la molle, elastica contraddizione fra positivismo del cervello e quel medioevo della psiche che vuole fermarla, la realtà: fosse anche una disgraziata realtà. Perché più del domani, sia il ‘forse’, a trionfare. Uno stagno mistico del vivere che la fischietta, la paura di morire; bleffandola di un infinito, ripetitivo oggi ‘aperto’.
Sotto un albero ‘unica cosa viva’.
E sopra una terra mobile, spaventata, angosciata d’essere la casa, di questa perversità.

SPAZIO DIAMANTE - Via Prenestina 230b, Roma
dal 24 marzo al 2 aprile 2017
venerdì e sabato 21.00 / domenica 18.00
Biglietti: Intero eur 20 + prevendita; ridotto eur 15 + prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-80687231/393-0970018
Sito web: www.spaziodiamante.it


Tributo a Gerorge Gerwshwin
UN AMERICANO A PARIGI
con Michele Carfora, Arianna e Danilo Brugia
e con Jean Michel Danquin e Barbara Terrinoni
Regia di Enzo Sanny
di Lena Sarsen
adattamento Tiziana D’Anella

Liberamente ispirato al film di Vincent Minnelli, il musical ambientato nella Parigi degli anni ’50, racconta la storia d’amore fra Gimmy, pittore americano e Fanny, commessa, rapporto insidiato da Jean Marie, famoso chansonnier del Lido e dalla miliardaria Patricia.

Note di regia
UN AMERICANO A PARIGI è un’opera sinfonica del compositore americano George Gershwin, e si ispira al soggiorno che fece a Parigi alla fine della prima guerra mondiale. In questa composizione virtuosistica c’è tutta l’anima di Gershwin, in particolar modo nel famoso assolo di tromba che lui stesso definì “il tema della nostalgia di casa”. L’abilità con cui ne ha fatto un ritratto musicale presenta Gershwin non come pianista, né come compositore, ma come uomo, che con la sua passione è in grado di avvolgere l’ascoltatore nelle sue splendide melodie, lasciandogli accarezzare con la fantasia le immagini della sua musica. Egli stesso definisce la sua opera “la musica più moderna che io abbia mai scritto”. Era moderna nel 1928, anno della sua composizione, è moderna a distanza di quasi un secolo e sarà così sempre. In fin dei conti tutto il repertorio di Gershwin valorizza gli aspetti fondamentali del musical, la sua forma teatrale preferita, in special modo i suoi brani esaltano la tap-dance.
Il musical Un Americano a Parigi è liberamente ispirato all’omonimo film di Vincent Minnelli. Nella stagione teatrale 2000/2001 è stato campione d’incassi, grazie ad un cast eccezionale e alla raffinata interpretazione di uno straordinario Christian De Sica.
Questa nuova versione si riallaccia alla stesura originale anche se rimaneggiata in alcune parti per conferirgli tutte le caratteristiche e il sapore del musical d’oltreoceano.
Il plot della storia narra le vicende di una compagnia stabile teatrale, che rappresenterà il musical Un americano a Parigi. Si entrerà quindi nel vivo della narrazione dove Gimmy (Michele Carfora), pittore americano ed ex soldato, che alla fine della guerra decide di vivere nello scenario della Parigi degli anni ’50 in cerca di fortuna, vivrà un’intensa storia d’amore con Fanny (Arianna Bergamaschi), una commessa di una nota profumeria. Fanny è a sua volta corteggiata da Jean Marie (Danilo Brugia), famoso chansonnier del Lido. Personaggio di rottura nell’idillio tra Gimmy e Fanny è Patricia (Barbara Terrinoni), miliardaria innamorata di Gimmy.
L’intento della mia regia è quello di creare numeri mozzafiato sulle note del grande genio del ventesimo secolo. La colonna sonora sarà un Gershwin jukebox, che ci accompagnerà attraverso la storia, all’ascolto di brani come I got rhythm, The man I love, Love is here to stay, They can’t take that away from me e tanti altri. Recitazione, canto e danza, attraverseranno soprattutto il senso della sua musica, e, i protagonisti con la loro capacità di suscitare profonde emozioni, ci porteranno indietro nel tempo, a quella magica atmosfera tipica della “Ville lumière”. Lo spettatore non avrà nemmeno il tempo per un momento di distrazione poiché sarà completamente e magicamente avvolto in un sogno, tanto che, al termine dello spettacolo non avrà alcuna voglia di tornare a casa, ma soltanto… rimanere per attendere la replica successiva.
(Enzo Sanny)

