SaltaInTeatro - l’agenda teatrale romana, settimana dal 20 al 26 marzo

Scritto da  Domenica, 19 Marzo 2017 

Torna sulle scene Giulia Lazzarini. L’atteso ritorno la vedrà protagonista dello spettacolo diretto dal maestro argentino Claudio Tolcachir, “EMILIA”. Al Teatro Argentina si racconterà la storia di una famiglia, tra frammenti del passato, apparenze e amore incondizionato.

Al Teatro India sono di nuovo rievocate la personalità e la poetica di Pier Paolo Pasolini con lo spettacolo “MA”, ispirato alla figura della madre del poeta corsaro. Candida Nieri, diretta da Antonio Latella, sarà la protagonista dello spettacolo, una sorta di “processo-interrogatorio” scritto da Linda Dalisi.

Melania Giglio, nell’ambito della rassegna “Una stanza tutta per lei” sarà la protagonista di “VOCE DI DONNA” un racconto intenso, comune a molte donne, che narra di vittorie e di sconfitte, di gioie e di dolori.

Riscuote successo dal 1992, anno in cui Francesco Apolloni lo propose al Todi Festival, lo spettacolo RISIKO - QUELL' IRREFRENABILE VOGLIA DI POTERE. Torna in scena al Teatro della Cometa dopo 25 anni con un tema che è ancora di grande attualità. Uno spettacolo sul potere e sulla fascinazione che ne subisce chiunque si avvicini ad esso. Con la regia di Vanessa Gasbarri, che non trascura elementi della tradizione della commedia all’italiana, sarà in scena un gruppo di giovani e talentuosi attori.

In un’unica data, martedì 21 marzo, sarà in scena nella suggestiva cornice del Sala Uno Teatro "MARIA D'ENGHIEN”. Scritto, diretto e interpretato da Tiziana Buccarella lo spettacolo racconta le gesta di una donna dotata di grande personalità vissuta nel basso medioevo. Tiziana Buccarella, nel suo monologo, metterà in luce lo spessore di un personaggio storico, una donna del tempo, che può essere considerata - come recita il sottotitolo dello spettacolo - una donna di tutti i tempi. Lo farà alternando il racconto storico e biografico a momenti di comicità e di musica.

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.

Buona visione con SaltinAria!


EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia), Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina), Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata - racconta il regista Claudio Tolcachir - Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo - conclude il regista - mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17 _ 1 novembre ore 17 _ lunedì riposo _ dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


MA
drammaturgia Linda Dalisi
regia Antonio Latella
con Candida Nieri
scene Giuseppe Stellato - costumi Graziella Pepe
musiche Franco Visioli - luci Simone De Angelis
assistente alla regia Francesca Giolivo

Produzione stabilemobile compagnia Antonio Latella
coproduzione Festival delle Colline Torinesi in collaborazione con Centrale Fies, NEST

Pier Paolo Pasolini, la sua personalità, la sua lungimiranza e la sua letteratura, ritornano protagoniste sul palcoscenico del Teatro India dal 21 al 26 marzo con lo spettacolo MA di Linda Dalisi e la regia di Antonio Latella, un lavoro ispirato alla figura della madre nell’opera del poeta “corsaro”.
Antonio Latella torna così ad occuparsi di Pasolini e lo fa indirettamente, inscenando una sorta di processo-interrogatorio all’immaginata madre, nell’interpretazione di Candida Nieri, che appare al pubblico seduta lateralmente, con i piedi incagliati in due gigantesche scarpe nere che ne fiaccano i movimenti e la rendono goffa e ingombrante. Il viso è rivolto a una grata di lampade sottratte a interni piccolo-borghesi che per l’occasione si fanno fari minacciosi da commissariato di polizia. Sola in scena, griderà tutto il suo dolore e le inadeguatezze di famiglia in un microfono, mettendo a nudo l’intimità di una morte violenta e “mica male insabbiata”. Lei, che donò l’uso della parola al figlio e che ora, a quarant’anni dalla sua morte per l’uso libero della parola stessa, vorrebbe disperatamente sottrarglielo. Lei, “madre sorda di un figlio lottatore”, diviene paradigma universale di tutte le madri costrette a seppellire i figli vittime della violenza del mondo (da Plaza de Mayo alle vittime di mafia a Federico Aldrovandi), metaforica Madonna come nel “Vangelo secondo Matteo” e Madre-Scrittura, “dove il pozzo inesauribile è il pensiero e l’arma nella battaglia della vita è la parola”.
Partendo dalla prima sillaba della parola Mamma, Latella ci guida in un percorso all’interno dell’opera di uno dei massimi poeti del ‘900, seguendo un filo conduttore che ha al suo centro quella forza generatrice, procreatrice di parole come di uomini, di pensiero come di gesti artistici. «In tutte le sue vittorie e sconfitte accanto all’uomo Pasolini, c’è sempre la madre – racconta il regista – Nel suo cinema la madre diventa uno dei perni attorno a cui tutto ruota. Sguardi e sorrisi spezzati delle madri scelte come icone assolute di un’Italia che sa che tutto sarà irrecuperabile. Quegli sguardi potenti e violentati da un dolore ancestrale. Tutta la sua letteratura e il suo teatro sono pervasi dalla presenza di quella madre che lo ha accompagnato nella fuga dalla banalità coatta del vivere quotidiano. Sarà proprio la madre del Poeta la Maria straziata dal dolore sotto la croce di Gesù, nel film Il Vangelo secondo Matteo. Ma ogni volta la MA diventa altro. Per una madre che piange un figlio, un Gesù dei poveri, un operaio, un pittore, un poeta, un re Edipo, per una città che accoglie i reietti, per un paese che scaccia gli intellettuali, per una nazione troppo cattolica per non essere ipocritamente di destra fino in fondo, tutto è madre e si fa madre. Attraverso le parole, le immagini, il nostro tentativo è quello di tracciare una possibile unica madre, con quel MA necessario a mettere un dubbio: madre sì, ma....».
La drammaturgia di Linda Dalisi è un intenso e duplice studio sulla Parola e sugli intrecci psicologici e affettivi tra la figura materna e il suo prodotto, un figlio che della parola ha fatto arma di difesa e di scandagliamento di verità in un mondo di ipocrisie. «Con Pasolini – spiega la Dalisi – parto alla ricerca di una lingua, perciò dopo il suono labiale del “ma” la ricerca prosegue nella parola…che diventa Parola con la P maiuscola, quella in cui anche il segno grafico significa e dichiara che siamo in presenza di qualcosa di superiore, una forza generatrice, ovvero la Poesia. Madre Poesia. E da quella Parola arrivo all’immagine e poi al senso. Osservo a lungo e accuratamente le immagini che ritraggono la madre del Poeta e ne resto incantata. Quella Parola è scritta in quegli occhi che hanno pianto o in quel sorriso che non ha mai smesso di accompagnare il figlio. Quella Madre che le parole le conservava in un cassetto, mentre il Figlio ne faceva arma di battaglia. Che madre può essere la madre di un Profeta?».

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
Dal 21 al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


Marioletta Bideri per Bis Tremila srl presenta
Melania Giglio in
VOCE DI DONNA
uno spettacolo di Melania Giglio

"L'uomo che non ha musica dentro di sé,
ed è insensibile agli accordi delle dolci melodie,
è pronto per tradimenti, stratagemmi e rapine"
William Shakespeare, Il Mercante di Venezia

Una donna sola in scena. Vestita di un enorme abito da sposa che occupa quasi tutto il palco.
Racconta la sua storia fatta di vittorie e sconfitte, gioie e dolori. Una storia comune a molte. Ma questa donna percepisce il mondo in un modo molto particolare. Per lei solo il suono, le voci, la musica danno un senso agli eventi. Solo il suono mette ordine in un universo che altrimenti sarebbe percepito come caos. Attraverso le voci di donna che l'hanno guidata ed ossessionata riesce persino a raccontarci quell'assurdo susseguirsi di ore che qualche sprovveduto si ostina a chiamare vita.

Note di Regia
Io sono la sposa che non ha vissuto, quella che nessuno ha voluto.
Non so se ancora vivo. Non so se esisto.
Ma so che prima ancora di nascere io ero suono.
Della mia infanzia non mi ricordo nulla. Ore e ore senza sapere che farsene del tempo.
L'unica cosa che mi è restata nelle ossa di quegli anni senza forma è la voce di mia madre. E naturalmente la voce di mia nonna.
Solo il suono era il mio mondo. Solo sentirlo mi placava.
Poi è arrivata la musica. Anzi: è arrivato il canto. A dare finalmente un senso a tutta quella confusione.
Il mio mondo solitario finalmente si è popolato di voci. Voci di donne che hanno dato un nome a tutti i miei fantasmi.
Eros, Solitudine, Dolore, Amore, Nascita, Lotta, Fede sono diventati musica.
Universo senza fine.
Canto eterno ed invincibile.
(Melania Giglio)

TEATRO BRANCACCINO - via Mecenate 2, Roma
Dal 23 al 26 marzo 2017
Dal giovedì al sabato ore 20, domenica ore 18
Biglietto: 15,50 € - Card open 5 ingressi 55 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Produzione PRAGMA srl presenta
RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
con (in ordine alfabetico)
Arturo: Andrea Bizzarri
Giulio: Tommaso Cardarelli
Claudia: Guenda Goria
Simone: Antonio Monsellato
Alex: Luigi Pisani
Stella: Giulia Rupi
scene Katia Titolo,
costumi Marco Maria Della Vecchia e Maura Casaburi
musiche Jonis Bascir
luci Corrado Rea
aiuto regia Claudia Ferri, Alessandro Salvatori ed Alessandra Merico
foto Barbara Ledda

Era il 1992 quando Francesco Apolloni propose al TodiFestival lo spettacolo RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere. Fu un grandissimo successo, applauditissimo in tutti i teatri che lo videro in scena, compreso il Teatro della Cometa. Lo spettacolo divenne un cult. A distanza di 25 anni torna in scena dal 22 marzo al 9 aprile proprio al Teatro della Cometa. Un tema sempre di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova.
Primissimi anni ‘90. In un albergo di lusso, di un paese della provincia italiana, quattro giovani ‘yuppies’ della politica, Alex (il carismatico Luigi Pisani), Simone (l'affascinante Antonio Monsellato), Arturo (il divertentissimo Andrea Bizzarri), Claudia (l'altera Guenda Goria), si riuniscono in occasione del congresso del loro partito (quale, non ha davvero importanza) per l'elezione del nuovo segretario giovanile.
A movimentare ulteriormente la notte che precede l'elezione al quartetto si uniscono la cameriera Stella (l'intraprendente Giulia Rupi) e l'amico d'infanzia Giulio (il camaleontico Tommaso Cardarelli). Denominatore comune dei sei giovani la smania di potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del ‘Risiko’, dove si conquista il mondo tirando ai dadi.
Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più accattivante.
La commedia scritta da un pungente Francesco Apolloni 25 anni fa risulta oggi preveggente e ancora attualissima. Attenta a tutti i dettagli e sarcastica come nella miglior tradizione della commedia all’italiana è la regia di Vanessa Gasbarri, che fa della piéce un ‘classico’ del teatro contemporaneo. Le musiche sono composte, per l’occasione, da Jonis Bascir.
Risiko non è un testo sulla politica ma sul potere, chiunque si avvicina ad esso finisce per subirne il fascino. Non a caso, anche la cronaca di oggi non fa che parlare del congresso di un grande partito, scissioni fra correnti, la vecchia legge elettorale che ritorna... che la prima Repubblica dei giovani protagonisti di Risiko non stia ritornando?

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
22 marzo | 9 aprile 2017
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
RIDUZIONI PER I LETTORI DI SALTINARIA

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it

 

IL CANDIDATO
Regia: Simone Villani
Interpreti: Mauro De Maio, Riccardo Averaimo, Roberta Rigano, Pierfrancesco Perrucci, Rossella Ambrosini e Giacomo De Rose
Scenografia: Vittoria Giampaulini
Musiche: Mauro De Maio

Nella campagna elettorale del governatore democratico Morris, Stephen Bellamy è il giovane addetto stampa, nonché il miglior del paese perché crede nel suo lavoro e nel suo candidato. A pochi giorni da un’importanza votazione negli Stati principali, c’è bisogno di stringere accordi per assicurarsi la vittoria. Durante l’assenza del responsabile della campagna, Stephen lotterà tra il suo fermo credo politico e le lusinghe dell’addetto stampa rivale. La notizia di un suo gesto, arrivata nelle mani sbagliate, rischia di mettere in pericolo la sua posizione e quella del partito stesso.

Il nucleo dell’opera Il candidato, riadattamento dell’opera teatrale Le idi di Marzo - Farragut North di Beau Willimon, ruota attorno ai vari meccanismi che muovono l’universo politico nel delicato momento della campagna democratica del 2004, mirata ad eleggere il candidato meglio sostenuto da contrapporre alla compagine repubblicana. Ogni personaggio è un pezzo preciso posto nella giusta casella di una scacchiera dove ognuno ha una diversa importanza e si muove con precise modalità. Ciascuno di essi è regolato e trascinato dalla propria ambizione, a tratti stratosferica, come fosse lei il vero cuore pulsante del loro corpo. Grazie al suo lavoro realmente svolto nella campagna democratica, Willimon sfida saggiamente i propri personaggi, mettendo su un lato della bilancia valori come il rispetto e la fiducia, e dall’altro i falsi miti dell’onnipotenza, spesso raggiunta grazie all’aiuto di compromessi e ricatti. In un campo senza regole, nessun gioco è troppo sporco, nessuna menzogna è troppo spudorata per poter arrivare lì dove i sogni sembrano finalmente tangibili e concreti, grazie ad un serbatoio ancora pieno di una miscela letale fatta d’ambizione ed ego. Il ritrovarsi tutto d’un tratto faccia a faccia con il proprio fallimento è il vero obiettivo dello scrittore americano, che analizza le diverse dinamiche psicologiche con le quali i personaggi agiscono nel tentativo di rimanere in piedi più tempo possibile, evitando di essere divorati dai loro simili, proprio come in una partita a scacchi. In un mondo fatto di personaggi cinici dove regna l’arrivismo, non c’è spazio, o meglio, non c’è tempo per il perdono o il rimorso, ma soltanto la possibilità di rimanere sé stessi. Sempre.

TEATRO HAMLET - Via Alberto da Giussano 13, Roma
Dal 24 al 26 marzo 2017
24 e 25 marzo ore 21, 26 marzo ore 18

Info e prenotazioni: telefono 348/8451068, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrohamlet.it

 


AULULARIA - L’AVARO DI PLAUTO
con Edoardo Siravo
di Tito Maccio Plauto
regia Nando Sessa

E’ la vivacità drammatica, unita all’essenzialità dello svolgimento, a caratterizzare l’ ”Aulularia”, vale a dire la commedia della pentola d’oro, (aulula, pentolina ed aurum, oro, sono i termini di cui è composto il titolo originale): dominante è la figura dell’avaro, interpretato da Edoardo Siravo, certamente uno dei personaggi più riusciti di Plauto e più imitati nei tratti caricaturali, preso a modello, tra gli altri, da Shakespeare e Moliere. Con la sua maniacale ossessione l’avaro dà vita a tutta la vicenda, mentre la beffa ordita dal servo alla fine si ricompone e lo stesso protagonista, rinsavito dalla sua funesta “malattia”, congeda gli spettatori con un invito ad essere generosi e a non scherzare mai con l’avarizia.
La commedia diretta da Nando Sessa ed intitolata “L’avaro di Plauto” per rendere omaggio al genio di Sarsina, è sostenuta da ritmi incalzanti, con il gusto per il “botta e risposta”, per battute sapide e frizzanti che rendono più divertenti i sottintesi dei dialoghi. Alla stimolante “sensualità” lessicale plautina, al gusto per i doppi sensi, i giochi di parole e gli equivoci, cerca di intonarsi la traduzione e l’adattamento di Michele Di Martino, con una significativa e singolare scelta di frasi e parole dell’originale latino, recitate dagli attori e scandite in metrica nelle parti cantate: sarà pure questo latine loqui, parlare in lingua latina, un modo per rivivere, ancora oggi, la grandezza del mondo classico, per risalire il fiume dei segni che ci arriva dalla civiltà di cui siamo eredi diretti.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
Dal 21 al 26 marzo 2017
dal martedì al sabato, ore 21.00 domenica ore 17.00 lunedì riposo
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 26 marzo, ore 17

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Pietro Longhi e Gabriella Silvestri in
LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Annachiara Mantovani Alida Sacoor
e con Pierre Bresolin
scene LolloZolloArt
costumi Lucia Mariani
musiche a cura di Eugenio Tassitano
regia Silvio Giordani

La notte della Tosca è la storia di tre infermiere ausiliarie di una casa di cura per lungodegenti che, da un giorno all’altro, ricevono una lettera di licenziamento. Anna ha il marito in cassa integrazione, Linda è al terzo mese di gravidanza e Ivana vive con i due figli da mantenere. Annientate dalla notizia, precipitano nella disperazione e nella rabbia. A suggerire come far sentire la loro voce è Oscar, un paziente della casa di cura, amante di Puccini ed ex-sindacalista delle Ferrovie dello Stato, che spiega alle tre che devono compiere un gesto eclatante: se vogliono riavere un lavoro, devono andare in televisione a raccontare la loro storia. Anzi, è la televisione che le deve raggiungere!!! E così, Oscar nonostante sia costretto a vivere sulla sedia a rotelle, sente riaccendersi il fuoco della lotta, che lo ha accompagnato per tanti anni nel passato, e trascina le tre verso l’avventurosa protesta sulla terrazza di Castel Sant’Angelo……
Una pièce divertente, e commovente, dove l'autrice Roberta Skerl affronta con delicatezza, sensibilità e ironia, il tema scottante della perdita del lavoro, condizione sempre più frequente che coinvolge sempre più da vicino, ma che ci fa continuare a desiderare e sognare un futuro migliore.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 11 aprile ore 19, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
di Pierre de Marivaux
Regia Ferdinando Ceriani
Traduzione e adattamento di Ferdinando Ceriani e Tommaso Mattei
Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Papele, servo - Giovanni Anzaldo
Eufrosine, marchese - Ippolita Baldini
Silvia, serva - Carla Ferraro
Ificatre, conte - Stefano Fresi
Trivellino, governatore -Carlo Ragone

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Musiche Stefano Fresi
Luci Andrea Burgaretta

Produzione KHORA.TEATRO E TEATRO STABILE D'ABRUZZO

E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli sulla retta via?

