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Dopo il Settimo Cielo... c’è l’Ottavo? Stampa E-mail
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Scritto da Giangetto   
Lunedì 11 Ottobre 2010 00:00

Vi chiederete dove sono stato in tutto questo periodo di latitanza… Bhe, sono stato sulla Luna! Avete capito bene, sulla Luna. Non potete nemmeno immaginare come vi vedevo piccoli da lassù, e come era bella la Terra vista dallo spazio. Davvero volete sapere cosa ci facevo sulla Luna? Ve lo racconto, prestate attenzione.

 

 

 

Il cielo: è l'atmosfera della Terra, o per estensione, di un qualsiasi altro pianeta corpo celeste, vista dalla sua superficie. A causa della rifrazione e diffusione della luce del sole nell'atmosfera, di giorno il cielo appare di colore azzurro (o grigio in caso di cattivo tempo), con sfumature rosse o gialle all'alba e al tramonto. Di notte invece il cielo è buio e, quando non vi siano nuvole, vi si vedono la Luna (quando è sopra l'orizzonte) e le stelle: in questo caso si parla di cielo stellato. (Fonte: Wikipedia.it)

 

 

Ciao ragazzi, qui è il vostro Giangetto che vi scrive.

Vi chiederete dove sono stato in tutto questo periodo di latitanza… Bhe, sono stato sulla Luna!

Avete capito bene, sulla Luna.

Voi non potete nemmeno immaginare come vi vedevo piccoli da lassù, e come era bella la Terra vista dallo spazio. Davvero volete sapere cosa ci facevo sulla Luna? Ve lo racconto, prestate attenzione.

Tutto ebbe inizio un paio di mesi fa, quando, facendo ritorno a casa da lavoro, ricevetti la notizia che la mia sorellina portava dentro di se un piccolo frugoletto, che crescerà fino a venire al mondo riempiendo di felicità i cuori di tutti noi. Allora cercai riparo dentro di me, nascondendomi per non piangere di gioia. Lo so che non ci si dovrebbe vergognare di piangere di gioia, ma io sono il fratellone maggiore, e non me lo posso permettere.

Ho chiamato alcune tra le persone più care che ho per dare loro la notizia. Ho chiamato la mia fidanzata, la mia migliore amica, un paio di amichetti del cuore e ho aspettato che mia sorella tornasse dal lavoro per abbracciarla.

Nei giorni successivi ho ricevuto un messaggio sul cellulare che mi chiedeva cosa ci facessi ancora sulla terra, perché per la notizia che avevo ricevuto sarei dovuto essere al settimo cielo. Letto il messaggio mi sono arrovellato il cervello cercando di capirne il senso. Poi ho creduto di averlo capito ed ho iniziato a costruirmi un razzo spaziale. Con le mie immense doti intellettive e manuali ho finito la mia navicella, ho cucito la mia tuta spaziale e rubato il casco del motorino di mio cugino e sono salito a bordo. Davanti a me una marea di pulsanti e di lucette, che nemmeno io ricordavo di aver installato, tanto meno a che cosa servissero.

Ho provato a caso qualche bottone fin che l’astronave fai da te non cominciò a muoversi. Certo, non fu un decollo sereno, qualche casa ci ha rimesso il tetto e qualche passerotto il nido, ma tutto sommato dopo una piccola catastrofe il razzo ha cominciato a prendere quota. Tutto funzionava a meraviglia, anche se non so ben spiegare come questo sia stato possibile.

Salendo salendo cercavo i primi cartelli che indicassero a quale cielo fossi arrivato, ma capii ben presto che la segnaletica aerea è come quella del mio paese… inesistente. Il cielo lo vedevo cambiare colore, passando tutte le sfumature di blu fino a diventare nero e stellato. Ho capito che più vai in alto e più diventa notte, stranissima questa cosa.

Vabbè, comunque, non sapendo a che cielo fossi arrivato cercai qualcuno a cui chiedere, ma che te lo dico a fare, sembrava Roma il giorno di ferragosto… nemmeno un’anima viva.

A quel punto, non sapendo bene cosa fare, ma questo già non lo sapevo dall’inizio, ho cercato una piazzola di sosta, senza fortuna. Ho vagato ancora un po’, scorgendo da lontano una palla bianca che sembrava un campo di patate. Avvicinandomi sempre di più, quelle buche diventavano sempre più grandi, e da vicino mi accorsi che probabilmente ero arrivato sulla Luna. Almeno credo, ma se non ricordo male, sul libro di scienze era disegnata proprio come la vedevo io.

Atterrai.

Anche lì deserto, nemmeno un turista cinese o tanto meno un venditore ambulante. Preso dallo sconforto per la missione fallita, decisi di tornare indietro. Affrontando il viaggio di ritorno pensavo a come giustificarmi per non aver raggiunto il famoso ma poco pubblicizzato settimo cielo.

Ma poi in questo settimo cielo che cosa ci dovrebbe essere di così straordinario? Bho!!! Atterrato sulla Terra ripresi la mia vita normale, quella di tutti i giorni. Nella mia mente però continuava a tormentarmi il pensiero della missione fallita.

Una sera, nel bar che frequento spesso e volentieri, incontrai la persona che mi aveva mandato quel messaggio, quello che mi ha spinto a partire. Mi avvicino per salutarla, ma soprattutto per farle una domanda. La saluto, lei mi saluta. Mi sorride, io accenno un mezzo sorriso. Lei mi fissa con aria interrogativa e mi chiede: “C’è qualcosa che non va?”.

A quel punto prendo fiato e le domando: “…ma dove sta sto benedetto Settimo Cielo? Come ci si arriva?”

Lei scoppia in una risata fragorosa e mi dice che sono proprio un tontolone. Dice: “…ma il settimo cielo non è un posto in cui andare, è uno stato d’animo, è un sentimento di gioia infinita che si prova nel cuore, è la felicità”.

La felicità? Un sentimento di gioia infinita?

Ma come, ho viaggiato fino alla Luna per poi scoprire che quello che cercavo l’avevo già trovato ancora prima di partire? Non ci potevo credere, ero partito per un viaggio inutile, cercando un qualcosa che già avevo dentro di me.

Quella gioia infinita l’ho provata nel momento stesso che ho appreso la notizia. Ha proprio ragione quella persona, sono un tonto. Ma da tonto adesso mi faccio e vi faccio una domanda: quando quella creatura, che adesso è poco più che un fagiolo, nascerà, dovrò partire alla ricerca dell’ottavo cielo?

 

 

Articolo di: Giangetto

 

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