TEATRO GRECO - Via Ruggero Leoncavallo 10, 00199 Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 8607513
Sito web: www.teatrogreco.it


SFINGE
di e con Melissa Lohman

La Danza protagonista la Teatro Studio Uno con il nuovo lavoro in prima assoluta della performer/danzatrice newyorkese Melissa Lohman, che dal 24 marzo al 2 aprile porta in scena "Sfinge" solo di danza ispirato alla figura mitologica della sfinge, presentato come primo studio al Festival Troia Teatro 2016.
La sfinge è la guardia che risiede ai limiti dell’inconscio. La sfinge non fornisce spiegazioni. Si presenta per dare accesso all'inesplorato, per rispondere attraverso la prova al desiderio di avvicinarsi al mistero. La perfomance enigmatica e misteriosa si muove in questo universo mitologico e fantastico. Dalle ombre ai bordi dello spazio, una figura si rivela. Si muove in un paesaggio illimitato e intimo, dando indizi e segni poco decifrabili se non nel linguaggio onirico. Ascolta qualcosa. Bisbiglia una cantilena di memorie smarrite, racconta storie indecifrabili. Rimane ai confini del territorio conosciuto.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara)
dal 24 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


Gianni Ferreri e Daniela Morozzi in
CHIAMALO ANCORA AMORE
di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
con Emanuele Propizio e Giulia Marinelli
regia Toni Fornari

Gianni Ferreri e Daniela Morozzi, tornano ancora una volta insieme sul palcoscenico del Teatro 7 protagonisti della commedia Chiamalo ancora amore in scena da martedì 21 marzo a domenica 2 aprile diretti da Toni Fornari.
Per la terza volta i due artisti danno vita ad una commedia targata Golden prodotta da Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli.
Il napoletano Gianni Ferreri e la fiorentina Daniela Morozzi, coppia televisiva di Distretto di polizia, sono già stati i protagonisti delle commedie Terapia terapia e Se non ci fossi io riscuotendo un enorme successo nei teatri di tutta Italia.
Accanto a Daniela Morozzi e Gianni Ferreri salirà sul palcoscenico, nel ruolo del figlio, il giovane e talentuoso Emanuele Propizio, conosciuto al grande pubblico per le sue interpretazioni cinematografiche e televisive, tra cui I liceali, Manuale d’amore 3 e l’ultimo film di Claudio Amendola La mossa del pinguino.
Chiude il cast Giulia Marinelli, che interpreta la fidanzata del figlio, attrice diplomatasi alla GoldenSter Academy.
Chiamalo ancora amore è una commedia divertente che ci porta all’interno del normale menage di una coppia sposata da oltre vent’anni, una relazione che sembra in apparenza solidissima, ma che nasconde in realtà debolezze e fragilità.
Un rapporto logoro dove protagonisti sono la monotonia e la quotidianità e in questo caso anche le relazioni platoniche che due coniugi intessono ognuno con amanti virtuali.

La Storia
Una coppia “affiatata” alla vigilia delle nozze d’argento.
Hanno un figlio laureato che “non schioda” da casa con una fidanzata “stravagante” e due I Pad.
Proprio alla vigilia del 25° anniversario di matrimonio, il figlio scopre che il padre e la madre, l’uno all’insaputa dell’altra, intrattengono una relazione sentimentale via chat e che proprio quella sera, inventandosi reciproci impegni di lavoro, dovranno incontrare per la prima volta i loro “amanti virtuali”!
Una esilarante commedia che, ribaltando i ruoli, costringe un figlio ad inventare un piano diabolico per impedire il pericoloso incontro e salvare ad ogni costo il matrimonio dei suoi adorati genitori.