L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, né l'abolizione dei privilegi, ma una ‘piccola’, semplice, utopia umana: la possibilità di riabilitarsi.
Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù.
Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida, come farebbe un regista teatrale, i quattro in una sorta di onirico gioco fatto di travestimenti, di scambi di ruolo, in cui le maschere della commedia dell’arte sbiadiscono per trasformarsi in personaggi vivi, in carne ed ossa.
Marivaux ne descrive l'ingegneria dei sentimenti: non perde un solo passaggio, una sola vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo magnetico che collega un animo all'altro.
Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che il cuore sia solo una ‘sovrastruttura’.
Un testo classico, di sorprendente attualità per la sua storia (un naufragio, un’isola, servi e padroni messi a confronto, la necessità di favorire un dialogo tra di essi) - sottolinea Ferdinando Ceriani - ma è anche un grande gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi potenzialità espressive e comiche.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 22 marzo a domenica 9 aprile 2017

Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216, biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


EUROEVENTI Production
Moscow State Ballet
diretto da Anna Aleksidze-Grogol
LA BELLA ADDORMENTATA
balletto in due atti
musica di P. I. Ciaikovskij
coreografie di M. Petipa
scenografie e costumi di J. Samodurov
con:
Olga Pavlova Principessa Aurora
Sergey Skvortsov Principe Désiré
A. Gherasimov Carabosse
N. Gubanova Fata dei Lillà
A. Salimov Uccello Blu

Il Moscow State Ballet è stato fondato ed è diretto da Anna Aleksidze-Grogol, ex-ballerina e coreografa. Figlia d'arte, suo padre Georghij Aleksidze fu un famoso coreografo, nonché Artista del Popolo della Russia.
Il repertorio della Compagnia include più di dieci titoli tra i quali Il Lago dei Cigni, Lo Schiaccianoci, La Bella Addormentata, Romeo e Giulietta, Cenerentola, così come balletti moderni.
Il Moscow State Ballet porta in scena la sua arte non solo in Russia ma anche all’estero. Durante questa stagione, nelle sole Germania, Danimarca, Svezia la Compagnia ha fatto più di 80 spettacoli e nel corso degli anni ha effettuato tournèe in oltre 35 paesi del mondo. Inoltre la Compagnia partecipa attivamente al progetto sociale ”The Great Russian Nutcracker” negli Stati Uniti dove gli artisti del balletto si esibiscono con i bambini portatori di handicap.
Le qualità della Compagnia non si limitano al vasto repertorio ma soprattutto ai suoi artisti provenienti dalle migliori accademie statali russe di balletto.

Nell’ambito del suo tour europeo il Moscow State Ballet presenta al pubblico romano il famoso balletto La Bella Addormentata di P. I. Ciaikovskij, ispirato alla celebre fiaba di Perrault e ritenuto uno dei balletti più amati dagli appassionati di danza.
La prima rappresentazione fu al Teatro Marijnskij di San Pietroburgo il 16 gennaio del 1890. Ancora oggi continuamente rappresentato, è sempre pronto ad affascinare e a far sognare con le splendide danze e i magnifici pas de deux e ad incantare con il famoso e difficilissimo Adagio delle Rose.

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - via delle Vergini, Roma
dal 21 al 26 marzo 2017
da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, mercoledì 22 marzo ore 17

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


CHIEDO I DANNI
di e con Grazia Scuccimarra
musiche di Grazia Scuccimarra e di Pino Cangialosi
luci di Flavio Bruno

Grazia Scuccimarra, grande attrice comica, ci divertirà ancora una volta, attingendo al suo talento, all’amore per il mondo, alla curiosità sempre viva per quello che accade intorno a noi.
Intanto, chiede i danni. Anzi, le piacerebbe una bella ‘class action’, visto che non c’è persona che non sia delusa dalla famiglia, dalla politica, dai rapporti umani in genere. E’ stata mortificata la scala dei valori in cui abbiamo creduto per una vita, vacilla il naturale diritto ad invecchiare serenamente, per non dire del diritto dei giovani a vivere gioiosamente.
Ma Grazia, come una leonessa, continua a darsi da fare: anche se tutto quello per cui si è spesa è andato in mille pezzi, lei non rinuncia a raccattare qua e là briciole dei suoi sogni, per rimettere in piedi qualcosa che somigli a una donna, a un uomo, a uno Stato, alla società civile.
Due brillanti e scoppiettanti ore di palcoscenico nelle quali l’autrice con la sua ben nota vena satirica, renderà le sue frecciate occasione, come sempre, di risate e applausi. E mentre raccoglie, incolla, ripara le tessere del mosaico della nostra vita, lei ride e ci fa ridere di tutto quello che ci circonda, con la sua verve, pungente, allegra e più che mai amorevole.
“Chiedo i danni” gode di un ritmo battente, di tempi comici eccellenti e di molti momenti felici e irresistibili, che offrono l’occasione di grandi risate ed applausi a scena aperta.

TEATRO DEGLI AUDACI - via Giuseppe De Santis 29, Roma
dal 23 marzo al 2 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 21,00 - domenica ore 18,00
prezzi: biglietto intero € 18,00 - biglietto ridotto € 15,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 94376057
Sito web: www.teatrodegliaudaci.it


Vanessa Gravina - voce recitante
Tiziana Cosentino - pianoforte in
ENOCH ARDEN
NAUFRAGO PER AMORE
melologo per voce recitante e pianoforte
di Richard Strauss
su poema narrativo di Alfred Tennyson

Nato dalla penna del più illustre dei poeti vittoriani Lord Alfred Tennyson, Enoch Arden fu pubblicato come poema in versi nell'agosto 1864 riscuotendo un successo da vero best seller (17.000 copie nel giorno di pubblicazione; 60.000 in soli quattro mesi).
R. Strauss riprese il poema alla fine del secolo nella traduzione tedesca di A. Strodtmann per farne un suggestivo melologo per pianoforte che verrà interpretato al Teatro Palladium il 24 e 25 marzo p.v. da Vanessa Gravina (voce recitante) e Tiziana Cosentino (pianoforte).
Racconto commovente e dolcissimo, Enoch Arden narra la storia di tre fanciulli di un piccolo porto della costa meridionale dell'lnghilterra.
Enoch (figlio orfano di un marinaio), Philip (il figlio del mugnaio) ed Annie (la ragazzina più graziosa del villaggio) giocano sulla spiaggia tra i relitti del mare. Divenuti adolescenti i due ragazzi s'innamorano di Annie. Ella a Philip preferisce Enoch - divenuto a sua volta marinaio - e lo sposa. Un giorno però Enoch s'imbarca per un lungo viaggio...
Ne nasce una storia semplice ma tormentosa, con uno schietto sapore di leggenda, "storia di mare e d'amore, viaggio reale e simbolico sull'onda della poesia e della musica" (A. Boccalari).
Sullo sfondo il mare, col suo cupo muggito, fa da cornice alle vicende dei protagonisti e incarna la natura profonda, ineluttabile, del destino.
ll commento musicale di R. Strauss, “ricco d'intelligenza drammatica e persino cinematografica ante litteram” (Q.Principe), venato di suggestive inquietudini armoniche, fa di questo “melodramma da camera” un'opera di fortissimo impatto emotivo oltre che un'espressione perfetta del romanticismo europeo fin de siècle.

TEATRO PALLADIUM - UNIVERSITÀ ROMA TRE - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
venerdì 24 - sabato 25 marzo 2017 - ore 21,00
€15 intero | €10 ridotto | €5 studenti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; telefono 327 2463456
Sito web: http://teatropalladium.uniroma3.it/


Sebastiano Somma e Augusto Zucchi in
TANGENTOPOLI
di Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia
con Morgana Forcella, Roberto Negri, Danilo Giannini
regia Andrea Maia

La storia si ispira ai fatti di Tangentopoli e ai processi che ne seguirono per soffermarsi sulla figura di Bettino Craxi e Antonio Di Pietro.
Si immagina che Craxi, ritorni a Milano da Hammamet, per presentarsi davanti al tribunale di Milano dove trova a sostenere l’accusa il Dott. Di Pietro.
Lo spettacolo inizia con l’arrivo in tribunale di Bettino Craxi per soffermarsi sul serrato interrogatorio da parte di Antonio Di Pietro.
Cosa gli avrebbe chiesto Di Pietro? E Craxi? Cosa avrebbe risposto se davvero fosse tornato?
Nell’aula del tribunale si assiste così all’incontro scontro tra i due. Incontro che diventa anche confronto umano, privato, tra due personalità forti. Craxi non più leader carismatico, per anni padrone incontrastato della scena politica, ma uomo provato dalla malattia e dalla terribile esperienza giudiziaria, che non rinuncia però a difendersi. Di Pietro che seppur determinato ad ottenere la sua condanna, che nell’immaginario collettivo è diventata la condanna della prima Repubblica, si trova anche lui indagato a Brescia dove nei suoi confronti sono aperte più di trenta inchieste tanto da determinarsi a lasciare la magistratura.
Lo spettacolo è una realistica ricostruzione di un’immaginaria “ultima udienza” del processo a Craxi. Lo spettatore, sarà coinvolto emotivamente in un gioco poetico dove nessuno è mai né completamente colpevole né completamente innocente.
Sullo sfondo la storia di una difficile transizione dalla prima alla seconda Repubblica e l’amara constatazione che quel fenomeno, lungi dall’essere stato estirpato, continua a rappresentare il problema centrale di una morente seconda Repubblica.
Sebastiano Somma veste i panni del PM Antonio Di Pietro e Augusto Zucchi quelli dell’ex segretario del partito socialista e ex Presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi.
Sul palco con loro Morgana Forcella interpreta l’avvocato della difesa di Craxi, Roberto Negri il giudice, Danilo Giannini è il narratore.
“Tangentopoli” è il lavoro teatrale che ricorda gli avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e contribuito in maniera sostanziale a dividere la storia recente del nostro paese tra prima e seconda Repubblica.
Sono passati esattamente 25 anni da quel febbraio del 1992 quando con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio l’inchiesta Mani pulite, che poi sfociò in Tangentopoli, condotta da un pool di magistrati della procura milanese che portò alla luce la corruzione del sistema politico italiano, dei partiti di maggioranza Dc e Psi e ai processi che ne seguirono e che vide tra gli imputati tanti uomini di spicco dell’economia e della politica italiana.
Una vicenda che ha influenzato e che ancora influenza la cronaca politica e giudiziaria dei nostri giorni e che vede ancora in auge molti dei protagonisti tra politici, imputati e magistrati.
Due sono sicuramente gli uomini simbolo di quell’inchiesta e di quel periodo storico. Bettino Craxi, segretario del PSI dal 1976 al 1993 e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987. Antonio Di Pietro che ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Milano
Nella pièce Antonio Di Pietro è interpretato da Sebastiano Somma, mentre Augusto Zucchi veste i panni di Bettino Craxi, Morgana Forcella è l’avvocato difensore di Craxi, Roberto Negri il presidente di giuria.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 marzo al 16 aprile 2017
Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


INTERVISTA AI PARENTI DELLE VITTIME
Scritto e diretto da Giuseppe Manfridi
Con Melania Fiore
musiche originali di Antonio Di Pofi
scene di Antonella Rebecchini

Sarà in scena al Teatro dei Conciatori dal 21 al 26 marzo – in prima nazionale - INTERVISTA AI PARENTI DELLE VITTIME, spettacolo scritto e diretto da Giuseppe Manfridi. Protagonista è Melania Fiore. Le musiche originali sono di Antonio Di Pofi, le scene di Antonella Rebecchini. Il testo, scritto in versi incalzanti come onde sonore che traducono in un rap prolungato il dipanarsi dei ricordi, è affidato allo straordinario talento di Melania Fiore, che di Manfridi ha già interpretato con enorme consenso ‘La Castellana (un noir)’. A contrappunto del copione composto di parole, la partitura originale concepita per lo spettacolo dal Maestro Antonio Di Pofi.
“Una donna, mentre si prepara per un primo appuntamento a cena ricevuto da un suo corteggiatore, - afferma Giuseppe Manfridi - aspetta che la televisione trasmetta l’intervista da lei rilasciata pochi giorni prima e in cui parla (in modo assai convenzionale) di sua sorella più piccola trovata morta per overdose all’interno di una chiesa. Le circostanze e soprattutto il contesto anomalo della tragedia hanno sollecitato un grande interesse mediatico suggerendo l’idea di dedicare al fatto una sorta di special. Ora, nel tempo in cui sta per partire la trasmissione, e poi durante quello della messa in onda, la donna sente erompere dentro di sé la voglia di dire ciò che per davvero avrebbe dovuto dire ma che non ha detto, e si abbandona a un furente corpo a corpo con la sorellina scomparsa, ma pure con quel video in cui vede una se stessa contraffatta e plagiata dal mezzo in cui si muove prigioniera di un’immagine che si rifiuta di accettare. La verità di ciò che è stato prende corpo piuttosto adesso, nel tempo di uno zapping frenetico, e per la necessità che la protagonista sente di dover comprendere una volta per tutte le ragioni profonde che la legavano a quella ragazza capace di condizionare innumerevoli vite con la dittatura della sua tossicodipendenza”.

TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei Conciatori 5, 00154 Roma
21 | 26 marzo 2017
Biglietti: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 €
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.45448982 - 06.45470031
Sito web: http://www.teatrodeiconciatori.it


DUE DONNE CHE BALLANO
di Josep Maria Benet i Jornet
Traduzione Pino Tierno
con Maria Paiato ed Arianna Scommegna
scene Barbara Bessi
musiche Paolo Coletta
luci Gianni Staropoli
regia Veronica Cruciani
prodotto dal Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

Una commedia amara e profondamente ironica su solitudine e marginalità scritta da Josep Maria Benet i Jornet, il padre del teatro catalano. Ad interpretarla due autentiche stelle della scena italiana, per la prima volta insieme sul palcoscenico, le pluripremiate Maria Paiato (Premio Borgio Verezzi 1994, Premio Flaiano 2001, Premio della Critica Teatrale 2004, Premio Olimpici del Teatro 2004 e 2007, Maschera d’Oro 2005, Premio Ubu 2005 e 2006, Premio Eleonora Duse 2009, Premio Hystrio 2010) e Arianna Scommegna (Premio Lina Volonghi 1997, Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro 2010, Premio Hystrio 2011, Premio Ubu 2014). La regia è firmata da Veronica Cruciani (finalista Premi Ubu 2008 come regista e produttrice e Premio Hystrio – Associazione Nazionale Critici Italiani 2012).
Una donna anziana e una giovane chiamata a farle da badante. Tutte e due schive, energiche, sarcastiche ed eroiche. Si odiano e si detestano perché sono simili, perché ognuna ha bisogno dell'altra, e, nella solitudine delle rispettive vite, sono l'una per l'altra l'unica presenza confortante. Consumano le ore che passano insieme beccandosi, pungendosi e confessando di sé quello che solo a un estraneo si riesce a confessare. Ballano. Come balla una nave in balìa delle onde. Ballano la danza dell'esistenza dura e difficile di chi porta dentro una sofferenza ma fuori esibisce una faticosa immagine di forza e autosufficienza. Ballano come una coppia estratta dal mazzo della casualità, quando nelle balere due sconosciuti si trovano a ballare insieme. E per questo ballo non ci sono cavalieri, non ci sono uomini possibili, non ci sono mariti, padri o figli ad accompagnarle. Ma solo due donne che ballano. Avrebbero potuto non incontrarsi mai e continuare a ballare da sole come hanno sempre fatto, e invece per loro fortuna il sollievo della coppia finalmente addolcisce un po' la fatica. Una minuscola storia come tante che accadono nei grandi condomini di qualsiasi città, un microcosmo, un ecosistema esistenziale, che attraverso la scrittura di Josep Maria Benet i Jornet diventa un modo gentile, amaro e profondamente ironico di raccontare un’intera società, in cui le persone difficili e scomode sono estromesse e confinate ai margini, ad affrontare in solitudine la pista da ballo del proprio destino.

Josep Maria Benet i Jornet, nato nel 1940, è considerato uno dei massimi autori del teatro spagnolo contemporaneo e il padre del teatro catalano. Dal 1964 ha pubblicato più di quaranta commedie rappresentate in tutta Europa, oltre che in Argentina e negli Stati Uniti. Una curiosità che lega la sua biografia a questo testo è la sua grande passione per i fumetti del passato, di cui fa collezione, passione che condivide con la più anziana delle due donne che ballano.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 23 marzo al 2 aprile 2017 ore 21 (martedi 28 ore 19.00, domenica ore 17.30)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


QUANTE STORIE!
di Vauro Senesi e Barbara Alberti
supervisione ai testi e regia David Riondino
collaborazione al testo Jacopo Masini
regia video Alessandro Nidi
produzione Epoché ArtEventi

Ogni incontro è una storia. Ogni luogo ha una storia. L'esperienza è il luogo delle storie. L'incontro è la loro narrazione.
Le storie si possono raccontare con le parole scritte o dette a voce, con segni e disegni, con immagini ferme o in movimento, con le note musicali.
In questo spettacolo Vauro e Barbara ripercorrono, trasformandole in un unico grande racconto, tutte le storie che hanno vissuto. Lo fanno intrecciando le loro voci, dialogando, amalgamando due approcci affabulatori diversi e complementari, servendosi di tutti gli strumenti della narrazione di cui dispongono e che hanno utilizzato in questi anni (letteratura, vignette, reportage su carta stampata e video), mentre la musica li accompagna, scandendo i tempi della narrazione e del dialogo. Ne nasce un ritratto articolato della nostra Storia recente, passata ed attuale. Un ritratto del nostro paese e del mondo intero, che permette di rileggere le figure del potere.
Lo sviluppo non è cronologico, segue piuttosto i grandi temi che sono il fulcro dello scorrere della Storia e delle vite che vi sono immerse: diritti, culture, barbarie, guerra, pace, potenti, prepotenti, rabbia, tenerezza, egoismo, solidarietà, politica e rivolta; un viaggio, il cui instancabile motore è fatto di passione e curiosità.
Il mondo non finirà mai finché qualcuno lo racconta.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
21 e 22 marzo 2017 ore 21.00
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)
Promozione gruppi: 1 biglietto cortesia ogni 10 spettatori paganti
Botteghino: 06 57 40 170 ; 06 57 40 598 _ lunedì (ore 16-19), martedì - sabato (ore 11- 20), domenica (ore 11-13.30 e 16-18)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


IL SEGRETO DEL TEATRO
di Gur Koren
traduzione Danilo Rana
con Alberto Bognanni, Veruska Rossi, Emanuela Annini, Valeria Antonucci, Alice Bertini, Ajay Bisogni Ludovica Boccaccini, Lorenzo Caldarozzi, Alberto Fumagalli, Francesco Massaro, Silvia Parasiliti Collazzo, Alessandro Tiberi
in collaborazione con ACCADEMIA ARTE NEL CUORE
regia Lorenzo Gioielli
regia associata Virginia Franchi
produzione Viola Produzioni

Una famiglia di spacciatori di cocaina, madre stilista di abiti da sposa, padre gangster dal cuore d’oro e figlio ipertecnologico a un passo dalla laurea, si trova di fronte un gravissimo problema: è necessario trasferire un’ingente quantità di droga in Macedonia, ma il corriere che viene normalmente utilizzato è morto per un tragico errore di trasporto. Gli spacciatori non trovano niente di meglio che nascondere la sostanza stupefacente nei bauli di una compagnia amatoriale di attori diversamente abili che partecipano a un concorso teatrale, per l’appunto, in Macedonia.
I ragazzi metteranno in scena Romeo e Giulietta. Il loro spettacolo, quindi, verrà prodotto dalla famiglia di spacciatori. Che ci prenderanno molto gusto, perché Shakespeare, la cocaina, l’amore e la disabilità creeranno una miscela esplosiva, come solo in teatro può accadere. Una commedia iperattiva, vitalissima e scorretta, che ci racconta come tutti siamo diversamente abili e che la normalità è una supposizione che cede di schianto quando non riusciamo a fingere di essere normali.

