Un docufilm con la leggerezza di un film che nella forma racconta, in modo chiaro ma senza spiegare – è questa l’arte – un sogno: il circo diventa metafora di evasione nonché possibilità concreta per i ragazzi e soprattutto le ragazze del quartiere popolare di Sidi Moussa a Salé. Film semplice spontaneo che racconta bene e in modo credibile la vita quotidiana e i sentimenti dei giovani maghrebini, la tenacia e la caparbietà nonché qualche frustrazione che viene dall’Europa, sembra dire il regista. Interessante il taglio delle immagini e la scelta delle scene sui due piani: il circo, scuola – di vita innanzi tutto – di sogno e la città, le case, luogo dell’ordinario.

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