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017
orari: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
biglietti: € 24,00 - € 18,00 (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Martufello e Manuela Villa in
PER UN PUGNO DI SGAY
Tragedia comica di una famiglia italiana narrata con doppiezza
con Andrea Dianetti e Sebastian Gimelli Morosini
Regia di Pier Francesco Pingitore

Che cosa può accadere quando in una famiglia italiana media, babbo e mamma (Martufello e Manuela Villa) vengono a sapere che il loro unico figlio intende sposarsi? Niente di più normale e sereno. A meno che il figliolo all’atto di presentare ai genitori la presunta fidanzata, non presenti invece un fidanzato…
Babbo e mamma, colti di sorpresa, non la prendono affatto bene. I rapporti con i due promessi sposi si fanno improvvisamente pessimi e nulla sembra in grado di ricomporli. Finché non giunge una grossa novità dall’America…
Ma sarà solo il primo di una serie di colpi di scena.
Avere un figlio gay che si vuole sposare con un uomo: la possibilità che ci si trovi di fronte ad una eventualità del genere è sempre meno remota. Anzi. Certo l’approvazione della legge sulle unioni civili sembra indicare che ormai persone dello stesso sesso possono tranquillamente dare vita a mènages coniugali o quasi, senza incontrare più alcun ostacolo.
Tuttavia quello che le legge consente, non sempre è accettato all’interno di famiglie tradizionali, i cui componenti, babbo e mamma soprattutto, sono pur sempre legati allo stereotipo del matrimonio uomo-donna.
Ma le ragioni dell’attaccamento alla tradizione sono poi così solide e invalicabili? E se improvvisamente fa capolino l’Interesse, la possibilità di un arricchimento imprevisto e strabiliante, siamo sicuri che le frontiere dell’Ideale reggeranno?
“Per un pugno di sgay” affronta proprio la questione del rapporto figli-genitori, alla luce delle nuove tendenze della società. E senza rinunciare alla leggerezza e al divertimento, che caratterizzano i testi di Pingitore, pone l’accento sull’ipocrisia di tanti fieri propositi e tetragone convinzioni, destinate a crollare di fronte al tintinnare del Dio Denaro.
Costumi e scene di Graziella Pera, aiuto regista Morgana Giovannetti, produzione Nevio Schiavone. Lo spettacolo sarà in scena fino a domenica 9 aprile 2017.

SALONE MARGHERITA - Via dei Due Macelli, 75, 00187 Roma
Da mercoledì 22 marzo ore 21,00 a domenica 9 aprile
Orari spettacoli: dal mercoledì al venerdì h 21.00 - sabato 25 marzo h 21.00 – sabato 1 e 8 aprile h 16,30 - la domenica h.16.30
Prezzi biglietti: Palco con cena: €65,00 - Poltronissima €35,00 - Poltrona: €25,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


NON TI FISSARE
TU CHIAMALE SE VUOI OSSESSIONI
di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca
regia di Velia Viti
con Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Lidia Miceli, Francesco Bonaccorso
aiuto Regia Teresa Fama
locandina Martozs
scene Paolo Carbone
video Alessandro Felici

Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.
Cesare Pavese

Al Teatro Trastevere la compagnia “Come risolvere in 2”, dopo i successi di "Cuori Monolocali", "Sessolosé" e "Appese a un filo", torna in scena dal 23 marzo al 2 aprile con "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni", esilarante spettacolo sulle compulsioni, manie e stranezze che più o meno consapevolmente riguardano ognuno di noi.
Protagonisti di questa originale ed irriverente commedia ambientata in un’area di sosta di una non identificata autostrada, il consolidato ed affiatato gruppo formato da Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante e i nuovi interpreti Lidia Miceli e Francesco Bonaccorso. Un cast di bravissimi attori diretti dalla giovane regista Velia Viti, coadiuvata alle scene da Paolo Carbone scenografo tra i più apprezzati del panorama romano (vincitore del Premio Cerami 2015), portano in scena con sottile umorismo l’universo irrazionale e tragicomico delle ossessioni.
Debolezze imbarazzanti, strane fissazioni e segreti inconfessabili: amici immaginari, gesti scaramantici, l'ossessione per il lavoro, per il sesso o per i social network, il terrore della solitudine o quello di ammalarsi.
Frizzante ed ironico "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni" strizza l’occhio alle commedie inglesi di Nick Hornby e alle atmosfere surreali della comedy americana, brillantemente scritto a quattro mani dal collaudato duo Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca, due giovani autori che in questo nuovo allestimento si divertono a mettere in luce i lati più nascosti della nostra generazione.
In scena un autista ipocondriaco, una donna sola, un erotomane, una workaholic, un iperconnesso. Una meta da raggiungere. Un guasto da riparare. Cinque personaggi costretti a condividere una lunga notte nel bel mezzo del nulla. Ognuno reagirà in maniera diversa all'imprevisto, ma l'incontro tra cinque menti stra-ordinarie darà vita a situazioni altrettanto inaspettate, dai risvolti esilaranti, in un mix tragicomico sempre pronto ad esplodere.
Paure, ansie, paranoie, paturnie, ossessioni, compulsioni, fisse, manie, fobie, ognuno ha le sue "Non ti fissare" le porta in scena con ironia pungente, sarcasmo e un pizzico di sentimento per sdrammatizzarle, riconoscerle e riderci su.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 23 marzo al 2 aprile 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico presenta
FASSBINDER
Non c’è amore senza dolore
Tre studi degli allievi registi del III anno
A cura di Arturo Cirillo

L´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico" presenta FASSBINDER – Non c’è amore senza dolore, tre studi sulle opere di Rainer Werner Fassbinder “Un anno con tredici lune”, “Katzelmacher” e “Le lacrime amare di Petra Von Kant” ideati e diretti dagli allievi del III anno del Corso di Regia, Carmelo Alù, Raffaele Bartoli e Federico Gagliardi, a cura di Arturo Cirillo.
“Ritornare a Fassbinder con i tre sensibili allievi registi del terzo anno è stato per me un riscoprire una personalità interessantissima del novecento, un autore dai molteplici interessi e abitato da una grande sola disperata ossessione: l'amore.
Questi tre testi che presentiamo mi paiono modernissimi per come ci parlano ancora di noi, delle nostre solitudini e disperato bisogno d'amore.
Tre testi che recitati da giovani bravi attori diplomati o in via di diplomarsi risuonano fortemente nella loro incredibile descrizione della gioventù, del mondo del femminile e della ricerca di una propria identità.
Storie di fragilità per questo nostro tempo così insicuro, spaventato e al tramonto.”
Arturo Cirillo

Il progetto, oltre ai tre allievi del corso di Regia, ha coinvolto l´intera classe di Recitazione del III anno, tre attrici diplomate in Accademia, Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e Zoe Zolferino, e alcuni allievi dei Master di Drammaturgia e Sceneggiatura e Critica giornalistica.
Gli studi sulle opere di Fassbinder si alterneranno al Teatro Studio Eleonora Duse di Roma in via Vittoria, 6 a partire dal 24 marzo 2017 con il seguente calendario:

“UN ANNO CON TREDICI LUNE”
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Carmelo Alù
Traduzione e adattamento di Letizia Russo
Interpreti Zoe Zolferino e gli allievi del III anno del Corso di Recitazione, oltre allo stesso regista Carmelo Alù , Grazia Capraro, Gabriele Cicirello, Emanuele Linfatti, Adalgisa Manfrida, Eugenio Mastrandrea, Riccardo Ricobello, Luca Vassos
Repliche
31 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

“KATZELMACHER”
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Raffaele Bartoli
Traduzione di Umberto Gandini
Con la collaborazione dell’allieva del Master in Drammaturgia Elena D’Angelo
Interpreti gli allievi del III anno del corso di Recitazione Marco Celli, Irene Ciani, Renato Civello, Eugenia Faustini, Angelo Galdi, Alice Generali, Paolo Marconi, Elisa Novembrini, Michele Ragno, Barbara Venturato
Repliche
30 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

“LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT”
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Federico Gagliardi
Interpreti Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e le allieve del III anno del corso di Recitazione Liliana Bottone, Jessica Cortini, Camilla Tagliaferri
Repliche
28 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 29 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

TEATRO STUDIO ELEONORA DUSE - Via Vittoria 6, Roma
dal 24 al 31 marzo 2017
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria esclusivamente al n. 366 6815543 attivo dal 16 marzo ore 10.30/15.00 (domenica esclusa)


Società per Attori presenta
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andra Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulterior-mente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, parados-salmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo come Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.
Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.
Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…

Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo "La Classe" da parte di Vincenzo Manna.
Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede, inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell'accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 18 marzo al 9 aprile 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


RIFIUTI
Una vita da differenziati
scritto e diretto da Stefano Fabrizi
con Stefano Fabrizi (Toto), G-Max (Luca), Riccardo Graziosi (Sasà) Yaser Mohamed (Nico), Elettra Zeppi (Sara)
scene Ferruccio Caridi
luci e fonica Fabio Bendia
musiche Roberto Quarta
aiuto regia Leonardo Buttaroni

Debutta il 14 marzo al Teatro de' Servi "Rifiuti. Una vita da differenziati", scritto e diretto da Stefano Fabrizi. La commedia racconta la storia di quattro ragazzi emarginati dalla società e affetti da molteplici psicosi, che vivono abusivamente in un seminterrato fatiscente nella periferia della metropoli. Non hanno i soldi per arredarlo come si deve, ma hanno una spiccata immaginazione psicanalitica che li porta a vedere negli oggetti e negli accadimenti della loro vita il simbolo di qualcosa che sta accadendo, o che devono fare. Per esempio sono soliti raccogliere oggetti che sono stati buttati nell'immondizia e portarli a casa per arredare il loro appartamento. Non si tratta di una vocazione da interior designers specializzati in recycling, ma di un disperato tentativo di cambiare la propria vita affidandosi al messaggio misterioso di quegli oggetti: una frusta abbandonata forse suggerisce di intraprendere una carriera da domatore? Uno sportello di automobile, invece, sta dicendo a qualcuno di fare l'autista?
Finora si è trattato di un gioco, ma quando uno di loro torna a casa con una confezione di pasticceria che dovrebbe contenere una torta, il gioco si fa molto più duro. La confezione infatti nasconde quattro pistole e quattro passamontagna, evidentemente abbandonati da qualcuno che è stato inseguito dalla polizia. Sulle prime i quattro registrano la delusione: si erano preparati per assaltare un millefoglie o un profiteroles, ma sono invece assaltati da questi oggetti sinistri che, inevitabilmente, suggeriscono loro una malsana idea. E se li usassero per rapinare una banca? O, meglio ancora, un grande teatro? Il Sistina sarebbe perfetto, e in effetti la rapina va a buon fine, ma un inconveniente pregiudicherà tutto.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 14 marzo al 2 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


NOI ROMANE - NOANTRE
e in omaggio alle donne, mamme, lavoratrici, parte a Roma l’iniziativa “Nursery Sharing” a teatro
regia Toni Fornari
con Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza.
Voce narrante: Maurizio Mattioli