Note di regia
Una famiglia di spacciatori non particolarmente abili decide di approfittare del viaggio di una compagnia teatrale di disabili per trasportare cocaina in Macedonia. La compagnia rappresenterà “Romeo e Giulietta”. Gli spacciatori assistono alle prove e s’innamorano de “Il segreto del teatro”, che è poi il titolo della commedia.
Qual è il segreto del teatro?
Il teatro, quando è bello e coraggioso come questa commedia, quando è spregiudicato e nello stesso tempo accogliente, quando ci spinge a ridere e a piangere senza nemmeno accorgercene, è l’arte più lieve e profonda che gli esseri umani abbiano concepito. Ed è così che alla fine gli spettatori torneranno nelle loro case, turbati e felici per aver assistito alla rappresentazione della vita di altre persone che non sono loro ma che gli assomigliano molto, per aver capito delle cose in più di quelle che sapevano, per le domande che da quelle nuove conoscenze nascono. Ma, soprattutto, per aver fatto tutto questo dimenticandosi di se stessi per un momento, divertendosi.
Abbiamo scelto di far interpretare parte della compagnia di diversamente abili a dei veri diversamente abili, scoprendo che diversamente è un avverbio piuttosto inutile quando si parla della natura degli esseri umani. Siamo tutti diversamente abili e la normalità è soltanto una parola.
Ci siamo divertiti e abbiamo pianto insieme, abbiamo lavorato duramente e ci siamo riposati, insieme, e abbiamo passato giorni indimenticabili. Insieme. Il frutto è stato “Il segreto del teatro”. Dovete venire, così lo scoprirete.
(Lorenzo Gioielli)

TEATRO SALA UMBERTO - via della Mercede 50, Roma
21 marzo - 2 aprile 2017
martedì, giovedì, venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, mercoledì e domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


BRIGANTESSE
di Eduardo Ricciardelli
con Antonio Lubrano, Susy Pariante, Clara Morlino, Alessandra Masi, Apollonia Bellino.
Aiuto regia: Raffaella Cosmo
Ufficio stampa e comunicazione: Maria Rosaria Lisi
Costumi: Domizia Romano

"Quattro donne e un uomo si trovano in una casa, nei pressi di Roscigno Vecchia paese del Cilento. La loro vita procede
tra canti, liti e organizzazione di atti di guerriglia. Ci troviamo nell'Italia appena unificata e nel deserto lasciato dallo strapotere piemontese, che ha senza scrupoli saccheggiato le casse dell'oro del regno di Napoli, rubati tutti i macchinari e le ricchezze possedute dal Regno delle due Sicilie. L'effetto dell'unificazione ha giocato sulle vite dei cittadini un brutto scherzo, la fame la povertà e le continue umiliazioni subite dall'esercito sabaudo costringono alcuni gruppi armati per la difesa del territorio e questi stessi vengono definiti in modo improprio Briganti. Lo spettacolo nonostante tratti un tema drammatico ha molti guizzi comici e molte canzoni che rendono la rappresentazione agile e godibile. il grottesco che è insito nella storia esce grazie agli attori con una enorme forza comica. Si ripercorre il sud dai canti popolari dell'area vesuviana, alla tarantella del Gargano e del carnevale di Montemarano per poi arrivare ai canti di giacca e alla fronte di limone che sono tipici canti a distesa di devozione alla madonna ma che venivano anche usati per fare le comunicazioni fuori dai carceri avendo una potenza di estensione vocale. Lo spettacolo punta il dito sugli aspetti più umani e fragili di donne e uomini costretti a combattere per sopravvivere."

TEATRO DEI DOCUMENTI - via Nicola Zabaglia 42, Roma
giovedì 23, venerdì 24, sabato 25 marzo alle ore 21:00

Info e prenotazioni: telefono 06.5744034 o 328.8475891, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodidocumenti.it


QUANDO SI DICE IL CASO
scritto e diretto da Anna Fraioli
con Alessandro Ciccola, Alessandro Gianfaldone, Cesare Del Beato, Chiara Abbruzzese, Daniele Pierotti, Elisabetta Baldi, Elisabetta Madau, Fabio Tamburini, Ilaria Serafini, Marco Tavani, Silvia Organtini

Una commedia moderna i cui personaggi sembrano usciti da una serie tv americana. Quattro coinquilini, squattrinati studenti fuori-sede, convivono in un piccolo, angusto appartamento tra la paura di essere sfrattati, i pochi soldi e il bisogno di avere un po di intimità con qualche ragazza. Alla fine arrivano a una decisione: ciascuno di loro userà per un giorno alla settimana l’appartamento per intero. Tutto sembra sistemato ma qualcosa non andrà per il verso giusto…e tra coinquilini catatonici per i troppi vizi, vicine di casa e ladre di buon cuore, si ride con gusto dall’inizio alla fine. Verrà da chiedersi: ma esiste davvero il caso? E il colpo di fulmine? Massimi sistemi? No, è solo la vita che si svela con la sua meravigliosa ironia…
Tanti attori in scena, tanto movimento e tanto brio. Una commedia di situazioni esilaranti e paradossali che vi lascerà sempre sorpresi dagli avvenimenti e stupiti dalle reazioni dei protagonisti!

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37), Roma
dal 22 al 26 marzo 2017
Dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-83777148
Sito web: www.teatrolaura.org


GLI AMICI DEL ROSPO
Processo e cattività di Verlaine per l’attentato a Rimbaud
di Gennaro Francione
con Manuel Amadasi, Tina Angrisani, Matteo Cianci, Gianluca Gugliandolo, Nicolò Matricardi, Vincenzo Morra, Principe Valeri
regia di Antonella De Angelis
scelte musicali, costumi e scenografie Antonella De Angelis
grafica Veronica Crocetti, Giorgia Gallinelli

Il dramma in due atti descrive il processo e la prigionia di Verlaine che il 10 luglio 1873, in una stanza d'hotel di Bruxelles, spara due colpi di pistola all'amante Rimbaud deciso a lasciarlo.

L'8 agosto del medesimo anno viene condannato a due anni di carcere confermati in appello il 27 agosto. E' un processo umiliante che trasmoda dall'attentato a una causa contro la pederastia, col climax della visita corporale medica rilevante tracce d'abitudine pederastica attiva e passiva.
Dopo la causa l'azione scenica racconta la cattività che si trasforma da spazio serrato a sogno di un universo sconfinato dove, nel ricordo, il poeta solitario viene rivisitato dal suo amante fantasma. Oltre alla funzione consolatoria, insieme rivivono la stagione del loro amore coi due cuori maschili che, amanti del pigro rospo, trovano il trionfo nella poesia dell'eros platonico. Là dove anche i gesti e i simboli più osceni vengono trasfigurati e resi sublimi dalla versificazione metafisica

Note di regia
Verlaine e Rimbaud la storia di due amanti vissuta in un’epoca dove l’amore aveva dei canoni prestabiliti, presenti ancor oggi in una società solo apparentemente aperta ma in molte frange ipocrita e codina.
La razionalità non ha nulla a che fare con l’amore che travalica i generi.
I due “rospi” vivono istintivamente la loro passione che contrasta giuridicamente i magistrati benpensanti: con il loro poetico bel parlare e verseggiare, rivoluzioneranno il senso della giustizia forcaiola. Gli attori si muovono dentro una scenografia essenziale e simbolista con costumi d’epoca. Il mood dei due atti è contrastante per stile e forma, a ritmo sostenuto nel primo atto, svolgentesi nell’aula di giustizia; più pacato e surreale nel secondo con Verlaine nella prigione alle prese coi fantasmi che l’hanno portato alla perdita della libertà e alla distruzione di un sogno.
-Avviso ai Soci-

TEATRO AGORÀ 80 (Sala A) - via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
dal 21 al 26 marzo 2017
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
Tessera associativa: 2 euro - Biglietti: 10 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 6874167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


SERATA CELESTINI
Ascanio Celestini e Alessio Lega
accompagnati dal fisarmonicista Guido Baldoni

Ascanio Celestini e Alessio Lega, duemondi, uno il teatro, l’altro la musica,in una jam session unica e irripetibile offriranno uno spettacolo costruito su di un lavoro inedito basato sull’improvvisazione dei due grandi artisti che con sensibilità offriranno un percorso virtuoso vocale e musicale. Da una parte la capacità attoriale di esibirsi improvvisando su di un testo e di influenzare la musica e le parole dell’altro artista e dall’altra parte l’alter ego musicale e cantautorale in grado di influenzare la performance dell’attore. Partiture non scritte e concerti di parole che conducono verso scenari imprevisti.

Il nostro domani (ovvero "la costruzione")
La memoria delle canzoni, i suoni delle storie, il ritmo delle parole.

Tanto racconto quanto canto si confondevano nella voce dei cantastorie che sulle piazze portavano un punto di vista diverso da quello del potere. Ed erano fatti di cronaca per un popolo che magari non sapeva leggere, ma voleva ascoltare. Ed erano filastrocche, contrasti, favole, storie d'amore e di Orlando e cavalieri.
Così Ascanio Celestini e Alessio Lega - cantastorie oggi - confondono sul palco le loro voci per una sinfonia unica. Nata da mille incontri frettolosi sui palchi, dove la domanda "che si fa stasera?" precede di pochi minuti il sipario (quando c'è un sipario...) con un foglio per gli appunti in mano, questa improvvisazione che a volte sorprende gli attori stessi, ma che fa sempre divertire il pubblico, è diventata uno stile, una drammaturgia musicale di vuoti e di pieni.
I racconti aguzzi e concentrici, comici e disturbanti di Ascanio e le canzoni di amore e di denuncia di Alessio arrivano dunque anche al Teatro Vascello di Roma il prossimo 20 e 21 marzo, lì dove si incontrano poeti russi e ubriaconi di borgata, desiderio di futuro e presente impossibile. "La luna è una lampadina" diceva Dario Fo e quel po' di luce, che filtra tra sorrisi e lacrime, illumina un pezzetto del palco, con Rodari, con Okudhzava, Erofev e col pittoresco valzer che fa la fisarmonica quando accompagna la vita.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
20 - 21 marzo 2017 h 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


Spellbound Contemporary Ballet
ROSSINI OUVERTURES
coreografia e regia Mauro Astolfi
danzatori Fabio Cavallo Alice Colombo Maria Cossu Giovanni La Rocca Mario Laterza Giuliana Mele Caterina Politi Giacomo Todeschi Serena Zaccagnini
musiche Gioachino Rossini
disegno luci Marco Policastro
set concept Mauro Astolfi Marco Policastro
realizzazione scene Filippo Mancini/CHIEDISCENA Scenografia
costumi Verdiana Angelucci
assistente coreografa Alessandra Chirulli
comunicazione e ufficio stampa Antonino Pirillo
una produzione Spellbound realizzata con il Contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo in collaborazione con il Comune di Pesaro & AMAT

Dopo le numerose presenze nei maggiori teatri e festival internazionali e reduce da una prestigiosa tournée asiatica (a Taiwan per l’inaugurazione del National Taichung Theater e in Giappone nell’ambito della Triennale di Tokyo con il progetto LA MODE diretto da Tomoko Mukaiyama), Spellbound Contemporary Ballet, reduce dal debutto in prima mondiale al Teatro Rossini di Pesaro, arriva a Roma al Teatro Vascello, con ROSSINI OUVERTURES, 23, 24 e 25 marzo alle ore 21.00 e 26 marzo alle ore 18.00.
Rossini Ouvertures celebra la figura artistica e umana di Gioachino Rossini di cui, nel 2018, ricorreranno i 150 anni dalla morte. Al suo illustre concittadino, Pesaro, città della Musica, con il suo conservatorio e teatro storico, ha dedicato un ricchissimo calendario di attività artistiche, musicali e letterarie tese a onorare la vita e l’attività artistica del geniale compositore; tra queste si è inserito lo spettacolo creato da Mauro Astolfi a cui la città di Pesaro, insieme al Teatro Rossini, partecipa come co-produttore.
È infatti l'attesissima nuova creazione di Mauro Astolfi realizzata con il contributo del MiBACT - Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo in collaborazione con il Comune di Pesaro & AMAT, inaugurando una nuova stagione di grandi tournée e successi non solo italiani per Spellbound Contemporary Ballet che si è affermata come una delle principali espressioni della danza made in Italy conquistando i primi posti dell’attenzione internazionale.
"La lettura di Augusto Benemeglio sulla vita di Rossini, su quella "Follia organizzata" è stata per me profondamente e assolutamente illuminante. Sono sinceramente stato sedotto in 24 ore di ascolto continuo e ripetuto dal mondo Rossiniano, da questa genialità così prorompente e inebriante ma che al tempo stesso viveva camminando a braccetto con tante macchie nere, dilaniato da un profondo mal di vivere che, attraverso una fortissima ed energetica personalità, al limite del bipolarismo, ha creato opere musicali di una grazia assoluta ed eterna.
Cercare di toccare tutti i punti di una vita come quella di Gioacchino Rossini sarebbe stato assolutamente impossibile, anche perché per quanto la danza possa e per quanto il movimento sia un altro aspetto del suono, la materializzazione della musica, quello che Rossini ha saputo creare in pochi anni della sua vita... non credo potrà mai essere rappresentato diversamente in modo sinceramente sensato.
Ma l'estrema contemporaneità di questo grandissimo artista è talmente presente e vibrante nella vita che vivo, nella vita che osservo attorno a me, che ho cercato di avvicinarmi alla profonda relazione tra questo presagio, questa consapevolezza, questa paura della morte e la capacità al tempo stesso di generare un'emozione così scintillante, così piena di grazia, di potenza e di divertimento che ogni fine d’opera era un ‘altra opera che si creava.
In questo spettacolo ho immaginato una grande parete, la parete dei ricordi di Rossini, dove nascondeva, dove archiviava il suo cibo, i suoi vini, la casa dove ospitare I suoi grandi amici e compositori, ma anche la gente comune con la quale amava scherzare, giocare e condividere tutti gli aspetti della sua vita... questa "parete" è stata immaginata come una proiezione della sua mente, piena di sportelli, di ripiani, di nascondigli, una parete che separava un mondo dall'altro.
In questo spazio si aggirava un inquilino, una figura antropomorfa, nera, una macchia che aveva assunto sembianze umane, che ormai comunicava con lui, che si insinuava nei suoi sogni, strisciava dentro il suo letto e poi spariva ma che era sempre lì, come a scandire il poco tempo, ma anche il lungo tempo passato a combattere contro disagi fisici e psichici di ogni tipo. Questa figura nera era la paura della morte, la sua malattia, ma forse anche il suo consigliere, paradossalmente in alcuni momenti l'unica certezza.
Nelle sue lunghissime notti, sempre più insonni, Rossini viveva ormai in due mondi, che a momenti si avvicinavano, quasi si toccavano, e solo la sua infinita capacità di creare, la sua passione per il godimento fisico, sensoriale, per la cucina, per il sesso, riuscivano momentaneamente ad anestetizzare quello che stava accadendo nel suo corpo e nella sua mente.
La sua era musica estrema. Il segno di una forza e di una energia superiore, e ho volutamente cercato di creare una danza estrema, carica di energia, di vitalità, di incontri, di seduzioni, di suggestioni; ho passato molto tempo pensando come si sarebbe potuto tradurre in movimento la sua genialità compositiva. Non ho sentito di lavorare su un'astrazione, ho cercato e ho ‘sentito’ come raccontare la vibrazione della sua musica: mi sono letteralmente lasciato trasportare, ed è stata un'esperienza unica.
Come scrive Alessandro Baricco: la musica di Rossini è una vera e propria ‘follia organizzata’. Intensità, caos puro, smarrimento, fuga schizoide ma scappando ha creato qualcosa che non avrebbe mai più potuto essere ripetuto dopo di lui." Mauro Astolfi

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 23 al 26 marzo 2017 ore 21.00- domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
con Giorgio Colangeli – Francesco Montanari
Riccardo De Filippis – Giancarlo Nicoletti
e con Pietro Marone
Regia Filippo Gili

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari sono un Vladimiro e un Estragone d'eccezione nella messinscena a pianta centrale di Filippo Gili di uno dei testi capisaldo della drammaturgia mondiale, quell' "Aspettando Godot" che continua a rivoluzionare il nostro modo di sentire e intendere il teatro e l'uomo. Al loro fianco, Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti prestano voce e corpo a Pozzo e Lucky, completando un cast straordinario, per quello che si preannuncia uno degli eventi di questa stagione teatrale. Per sole sei esclusive repliche, l'appuntamento con Godot è allo Spazio Diamante di Roma, dal 24 Marzo al 2 Aprile, dal venerdì alla domenica.

Note di Regia - Aspettare Godot come aspettare ‘il domani’. Un domani che ‘ogni oggi’ sarà domani. L’ombra che non s’afferra. Il cane che non se la può mordere, la coda. Nella trappola psichica di un futuro talmente vicino, ‘domani’, da sembrar prendibile. Ma che nessuno ha davvero voglia di veder comparire. Perché se li mettessimo sotto ipnosi, Didi e Gogo esprimerebbero la paura di vederselo inverato, questo domani, questo agire, questo futuro dietro un angolo costante e tondo, continuo, prossimo ma non afferrabile. E’ il paradigma massimo di un ponte costante, questo testo; che come nessun’altra opera rappresenta lo ‘statuto opaco’ della contemporaneità. E non si può che tentare di favorirla, questa scarsa nitidezza. Mettere in scena la molle, elastica contraddizione fra positivismo del cervello e quel medioevo della psiche che vuole fermarla, la realtà: fosse anche una disgraziata realtà. Perché più del domani, sia il ‘forse’, a trionfare. Uno stagno mistico del vivere che la fischietta, la paura di morire; bleffandola di un infinito, ripetitivo oggi ‘aperto’.
Sotto un albero ‘unica cosa viva’.
E sopra una terra mobile, spaventata, angosciata d’essere la casa, di questa perversità.

SPAZIO DIAMANTE - via Prenestina 230b, Roma
dal 24 marzo al 2 aprile 2017
venerdì e sabato 21.00 / domenica 18.00
Biglietti: Intero euro 20 + prevendita; ridotto euro 15 + prevendita

Info e prenotazioni: telefono 06-80687231/393-0970018


Tributo a Gerorge Gerwshwin
UN AMERICANO A PARIGI
con Michele Carfora, Arianna e Danilo Brugia
e con Jean Michel Danquin e Barbara Terrinoni
Regia di Enzo Sanny
di Lena Sarsen
adattamento Tiziana D’Anella

Liberamente ispirato al film di Vincent Minnelli, il musical ambientato nella Parigi degli anni ’50, racconta la storia d’amore fra Gimmy, pittore americano e Fanny, commessa, rapporto insidiato da Jean Marie, famoso chansonnier del Lido e dalla miliardaria Patricia.

Note di regia
UN AMERICANO A PARIGI è un’opera sinfonica del compositore americano George Gershwin, e si ispira al soggiorno che fece a Parigi alla fine della prima guerra mondiale. In questa composizione virtuosistica c’è tutta l’anima di Gershwin, in particolar modo nel famoso assolo di tromba che lui stesso definì “il tema della nostalgia di casa”. L’abilità con cui ne ha fatto un ritratto musicale presenta Gershwin non come pianista, né come compositore, ma come uomo, che con la sua passione è in grado di avvolgere l’ascoltatore nelle sue splendide melodie, lasciandogli accarezzare con la fantasia le immagini della sua musica. Egli stesso definisce la sua opera “la musica più moderna che io abbia mai scritto”. Era moderna nel 1928, anno della sua composizione, è moderna a distanza di quasi un secolo e sarà così sempre. In fin dei conti tutto il repertorio di Gershwin valorizza gli aspetti fondamentali del musical, la sua forma teatrale preferita, in special modo i suoi brani esaltano la tap-dance.

Il musical Un Americano a Parigi è liberamente ispirato all’omonimo film di Vincent Minnelli. Nella stagione teatrale 2000/2001 è stato campione d’incassi, grazie ad un cast eccezionale e alla raffinata interpretazione di uno straordinario Christian De Sica.

Questa nuova versione si riallaccia alla stesura originale anche se rimaneggiata in alcune parti per conferirgli tutte le caratteristiche e il sapore del musical d’oltreoceano.

Il plot della storia narra le vicende di una compagnia stabile teatrale, che rappresenterà il musical Un americano a Parigi. Si entrerà quindi nel vivo della narrazione dove Gimmy (Michele Carfora), pittore americano ed ex soldato, che alla fine della guerra decide di vivere nello scenario della Parigi degli anni ’50 in cerca di fortuna, vivrà un’intensa storia d’amore con Fanny (Arianna Bergamaschi), una commessa di una nota profumeria. Fanny è a sua volta corteggiata da Jean Marie (Danilo Brugia), famoso chansonnier del Lido. Personaggio di rottura nell’idillio tra Gimmy e Fanny è Patricia (Barbara Terrinoni), miliardaria innamorata di Gimmy.

L’intento della mia regia è quello di creare numeri mozzafiato sulle note del grande genio del ventesimo secolo. La colonna sonora sarà un Gershwin jukebox, che ci accompagnerà attraverso la storia, all’ascolto di brani come I got rhythm, The man I love, Love is here to stay, They can’t take that away from me e tanti altri. Recitazione, canto e danza, attraverseranno soprattutto il senso della sua musica, e, i protagonisti con la loro capacità di suscitare profonde emozioni, ci porteranno indietro nel tempo, a quella magica atmosfera tipica della “Ville lumière”. Lo spettatore non avrà nemmeno il tempo per un momento di distrazione poiché sarà completamente e magicamente avvolto in un sogno, tanto che, al termine dello spettacolo non avrà alcuna voglia di tornare a casa, ma soltanto… rimanere per attendere la replica successiva.
(Enzo Sanny)

TEATRO GRECO - Via Ruggero Leoncavallo 10, 00199 Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
tel. 06 8607513
Sito web: www.teatrogreco.it


SFINGE
di e con Melissa Lohman

La Danza protagonista la Teatro Studio Uno con il nuovo lavoro in prima assoluta della performer/danzatrice newyorkese Melissa Lohman, che dal 24 marzo al 2 aprile porta in scena "Sfinge" solo di danza ispirato alla figura mitologica della sfinge, presentato come primo studio al Festival Troia Teatro 2016.
La sfinge è la guardia che risiede ai limiti dell’inconscio. La sfinge non fornisce spiegazioni. Si presenta per dare accesso all'inesplorato, per rispondere attraverso la prova al desiderio di avvicinarsi al mistero. La perfomance enigmatica e misteriosa si muove in questo universo mitologico e fantastico. Dalle ombre ai bordi dello spazio, una figura si rivela. Si muove in un paesaggio illimitato e intimo, dando indizi e segni poco decifrabili se non nel linguaggio onirico. Ascolta qualcosa. Bisbiglia una cantilena di memorie smarrite, racconta storie indecifrabili. Rimane ai confini del territorio conosciuto.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
dal 24 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


INTORNO A SALOMÈ
Adattamento ed elaborazione drammaturgica Viviana Di Bert
(da Oscar Wilde)
regia Viviana Di Bert
luci Gemma Nucci
costumi Alessandra Milani
Personaggi e attori:
Salomè - Giulia Pinzari
Erode - Stefano Villani
Erodiade - Valeria de Matteis
Capitano - Andrea Frau
Iokanaan - Adriano Greco
Ancella - Filiz Erciyas

"Quel giorno il sole diverrà nero come un sacco di pelo, la luna diventerà come il sangue, e le stelle dal cielo cadranno sulla terra, come i fichi cadono dall'albero e i re della terra avranno paura."
Nel palazzo di Erode Antipa, dove egli vive con sua moglie Erodiade, si sta svolgendo un banchetto che vede ospiti giudei, romani ed egizi. La terrazza del palazzo è illuminata da una splendida ed incantevole luna, che presagirà all'ancella di corte e al Capitano delle guardie, perdutamente innamorato della principessa Salomè, ciò che il profeta Yokanaan annuncia dalla cisterna in cui è stato imprigionato. Sventura e morte, in una partita a scacchi per il potere, dove il desiderio e il piacere carnale dettano le regole, lasciando che sia proprio la cecità della paura a commettere l'ennesimo omicidio.

Lo spettacolo già realizzato nel 2002 viene ripreso per il grande desiderio dell’attrice che interpreterà il personaggio di Salomè, Giulia Pinzari, allora giovanissima, innamoratasi del ruolo; ora poco più che ventenne lo interpreterà. La ripresa vede delle modifiche di tempo (ambientato in una atmosfera contemporanea, anni ‘60) mantiene tutto il rigore e il rispetto alle tematiche centrali del testo adattato sulle basi dello scritto di 0.Wilde. L’inganno del desiderio, la trappola della forma, la vita come scelta, contemplazione o semplicemente sensazione. Attualissime le dispute sui diversi percorsi religiosi e di potere, la paura che attanaglia l’uomo di fronte agli eventi della natura contro la quale nulla può. San Giovanni, Iokanaan, un prigioniero politico..

TEATRO TORDINONA (Sala Strasberg) - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 21 al 26 marzo 2017 - ore 20.45, domenica ore 17.45

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


Gianni Ferreri e Daniela Morozzi in
CHIAMALO ANCORA AMORE
di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
con: Emanuele Propizio e Giulia Marinelli
regia: Toni Fornari

Gianni Ferreri e Daniela Morozzi, tornano ancora una volta insieme sul palcoscenico del Teatro 7 protagonisti della commedia Chiamalo ancora amore in scena da martedì 21 marzo a domenica 2 aprile diretti da Toni Fornari.
Per la terza volta i due artisti danno vita ad una commedia targata Golden prodotta da Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli.
Il napoletano Gianni Ferreri e la fiorentina Daniela Morozzi, coppia televisiva di Distretto di polizia, sono già stati i protagonisti delle commedie Terapia terapia e Se non ci fossi io riscuotendo un enorme successo nei teatri di tutta Italia.
Accanto a Daniela Morozzi e Gianni Ferreri salirà sul palcoscenico, nel ruolo del figlio, il giovane e talentuoso Emanuele Propizio, conosciuto al grande pubblico per le sue interpretazioni cinematografiche e televisive, tra cui I liceali, Manuale d’amore 3 e l’ultimo film di Claudio Amendola La mossa del pinguino.
Chiude il cast Giulia Marinelli, che interpreta la fidanzata del figlio, attrice diplomatasi alla GoldenSter Academy.
Chiamalo ancora amore è una commedia divertente che ci porta all’interno del normale menage di una coppia sposata da oltre vent’anni, una relazione che sembra in apparenza solidissima, ma che nasconde in realtà debolezze e fragilità.
Un rapporto logoro dove protagonisti sono la monotonia e la quotidianità e in questo caso anche le relazioni platoniche che due coniugi intessono ognuno con amanti virtuali.

La Storia
Una coppia “affiatata” alla vigilia delle nozze d’argento.
Hanno un figlio laureato che “non schioda” da casa con una fidanzata “stravagante” e due I Pad.
Proprio alla vigilia del 25° anniversario di matrimonio, il figlio scopre che il padre e la madre, l’uno all’insaputa dell’altra, intrattengono una relazione sentimentale via chat e che proprio quella sera, inventandosi reciproci impegni di lavoro, dovranno incontrare per la prima volta i loro “amanti virtuali”!
Una esilarante commedia che, ribaltando i ruoli, costringe un figlio ad inventare un piano diabolico per impedire il pericoloso incontro e salvare ad ogni costo il matrimonio dei suoi adorati genitori.

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017
orari: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
biglietti: € 24,00 - € 18,00 (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Martufello e Manuela Villa in
PER UN PUGNO DI SGAY
Tragedia comica di una famiglia italiana narrata con doppiezza
con Andrea Dianetti e Sebastian Gimelli Morosini
Regia di Pier Francesco Pingitore

Che cosa può accadere quando in una famiglia italiana media, babbo e mamma (Martufello e Manuela Villa) vengono a sapere che il loro unico figlio intende sposarsi? Niente di più normale e sereno. A meno che il figliolo all’atto di presentare ai genitori la presunta fidanzata, non presenti invece un fidanzato…
Babbo e mamma, colti di sorpresa, non la prendono affatto bene. I rapporti con i due promessi sposi si fanno improvvisamente pessimi e nulla sembra in grado di ricomporli. Finché non giunge una grossa novità dall’America…
Ma sarà solo il primo di una serie di colpi di scena.
Avere un figlio gay che si vuole sposare con un uomo: la possibilità che ci si trovi di fronte ad una eventualità del genere è sempre meno remota. Anzi. Certo l’approvazione della legge sulle unioni civili sembra indicare che ormai persone dello stesso sesso possono tranquillamente dare vita a mènages coniugali o quasi, senza incontrare più alcun ostacolo.
Tuttavia quello che le legge consente, non sempre è accettato all’interno di famiglie tradizionali, i cui componenti, babbo e mamma soprattutto, sono pur sempre legati allo stereotipo del matrimonio uomo-donna.
Ma le ragioni dell’attaccamento alla tradizione sono poi così solide e invalicabili? E se improvvisamente fa capolino l’Interesse, la possibilità di un arricchimento imprevisto e strabiliante, siamo sicuri che le frontiere dell’Ideale reggeranno?
“Per un pugno di sgay” affronta proprio la questione del rapporto figli-genitori, alla luce delle nuove tendenze della società. E senza rinunciare alla leggerezza e al divertimento, che caratterizzano i testi di Pingitore, pone l’accento sull’ipocrisia di tanti fieri propositi e tetragone convinzioni, destinate a crollare di fronte al tintinnare del Dio Denaro.
Costumi e scene di Graziella Pera, aiuto regista Morgana Giovannetti, produzione Nevio Schiavone. Lo spettacolo sarà in scena fino a domenica 9 aprile 2017.

SALONE MARGHERITA - Via dei Due Macelli, 75, 00187 Roma
Da mercoledì 22 marzo ore 21,00 a domenica 9 aprile
Orari spettacoli: dal mercoledì al venerdì h 21.00 - sabato 25 marzo h 21.00 – sabato 1 e 8 aprile h 16,30 - la domenica h.16.30
Prezzi biglietti: Palco con cena: €65,00 - Poltronissima €35,00 - Poltrona: €25,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


NON TI FISSARE
TU CHIAMALE SE VUOI OSSESSIONI
di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca
regia di Velia Viti
con: Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Lidia Miceli, Francesco Bonaccorso
aiuto Regia Teresa Fama
locandina Martozs
scene Paolo Carbone
video Alessandro Felici

Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.
Cesare Pavese

Al Teatro Trastevere la compagnia “Come risolvere in 2”, dopo i successi di "Cuori Monolocali", "Sessolosé" e "Appese a un filo", torna in scena dal 23 marzo al 2 aprile con "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni", esilarante spettacolo sulle compulsioni, manie e stranezze che più o meno consapevolmente riguardano ognuno di noi.
Protagonisti di questa originale ed irriverente commedia ambientata in un’area di sosta di una non identificata autostrada, il consolidato ed affiatato gruppo formato da Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante e i nuovi interpreti Lidia Miceli e Francesco Bonaccorso. Un cast di bravissimi attori diretti dalla giovane regista Velia Viti, coadiuvata alle scene da Paolo Carbone scenografo tra i più apprezzati del panorama romano (vincitore del Premio Cerami 2015), portano in scena con sottile umorismo l’universo irrazionale e tragicomico delle ossessioni.
Debolezze imbarazzanti, strane fissazioni e segreti inconfessabili: amici immaginari, gesti scaramantici, l'ossessione per il lavoro, per il sesso o per i social network, il terrore della solitudine o quello di ammalarsi.
Frizzante ed ironico "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni" strizza l’occhio alle commedie inglesi di Nick Hornby e alle atmosfere surreali della comedy americana, brillantemente scritto a quattro mani dal collaudato duo Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca, due giovani autori che in questo nuovo allestimento si divertono a mettere in luce i lati più nascosti della nostra generazione.
In scena un autista ipocondriaco, una donna sola, un erotomane, una workaholic, un iperconnesso. Una meta da raggiungere. Un guasto da riparare. Cinque personaggi costretti a condividere una lunga notte nel bel mezzo del nulla. Ognuno reagirà in maniera diversa all'imprevisto, ma l'incontro tra cinque menti stra-ordinarie darà vita a situazioni altrettanto inaspettate, dai risvolti esilaranti, in un mix tragicomico sempre pronto ad esplodere.
Paure, ansie, paranoie, paturnie, ossessioni, compulsioni, fisse, manie, fobie, ognuno ha le sue "Non ti fissare" le porta in scena con ironia pungente, sarcasmo e un pizzico di sentimento per sdrammatizzarle, riconoscerle e riderci su.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 23 marzo al 2 aprile 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico presenta
FASSBINDER
Non c’è amore senza dolore
Tre studi degli allievi registi del III anno
A cura di Arturo Cirillo

L´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico" presenta FASSBINDER – Non c’è amore senza dolore, tre studi sulle opere di Rainer Werner Fassbinder “Un anno con tredici lune”, “Katzelmacher” e “Le lacrime amare di Petra Von Kant” ideati e diretti dagli allievi del III anno del Corso di Regia, Carmelo Alù, Raffaele Bartoli e Federico Gagliardi, a cura di Arturo Cirillo.
Ritornare a Fassbinder con i tre sensibili allievi registi del terzo anno è stato per me un riscoprire una personalità interessantissima del novecento, un autore dai molteplici interessi e abitato da una grande sola disperata ossessione: l'amore.
Questi tre testi che presentiamo mi paiono modernissimi per come ci parlano ancora di noi, delle nostre solitudini e disperato bisogno d'amore.
Tre testi che recitati da giovani bravi attori diplomati o in via di diplomarsi risuonano fortemente nella loro incredibile descrizione della gioventù, del mondo del femminile e della ricerca di una propria identità.
Storie di fragilità per questo nostro tempo così insicuro, spaventato e al tramonto.”
Arturo Cirillo

Il progetto, oltre ai tre allievi del corso di Regia, ha coinvolto l´intera classe di Recitazione del III anno, tre attrici diplomate in Accademia, Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e Zoe Zolferino, e alcuni allievi dei Master di Drammaturgia e Sceneggiatura e Critica giornalistica.
Gli studi sulle opere di Fassbinder si alterneranno al Teatro Studio Eleonora Duse di Roma in via Vittoria, 6 a partire dal 24 marzo 2017 con il seguente calendario:

UN ANNO CON TREDICI LUNE
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Carmelo Alù
Traduzione e adattamento di Letizia Russo
Interpreti Zoe Zolferino e gli allievi del III anno del Corso di Recitazione, oltre allo stesso regista Carmelo Alù , Grazia Capraro, Gabriele Cicirello, Emanuele Linfatti, Adalgisa Manfrida, Eugenio Mastrandrea, Riccardo Ricobello, Luca Vassos
Repliche
24 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 31 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

KATZELMACHER
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Raffaele Bartoli
Traduzione di Umberto Gandini
Con la collaborazione dell’allieva del Master in Drammaturgia Elena D’Angelo
Interpreti gli allievi del III anno del corso di Recitazione Marco Celli, Irene Ciani, Renato Civello, Eugenia Faustini, Angelo Galdi, Alice Generali, Paolo Marconi, Elisa Novembrini, Michele Ragno, Barbara Venturato
Repliche
26 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 30 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Federico Gagliardi
Interpreti Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e le allieve del III anno del corso di Recitazione Liliana Bottone, Jessica Cortini, Camilla Tagliaferri
Repliche
28 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 29 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

TEATRO STUDIO ELEONORA DUSE - Via Vittoria 6, Roma
dal 24 al 31 marzo 2017
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria esclusivamente al n. 366 6815543 attivo dal 16 marzo ore 10.30/15.00 (domenica esclusa)


SUONI E SCENE presenta
Benedetto Casillo in
CAVIALE E LENTICCHIE
Di Scarnicci, Tarabusi, Taranto, Casillo
Con Benedetto Casillo
Scene Max Comune
Costumi Isa Di Lena
Regia Benedetto Casillo

A metà degli anni '50 Scarnicci e Tarabusi, celebri autori di rivista, lasciarono per un poco musiche e lustrini, per firmare una commedia d'intreccio, leggera e brillante, "Caviale e lenticchie" portata al successo anche televisivo da Nino Taranto, e rappresentata spesso anche all'estero. Nonostante gli autori non fossero napoletani, il testo, per lo spunto fantasioso della trama, ispirata all'arte di arrangiarsi, si presta benissimo allo spirito comico partenopeo.
Ora lo porta in scena Benedetto Casillo, beniamino del pubblico napoletano, che ne cura una rispettosa rilettura e la regia. Il protagonista è Ferdinando Cafiero, che si atteggia a filosofo e artista. Non ha voglia di lavorare e, per tirare a campare, fa l'ospite abusivo in feste e festini della buona società. Può fare così incetta di cibi e bevande che poi rivende a ristoranti e trattorie. Particolarmente pittoreschi i componenti della famiglia del nostro Ferdinando e del vicinato. C'è la sua donna Nannina nell'esasperata attesa di essere sposata. Ci sono i figli. C'è una zia zitella che vive da gran diva il suo lavoro di addetta alle pulizie di un teatro. Ci sono sfaccendati, garzoni, mariuoli, invasati giovanotti emuli di Elvis Presley. In questo colorito quadro si innesta una situazione da miseria e nobiltà. L'ineffabile don Ferdinando, spacciandosi per autorevole commendatore, porta in casa un manipolo di aristocratici, chiamati a beneficare la sua famiglia bisognosa. Una sceneggiata irresistibile. Ma la faccenda si complica, per un perfido tutore che vuole sbarazzarsi del suo nobile rampollo, la messinscena di un delitto, un cadavere che appare e scompare, nella sarabanda di un farsesco thriller notturno. Poi il lieto fine.

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO - Via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
da martedì 21 a domenica 26 marzo 2017
Ingresso: Platea € 27, Galleria € 22

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 8073040
Sito web: www.parioliteatro.it


IL GRANDE FORNELLO
di e con Diego Placidi e Simona Epifani
In diretta dal Kopó uno scontro senza precedenti tra autentica finzione e realtà surreali

I reality e i talent show si sono impadroniti della tivù e con essa hanno conquistato il nostro sguardo, le nostre case, le nostre menti. Solleticando pulsioni basilari dell’animo umano, come la curiosità, il pettegolezzo, la discordia, il perdono e la competizione, hanno colonizzato l’immaginario collettivo. Il reality è diventato un genere televisivo a sé stante, che colleziona ascolti da capogiro e produce montagne di soldi tra spazi pubblicitari venduti, nomination e televoti. Il visionario George Orwell aveva già previsto, con largo anticipo, come un Grande Fratello ci avrebbe spiati, controllati e manipolati. Lo spettacolo di Placidi ed Epifani, non a caso intitolato Il Grande Fornello, si ispira all’intuizione orwelliana, anche se la realtà ha finito col superare di gran lunga l’immaginazione letteraria. Non c’è più alcun limite, infatti, alle attività rappresentate ed esibite davanti ai nostri occhi avidi di telespettatori/teledipendenti: sconosciuti litigiosi rinchiusi per settimane in una casa, sedicenti Vip naufragati su isole disperse nei mari caraibici, chef o aspiranti tali che si combattono a suon di ricette, mestoli, padelle e fornelli. Tra fuochi e fiamme, le cucine (perfino più delle camere da letto) sono diventate il campo di battaglia di persone comuni desiderose di diventare celebri come i cuochi della tivù, che a loro volta vogliono essere più famosi, meglio considerati e più retribuiti di attori e rockstar. Nella società dello spettacolo senza confini, che ormai sovrasta lo stesso showbiz, un uomo e una donna, entrambi cuochi, si faranno la guerra sul palco del teatro Kopó e si sfideranno per vincere il reality e con esso una somma in danaro. Ma un altro concorrente invisibile potrebbe entrare in scena conquistando il cuore del pubblico allo scopo di sovvertire le regole di questo gioco surreale. In perfetta sintonia con le scelte artistiche del Kopó, Il Grande Fornello si confronta con temi di grande attualità, coniugando riflessione e ironia, “condite” da una trama avvincente e divertente, personaggi strepitosi e situazioni paradossali che dispenseranno risate e buon umore.

TEATRO KOPÓ - Via Vestricio Spurinna 47/49, 00175 Roma
dal 24 al 26 marzo 2017 alle 21, domenica doppia replica alle 17 e alle 21.

Info e prenotazioni: telefono 06 45650052
Sito web: www.teatrokopo.it


La Compagnie Francaise de Théatre de Rome presenta
TOUT POUR ÊTRE HEUREUX
di e con Christian Poissonneau e Isabelle Courier

Quattro spettacoli in due diverse formule: dal 24 al 25 marzo in anteprima come teatro d’appartamento e il 26 marzo due spettacoli al Teatro Arciliuto di Roma

La Compagnie Française de Théâtre de Rome festeggia quest’anno i suoi 14 anni di attività: un periodo contraddistinto dall’impegno ad aprire nella città una finestra sulla cultura teatrale francese, dal classico al contemporaneo (da Molière a Ionesco, o ancora Bacrì e tanti altri), e con la capacità di rivolgersi sia al pubblico adulto (che nel corso degli anni ha conosciuto la Compagnie nei Teatri di Roma, come l’Ambra Jovinelli o il Teatro Belli…), che ai giovani (attraverso un programma di rappresentazioni per le scuole, sviluppato su tutto il territorio italiano).
Quest’anno, per la prima volta, la Compagnie porterà in Italia uno spettacolo arrivato direttamente dalla Francia: la commedia brillante Tout pour être heureux, di e con Christian Poissonneau e Isabelle Courger, in scena a Roma dal 24 al 26 marzo 2017, grazie a una co-produzione con gli autori. Uno dei punti di forza dello spettacolo è il suo carattere interattivo: non solo gli attori si rivolgono al pubblico chiedendo consigli e opinioni ma, soprattutto, gli spettatori diventano parte integrante di uno spettacolo che non potrebbe avvenire senza di loro, e che si modifica al mutare del suo pubblico. In questo senso, la Compagnie ha scelto di offrire un’anteprima di Tout pour être heureux nella formula del teatro d’appartamento, genere molto diffuso e apprezzato in Francia, dove però a essere sfondata non è solo la simbolica «quarta parete» ma, si direbbe, anche le altre tre.
Come genere vuole, dunque, l’indirizzo della pièce per le prime due date sarà quello di una casa di Roma: Via Vittoria Colonna 40, terzo piano. Domenica 26 marzo, invece, lo spettacolo calcherà la scena del Teatro Arciliuto di Roma, con due appuntamenti: alle 17.00 e alle 20.00.
Con questa iniziativa la Compagnie intende proseguire nel suo impegno decennale di creare un ponte tra la cultura francese e quella italiana, nella convinzione che, oggi più che mai in quest’epoca di grandi mutamenti, l’arte possa rappresentare un terreno di dialogo e scambio tra le persone e i popoli, in virtù di un linguaggio universale che arricchisce e unisce le coscienze.
Lo spettacolo Tout pour être heureux. Un uomo, una donna… e un sms che arriva a sconvolgere una serata che si preannunciava magnifica. Questo evento diventa un’occasione per rivangare e acuire antichi dissapori, per regolare conti in sospeso, per riscoprire le ragioni e i momenti in cui hanno scelto di adattarsi pur di salvare la coppia. Ma tutto questo sarà ancora sufficiente a salvarli?

Gli artisti:
Christian Poissonneau ha una formazione di psicologo e consulente del lavoro, ma dal 2012 si dedica esclusivamente al teatro, come sceneggiatore e attore. Isabelle Courger ha una lunga carriera di attrice e di regista, firmando la regia dello spettacolo.

Dichiarazioni:
«Ogni testo riflette, in parte o totalmente, il suo autore. In questo caso su di me ha influito l’esperienza dei colloqui [psicologici] e dei rapporti umani che ho potuto sviluppare nel corso degli anni». – Christian Poissonneau
«Il mio obiettivo è puntare lo sguardo sulle diverse interpretazioni che si possono dare di una stessa situazione, in funzione delle storia di ognuno di noi e delle nostre emozioni. Nella regia a me interessa soprattutto illuminare i difetti dei personaggi con una luce diversa, mostrare le ferite che li spingono a infilarsi in situazioni pericolose». – Isabelle Courger

Un appartamento di Via Vittoria Colonna 40, Roma
durata 1h15' Lingua: francese
Dal 24 al 25 marzo 2017 ore 21.00

TEATRO ARCILIUTO - vicolo di Montevecchio 5, Roma
domenica 26 marzo 2017 ore 17.00 e ore 20.00
Biglietti: € 12 (24-25 marzo) e € 15 (26 marzo)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Sito web: www.teatrofrancese.com


Neripè e Guappecartò in
AMAY
9 DONNE 9 GRANDI STORIE
WeWorld Onlus e AMAY insieme per difendere i diritti delle donne

Da oggi al nostro fianco, il progetto musicale AMAY, 9 donne, 9 grandi storie
Neripè, autrice e voce dell’intenso lavoro discografico intitolato AMAY (“Madre” in Birmano, soprannome dato dal popolo ad Aung San Suu Kyi), uscito a marzo 2016, ha deciso di sostenere il progetto Spazio Donna di WeWorld, devolvendo parte degli incassi dei propri prossimi concerti.
La collaborazione partirà proprio in occasione della “Giornata Internazionale sull’eliminazione della violenza contro le donne “(25 novembre) festeggiata a Milano con il WeWorld Film Festival (25/27 novembre), un importante appuntamento completamente dedicato alle donne, dove il 27 novembre, a conclusione delle tre giornate, Neripè porterà sul palco dell’UniCredit Pavilion di Milano il suo concerto “Amay” WeWorld, organizzazione che da quasi 20 anni si occupa di garantire i diritti dei bambini vulnerabili in Italia e nel sud del Mondo, all’interno del programma nazionale contro la violenza sulle donne ha realizzato il progetto Spazi Donna, con centri inseriti in quartieri particolarmente disagiati per le donne a rischio di violenza, a Roma, Napoli e Palermo, con attività rivolte a loro e un’attenzione particolare anche ai loro figli.
Il disco, scritto dalla poliedrica Neripè (Francesca Olivia Risoli), arrangiato e suonato dallo straordinario ensemble Parigino, i Guappecartò, prodotto da Stefano Piro e Laurent Dupuy (Grammy Award 2014 e 2015), è un Concept Album dedicato a storie di grandi donne, che hanno lasciato un segno profondo nella storia passata e recente grazie alle loro esperienze di vita.
Un collettivo artistico che si è riunito per dare, in musica, il proprio contributo alla lotta contro la violenza sulle donne, di qualunque forma essa sia.
Rosa Parks, Samantha Cristoforetti, Margherita Hack, Aung San Suu Kyi, Lehyma Gbowee, Saffo, Marie Curie, Cristina Cassina, Frida Kahlo, sono le donne a cui ogni canzone è dedicata, ispirata talvolta da frasi dette, talvolta da trasposizioni immaginifiche, talvolta da un aneddoto di vita vissuta.
L’album è stato candidato al Premio Tenco come “Miglior Opera Prima 2016″.
Una nuova amica nella nostra battaglia contro la violenza sulle donne, che ha in prevenzione e sensibilizzazione due armi fondamentali per far partire il cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno” Marco Chiesara, Presidente di WeWorld.
Sono felice di poter dare il mio contributo, se pur minimo, ad una realtà come WeWorld, che ogni giorno si batte per la lotta contro la discriminazione di genere e per i diritti fondamentali delle donne. Io ho cercato di farlo attraverso ciò che amo, e, dopo l’ennesima notizia di violenza sulle donne, è nata in me l’urgenza di raccontare, celebrare in musica, la grandezza di alcune donne straordinarie. Così è nato l’album AMAY”. Neripè.

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni 10, Roma
24 e 25 marzo 2017 alle 21
Biglietti: 8 euro - tessera 2 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


PROGETTO SPECIALE LA MERDA
con Silvia Gallerano, premio "The Stage for Acting Excellence
di Cristian Ceresoli, premio Fringe First for Writing Excellence
INTERPRETATO IN INGLESE E IN ITALIANO
una produzione Frida Kahlo Productions
con Richard Jordan Productions
Produzioni Fuorvia
in collaborazione con Summerhall (Edinburgh) e Teatro Vallle Occupato (Roma) Produzione Esecutiva & Tour Managing Marco Pavanelli
Tecnico Giorgio Gagliano

L’opera che ha scioccato e meravigliato il mondo al Festival di Edimburgo 2012 registrando il tutto esaurito anche nel ritorno al festival del 2013, continua senza sosta a raccogliere recensioni entusiaste dai più importanti media internazionali e un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio, con Edimburgo, Copenhagen, Roma, Madrid, São Paulo, Milano, Glasgow, Berlino, Vilnius, Adelaide e il celeberrimo West End di Londra in cinque anni consecutivi di tutto esaurito, nonostante una sottile e persistente censura, in particolare in Italia.
Il “brutale, disturbante e umano” testo sulla condizione umana di Cristian Ceresoli, considerato “straordinario” dal Times, e che gli è valso il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura, viene pubblicato in edizione bilingue Italiano–Inglese dalla Oberon Books di Londra nel 2012 ed è tradotto oltre che in inglese, in greco, danese, ceco, spagnolo, gallego, portoghese brasiliano e francese, mentre è in corso di traduzione in numerose altre lingue.
L’interpretazione “sublime e da strapparti la pelle di dosso” di Silvia Gallerano definita “straordinaria” dal Guardian viene accolta da più da cinque anni da commosse ovazioni. La Gallerano, che interpreta La Merda sia in inglese che italiano, e prossimamente anche in francese, è la prima attrice italiana a vincere il The Stage Award for Acting Excellence.
La Merda è un fenomeno che ha da tempo rotto i confini del teatro e viene seguito quasi fosse un concerto rock, con un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio.
La Merda si manifesta come uno stream of consciousness dove, in poesia, si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà.
La Merda ha come spinta propulsiva il disperato tentativo di districarsi da un pantano o fango, ultimi prodotti di quel genocidio culturale di cui scrisse e parlò Pier Paolo Pasolini all’affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza.

Le due serate previste a Carrozzerie n.o.t coincidono con la realizzazione dell'opera video FILMING LA MERDA tutti coloro che vorranno prendere parte al progetto saranno parte del lavoro di ripresa e dovranno liberare l'utilizzo della propria immagine ai fini della realizzazione di questo progetto speciale.

CARROZZERIE N.O.T - Via Panfilo Castaldi 28/a, Roma
23 e 24 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347-1891714
Sito web: www.carrozzerienot.com


SCINTILLE
L’elogio del sussulto
Di Jean Michel Ribes
Con Pier Paola Bucchi
Regia Claudia Maitan De Seta
Ideazione scenografica Anna Addamiano

“Amo tantissimo le scintille dei corto-circuiti, gli edifici che crollano, le persone che scivolano o che volano via, in breve, i sussulti. Quegli attimi deliziosi che ci dicono che il mondo non è definitivamente prevedibile e che esistono ancora luoghi dove la realtà non ci ha chiuso per sempre le sue porte sulla testa”. Con queste parole Jean-Michel Ribes, noto autore teatrale francese per la prima volta tradotto e rappresentato in Italia, introduce la rassegna dei suoi divertenti e originali “monologues, bilogues, trilogues” Una coppia che si sta dividendo in maniera… acrobatica; una donna ossessionata dalle minacce che la sua mente percepisce continuamente nella vita quotidiana; una città incantata che crea false e vendicative illusioni; una promotrice di campagne di solidarietà sull’orlo di una crisi di nervi; una madre preoccupata di dare ai propri bambini un’educazione artistica alquanto originale; il tutto permeato di un raffinato e coinvolgente umorismo.