Un omaggio a Roma, attraverso il sorridente tributo alle piccole e grandi protagoniste della storia della città Eterna dalla sua fondazione ai giorni nostri. Al Teatro Belli, dal 14 marzo al 9 aprile, andrà in scena lo spettacolo Noi Romane - Noantre. Un viaggio appassionante tra miti e leggende, durante il quale lo spettatore potrà fare la conoscenza di: Madama Lucrezia la statua parlante, Agrippina la madre di Nerone, Acca Larentia ovvero la leggendaria Lupa, la Papessa Giovanna, Donna Olimpia Pamphili “la Pimpaccia”, Enrichetta Caracciolo la monaca garibaldina, Lina Cavalieri la regina della Bella Epoque e tante altre affascinanti figure femminili. Un’idea di Simona Patitucci che, grazie al testo e alle liriche di Toni Fornari che ne cura anche la regia, si è trasformato in un racconto teatrale impreziosito dalle musiche e dalle canzoni di Massimo Sigillò Massara. E per onorare ulteriormente le donne, mamme, lavoratrici e sognatrici di ogni epoca la giornalista Federica Rinaudo, in collaborazione con l’azienda Io Bimbo (tra i leader in campo di articoli per l’infanzia) e l’Armando Curcio Editore, promuove l’iniziativa “Nursery Sharing”. Un mini spazio essenziale formato famiglia a disposizione delle mamme che in questo modo non dovranno rinunciare alla loro serata a teatro. Un angolo condiviso dove sarà possibile trovare tutto il necessario per i propri figli, dal fasciatoio allo scalda biberon, da giochi ed accessori ad una serie di libri, tra favole e racconti, per rispolverare le sane tradizioni di un tempo e lasciare da parte lo smartphone. L’esperimento, per la prima volta a Roma, sarà preceduto da una serie di video in cui le mamme potranno dire la loro (a partire dal 13 marzo) sulla pagina Facebook “Noi - mamme - romane” e sul sito www.nurserysharing.it. Un motivo in più per non perdere lo spettacolo brillante, vivace e a tratti commovente, che restituisce a queste donne la possibilità di rettificare anche alcune “inesattezze” storiche. A dare volto e voce a queste romane: le attrici Simona Patitucci (nota al grande pubblico anche come voce di Ariel in “La Sirenetta” della Disney e già protagonista di spicco del teatro musicale italiano), Valentina Martino Ghiglia (reduce dal grande successo degli spettacoli “Tacchi misti” e “Mom’s”), affiancate dalle giovani Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza. Tra le suggestive atmosfere anche una ciliegina sulla torta: la voce narrante di Maurizio Mattioli, unica “presenza” maschile, che introdurrà le storie avvincenti di queste romane speciali. Da non perdere al Teatro Belli dal 14 marzo al 9 aprile.

TEATRO BELLI - Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
Dal 14 marzo al 9 aprile 2017
Feriali ore 21.00 - Festivi ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


LOVE ME TINDER - HATE ME TRUE
Commedia brillante [in Skatola]
di e con Mauro Fanoni e Alessandra Flamini