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza 3 (Trastevere), Roma
dal 22 al 26 marzo 2017
dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 19.00. Prezzo biglietto: 10 - 15 euro

Info e prenotazioni: telefono 066872690 - 3889246033
Sito web: www.stanzesegrete.it

 

Data unica

MARIA D’ENGHIEN
Omaggio a una donna di tutti i tempi
Scritto e interpretato da Tiziana Buccarella

Lo spettacolo è stato ideato da Tiziana Buccarella che ne è anche autrice, con finalità di recupero valorizzazione e divulgazione del personaggio storico di Maria D’Enghien, Principessa di Taranto Regina di Napoli e di Sicilia che fu Contessa di Lecce dall’anno di investitura risalente al 1384 fino alla sua morte avvenuta nel 1446. Maria D’Enghien governò la contea di Lecce con gli Editti e Statuti da lei redatti insieme al Concistorium Principiis-una Giurisprudenza sulle cui basi si reggevano i diritti e i doveri, e assicurò alla contea un lungo periodo, circa sessant’anni, di pace e di equilibrio sociale, in quei tempi peraltro burrascosi e travagliati da guerre . Maria d’Enghien fu anche promotrice di cultura e d’arte accogliendo a corte numerosi artisti del tempo da tutta Italia e anche fuori dell’Italia e fu fautrice di veri gioielli artistici che commissionò insieme al marito Raimondo Del Balzo Orsini, come la Basilica di santa Caterina a Galatina il campanile con la meravigliosa guglia a Soleto, fece anche fortificare il Porto di Adriano a San Cataldo di Lecce con una torre di vedetta e promosse nuove attività artigianali e artistiche.
Personaggio dotato di tempra e coraggio, si ricorda che difese il Principato di Taranto dall’avanzata di Ladislao d’Angiò con il suo stesso corpo armato di corazza scudo e spada ma il giudizio sulla sua opera fu adombrato da scelte politiche ritenute poco inopportune.
Lo spettacolo trasporta il personaggio di Maria ai tempi odierni facendola tornare in vita per parlar di sé e precisare quale fu il suo ruolo nell’epoca in cui visse e operò, con l’intento di fare chiarezza sulle ombre che gli stessi suoi biografi e contemporanei vollero trovare limitandone il valore.
Il personaggio alterna ricordi e richiami alla sua biografia con spiegazioni sul suo operato mettendo in luce lo spessore di donna del tempo e di donna di tutti i tempi, rivivacizzando il racconto con momenti di comicità teatrale con brani cantati e movimenti di danza su musica medievale.

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni 10, Roma
martedì 21 marzo 2017 - ore 21
Biglietti interi: €15,00, ridotti € 10,00 - tessera € 2,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


ARMONIE E RICERCA
serata spettacolo al Teatro Quirino

“Fai Viaggiare la Ricerca” ONLUS ha promosso una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore di due importantissime fondazioni: l’Istituto di Ricerca Mario Negri di Milano, diretto dal prof. Silvio Garattini e la Fondazione GIMEMA, presieduta dal prof. Franco Mandelli; entrambi gli Istituti, partendo dalle loro recenti scoperte e intuizioni, hanno messo a punto un progetto scientifico e umanitario per la ricerca di nuovi farmaci e nuovi modelli clinici efficaci a curare le LEUCEMIE MIELOIDI ACUTE: forma subdola della leucemia che colpisce tutti e a ogni età.
A tal proposito è stato creato questo grande Evento Nazionale per raccogliere fondi, vista la disponibilità dei maggiori teatri italiani e la generosità degli artisti, sempre sensibili e attivi ai richiami di valore sociale e umanitario.
L’impegno e le finalità del progetto scientifico richiedono grande organizzazione, competenze, strumentazioni e notevoli risorse finanziarie.
La nostra serata, capitanata come conduttore, dal bravissimo e versatile Roberto Ciufoli, vedrà esibirsi in scena un alternarsi di grandi artisti: da Paola Minaccioni a Barbara Cola da Marco Simeoli a I Favete Linguis da Annalisa Cucchiara a Donatella Pandimiglio che ne curerà anche la regia. La serata si aprirà con la presenza di una orchestra con 38 persone di coro…..cosa dire….non mancate sarà una magnifica serata!!!!!

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, Roma
lunedì 20 marzo, ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


EDOARDO FERRARIO SHOW
di e con Edoardo Ferrario

Edoardo Ferrario Show è uno spettacolo di stand up comedy, scritto e interpretato da Edoardo Ferrario.
A Quelli che il Calcio, ospite tutte le domeniche con le ormai note imitazioni di Alessandro Cattelan, Marco Giallini, Alessandro Borghese e il recente allenatore del Palermo Paul Baccaglini, solo per citarne alcune, e l’introduzione di uno dei suoi tanti personaggi di fantasia, Pips, Edoardo Ferrario arriva dalla web serie di successo Esami, da lui scritta e interpretata, che ha raccolto oltre 7 milioni di views. Ma Ferrario è anche l’inviato Flavio Maria Guerra di CCN, il programma di Comedy Central, da fine marzo di nuovo in onda con la terza stagione.
Lunedì 20 marzo, alle ore 21.00, al Teatro Vittoria di Roma, andrà in scena EDOARDO FERRARIO SHOW, un’ora e mezza di monologhi, personaggi e imitazioni incentrati sulla confusa realtà italiana e le più diffuse ossessioni moderne: la tecnologia, il cibo biologico, l'offerta televisiva e il valore dell’arte.
Attraverso le tante voci da lui create nel corso degli anni, dove trovano posto sia stereotipi della vita di tutti i giorni sia personaggi famosi del presente e del passato, rielaborati con un sapiente mix di psicologia e umorismo, Ferrario riesce ad affrescare un ritratto dei trentenni di oggi, lui incluso, con uno sguardo tagliente e uno stile essenziale: solo sul palco con il microfono, senza scenografia, nello stile della stand up comedy americana. Edoardo Ferrario Show è uno spettacolo prodotto da Tano Produzioni.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
Lunedì 20 marzo, ore 21.00
platea 16 euro, galleria 14 euro + diritto di prevendita.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


I GUAPPECARTÒ
in concerto
Violino ‘O malamente
Fisarmonica Dottor Zingarone
Contrabbasso Braghetta
Chitarra Frank Cosentini
Batteria ‘O Brigante
Percussioni ‘O Professore

Cinque musicisti italiani di straordinaria sensibilità compositiva ed esecutiva, dotati di un irresistibile e stralunato carisma “Made in Italy” tra ironia ed intensità espressiva. Un violino, una fisarmonica, una chitarra, un contrabbasso e una batteria. La loro musica è folle e trasversale, prima intima e profonda, poi trascinante e festosa. E’ ben riconoscibile la componente tzigana come quella mediterranea ma ugualmente giocano un ruolo centrale i valzer e le milonghe che si mescolano ad arie che sfiorano la musica classica o a modernissime linee che oscillano tra punk e “acustic trance” .
Una miscela sorprendente ed equilibrata di tanti generi e culture, che l’ensemble ha potuto conoscere ed assorbire negli anni, durante il suo incessante viaggiare, per le strade, nelle piazze, nei teatri, tra la gente di tutta Europa.
Fanno commuovere, sorridere, ballare, immaginare… vivere.
I Guappecartò nascono a Perugia come musicisti di strada nel 2004. Durante una loro performance la celebre attrice Madeleine Fischer – collaboratrice, tra i molti, di Antonioni, Sordi, Anna Magnani, Bergman se ne innamora artisticamente e chiede loro di comporre una colonna sonora per un suo film di imminente realizzazione.
Proprio la creazione di quei brani porta i giovani artisti a decidere di credere totalmente nelle proprie capacità. Partono per Parigi, con l’intento di raggiungere più facilmente le strade e le piazze di tutta Europa, spinti dall’unico desiderio di suonare i propri strumenti e condividere la propria musica con più persone possibile.
Da subito i Guappecartò si fanno amare non solo dal pubblico che incontrano, ma anche da critici e musicisti che trovano in loro un altissimo senso di libertà stilistica e una profonda poetica musicale.
Ad oggi, dopo 12 anni dalla nascita, i Guappecartò hanno realizzato 4 dischi e si sono esibiti in più di 1500 concerti in tutta Europa. L’album più recente, ROCKAMBOLES (Aprile 2015), prodotto da Stefano Piro, è giunto alla terza ristampa ed è stato rappresentato in 70 concerti in tutta Italia. Osannato dalla critica, è stato scelto come disco della settimana dal programma “Fahrenheit” di Radio Rai3.

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni, 10 Roma
Domenica 26 marzo alle 21
biglietti: 6 euro – tess. 2 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


Rossella Rhao in
PSICOSI DELLE 4 E 48
regia di Ivano Capocciama

Nel fatato e angusto spazio di una stanza di un vecchio palazzo, una bambola meccanica aspetta, da secoli, che qualcuno possa rimetterne insieme i pezzi, le gambe, le braccia, la testa e i capelli, per poter tornare a raccontare la sua storia. La bambola si desta da un sonno antico, forse è stata gettata in quella stanza da tempo immemore. La polvere le accarezza il corpo come accade alle cose antiche e una strana magia le ha donato la parola. Cosa accade al corpo di un pupazzo meccanico nel momento in cui, una volta liberatosi delle polveri da soffitta del tempo e dell'incuria, si ritrova, come in una storia di Collodi, improvvisamente dotato della parola e di un'anima tesa inesorabilmente verso la carne? La sua psicosi non è altro che disperata vitalità che scorre tra i cardini e le membra legnose della bambola, figura ibrida tra umano la cui metamorfosi innescherà il suo ultimo, burattinesco e pietoso spettacolo.

Note di regia
“Lo spettacolo, attraverso uno slittamento totale dell'orizzonte d'attesa dello spettatore, sposta la vicenda di Sarah Kane in un contesto «altro» in cui il personaggio tenta di rimettere insieme i frammenti di una condizione mentale (forse d'amore) che si staglia davanti agli occhi dello spettatore come il tentativo disperato di riconquista di una identità perduta. Attraverso le parole di Sarah Kane, la bambola meccanica, abbandonata nel proprio polveroso alveo sospeso a metà tra il gioco e la realtà, tra il sogno e il risveglio, tenta una evoluzione autofagocitante all'interno della quale non c'è posto per alcuna possibilità di redenzione o di riscatto. Non si assiste ad una riconquista della posizione eretta di darwiniana memoria, ma ci si libera dell'involucro meccanico attraverso una struttura fisica lacerante, radiografia epidermica di una mente ed eucaristia fisica di una vivificazione. La metamorfosi da automa a donna si traduce in uno schema registico che, con l'abilità d'un orefice d'altri tempi, incastona il martirio della protagonista in una cornice melodrammatica ove la musica e le azioni si fondono in un «arioso» (nel senso di aria d'Opera lirica) esperire del dolore in cui le mani, le braccia e il corpo intero tessono un percorso dello sguardo, un lento sprofondamento nella mortalità che metamorfizza la protagonista e ne racconta la propria sconfinata, atroce ed antica storia.”
Durata Spettacolo: 70 minuti

ABARICO TEATRO - via dei Sabelli 116, 00185 Roma
sabato 25 marzo 2017
Orario spettacolo: ore 21.00
Prezzo biglietti: €10,00 (si consiglia la prenotazione)

Info e prenotazioni: telefono 06-98932488 - 329/6963504, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.abarico.it


Ancora in scena

Società per Attori presenta
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andra Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

La programmazione del Teatro Marconi di Roma continua dal 18 marzo al 9 aprile con lo spettacolo La Calsse, scritto da Vincenzo Manna e diretto da Giuseppe Marini.
Un cast di attori molto ricco calcherà il palco del teatro diretto da Felice Della Corte. Andrea Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbri-catore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno daranno vita allo spettacolo che è il risultato di un progetto nato dalla sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo (Società per Attori).

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulterior-mente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, parados-salmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo come Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.
Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.
Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…

Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo "La Classe" da parte di Vincenzo Manna.
Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede, inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell'accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 18 marzo al 9 aprile 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


ELENA BONELLI interpreta BRECHT
direzione musicale Cinzia Gangarella
regia Marco Mattolini

Elena Bonelli, conosciuta al grande pubblico come l’erede e voce della canzone romana nel mondo, con la sua ultima produzione teatrale sul drammaturgo Bertolt Brecht si avvicina a temi decisamente impegnati e impegnativi e ne offre una chiave di lettura originale, che dà spunti di riflessione sull’attualità di oggi e rende l’opera del poeta godibile e fruibile anche ad un pubblico che meno lo conosce o lo apprezza.
Al fortunatissimo debutto del recital al Todi Festival 2015, il pubblico che ha gremito la sala ha straapplaudito Brecht ed il suo nuovo universo così riproposto dall’artista che con versatilità istrionica riesce a regalare personaggi al limite della follia tra ironia, divertimento, malinconie e dolcezze, insomma un turbinio di forti emozioni date da canzoni e brani recitati di enorme impatto. Così la Bonelli, accompagnata dal maestro Cinzia Gangarella al pianoforte e seguita dalla regia di Patrick Rossi Gastaldi, interpreta magistralmente i brani di Brecht e Kurt Weill: da La ballata della vivificante potenza del denaro a quella della schiavitù sessuale, sempre attuali; da Filastrocca popolare che sembra scritta oggi ad Alabama song, sogno di nuova vita dell’emigrazione; da Jacob Apfelbock che accende una luce sui crimini giovanili; a Marie Sanders sull’odio razziale; Mackie Messer il serial killer; la sguattera Jenny dei pirati, ovvero la pazzia, Surabaja Johnny e il fenomeno della prostituzione. Elena Bonelli, dotata di una voce e interpretazione straordinariamente “brechtiana” apre così nuove porte d’accesso al significato dei testi di Brecht, con un inaspettato, quanto originale, accostamento ai fatti della cronaca attuale letti sui giornali del giorno. Così Brecht secco e scarno, diventa una riflessione sociale, un viaggio antropologico attraverso racconti e testimonianze che hanno segnato la storia del mondo.

TEATRO DELL’ANGELO - via Simone de Saint Bon 19, Roma
Dal 15 al 26 marzo 2017
Orari repliche: dal giovedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 17.30
Prezzi biglietti: poltronissima € 25,00 - poltronissima ridotta € 20,00
poltrona € 22,00 - poltrona ridotta € 18,00
ridotti cral giovedì e venerdì € 16,00 - sabato e domenica € 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/37513571- 06/37514258
Sito web: www.teatrodellangelo.it


Castellum presenta
RIFIUTI
Una vita da differenziati
scritto e diretto da Stefano Fabrizi
con Stefano Fabrizi (Toto), G-Max (Luca), Riccardo Graziosi (Sasà) Yaser Mohamed (Nico), Elettra Zeppi (Sara)
scene Ferruccio Caridi
luci e fonica Fabio Bendia
musiche Roberto Quarta
aiuto regia Leonardo Buttaroni

Debutta il 14 marzo al Teatro de' Servi "Rifiuti. Una vita da differenziati", scritto e diretto da Stefano Fabrizi. La commedia racconta la storia di quattro ragazzi emarginati dalla società e affetti da molteplici psicosi, che vivono abusivamente in un seminterrato fatiscente nella periferia della metropoli. Non hanno i soldi per arredarlo come si deve, ma hanno una spiccata immaginazione psicanalitica che li porta a vedere negli oggetti e negli accadimenti della loro vita il simbolo di qualcosa che sta accadendo, o che devono fare. Per esempio sono soliti raccogliere oggetti che sono stati buttati nell'immondizia e portarli a casa per arredare il loro appartamento. Non si tratta di una vocazione da interior designers specializzati in recycling, ma di un disperato tentativo di cambiare la propria vita affidandosi al messaggio misterioso di quegli oggetti: una frusta abbandonata forse suggerisce di intraprendere una carriera da domatore? Uno sportello di automobile, invece, sta dicendo a qualcuno di fare l'autista?
Finora si è trattato di un gioco, ma quando uno di loro torna a casa con una confezione di pasticceria che dovrebbe contenere una torta, il gioco si fa molto più duro. La confezione infatti nasconde quattro pistole e quattro passamontagna, evidentemente abbandonati da qualcuno che è stato inseguito dalla polizia. Sulle prime i quattro registrano la delusione: si erano preparati per assaltare un millefoglie o un profiteroles, ma sono invece assaltati da questi oggetti sinistri che, inevitabilmente, suggeriscono loro una malsana idea. E se li usassero per rapinare una banca? O, meglio ancora, un grande teatro? Il Sistina sarebbe perfetto, e in effetti la rapina va a buon fine, ma un inconveniente pregiudicherà tutto.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 14 marzo al 2 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


NOI ROMANE - NOANTRE
e in omaggio alle donne, mamme, lavoratrici, parte a Roma l’iniziativa “Nursery Sharing” a teatro
regia Toni Fornari
con Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza.
Voce narrante: Maurizio Mattioli

Un omaggio a Roma, attraverso il sorridente tributo alle piccole e grandi protagoniste della storia della città Eterna dalla sua fondazione ai giorni nostri. Al Teatro Belli, dal 14 marzo al 9 aprile, andrà in scena lo spettacolo Noi Romane - Noantre. Un viaggio appassionante tra miti e leggende, durante il quale lo spettatore potrà fare la conoscenza di: Madama Lucrezia la statua parlante, Agrippina la madre di Nerone, Acca Larentia ovvero la leggendaria Lupa, la Papessa Giovanna, Donna Olimpia Pamphili “la Pimpaccia”, Enrichetta Caracciolo la monaca garibaldina, Lina Cavalieri la regina della Bella Epoque e tante altre affascinanti figure femminili. Un’idea di Simona Patitucci che, grazie al testo e alle liriche di Toni Fornari che ne cura anche la regia, si è trasformato in un racconto teatrale impreziosito dalle musiche e dalle canzoni di Massimo Sigillò Massara. E per onorare ulteriormente le donne, mamme, lavoratrici e sognatrici di ogni epoca la giornalista Federica Rinaudo, in collaborazione con l’azienda Io Bimbo (tra i leader in campo di articoli per l’infanzia) e l’Armando Curcio Editore, promuove l’iniziativa “Nursery Sharing”. Un mini spazio essenziale formato famiglia a disposizione delle mamme che in questo modo non dovranno rinunciare alla loro serata a teatro. Un angolo condiviso dove sarà possibile trovare tutto il necessario per i propri figli, dal fasciatoio allo scalda biberon, da giochi ed accessori ad una serie di libri, tra favole e racconti, per rispolverare le sane tradizioni di un tempo e lasciare da parte lo smartphone. L’esperimento, per la prima volta a Roma, sarà preceduto da una serie di video in cui le mamme potranno dire la loro (a partire dal 13 marzo) sulla pagina Facebook “Noi - mamme - romane” e sul sito www.nurserysharing.it. Un motivo in più per non perdere lo spettacolo brillante, vivace e a tratti commovente, che restituisce a queste donne la possibilità di rettificare anche alcune “inesattezze” storiche. A dare volto e voce a queste romane: le attrici Simona Patitucci (nota al grande pubblico anche come voce di Ariel in “La Sirenetta” della Disney e già protagonista di spicco del teatro musicale italiano), Valentina Martino Ghiglia (reduce dal grande successo degli spettacoli “Tacchi misti” e “Mom’s”), affiancate dalle giovani Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza. Tra le suggestive atmosfere anche una ciliegina sulla torta: la voce narrante di Maurizio Mattioli, unica “presenza” maschile, che introdurrà le storie avvincenti di queste romane speciali. Da non perdere al Teatro Belli dal 14 marzo al 9 aprile.