Nell’era di Internet, dei social-network, delle chat, il piano virtuale e quello reale spesso si sovrappongono e confondono e le percezioni cambiano. Cambiano gli approcci e le aspettative e molte volte quello che ci si trova di fronte dal vivo dopo un incontro on-line non è proprio quello che ci si aspetterebbe. Gli stereotipi possono ribaltarsi e le nuove dinamiche sfuggire agli “attori” piombati nella realtà.
In “Love me tinder – Hate me true” si racconta questo e molto altro in modo ironico e dissacrante.
Nico si annoia, Eva vuole divertirsi. Si connettono a un sito di incontri ed è subito “Match!”. Appuntamento da lei, con le migliori intenzioni: sesso sì, problemi no. Potrebbe essere una gran serata. Ma la scintilla che scatta non è quella che si sarebbero aspettati. Non accende un fuoco di passione ma un candelotto di dinamite. Cosa? Lui prima ha bisogno di conoscersi un po’? E lei invece vorrebbe soltanto concludere? L’ uomo e la donna sembrano scambiarsi i ruoli. Ne consegue una battaglia di distruzione dei luoghi comuni, duelli in punta d’ironia e colpi sotto la cintura, in un travolgente susseguirsi di situazioni paradossali e divertenti istantanee di una società virtuale sull’orlo di una crisi di nervi. Si ameranno? Si odieranno? Finiranno a letto? L’unica anticipazione possibile è che “Vissero per sempre…almeno fino a quel giorno”.
Lo spettacolo fa parte della produzione [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale] format ideato da Alessandra Flamini, in collaborazione con Mauro Fanoni e Mr Kaos. Un nuovo modo di guardare il teatro, di viverlo. Dodici pareti da cui spiare, infinite possibilità di partecipare alla creazione di visioni e visuali private, individuali, irripetibili. Lo spettatore sceglie il filtro, il colore, il punto di vista dal quale rubare la storia e i suoi segreti.
Gli spettatori guardano gli attori attraverso un allestimento scenografico di forma pressoché cubica (all’incirca due metri e mezzo per due metri e mezzo), composto da dodici moduli che vanno a formare quattro pareti. Ogni modulo offre un tipo di “visibilità” e “trasparenza”: plexiglass colorati, plexiglass neutri, velatini, strutture in legno, alcuni fissi altri con la possibilità di variarli all’occorrenza aggiungendo elementi scenici come tende o altro.
Gli spettatori possono muoversi durante la visione su tre dei lati della Skatola, cambiare a proprio piacimento il posto a sedere tra quelli rossi disponibili detti anche “posti voyeur”, o decidere di godere dello spettacolo in piedi, rubando segreti da ogni visuale. Solo una parte di pubblico siederà infatti su “posti fissi” o posti blu, dai quali non è possibile muoversi ma guardare lo spettacolo in modo “canonico” attraverso la “quarta parete”.
Quello che ne risulta è una visione di tipo “cinematografico” e assolutamente personale.
Gli spettacoli creati per la Skatola prevedono una regia che, pur senza danneggiare la visibilità per coloro che hanno il posto fisso, tiene sempre conto della possibilità, per coloro che hanno il posto mobile, di cogliere, spostandosi, particolari dettagli, visuali, “inquadrature”.
«Ne consegue che la regia di uno spettacolo [in Skatola] – spiegano i registi- debba tenere conto anche della sfida di confezionare una messinscena perfettamente godibile in modalità “frontale” ma che sappia nel contempo stimolare la curiosità e il movimento dello spettatore “mobile”, celando particolari attraenti ovunque possano essere spiati e colti: dietro le ombre della scena, oppure sul viso di un attore che normalmente sarebbe “di spalle”, magari nell’espressività emotiva di chi sta ascoltando un monologo, oltre che in quella di chi lo sta facendo. La visione a 360 gradi, accanto alla necessità di non lasciare mai alcun particolare al caso, permette di stratificare alcuni dettagli drammaturgici in livelli supplementari che, a seconda del punto di vista dello spettatore, non più “passivo” ma “attivo”, nella propria personale “regia della visione”, possono nutrire lo spettacolo con sfaccettature interessanti, sempre diverse e, si direbbe, anche esclusive e individuali.
Nello specifico caso di “Love me tinder – Hate me true”, spettacolo a due attori, proprio i piani di ascolto risultano essere di grandissima importanza per lo spettatore e di grande stimolo per il regista, specialmente nella misura in cui un nodo cardine della commedia è la reazione di un personaggio di fronte allo spiazzamento generato dalla totale distruzione delle aspettative da parte dell’altro. Spiazzamento che è doppio, biunivoco, laddove sia l’uomo che la donna non si allineano ai clichet che, volente o nolente, trovano spazio in ognuno di noi; e spiazzamento che genera situazioni di incomprensione e stupore, molto spesso caratterizzate da forte ironia e anche grande comicità; a volte, invece, il sorriso e la risata sono stimolate da un’atmosfera divertente ma anche amara, grottesca, che offre generosi spazi di riflessione sulle persone e sulla società di oggi, per chiunque abbia voglia di farlo.»

MR KAOS - via Antonio Dionisi 50, Roma (Zona Monteverde/Portuense)
dal 17 marzo al 2 aprile 2017 (solo venerdì, sabato e domenica)
In scena il Venerdì e Sabato con doppio spettacolo alle ore 20,30 e alle ore 22,00 e la domenica alle ore 20,30.
Biglietto posto fisso 7 euro + 3 euro di tessera associativa.
Biglietto posto mobile 10 euro + 3 euro di tessera associativa.
Lo spettacolo non è adatto alla visione di minori di 14 anni.
Il massimo di spettatori ammesso è di 35 persone a turno.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327.3087387
Sito web: www.mrkaos.it