TEATRO BELLI - Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
Dal 14 marzo al 9 aprile 2017
Feriali ore 21.00 - Festivi ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


IL MISANTROPO
di Molière
Regia di Marco Belocchi

con Marco Belocchi - Alceste; Eleonora Pariante – Céliméne; Giustino De Filippis- Filinte; Giuseppe Alagna – Oronte; Maurizio Castè – Acaste; Vittorio Ciardo – Clitandro; Valentina Maselli – Eliante; Teresa Marra - Li; Vittorio Aparo- La guardia / Du Bois

Alceste ha un carattere particolare, malinconico e ombroso, non tollera le ipocrisie degli uomini ed è convinto che dire sempre la verità in ogni occasione sia la miglior virtù possibile. Ne discute spesso con l’amico Filinte, che invece propone una visione del mondo più accondiscendente e volta alla pacifica convivenza civile. Alceste è anche innamorato di Céliméne, una ragazza cui piace essere sempre al centro dell’attenzione, viziata e corteggiata. Naturalmente ne è gelosissimo e mal sopporta di vederla attorniata da uno stuolo di spasimanti a cui lei dà ovviamente corda. Alceste stesso d’altronde è corteggiato e ammirato da Arsinoé e da Eliante, ma nonostante le profferte dell’una e la disponibilità dell’altra, rimane sempre Celiméne colei che ama. Quando però scopre alcuni comportamenti non proprio irreprensibili della donna, acconsente al perdono a patto che lei accetti di fuggire con lui dal mondo e rifugiarsi in un eremo lontano da tutto e da tutti. Céliméne non si sente pronta per una scelta così estrema e Alceste andrà via solo, mentre l’amico Filinte, gentiluomo di buonsenso, convolerà a nozze con la saggia Eliante.
Il Misantropo è unanimemente considerato uno dei grandi capolavori di Molière. Andato in scena per la prima volta nel 1666, aveva inizialmente come sottotitolo L’atrabiliare innamorato, appellativo che già definisce, almeno in parte, il carattere del protagonista Alceste. Ed in effetti tutta la commedia ruota intorno ad Alceste che, con la sua etica inflessibile, non solo si oppone al buonsenso e all’urbanità che la società impone, rappresentata del suo amico e uomo di mondo Filinte, ma è anche innamorato di Céliméne, una bella ragazza alquanto civetta, sentimento che contraddice la sua etica e ne fa infine un personaggio complesso, oltre che ridicolo. L’intransigenza del protagonista lo porterà infine ad isolarsi da un mondo dove troppo spesso dilaga l’ipocrisia, la corruzione, la piaggeria e la maldicenza, rinunciando perfino all’amore di Celimene che non può invece rinunciare a vivere la mondanità. Una commedia amara in cui il lieto fine è assegnato solo all’amico Filinte che riuscirà a sposarsi con l’equilibrata Eliante e a ricomporre l’ideale, sebbene in minore nell’architettura drammaturgica, della convivenza civile.
Il misantropo è quindi una opera dai tratti universali e in realtà modernissimi: la fuga da un mondo che si vorrebbe giusto e leale, e che invece giusto non lo è quasi mai, è un sentimento che molti hanno provato di fronte alle delusioni che la vita ci presenta. Non per questo si deve condividere la decisione di Alceste, che forse troppo chiede a una società umana, allora come adesso, fin troppo accomodante, ma certamente ci fa riflettere e ci mette di fronte ad un bivio: sporcarsi le mani per rendere il mondo migliore o isolarsi in una perfetta “torre d’avorio”? È uno dei grandi dilemmi che filosofi, santi ed eroi d’ogni tempo si sono posti e ancora si continuano a porre.
Nella nostra messa in scena, che per sottolineare l’attualità dell’assunto, portiamo verso un’epoca più vicina alla nostra, ovvero all'inizio del novecento, non propenderemo per una scelta o per l’altra, sicuramente verrà sottolineato l’aspetto “atrabiliare”, comico e ridicolo del protagonista, ma anche la superficialità del mondo che lo circonda con le sue ingiustizie, presunzioni e tradimenti. Starà poi al pubblico decidere quale sarà la posizione da preferire.

TEATRO ANFITRIONE - via di San Saba 24 - Roma
dal 15 al 26 marzo 2017
ore 21.00 - domenica ore 18.00
Biglietti Intero 20€ Ridotto 14€

Info e prenotazioni: telefono 06.5750827 - 327.7386420
Sito web: www.teatroanfitrione.it/


LOVE ME TINDER – HATE ME TRUE
Commedia brillante [in Skatola]
di e con Mauro Fanoni e Alessandra Flamini

«Il [Nuovo-Voyeurismo-Teatrale] è dedicato a chi, per ottenere il piacere teatrale, desidera e ama guardare, da luoghi sicuri e a loro insaputa, attraverso tende, finestre, feritoie e colori, personaggi immersi nel vivere il loro spettacolo. Anime seminude, nude o intente a spogliarsi. Si tratta dunque della trasformazione degli spettatori in [Nuovi-Voyeuristi-Teatrali].»
Kaos in Skatola [Nuovo-Voyeurismo-Teatrale

Il 17 marzo ha debuttato “Love me tinder – Hate me true” commedia brillante del format teatrale [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale], in scena per tre fine settimana ogni venerdì, sabato e domenica fino al 2 di aprile presso lo spazio teatrale Mr Kaos. Autori registi e protagonisti della pièce sono Alessandra Flamini e Mauro Fanoni.
Nell’era di Internet, dei social-network, delle chat, il piano virtuale e quello reale spesso si sovrappongono e confondono e le percezioni cambiano. Cambiano gli approcci e le aspettative e molte volte quello che ci si trova di fronte dal vivo dopo un incontro on-line non è proprio quello che ci si aspetterebbe. Gli stereotipi possono ribaltarsi e le nuove dinamiche sfuggire agli “attori” piombati nella realtà.
In “Love me tinder – Hate me true” si racconta questo e molto altro in modo ironico e dissacrante.

Nico si annoia, Eva vuole divertirsi. Si connettono a un sito di incontri ed è subito “Match!”. Appuntamento da lei, con le migliori intenzioni: sesso sì, problemi no. Potrebbe essere una gran serata. Ma la scintilla che scatta non è quella che si sarebbero aspettati. Non accende un fuoco di passione ma un candelotto di dinamite. Cosa? Lui prima ha bisogno di conoscersi un po’? E lei invece vorrebbe soltanto concludere? L’ uomo e la donna sembrano scambiarsi i ruoli. Ne consegue una battaglia di distruzione dei luoghi comuni, duelli in punta d’ironia e colpi sotto la cintura, in un travolgente susseguirsi di situazioni paradossali e divertenti istantanee di una società virtuale sull’orlo di una crisi di nervi. Si ameranno? Si odieranno? Finiranno a letto? L’unica anticipazione possibile è che “Vissero per sempre…almeno fino a quel giorno”.
Lo spettacolo fa parte della produzione [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale] format ideato da Alessandra Flamini, in collaborazione con Mauro Fanoni e Mr Kaos. Un nuovo modo di guardare il teatro, di viverlo. Dodici pareti da cui spiare, infinite possibilità di partecipare alla creazione di visioni e visuali private, individuali, irripetibili. Lo spettatore sceglie il filtro, il colore, il punto di vista dal quale rubare la storia e i suoi segreti.
Gli spettatori guardano gli attori attraverso un allestimento scenografico di forma pressoché cubica (all’incirca due metri e mezzo per due metri e mezzo), composto da dodici moduli che vanno a formare quattro pareti. Ogni modulo offre un tipo di “visibilità” e “trasparenza”: plexiglass colorati, plexiglass neutri, velatini, strutture in legno, alcuni fissi altri con la possibilità di variarli all’occorrenza aggiungendo elementi scenici come tende o altro.
Gli spettatori possono muoversi durante la visione su tre dei lati della Skatola, cambiare a proprio piacimento il posto a sedere tra quelli rossi disponibili detti anche “posti voyeur”, o decidere di godere dello spettacolo in piedi, rubando segreti da ogni visuale. Solo una parte di pubblico siederà infatti su “posti fissi” o posti blu, dai quali non è possibile muoversi ma guardare lo spettacolo in modo “canonico” attraverso la “quarta parete”.
Quello che ne risulta è una visione di tipo “cinematografico” e assolutamente personale.
Gli spettacoli creati per la Skatola prevedono una regia che, pur senza danneggiare la visibilità per coloro che hanno il posto fisso, tiene sempre conto della possibilità, per coloro che hanno il posto mobile, di cogliere, spostandosi, particolari dettagli, visuali, “inquadrature”.
«Ne consegue che la regia di uno spettacolo [in Skatola] – spiegano i registi- debba tenere conto anche della sfida di confezionare una messinscena perfettamente godibile in modalità “frontale” ma che sappia nel contempo stimolare la curiosità e il movimento dello spettatore “mobile”, celando particolari attraenti ovunque possano essere spiati e colti: dietro le ombre della scena, oppure sul viso di un attore che normalmente sarebbe “di spalle”, magari nell’espressività emotiva di chi sta ascoltando un monologo, oltre che in quella di chi lo sta facendo. La visione a 360 gradi, accanto alla necessità di non lasciare mai alcun particolare al caso, permette di stratificare alcuni dettagli drammaturgici in livelli supplementari che, a seconda del punto di vista dello spettatore, non più “passivo” ma “attivo”, nella propria personale “regia della visione”, possono nutrire lo spettacolo con sfaccettature interessanti, sempre diverse e, si direbbe, anche esclusive e individuali.
Nello specifico caso di “Love me tinder – Hate me true”, spettacolo a due attori, proprio i piani di ascolto risultano essere di grandissima importanza per lo spettatore e di grande stimolo per il regista, specialmente nella misura in cui un nodo cardine della commedia è la reazione di un personaggio di fronte allo spiazzamento generato dalla totale distruzione delle aspettative da parte dell’altro. Spiazzamento che è doppio, biunivoco, laddove sia l’uomo che la donna non si allineano ai clichet che, volente o nolente, trovano spazio in ognuno di noi; e spiazzamento che genera situazioni di incomprensione e stupore, molto spesso caratterizzate da forte ironia e anche grande comicità; a volte, invece, il sorriso e la risata sono stimolate da un’atmosfera divertente ma anche amara, grottesca, che offre generosi spazi di riflessione sulle persone e sulla società di oggi, per chiunque abbia voglia di farlo.»

MR KAOS - via Antonio Dionisi 50, Roma (Zona Monteverde/Portuense)
dal 17 marzo al 2 aprile 2017 (solo venerdì, sabato e domenica)
In scena il Venerdì e Sabato con doppio spettacolo alle ore 20,30 e alle ore 22,00 e la domenica alle ore 20,30.
Biglietto posto fisso 7 euro + 3 euro di tessera associativa.
Biglietto posto mobile 10 euro + 3 euro di tessera associativa.
Lo spettacolo non è adatto alla visione di minori di 14 anni.
Il massimo di spettatori ammesso è di 35 persone a turno.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327.3087387


MURA
di Riccardo Caporossi
ideazione, progetto, messa in scena, esecuzione Riccardo Caporossi
con Vincenzo Preziosa
luci Nuccio Marino
foto Zhang Xinwei
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Dopo la ricostruzione di Forme la scorsa estate al Teatro India, torna nella cornice della Sala Squarzina del Teatro Argentina, dall’8 marzo al 1 aprile, il teatrante-artigiano della scena Riccardo Caporossi con MURA, spettacolo che compone il dittico di creazioni dedicato a un vero e proprio protagonista della ricerca teatrale italiana.
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, ricrea in scena un quadro visivo, una “scatola teatrale” completa e autonoma con circa 50 mattoni che vanno a comporre un muro, dietro il quale c’è una superficie su cui si proiettano ombre che si concretizzano in forme: mani, scarpe, cappelli, scale, bottiglie, cannocchiali, bastoni, ombrelli. Mura rimuove gli ostacoli attraverso l’immaginazione, smantella quelle barriere che ancora oggi sono motivo di divisioni, quelle cortine immateriali e invisibili fatte di odio, paura, mancanza di immaginazione, e quelle costruzioni mentali e costrizioni sociali che rendono prigionieri e separano gli uomini per razza, religione, cultura e ricchezze.
Si parla ora dell’Europa dei “muri”, frontiere che sbarrano mettendoci di fronte ad “un vicolo cieco”. Una vera e propria ricerca di significato sui gradi di conoscenza tra immagine rappresentata e la sua vera natura: il muro ne è lo spartiacque e può svelare qualcosa che altrimenti rimane nascosto. Così, un prologo verbale tra ombre e suoni ad esse connessi introduce il pubblico di fronte al muro, costretto con lo sguardo fisso come si fosse in fondo ad un vicolo cieco. Da qui inizia un gioco che si svolge in toni fantastici, surreali, ironici per terminare nel lungo elenco dei muri che dividono il mondo.
Circa quaranta anni dopo Cottimisti, Riccardo Caporossi riporta in scena “i mattoni” con una performance che unisce l’arte e un teatro essenziale, costringendo lo spettatore ad osservare il dettaglio, il tempo dei gesti, i silenzi tra le cose. «Nel 1977 ho realizzato insieme a Claudio Remondi lo spettacolo Cottimisti in cui costruivamo, in scena, un muro vero con 1000 mattoni veri. Operai visionari. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Dietro quel muro, manu-fatto vero, apparivano un paio di mani che con l’alfabeto dei sordo-muti lanciavano un messaggio oltre il confine. Mura è un “dettaglio” di quel muro; è un “primo piano” di memoria che vuol dire conoscenza, appello della mente – racconta il regista e interprete Riccardo Caporossi – È una pagina, una tela, uno schermo: frammento di ciò che può esserci, di qua o di là del muro. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Alla fine calava una grande sfera di metallo, sospesa tra il pubblico e il muro. Una provocazione. Un suggerimento per abbatterlo. Di lì a 12 anni fu abbattuto il muro di Berlino. Quelle mani giocavano con dei segni scritti nell’aria, senza necessariamente chiedere soccorso, ma spronavano ad immaginare. Quelle mani tornano ad affacciarsi di là del muro. Portano il segno del tempo, non ancora livide e nodose, agiscono nell’invisibile mondo dell’immaginazione. Altri muri da abbattere. Il tempo presente, per valutare il senso dello spettacolo. Il tempo presente, per far sbocciare una nuova immaginazione».
Un gioiello di grazia e di intelligenza, in cui protagonisti sono essenzialmente gli oggetti, una particolare composizione teatrale in cui i mattoni man mano vengono sottratti fino a lasciare vuoto il palcoscenico e la strada aperta alla riflessione.

TEATRO ARGENTINA (Sala Squarzina) - Largo di Torre Argentina, Roma
Dall’8 marzo al 1° aprile 2017
in replica sempre alle ore 17, 9 e 26 marzo ore 21
Durata spettacolo: 60 minuti
Prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Raoul Bova e Chiara Francini in
DUE
di Miniero e Smeriglia
regia di Luca Miniero
Aiuto Regia Paola Rota
Disegno Luci Daniele Ciprì
Scenografia Roberto Crea
Costumi Eleonora Rella

Raoul Bova e Chiara Francini saranno in scena dal 9 al 26 marzo al Teatro Ambra Jovinelli, protagonisti dello spettacolo DUE, scritto da Miniero e Smeriglia. Una scelta significativa per Bova, che ritorna al palcoscenico dopo quasi vent’anni, dedicati al cinema e alla televisione. Regista è lo stesso Luca Miniero, al suo esordio teatrale, dopo i successi sul grande schermo.
La scena è una stanza vuota. L'occasione è l'inizio della convivenza che per tutti gli essere umani, sani di mente, è un momento molto delicato. Che siano sposati o meno, etero oppure omo. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco fra 20 anni, questa è la sua pretesa. O forse la sua illusione. La diversa visione della vita insieme emerge prepotentemente nelle differenze fra maschile e femminile. Entrambi i due giovani evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici che come in tutte le coppie turberanno la loro serenità. Presenze interpretate dagli stessi due protagonisti che accompagneranno fisicamente in scena dei cartonati con le varie persone evocate dal loro dialogo. Alla fine il palco sarà popolato da tutte queste sagome e dai due attori: l'immagine stilizzata di una vita di coppia reale, faticosa e a volte insensata. Perché non sempre ci accorgiamo che in due siamo molti di più. E montare un letto con tutte queste persone intorno, anzi paure, non sarà mica una passeggiata.
(Luca Miniero)

TEATRO AMBRA JOVINELLI - via Guglielmo Pepe 43 /47, 00185 Roma
9|26 marzo 2017
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21:00 - domenica ore 17:00 - sabato 11 marzo doppia replica ore 16:30 e ore 21:00
Biglietti (compresa prevendita): da € 33,00 a € 17,00
Convenzioni parcheggio in orario spettacolo:
• Garage Esquilino – via G. Giolitti, 27/A - dal martedì al sabato € 1,50 l’ora
• Parcheggio ES Giolitti Park – via G. Giolitti 267 - tutti i giorni € 1,00 l’ora

Info e prenotazioni: telefono 06 83082620 - 06 83082884
Sito web: www.ambrajovinelli.org


L’ORA DI RICEVIMENTO
Banlieue
di Stefano Massini
Con Fabrizio Bentivoglio
e Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani
Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori,
Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti
Scenografia Marco Rossi
Costumi Andrea Cavalletto
Musiche originali Luca D’Alberto
Voce cantante Federica Vincenti
Luci Simone De Angelis
Regia Michele Placido
Produzione TEATRO STABILE DELL’UMBRIA

Nella classe del professor Ardeche anche il menù è guerra tra religioni

Il professor Ardeche è un insegnante di materie letterarie. Un disilluso, un cinico, uno spietato osservatore e un lucidissimo polemista. Fra le sue passioni svettano Rabelais e il Candide di Voltaire. Peccato che la sua classe si trovi nel cuore dell'esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell'area metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola, al di là di Rabelais e di Voltaire, è una trincea contro ogni forma di degrado. La scolaresca che gli è stata affidata quest'anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze, con l’incognita sempre in agguato di improvvisi crolli: nella convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i suoi allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardeche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana per un'ora, dalle 11:00 alle 12:00 del giovedì. Ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l'intero anno scolastico della classe Sesta sezione C, da settembre a giugno. Al pubblico spetta il compito di immaginare i visi e le fattezze dei giovanissimi allievi, ognuno ribattezzato dal professor Ardeche con un ironico soprannome, e ognuno protagonista a suo modo di un frammento dello spettacolo. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all'avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell'esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita. E il ciclo naturale della perdita delle foglie e della successiva fioritura accompagna lo svolgersi regolare di ogni anno scolastico, suonando quasi come un paradosso davanti a quel mondo, esterno alla scuola, che di anno in anno è sempre più diverso.