MURA
di Riccardo Caporossi
ideazione, progetto, messa in scena, esecuzione Riccardo Caporossi
con Vincenzo Preziosa
luci Nuccio Marino
foto Zhang Xinwei
Produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale

Dopo la ricostruzione di Forme la scorsa estate al Teatro India, torna nella cornice della Sala Squarzina del Teatro Argentina, dall’8 marzo al 1 aprile, il teatrante-artigiano della scena Riccardo Caporossi con MURA, spettacolo che compone il dittico di creazioni dedicato a un vero e proprio protagonista della ricerca teatrale italiana.
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, ricrea in scena un quadro visivo, una “scatola teatrale” completa e autonoma con circa 50 mattoni che vanno a comporre un muro, dietro il quale c’è una superficie su cui si proiettano ombre che si concretizzano in forme: mani, scarpe, cappelli, scale, bottiglie, cannocchiali, bastoni, ombrelli. Mura rimuove gli ostacoli attraverso l’immaginazione, smantella quelle barriere che ancora oggi sono motivo di divisioni, quelle cortine immateriali e invisibili fatte di odio, paura, mancanza di immaginazione, e quelle costruzioni mentali e costrizioni sociali che rendono prigionieri e separano gli uomini per razza, religione, cultura e ricchezze.
Si parla ora dell’Europa dei “muri”, frontiere che sbarrano mettendoci di fronte ad “un vicolo cieco”. Una vera e propria ricerca di significato sui gradi di conoscenza tra immagine rappresentata e la sua vera natura: il muro ne è lo spartiacque e può svelare qualcosa che altrimenti rimane nascosto. Così, un prologo verbale tra ombre e suoni ad esse connessi introduce il pubblico di fronte al muro, costretto con lo sguardo fisso come si fosse in fondo ad un vicolo cieco. Da qui inizia un gioco che si svolge in toni fantastici, surreali, ironici per terminare nel lungo elenco dei muri che dividono il mondo.
Circa quaranta anni dopo Cottimisti, Riccardo Caporossi riporta in scena “i mattoni” con una performance che unisce l’arte e un teatro essenziale, costringendo lo spettatore ad osservare il dettaglio, il tempo dei gesti, i silenzi tra le cose. «Nel 1977 ho realizzato insieme a Claudio Remondi lo spettacolo Cottimisti in cui costruivamo, in scena, un muro vero con 1000 mattoni veri. Operai visionari. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Dietro quel muro, manu-fatto vero, apparivano un paio di mani che con l’alfabeto dei sordo-muti lanciavano un messaggio oltre il confine. Mura è un “dettaglio” di quel muro; è un “primo piano” di memoria che vuol dire conoscenza, appello della mente – racconta il regista e interprete Riccardo Caporossi – È una pagina, una tela, uno schermo: frammento di ciò che può esserci, di qua o di là del muro. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Alla fine calava una grande sfera di metallo, sospesa tra il pubblico e il muro. Una provocazione. Un suggerimento per abbatterlo. Di lì a 12 anni fu abbattuto il muro di Berlino. Quelle mani giocavano con dei segni scritti nell’aria, senza necessariamente chiedere soccorso, ma spronavano ad immaginare. Quelle mani tornano ad affacciarsi di là del muro. Portano il segno del tempo, non ancora livide e nodose, agiscono nell’invisibile mondo dell’immaginazione. Altri muri da abbattere. Il tempo presente, per valutare il senso dello spettacolo. Il tempo presente, per far sbocciare una nuova immaginazione».
Un gioiello di grazia e di intelligenza, in cui protagonisti sono essenzialmente gli oggetti, una particolare composizione teatrale in cui i mattoni man mano vengono sottratti fino a lasciare vuoto il palcoscenico e la strada aperta alla riflessione.

TEATRO ARGENTINA (Sala Squarzina) - Largo di Torre Argentina, Roma
Dall’8 marzo al 1° aprile 2017
in replica sempre alle ore 17, 9 e 26 marzo ore 21
Durata spettacolo: 60 minuti
Prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net

 

Articolo di: Isabella Polimanti

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