Note di regia
Penso che siamo tutti d’accordo nel dire che il teatro italiano è poco connesso con il mutare dei tempi, tenendo conto delle trasformazioni della società. Si distinguono i testi dello scrittore e drammaturgo Stefano Massini, che ben raccontano l’evoluzione del tessuto sociale non solo italiano, ma europeo. Per questo, dopo l’avventura di 7 minuti, che con lo stesso Massini ho adattato per farne un’opera cinematografica, ho accettato con entusiasmo la proposta del Teatro Stabile dell’Umbria, nella figura di Franco Ruggieri, di essere regista a teatro di un altro lavoro di Massini, L’ora di ricevimento. Leggendo il testo, ho capito subito che tra il precedente 7 minuti e L’ora di ricevimento c’è un lavoro di continuità sui grandi cambiamenti che stanno accadendo nella storia sociale europea, cambiamenti che ci riguardano tutti. L’ora di ricevimento racconta, infatti, con verità e ironia, l’incontro–scontro culturale, sociale e religioso tra le famiglie di una classe di bambini delle periferie delle metropoli europee e un Professore attento e partecipe alla crescita culturale dei suoi allievi, ma che, nel percorso dell’anno scolastico cui assistiamo, si trova a mettere in discussione il modello educativo di una classe intellettuale borghese sempre più spiazzata dai cambiamenti epocali della recente storia contemporanea.
Per il ruolo del Professore ho voluto come compagno di viaggio Fabrizio Bentivoglio, un artista di rara intensità e sensibilità con cui ho già collaborato in due miei film come regista: Un eroe borghese e Del perduto amore. Con Stefano Massini e con Franco Ruggieri abbiamo subito pensato che Fabrizio fosse l’interprete ideale per questo ruolo raro per la drammaturgia italiana. A completare il cast la Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria che vede tra gli altri il “professorino” di Francesco “Bolo” Rossini, Balkissa
Maiga già tra le interpreti di 7 minuti, e Marouane Zotti che aveva recitato in Lehman Trilogy di Massini con la regia di Luca Ronconi. La possibilità di contribuire al percorso di crescita di un cast di giovani ha reso ancora più stimolante quest’avventura.
Ho sempre pensato a un teatro d’ensemble, in cui gli attori diventino parte del progetto sia nella costruzione dei personaggi, sia facendo ricerche sulle abitudini e i costumi, non solo sul proprio personaggio, ma indagando anche su tutti gli altri. Insomma, devono diventare collaboratori stretti, preziosi, non subendo il ruolo del regista, ma diventando corpo unico con lui, dal primo attore al più giovane.

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 7 a domenica 26 marzo 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


Nadia Rinaldi e Walter Croce in
GENTE DI FACILI COSTUMI
di Nino Manfredi e Nino Marino
Regia Walter Croce

In una società come la nostra hanno ancora valore l’onestà, la dignità e il rispetto delle persone? La risposta la troverete nella commedia Gente di facili costumi in scena al teatro Tirso de Molina di Roma dall’’8 al 26 marzo con due straordinari interpreti: Nadia Rinaldi e Walter Croce.
Andato in scena per la prima volta nel 1988, con lo stesso Nino Manfredi nei panni del protagonista, Gente di facili costumi è considerato ancora oggi uno dei testi più eclatanti portato nei teatri italiani negli ultimi anni.
«È una pièce brillante e piena di ritmo», spiega Walter Croce, regista e protagonista dello spettacolo, «ma percorsa anche da una velata malinconia. I personaggi appartengono a due mondi opposti, ma nel corso della storia ci accorgiamo che in fondo sono più simili di quanto sembri, perché uniti dalla stessa solitudine e dalla incapacità di integrarsi in una società troppo cinica e ipocrita».
Anna esercita la più antica professione del mondo.
Rientra a casa alle quattro del mattino, sbatte rumorosamente la porta d’ingresso, apre i rubinetti della vasca da bagno, e in attesa che la vasca si riempia accende ad alto volume la musica, intanto fa qualche telefonata, a voce alta per sovrastare il suono. Fa cascare delle cose, gira per casa sbattendo i tacchi.
Ugo abita sotto. Uomo di cultura, professore universitario, scrittore, squattrinato sceneggiatore di film intellettuali che non trovano produttori. Lui non ne può più di essere svegliato ogni mattina alle quattro, sale a protestare. I due si conoscono. Due solitudini che s’incontrano, due facce della stessa medaglia. Costretti alla convivenza, per l’appartamento allagato di lui dalla vasca di lei e in seguito dallo sfratto per morosità, sviluppano un interessante e ironico “mutuo soccorso”.
Lui le offre la sua conoscenza ed intelligenza, lei un tetto, cibo e calore umano. Così attraverso divertenti vicissitudini di vita quotidiana ed equivoci dovuti dalla voglia di lei di aiutarlo a realizzare il suo film, le distanze si accorciano e i due opposti si… toccano.

TEATRO TIRSO DE MOLINA - via Tirso 89 (Piazza Buenos Aires), 00198 Roma
dall’ 8 al 26 marzo 2017
Intero: mercoledì e giovedì € 25, venerdì, sabato e domenica € 27
Ridotto: mercoledì e giovedì € 22, venerdì, sabato e domenica € 24
Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 21:00, sabato e domenica ore 17:30

Info e prenotazioni: telefono 06.8411827
Sito web: www.teatrotirsodemolina.it


NANO EGIDIO, LA TRILOGIA
Una retrospettiva prematura
di Marco Ceccotti
con Marco Ceccotti, Francesco Picciotti e Simona Oppedisano
regia Nano Egidio
luci Giacomo Cappucci / Camila Chiozza

Il Nano Egidio, collettivo teatrale di attori e pupazzi è in scena al Teatro Studio Uno dal 9 al 26 Marzo con tutti e tre gli episodi della sua divertente, ironica e dissacrante trilogia.
Il 9 e 10 Marzo si inizia con lo storico e pluripremiato Nano Egidio, una Storia Vera. Season One, l'11 e 12 Marzo è la volta di Batman Blues mentre a partire da giovedì 16 Marzo debutta in prima assoluta il nuovo Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, un kolossal intimista, residenza creativa 2016-17 del Teatro Studio Uno.
La trilogia ha una trama originale e fuori dagli schemi: la Season One, il primo capitolo dalle tinte giallo-fiabesche ci racconta la nascita dell'amicizia tra il Nano Egidio, un generico nano delle fiabe che qualcuno vuole morto e Batman, investigatore ormai stanco del suo lavoro che indaga sul caso di tentato omicidio; Batman Blues, è un sequel/prequel che ci mostra il passato oscuro e tormentato di Batman e del Nano Egidio e ci narra di come i due amici cercheranno di sconfiggere l'ondata di crimini e violenza che hanno luogo nella Capitale del Mondo della Fantasia.
Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, ha come sfondo un Mondo in pieno clima di terrore e vede Batman e Nano Egidio, divisi da differenti e contrastanti scelte di vita, affrontare dei nemici ancora più pericolosi, non più i classici cattivi fumettistici o dei cartoni, bensì le paure, le crisi e le ansie che caratterizzano i nostri tempi. Lo spettacolo si ispira ai film d’azione americani senza averne i soldi e i mezzi. Gli effetti speciali e il montaggio rapido, tipici di questo genere cinematografico, vengono ricreati in scena tramite la manipolazione dei più disparati giocattoli e pupazzi e la costruzione di gag estreme e demenziali.
Il Teatro Studio Uno offre agli spettatori una retrospettiva prematura su uno dei gruppi più bizzarri e interessanti della scena off romana, una formazione che da 6 anni, mescolando brillantemente elementi di teatro di figura, comicità di situazione, personaggi dell’immaginario popolare e POP realizza degli spettacoli che sono un mix esplosivo di ironia, risate e divertimento.

NANO EGIDIO CONTRO IL MALE DI VIVERE SPESSO INCONTRATO dal 16 al 26 marzo
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara) Roma
Dal 9 al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219- 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


ROMEO E GIULIETTA… PACCAVANO ECCOME!
Di Mimmo Strati e Maria Elisabetta Alaimo
con Marisol Serago, Cesare Cesarini, Anita Pusceddu, Flavia Faloppa, Francesco Falco, Andrea Carpiceci, Giulia Debe', Arianna Polidori, Tommaso Moro
regia Mimmo Strati
aiuto regia Claudio Zaccaria
costumi Isaura Bruni
scenografia Compagnia dei Bardi
ufficio stampa Rocchina Ceglia
grafica Valiera Minelle

Torna a Roma dopo qualche anno uno spettacolo di grande successo. Il Romeo e Giulietta di Mimmo Strati, ambientato in un istituto scolastico in autogestione, ribalta le aspettative, rimanendo fedele all'originale ma allo stesso tempo risultando scherzoso nei confronti del testo, senza mai essere irriverente.
Un'attrice disoccupata si ritrova a gestire un corso di teatro in un istituto tecnico autogestito. Il testo trattato è Romeo e Giulietta del Bardo William Shakespeare. Il primo impatto non è facile: i suoi "allievi" nascondono le loro insicurezze dietro una facciata di aggressività e modi sgarbati e rudi. Le uniche entusiaste sono due giovani ragazze, una di famiglia aristocratica e imparentata con noti personaggi, l'altra timida, silenziosa e forse con qualche problema di anoressia. L'attrice/professoressa non si scoraggia davvero mai, facendosi aiutare dalla bellezza del testo, cercando anche di parlare con i suoi "allievi" che si rivelano parecchio problematici e tutt'altro che insensibili.
Lo spettacolo corre continuamente su due binari: dalla magia della poesia e del teatro si ritorna alla realtà quotidiana fatta di battute e gag, tra dichiarazioni d'amore alla squadra del cuore, e ricordi dolorosi che inevitabilmente il teatro fa riaffiorare. Il balcone è un banco di scuola, al rinfresco della festa da ballo in casa Capuleti ci sono patatine e coca cola, per fare la pioggia bastano due buste di plastica, ma la forza della storia trascina comunque. Uno spettacolo sulla scuola e sulla magia del teatro, al tempo stesso istruttivo e divertente, poetico e goliardico, ma anche un po’ malinconico.

TEATRO DELLE MUSE - via Forlì 43, Roma
dal 9 al 26 marzo (dal giovedì alla domenica)
giovedì e venerdì ore 21.00, sabato ore 17.00 e 21.00, domenica ore 18.00
biglietti Intero 22€ - Ridotto 16€

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.44233649
Sito web: www.teatrodellemuse.it


Lorella Cuccarini in
LA REGINA DI GHIACCIO - Il Musical
ispirato alla Turandot di Giacomo Puccini
musica Davide Magnabosco, Paolo Barillari, Alex Procacci
testi Maurizio Colombi, Giulio Nannini
scene Alessandro Chiti, costumi Francesca Grossi
disegno luci Alessio De Simone, disegno suono Emanuele Carlucci
videografica Marco Schiavoni direzione musicale e arrangiamenti Davide Magnabosco
coreografie Rita Pivano
aiuto regia Davide Nebbia, assistente coreografie Francesco Spizzirri
con
LORELLA CUCCARINI nel ruolo di TURANDOT
PIETRO PIGNATELLI nel ruolo di CALAF
SIMONETTA CARTIA nel ruolo di CHANG’È,
SERGIO MANCINELLI nel ruolo di YAO,
VALENTINA FERRARI nel ruolo della strega TORMENTA
FEDERICA BUDA nel ruolo della strega GELIDA
SILVIA SCARTOZZONI nel ruolo della strega NEBBIA
GIANCARLO TEODORI nel ruolo di PING
JONATHAN GUERRERO nel ruolo di PONG
ADONÀ MAMO nel ruolo di PANG
PAOLO BARILLARI nel ruolo di ALTOUM
FLAVIO TALLINI nel ruolo del PRINCIPE DI PERSIA
LAURA CONTARDI nel ruolo di ZELIMA
ensemble
LUCA CONTINI, MARTINA GABBRIELLI, FILIPPO GRANDE, CAMILLA MAFFEZZOLI,
ANTONELLA MARTINA, ELEONORA PELUSO, IVAN TRIMARCHI
regia MAURIZIO COLOMBI

Dopo il successo di RAPUNZEL il musical, torna al Teatro Brancaccio Lorella Cuccarini in LA REGINA DI GHIACCIO il musical, ideato e diretto da Maurizio Colombi, ispirato alla fiaba persiana da cui nacque la Turandot di Giacomo Puccini.
Lorella Cuccarini interpreta il ruolo di una crudele e malefica regina vittima di un incantesimo, nel cui regno gli uomini sono costretti ad indossare una maschera per non incrociare il suo sguardo. Solo colui che sarà in grado di risolvere tre enigmi potrà averla in sposa. Riuscirà il Principe Calaf, interpretato da Pietro Pignatelli, a sciogliere il cuore di ghiaccio della regina con il calore e il fuoco del suo amore?
L'Opera lirica Turandot, incompiuta per la prematura scomparsa di Puccini, ebbe nelle varie edizioni dei finali distinti. Il moderno adattamento in musical di Maurizio Colombi, geniale regista che si conferma una delle menti più creative del genere Musical (suoi Rapunzel, Peter pan),dà una nuova chiave di lettura fantastica, più vicina alla sensibilità dei bambini, grazie all’inserimento di personaggi inediti: le tre streghe Tormenta, Gelida e Nebbia, fautrici dell’incantesimo, in contrasto con i consiglieri dell’imperatore Ping, Pong e Pang; un albero parlante, la Dea della Luna Changé, il Dio del Sole Yao. Un cast artistico formato da venti straordinari performer fra attori, cantanti, ballerini, acrobati.
Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio, produce per Viola Produzioni questo nuovo grande musical, riconfermando la squadra vincente di Rapunzel: Maurizio Colombi, Lorella Cuccarini, oltre al prezioso cast creativo: Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari per le musiche, Giulio Nannini per i testi, Alessandro Chiti per le scenografie, Francesca Grossi per i costumi, Alessio De Simone per il disegno luci Emanuele Carlucci per il disegno suono, Rita Pivano per le coreografie.
Non mancheranno in sala gli effetti speciali che abbattono la quarta parete coinvolgendo tutti gli spettatori, grazie all’utilizzo di immagini video realizzate con le più moderne tecnologie.
La musica originale, composta da 18 emozionanti brani musicali arrangiata e diretta da Davide Magnabosco mantiene dei riferimenti melodici ad alcune tra le più famose arie di Puccini ,come il celeberrimo Nessun dorma, rivisitato in chiave pop e di altri “grandi” dell’opera lirica.

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 4 marzo al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


MF Produzioni in collaborazione con IPE Confidi presenta
una commedia musicale tratta dal film “Febbre da Cavallo” di Steno
scritto da Steno, Enrico Vanzina e Alfredo Giannetti
FEBBRE DA CAVALLO
supervisione artistica di Enrico Brignano
musiche Fabio Frizzi canzoni di Toni Fornari
con Andrea Perroni, Patrizio Cigliano, Sara Zanier, Tiziano Caputo
e con Maurizio Mattioli
regia Claudio Insegno

Alzi la mano chi non lo ha mai visto! A quarant’anni dall’uscita nelle sale italiane di Febbre da Cavallo, era il 17 maggio del 1976, il teatro Sistina di Roma ospita la trasposizione teatrale del film che ha segnato una intera generazione arricchendo il vocabolario popolare di espressioni e modi dire che ancor oggi suonano nelle orecchie di tutti con le stesse inflessioni dei fortunati e talentuosi protagonisti di allora. Mandrakate, la cravatta di Manzotin, un “whisky maschio”, King, Soldatino e D’Artagnan, e le tante battute entrate nell’uso comune continuano a definire una setta sempre più ampia di accoliti, una ‘fanbase’ di appassionati di commedia leggera, di cavalli e scommesse, o anche solo simpatizzanti per questi ‘soliti noti’. Certo, a leggere le critiche del 1976 il film sarebbe potuto passare quasi inosservato, e invece il destino ha scelto una via inaspettata…così Mandrake (Gigi Proietti), Er Pomata (Enrico Montesano) Felice (Francesco De Rosa), Gabriella (Catherine Spaak), l’Avvocato de Marchis (Mario Carotenuto), Mafalda (Nikki Gentile) e tutti quelli che hanno prestato il volto e la voce ai ruoli di questa pellicola firmata da Steno, hanno consegnato alla storia più di una interpretazione magistrale, delle vere e proprie “maschere” tratteggiate con chiarezza e definizione esasperate ed esasperanti, ma nelle quali è spesso facile riconoscere i lineamenti di vizi comuni e incontrollabili.

Un cult, forte di gag indimenticabili e di uno sviluppo popolare e semplice, che continuerà la sua ‘galoppata’ sul palcoscenico del tempio della commedia musicale italiana con l’adattamento teatrale di Enrico Vanzina, la Supervisione Artistica di Enrico Brignano e le musiche di scena affidate al maestro Fabio Frizzi, co-autore della memorabile sigla.

TEATRO SISTINA - Via Sistina 129, 00187 Roma
Dal 16 marzo al 9 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 329.4917851
Sito web: www.ilsistina.it


Articolo di: Isabella Polimanti

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